Friuli-Venezia Giulia, proteste contro ogm: “La legge deve essere rispettata”

Friuli-Venezia Giulia, proteste contro ogm: “La legge deve essere rispettata” Gli organismi geneticamente modificati, in Friuli Venezia Giulia, hanno vita dura. Almeno sulla carta. Nella regione amministrata da Debora Serracchiani, infatti, di norme che vietano la coltivazione di mais MON810 ce ne sono addirittura due: oltre al Decreto interministeriale approvato nel luglio 2013 dagli allora ministri del governo Letta De Girolamo, … | Gli organismi geneticamente modificati, in Friuli Venezia Giulia, hanno vita dura. Almeno sulla carta. Nella regione amministrata da Debora Serracchiani, infatti, di norme che vietano la coltivazione di mais MON810 ce ne sono addirittura due: oltre al Decreto interministeriale approvato nel luglio 2013 dagli allora ministri del governo Letta De Girolamo, Orlando e Lorenzin, è stata varata una moratoria dalla Regione lo scorso 28 marzo. Le leggi ci sono, ma per il loro pieno rispetto la strada sembra essere ancora lunga. Per questo, e di fronte alla sempre più concreta prospettiva di un altro anno di raccolti ogm (con annessa possibile contaminazione dei campi vicini), il Coordinamento tutela biodiversità FVG ha organizzato per giovedì 26 giugno alle ore 9, in concomitanza con la seduta del consiglio regionale, un presidio davanti al palazzo della Regione. Con qualche sospetto nei confronti degli amministratori pubblici. “La nostra impressione – osserva Lino Roveredo del Coordinamento – è che, se da una parte si dichiarano contro gli ogm, dall’altra lasciano che si continuino a coltivare: in questo modo si possono così raccogliere dati e informazioni su questo tipo di coltura che altrimenti non potrebbero avere”. L’ogm in questione, prodotto dalla multinazionale Monsanto (azienda finita più volte al centro di polemiche a causa della tossicità dei suoi prodotti), viene infatti seminato e raccolto senza troppi problemi da un gruppo di agricoltori locali, capitanati dall’imprenditore agricolo Giorgio Fidenato. Questo tipo di coltivazione, oltre a sollevare questioni etiche non trascurabili, comporta un grave danno per chi utilizza sementi tradizionali. “Se io sono un agricoltore biologico e il campo vicino al mio viene coltivato con ogm, il mio campo viene contaminato e non potrò più vendere i miei prodotti come biologici”, osserva Roveredo. Un timore condiviso dall’assessore alle attività produttive, commercio, cooperazione, risorse agricole e forestali Sergio Bolzonello. “In una regione come il Friuli Venezia Giulia, per la frammentazione della proprietà, la convivenza fra coltivazioni ogm e coltivazioni naturali e biologiche risulta impraticabile”. Da qui la necessità della moratoria regionale, il cui obiettivo è “tutelare un modello di agricoltura basato su una pluralità di produzioni di alta qualità”. Ma se, almeno a parole, l’assessore e gli oppositori agli ogm sono d’accordo, le divergenze iniziano quando si analizzano i modi con cui fronteggiare la situazione di illegalità. Come previsto dalla moratoria regionale, il Corpo Forestale dello Stato ha sanzionato Giorgio Fidenato, per un totale di 40 mila euro, dopo aver riscontrato la presenza di mais transgenico in alcuni suoi campi. L’iter da seguire, in questi casi, è chiaro: “Abbiamo inviato una nota informativa alle due Procure competenti (quelle di Udine e di Pordenone), e mercoledì 25 giugno sarà notificata a Fidenato l’ordinanza di rimozione delle piante ogm”, avevano fatto sapere dagli uffici dell’assessore. Tutto liscio, dunque? Non proprio: anche dinanzi a tale ordinanza, il soggetto può sempre rifiutarsi di eseguirla, e Fidenato sembra tutt’altro che intenzionato ad assecondare le richieste della Regione. Bisognerà quindi aspettare i (lunghi) tempi della giustizia. E nel frattempo? “Entro due settimane le piante andranno in fiore, i pollini verranno trasportati dal vento e dagli insetti e la contaminazione dei campi vicini sarà inevitabile. L’intervento, per evitare danni, dev’essere fatto prima che le piante fioriscano: le piantagioni ogm devono essere rimosse subito”, denuncia Roveredo. Una soluzione non condivisa dallo staff dell’assessore. “Abbiamo fatto tutto quel che ci era consentito fare, non possiamo intervenire direttamente nei campi ogm per tagliare le piante di mais MON810, la legge non ce lo consente”. Che poi aggiunge: “Nel caso in cui Fidenato si opponga all’ordinanza, rimane aperta la questione se costruire delle barriere che impediscano la commistione tra agricoltura biologica e ogm”. Prosegui la lettura su: Friuli-Venezia Giulia, proteste contro ogm: “La legge deve essere rispettata” Friuli-Venezia Giulia, proteste contro ogm: “La legge deve essere rispettata” L’articolo Friuli-Venezia Giulia, proteste contro ogm: “La legge deve essere rispettata” sembra essere il primo su Bio Notizie.

Sovranità alimentare: sul cibo decidano i popoli e non il mercato. La prima legge al parlamento inglese

Sovranità alimentare: sul cibo decidano i popoli e non il mercato. La prima legge al parlamento inglese Se grazie ai suoi movimenti contadini l’Ecuador è stata la prima nazione nella storia ad introdurre la sovranità alimentare nella Costituzione, l’Inghilterra è stata la prima in Europa ad ospitare in Parlamento una sua proposta di legge. E’ accaduto il 12 giugno, quando il gruppo non governativo del APPG … | Se grazie ai suoi movimenti contadini l’Ecuador è stata la prima nazione nella storia ad introdurre la sovranità alimentare nella Costituzione, l’Inghilterra è stata la prima in Europa ad ospitare in Parlamento una sua proposta di legge. E’ accaduto il 12 giugno, quando il gruppo non governativo del APPG on Agroecology ha proposto il proprio disegno di legge. Come era prevedibile, e a differenza dell’Ecuador, la proposta non ha avuto molto seguito, ma ciò rimane una prova inconfutabile di come la giovane formazione di Via Campesina che nel ‘96 definiva per la prima volta la “sovranità alimentare” abbia fatto parecchia strada, e stia iniziando ad essere presa sempre più seriamente e come esempio nel mondo. Non è un caso che questo tema venga per la prima volta affrontato nelle istituzioni inglesi. Negli ultimi decenni sono stati numerosi i progetti incentrati sul rinnovamento delle comunità locali, movimenti spontanei come quello di Transizione per esempio, impegnati attivamente nel recupero della resilienza nel territorio, che stanno giocando un ruolo fondamentale in questo processo. “Chi controlla il petrolio controlla le nazioni, chi controlla il cibo controlla il popolo” queste furono le parole di Kissinger, ex Segretario di Stato Usa, e in esse risiede appunto l’essenza dell’idea. I promotori della sovranità alimentare ritengono che il cibo non sia una merce qualsiasi, ma un elemento base della vita, e che i popoli debbano riserbarsi il diritto di definire le proprie politiche alimentari in risposta ai bisogni delle comunità e dei singoli, e non principalmente delle logiche di mercato. Purtroppo questo tema, pur essendo dibattuto, non ha praticamente rilievo all’interno del panorama politico nazionale italiano. Nonostante l’agroalimentare sia uno dei settori con le più alte percentuali di export, anche la situazione italiana non è infatti delle migliori. Viviamo in una penisola, al cospetto di un mare tra i più invidiati al mondo, disponiamo delle due più grandi isole del Mediterraneo ma importiamo il 60% del pesce dall’estero. Siamo il paese della pasta e della pizza, produciamo il 220% della pasta rispetto al fabbisogno ma importiamo il 35% e il 62% di grano duro e tenero. Allo stesso modo i nostri formaggi hanno fama internazionale, ne produciamo ben il 134% rispetto al necessario, ma disponiamo di solo il 44% del latte interno. In tutto ciò molti pastori italiani si ritrovano paradossalmente costretti a buttare via il latte in eccesso perché l’offerta è superiore alla domanda. Anche Haiti può essere vista come un caso di studio. L’importazione del riso di Miami ha condotto migliaia di contadini ad abbandonare le campagne. Nel 2008 le importazioni di riso raggiunsero l’80% e il prezzo triplicò, accrescendo maggiormente la situazione di disagio e divenendo praticamente impossibile per l’haitiano medio potersi permettere il riso localmente prodotto, del quale poco tempo prima era autosufficiente. Nel 2011 più di 400 persone provenienti da 34 paesi europei si sono riunite in Austria per pianificare lo sviluppo di un movimento europeo per la sovranità alimentare. Le azioni in Europa sono proseguite e se Monsanto ha rinunciato agli ogm in Europa è infatti grazie ai movimenti popolari, non certo grazie all’intervento dei governi. Dal ‘98 in Europa è presente una direttiva comunitaria che vieta la circolazione di sementi tradizionali che non siano iscritte al catalogo ufficiale europeo. Nel 2012 un’associazione francese che si batte per la biodiversità, la Kokopelli, è stata sanzionata con 100mila € di danni e la cessazione di tutte le attività per aver commerciato sementi antiche e tradizionali non iscritte al catalogo. Inizialmente la Corte di Giustizia aveva sentenziato che: “L’assenza di una semente dal catalogo non è indice del fatto che non sia ‘buona’, perché le norme che ne regolano l’iscrizione non riguardano alla futura salubrità delle piante, ma a logiche commerciali” e quindi ad una maggiore produttività, non certo ad una migliore qualità, sicurezza o identità del prodotto. Non parliamo di una ricerca ossessiva del prodotto fatto totalmente di materie prime nostrane, non si tratta di un regime alimentare autarchico, ma del riconoscimento e della valorizzazione di risorse e potenzialità di cui disponiamo nel territorio e che vengono abbandonate nel tentativo di assecondare i bisogni del mercato globale, i quali finiscono per definire le stesse politiche alimentari, sgretolando il tessuto socio-economico delle comunità locali. di Gian Luca Atzori Prosegui la lettura su: Sovranità alimentare: sul cibo decidano i popoli e non il mercato. La prima legge al parlamento inglese Sovranità alimentare: sul cibo decidano i popoli e non il mercato. La prima legge al parlamento inglese L’articolo Sovranità alimentare: sul cibo decidano i popoli e non il mercato. La prima legge al parlamento inglese sembra essere il primo su Bio Notizie.

APE: qual è la realtà degli edifici italiani a 3 mesi dall’entrata in vigore della legge?

APE: qual è la realtà degli edifici italiani a 3 mesi dall’entrata in vigore della legge? APE: qual è la realtà degli edifici italiani a 3 mesi dall’entrata in vigore della legge? Share Con la legge 90/2013 l’APE (attestato di prestazione energetica) è divenuta obbligatoria per tutti gli edifici italiani, sostituendo di fatto l’ACE. Con la nuova certificazione energetica l’Italia si è adeguata ai dettami dell’Unione Europea in materia di efficienza energetica: a partire dal 6 giugno ai contratti di affitto o di compravendita di immobili va allegato il nuovo attestato, pena la nullità dei rogiti notarili. Gli edifici vengono classificati secondo efficienza e consumi energetici dalla classe A alla più bassa classe G: alla capacità di consumare minore energia, a parità di dimensioni, corrisponderà un incremento di valore dell’edificio. Dopo 3 mesi dall’entrata in vigore della legge che ha introdotto l’APE, qual è la situazione degli edifici italiani?Gli specialisti di Mioaffitto.it, il portale specializzato nell’affitto di immobili residenziali in Italia, hanno analizzato l’attuale situazione su circa 137 mila edifici e lo scenario emerso dalla ricerca non è dei più rosei. Soltanto il 2% delle case italiane sono collocate in classe energetica A, mentre circa il 56% degli edifici è in classe G, dato facilmente giustificabile se si considera l’epoca di costruzione di questi manufatti, i più realizzati quando l’efficienza energetica non era una delle tematiche tenute in conto da progettisti e costruttori. La percentuale si abbassa in città come Firenze e Roma. Il capoluogo toscano vanta solo 1,3% di edifici con certificato energetico A contro l’86% ancorato in classe G.Anche la capitale è lontana dalla media europea: qui i dati parlano di un 81% di manufatti con certificazione di tipo D e un 3% classificabile in A. Non è dunque un caso che siano proprio Lazio (76%) e Toscana(73%) le regioni italiane con la più alta percentuale di edifici energivori, seguite dalla Sicilia (72%). Poco efficienti anche le abitazioni della Lombardia. Solo a Milano sono in classe D il 65% degli edifici, mentre sono pienamente promossi in A l’1,4%. È una regione del sud d’Italia ad avere il più alto numero di abitazioni efficienti: con 5 edifici su 100, la Puglia spicca in tutta la penisola aggiudicandosi il record italiano, dimostrandosi potenzialmente la più appetibile nel mercato immobiliare. Rispetto per l’ambiente e risparmio economico saranno più semplici da ottenere ora che l’efficienza energetica è divenuta, fortunatamente, un obbligo. Leggi anche: Oscar della Natura. La sfida tra aziende green alla Triennale di Milano Il prossimo 2 dicembre, nel Palazzo della Triennale di Milano, si svolgerà la cerimonia di premiazione dei Sette Green Awards (gli Oscar della n Farmers’ Market: viaggi sensoriali alla riscoperta del rapporto terra-tavola La dilagante crescita dei Farmers’ Market è, ad oggi, un consolidato dato di fatto. Numerosi sono i progetti a conferma del tornato in auge ra Agricoltura + Fotovoltaico = Agrovoltaico La preoccupante quota di territorio sottratta all’agricoltura per essere destinata alla disposizione di pannelli per la produzione di energia e Le stampanti 3d trasformano il mercato manifatturiero: nascono gli artigiani digitali Perché comprare oggetti dal negozio se possiamo costruirli direttamente a casa o in ufficio? Non si tratta di bricolage o del diffusissimo up-cy Costruire in legno: tra tradizione e innovazione. L’evento di Biocity 2013 Con la terza edizione di Biocity, Salerno si conferma città attenta ai temi legati all’architettura ed alla sostenibilità. “Biocity. La cit via Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici.: | APE: qual è la realtà degli edifici italiani a 3 mesi dall’entrata in vigore della legge? Con la legge 90/2013 l’APE (attestato di prestazione energetica) è divenuta obbligatoria per tutti gli edifici italiani, sostituendo di fatto l’ACE. Con la nuova certificazione energetica l’Italia si è adeguata ai dettami dell’Unione Europea in materia di efficienza energetica: a partire dal 6 giugno ai contratti di affitto o di compravendita di immobili va allegato il nuovo attestato, pena la nullità dei rogiti Prosegui la lettura su: APE: qual è la realtà degli edifici italiani a 3 mesi dall’entrata in vigore della legge? Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici. APE: qual è la realtà degli edifici italiani a 3 mesi dall’entrata in vigore della legge? L’articolo APE: qual è la realtà degli edifici italiani a 3 mesi dall’entrata in vigore della legge? sembra essere il primo su Bio Notizie.

Come costruire una casa in bambù in 25 giorni con 2500 dollari

Come costruire una casa in bambù in 25 giorni con 2500 dollari Come costruire una casa in bambù in 25 giorni con 2500 dollari Scritto da Chiara Nicora Martedì 19 Novembre 2013 07:03 Share Ad Hanoi – Vietnam – i progettisti dello studio H&P Architects hanno cercato di dare una risposta ai disagi causati dall’alternarsi annuale delle stagioni che si verifica spesso con eventi catastrofici mettendo a dura prova la sopravvivenza delle persone e delle costruzioni. Il progetto BB Home, Blooming Bamboo Home, o Casa del Bambù in fiore dimostra come costruire una casa in bambù in 25 giorni con 2500 dollari. Il risultato è in un modulo abitativo componibile e facilmente assemblabile che attualizza la tipologia edilizia tipica del luogo in relazione alle esigenze abitative, di risparmio energetico e di riduzione dei costi. Architettura in bambù nel mondo: gli architetti e le opere più significative La casa in bambù è interamente realizzata con materiali naturali e riciclabili: sia la struttura portante sia i tamponamenti verticali ed orizzontali sono costituiti da solo due tipi differenti di elementi in bambù aventi lo stesso diametro, variabile tra gli 8 e i 10 centimetri, ma con altezze diverse rispettivamente di 3,3 metri e di 6,6 metri. Il manto di copertura, invece, varia in funzione del materiale a disposizione che può essere bambù barbiglio, fibra di legno, foglie di cocco oppure bambù dal diametro ridotto. Con poche migliaia di dollari, il tutto viene assemblato e messo in opera in 25 giorni attraverso una serie di incastri assicurati con delle viti. Il modulo abitativo può essere replicato a seconda delle necessità e può avere diverse funzioni: nasce come casa, ma può agilmente diventare un’aula scolastica o una sala degenze. Tutti gli ambienti sono disposti su di un unico livello posizionato ad una quota maggiore rispetto a quella del terreno in modo da poter resistere ad un allagamento stimato intorno a 1,50 metri di altezza. Si accede alla casa percorrendo alcuni gradini di una scaletta esterna. All’interno trovano posto quattro ambienti quadrati dall’uso flessibile. Uno è adibito a servizi: cucina e bagno. Gli altri tre possono essere utilizzati come tre camere da letto distinte oppure a seconda delle combinazioni come salotto più zona notte in base al variare delle esigenze e delle dimensioni del nucleo famigliare.I soffitti molto alti permettono inoltre la possibilità di realizzare anche la variante con un piano sottotetto utilizzabile come camera aggiuntiva. La forma della copertura favorisce la ventilazione naturale e le ampie aperture dalla chiusura regolabile permettono un’areazione costante indispensabile per il clima per cui è stata studiata l’abitazione. L’acqua piovana viene raccolta in una cisterna e depurata per poter essere immessa nel circuito domestico e dopo essere stata utilizzata viene reimpiegata per irrigare il giardino. L’acqua che invece serve per lo sciacquone del bagno viene presa direttamente dal tetto e poi immessa nella rete della fognatura pubblica. È così possibile vedere la propria abitazione letteralmente montata come se si trattasse di un gioco per bambini in 25 giorni e al costo stimato di 2500 dollari.Foto | © Doan Thanh Ha Leggi anche: Le scuole solari galleggianti del Bangladesh Il Bangladesh è uno dei paesi in cui, negli ultimi decenni, le conseguenze dei cambiamenti climatici e i loro effetti sulla vita degli uomini so Livelli di sostenibilità tra i più avanzati al mondo nell’istituto Global Change Il Global Change Institute, situato presso l’Università del Queensland a Brisbane è attivamente impegnato a cogliere ed affrontare le rapide Bubble Building. L’edificio in ETFE che oscilla col vento e diventa un’icona urbana Può un anonimo edificio nel centro di Shanghai trasformarsi in un’icona-building capace di restituire identità ad un paesaggio urbano poco in Casa Node, punto di unione tra uomo e natura Il nome Node è stato scelto per il ruolo che questa casa ricopre, ossia un nodo, un punto di collegamento tra il territorio naturale e quello an The Cube: un landmark che è anche un low-carbon building Il Cube Bioinformatic Centre, sito all’interno dell’Hong Kong Science Park, è stato progettato dal gruppo TheeAe, che ha immaginato un edificio Tags: abitazione bambu modularita ventilazione naturale vietnam via Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici.: | Come costruire una casa in bambù in 25 giorni con 2500 dollari Ad Hanoi – Vietnam – i progettisti dello studio H&P Architects hanno cercato di dare una risposta ai disagi causati dall’alternarsi annuale delle stagioni che si verifica spesso con eventi catastrofici mettendo a dura prova la sopravvivenza delle persone e delle costruzioni. Il progetto BB Home, Blooming Bamboo Home, o Casa del Bambù in fiore dimostra come costruire una casa in bambù in 25 giorni con 2500 dollari. Il risultato Prosegui la lettura su: Come costruire una casa in bambù in 25 giorni con 2500 dollari Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici. Come costruire una casa in bambù in 25 giorni con 2500 dollari L’articolo Come costruire una casa in bambù in 25 giorni con 2500 dollari sembra essere il primo su Bio Notizie.

Casa de la Mujer: saperi antichi e tecnologia moderna uniti a scopo umanitario

Casa de la Mujer: saperi antichi e tecnologia moderna uniti a scopo umanitario Casa de la Mujer: saperi antichi e tecnologia moderna uniti a scopo umanitario Share La Casa de la mujer  si trova nella zona desertica di Rabouni (Tindouf) in Algeria, dove vivono i rifugiati Saharawi. È stata realizzata nel 2006-07 da maestranze locali, su progetto e direzione dell’ingegnere italiano Guido Moretti, coadiuvato dall’amico Mirco Monari. Si tratta di un centro culturale con finalità umanitarie per le donne Saharawi che qui hanno la possibilità di svolgere attività indirizzate all’impiego di strumenti informatici. Un edificio in cui Moretti ha unito la tecnologia moderna agli antichi saperi delle popolazioni del deserto, con  riferimenti  alle costruzioni dell’Algeria meridionale e del Mali e alle opere di Hassan Fathy in Egitto.  Architettura della terra di Hassan Fathy  La Casa de la Mujer presenta un pianta quadrata, 15 metri di lato. Al suo interno, quattro ambienti con copertura a cupola si dispongono a 2 a 2 lungo il corridoio voltato, intervallati da due cortili interni che contribuiscono a raffrescare gli spazi destinati alle attività formative. Le murature di 40 cm di spessore sono state realizzate in mattoni di adobe, in linea con la tradizione locale, e caratterizzati da una buona coibentazione termica.  La costruzione sorge su un dolce rilievo come protezione dalle alluvioni causate da improvvise piogge torrenziali che si abbattono su queste zone. La struttura architettonica è costituita da fondamenta in pietra e legante in cemento, non profonde ma eseguite alla perfezione, e contrafforti esterni lì dove pareti in muratura hanno bisogno di un elemento di rinforzo. Le cupole in terra cruda e la volta a botte sono state realizzate con una tecnologia che si ispira al cemento armato impiegando cantine , tondini e rinzaffi. nLa finitura superficiale delle pareti è anch’essa in terra cruda, stesa a mano nelle superfici interne, mentre l’intonaco esterno è dato da una mistura di latte di calce e terra che rendono impermeabile la Casa de la Mujer. Il comfort interno, nonostante le elevate temperature esterne, è garantito dal sapiente moto dell’aria generato dai vuoti ( i cortili), dalle geometrie di cupole e volte e dall’aria in entrata  dalle finestre.I cortili inclusi funzionano come magazzini per l’aria più fresca, grazie all’ombra generata dai volumi. Le aperture invece presentano la tradizionale “claustra”, una griglia geometrica realizzata in mattoni che lascia passare solo la luce essenziale (quindi protegge dall’eccessivo irraggiamento) e nello stesso tempo contribuisce ad accelerare il moto dell’aria che raffresca gli ambienti interni.Il risultato è frutto di molte ricerche condotte negli anni in questi luoghi desertici da Moretti stesso. Le volte a cupola e a botte, rispetto alla copertura piana, presentano i seguenti vantaggi: Riduzione della temperatura della superficie unitaria in presenza di irraggiamento zenitale, data dal fatto che la superficie di una volta a sfera o a botte è maggiore della corrispondente superficie piana. La più estesa superficie esposta comporta una maggiore dispersione termica notturna quando la temperatura esterna si abbassa rispetto a quella interna (le zone desertiche  sono caratterizzate da una grande escursione termica notte-giorno). Volume maggiore di aria calda che è possibile raccogliere in alto lasciando più freschi e vivibili gli ambienti sottostanti. La cupola, esposta a raggi solari non zenitali, presenta sempre una parte illuminata e una in ombra: ciò determina una differenza di temperatura tra le due parti che genera un costante moto d’aria. La forma della cupola modifica la sezione del flusso d’aria esterna che la colpisce, aumentandone la velocità: vi è così un effetto raffrescante dato dal moto di aria calda dall’interno all’esterno attraverso le aperture. La Casa de la mujer incarna la speranza: su questa costruzione sperduta tra le dune e colpita dai venti del Sahara, dall’8 marzo 2007 è attivo il collegamento di una piccola stazione internet che vi è ospitata. Come da una grande finestra le donne Saharawi e tutto il loro popolo possono così comunicare con tutto il mondo, per diffondere le loro ragioni che sono “ragioni di pace”. Leggi anche: L’edilizia sostenibile antisismica: la terra cruda come risposta alla duttilità dei tamponamenti Situazioni ed eventi straordinari dovuti a cause diverse quali terremoti, cedimenti strutturali e condizioni climatiche di partico Intonaco di cocciopesto: tecnica antica e naturale per muri umidi L’intonaco di cocciopesto è costituito da una base di calce alla quale si aggiunge polvere di laterizio. La polvere di laterizio conferisce al Costruire in terra cruda: tecniche di lavorazione e finiture superficiali Terra cruda utilizzata per le costruzioni: è fortissimo sia il legame con l’ambiente, propriamente col terreno, per la provenienza della mater Casalincontrada, il paese abruzzese della terra cruda Negli ultimi anni, nell’edilizia, si assiste a una doppia tendenza per ottenere il raggiungimento di alti standard energetici: in una direzione Il metodo Earthbag e i 13 criteri per l‘architettura sostenibile In seguito al successo ottenuto con il sistema Superadobe presso la NATO e successivamente presso le Nazioni Unite oltre che agli occhi della com Tags: africa architettura solidale centro culturale cupola terra cruda ventilazione naturale via Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici.: | Casa de la Mujer: saperi antichi e tecnologia moderna uniti a scopo umanitario La Casa de la mujer si trova nella zona desertica di Rabouni (Tindouf) in Algeria, dove vivono i rifugiati Saharawi. È stata realizzata nel 2006-07 da maestranze locali, su progetto e direzione dell’ingegnere italiano Guido Moretti, coadiuvato dall’amico Mirco Monari. Si tratta di un centro culturale con finalità umanitarie per le donne Saharawi che qui hanno la possibilità di svolgere attività indirizzate all’impiego di strumenti Prosegui la lettura su: Casa de la Mujer: saperi antichi e tecnologia moderna uniti a scopo umanitario Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici. Casa de la Mujer: saperi antichi e tecnologia moderna uniti a scopo umanitario L’articolo Casa de la Mujer: saperi antichi e tecnologia moderna uniti a scopo umanitario sembra essere il primo su Bio Notizie.

Agricoltura + Fotovoltaico = Agrovoltaico

Agricoltura + Fotovoltaico = Agrovoltaico Agricoltura + Fotovoltaico = Agrovoltaico Share La preoccupante quota di territorio sottratta all’agricoltura per essere destinata alla disposizione di pannelli per la produzione di energia elettrica ha da sempre costituito l’aspetto negativo del fotovoltaico; vi è un gruppo di imprenditori che opera da alcuni anni che, cercando di conciliare queste due istanze, ha individuato una possibile soluzione, ponendo i pannelli ad una certa altezza da terra, in modo da lasciare il terreno libero per le coltivazioni agricole: è così nato l’agrovoltaico.  Approfondimento: che cos’è l’agrovoltaico? La prima azienda agricola che ha utilizzato questo sistema che unisce agricoltura e fotovoltaico  è a Cappelletta, frazione del comune di Virgilio, in provincia di Mantova; altri impianti di agro voltaico sono stati successivamente posizionati nelle province Mantova e di Piacenza. Complessivamente queste aziende coprono un terreno agricolo di 55 ettari e la potenza di picco installata è di circa 10 MW. I pannelli fotovoltaici  sono disposti a circa 5 metri di altezza da terra, in modo da essere in posizione tale da non ombreggiare in maniera eccessiva il terreno; i pali cui i pannelli sono fissati sono denominati “inseguitori solari biassiali”, e comunicano tra loro tramite un sistema di controllo wireless: in base ai dati comunicati, i pannelli cambiano orientamento nello spazio durante le varie fasi della giornata, per seguire le radiazioni solari e massimizzare il rendimento della trasformazione di energia solare in energia elettrica. I pali sono tra loro distanziati di 12 metri, ancora per evitare un ombreggiamento eccessivo. In caso di intemperie, quali piogge o nevi di notevole intensità, i pannelli possono essere posti in posizione perfettamente verticale, o anche in posizione orizzontale se necessario. Al di sotto dei pali possono essere compiute tutte le regolari operazioni agricole di rito, grazie all’altezza lasciata al di sotto degli assi dell’impianto fotovoltaico. Nella prima azienda agricola italiana ad aver utilizzato il sistema agrovoltaico, “L’impianto è stato realizzato nel maggio 2010 ed il primo raccolto, in giugno, è stato una coltura semplice, ossia miglio per foraggio – afferma l’architetto Sara Belladelli, che con l’ingegnere Roberto Prati, ha dato vita a questa attività innovativa – Il terreno era sconnesso a causa dell’installazione, pertanto con il primo raccolto abbiamo rigenerato la terra; dalla stagione successiva abbiamo intrapreso la coltivazione biologica, in particolare insalate, frutti rossi, erbe curative ed aromatiche”. Un gruppo di lavoro e di studio è stato impegnato per ben 18 mesi nella definizione del progetto, ritenendo potenzialmente vincente questa idea semplice ed originale, sintesi di agricoltura ed efficienza, produzione sostenibile e salvaguardia ambientale, ottimizzando l’uso del territorio, permettendo la produzione agricola ed energetica per l’approvvigionamento necessario all’azienda stessa. Alcune perplessità sono relative alle possibili coltivazioni: sarebbero preferibili solo colture floreali? I campi elettromagnetici potrebbero interferire con il ciclo produttivo? Maurizio Gritta, presidente della cooperativa agricola biologica Iris, che opera su 40 ettari di terreno nel Parco naturale Oglio sud, vicino Cremona, fornisce risposte efficaci che lasciano comprendere come, al pari di quanto accade in ogni campo, difficilmente una tecnologia riesce a risolvere un problema senza crearne altri.  Egli afferma: “Tecnologicamente tutto si può fare: in Olanda da anni coltivano i pomodori con l’acquacoltura nelle vasche da bagno, ma a livello nutritivo come sono quei pomodori? I campi magnetici non vanno d’accordo con i prodotti biologici e le coltivazioni in genere: nel nostro pastificio abbiamo dislocato assorbitori di campi magnetici per non danneggiare i cereali, perché le rivelazioni hanno dimostrato che le macchine ne producono”. Leggi anche: Le stampanti 3d trasformano il mercato manifatturiero: nascono gli artigiani digitali Perché comprare oggetti dal negozio se possiamo costruirli direttamente a casa o in ufficio? Non si tratta di bricolage o del diffusissimo up-cy Costruire in legno: tra tradizione e innovazione. L’evento di Biocity 2013 Con la terza edizione di Biocity, Salerno si conferma città attenta ai temi legati all’architettura ed alla sostenibilità. “Biocity. La cit Concorso Space to culture: trasformare l’industria degli anni ’70 in polo culturale Quarto Inferiore, provincia di Bologna. Un vecchio stabilimento industriale, progettato da Pierluigi Cervellati negli anni ’70, è vittima del Scarti industriali assorbono l’inquinamento grazie ad una tecnologia tutta italiana È possibile trasformare un grave problema ambientale in un vantaggio per l’ecosistema? Pare proprio di sì! Lo scorso Aprile è stato infatti La storia della graffetta. Rivoluzioni dimenticate Il XX secolo ha dato alla luce la maggior parte degli “umili capolavori” che fanno parte della nostra vita quotidiana. La comune clip, anche Tags: agricoltura impianto fotovoltaico via Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici.: | Agricoltura + Fotovoltaico = Agrovoltaico La preoccupante quota di territorio sottratta all’agricoltura per essere destinata alla disposizione di pannelli per la produzione di energia elettrica ha da sempre costituito l’aspetto negativo del fotovoltaico; vi è un gruppo di imprenditori che opera da alcuni anni che, cercando di conciliare queste due istanze, ha individuato una possibile soluzione, ponendo i pannelli ad una certa altezza da terra, in modo da lasciare il terreno Prosegui la lettura su: Agricoltura + Fotovoltaico = Agrovoltaico Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici. Agricoltura + Fotovoltaico = Agrovoltaico L’articolo Agricoltura + Fotovoltaico = Agrovoltaico sembra essere il primo su Bio Notizie.

Circle Gardening

Circle Gardening Circle Gardening Derarld G. Langham, uno sperimentatore statunitense, ha studiato il campo magnetico terrestre e ha diffuso l’idea del circle gardening. Non si può chiamare invenzione poiché era una tecnica molto usata anche dagli antichi e a tutt’oggi molto praticata in permacultura e negli orti sinergici. Diversi orti monastici di … via Giardinauta!! Coltivando il tuo pollice verde….: | Circle Gardening Derarld G. Langham, uno sperimentatore statunitense, ha studiato il campo magnetico terrestre e ha diffuso l’idea del circle gardening. Non si può chiamare invenzione poiché era una tecnica molto usata anche dagli antichi e a tutt’oggi molto praticata in permacultura e negli orti sinergici. Diversi orti monastici di oggi e di ieri coltivano e coltivavano partendo da forme circolari o spiraleggianti. Si riteneva e si ritiene ancora che la forma circolare o spiraleggiante richiami sulla terra le forze ed energie buone! Secondo Langhman creando un sito in cui ci sia un avvallamento… Entra nel blog per leggere tutto l’articolo ….. Prosegui la lettura su: Circle Gardening Giardinauta!! Coltivando il tuo pollice verde…. Circle Gardening L’articolo Circle Gardening sembra essere il primo su Bio Notizie.

Vini: l’anima artigianale di un pugno di Pecorino

Vini: l’anima artigianale di un pugno di Pecorino Vini: l’anima artigianale di un pugno di Pecorino No, non mi riferisco al formaggio, ma al vino. Vino naturale, artigianale, biologico, biodinamico, vero, contadino. Decine di etichette – e certificazioni – autoreferenziali (tranne il biologico che ha una regolamentazione, che dice ben poco, essendo solo lievemente restrittiva di alcune sostanze e quantità), in lotta per un pezzo … via Il Fatto Quotidiano » Biologico: | Vini: l’anima artigianale di un pugno di Pecorino No, non mi riferisco al formaggio, ma al vino. Vino naturale, artigianale, biologico, biodinamico, vero, contadino. Decine di etichette – e certificazioni – autoreferenziali (tranne il biologico che ha una regolamentazione, che dice ben poco, essendo solo lievemente restrittiva di alcune sostanze e quantità), in lotta per un pezzo di nicchia. Che il suo peso comincia ad averlo, e che hanno lo scopo di raccontare il vino nella sua dimensione più sana: l’aderenza al concetto di terroir e la lontananza da un’enologia troppo tecnica e invasiva. Insomma, chi ama il vino oggi, è sempre di più interessato alla sua diversità d’annata, di uvaggio, di lavorazione e meno alla sua standardizzazione industriale Una tensione che vive molto nella denominazione del Pecorino, sempre più animata da un’interessante vena naturalista che contraddistingue le bottiglie più stimolanti e le allontana dal desiderio di scimmiottare il Sauvignon Blanc. Generalmente non mi strappo le vesti per il Pecorino (che continua a non essere il mio vino), anche per le troppe interpretazioni caricaturali, tutte giocate sull’alcool e la concentrazione. Soprattutto è un vino che soffre molto il caldo e paga il problema che dà il meglio con qualche annata alle spalle. Ma chi compra il Pecorino per dimenticarselo in cantina? Qualche azienda interessante (vini tutti intorno ai 10 euro). Aurora: azienda riferimento della rinascita biologica della DOCG di Offida dal almeno trent’anni. Noti anche per un ottimo Rosso Piceno (tra i migliori acquisti qualità/prezzo in assoluto), il loro Fobbio è un’istituzione. Anche qui, come per altri Pecorino, la 2010 rimane l’annata migliore da molto tempo; quella che esprime al meglio la capacità di equilibrare la dirompenza di questo bianco con un carattere teso e salino che non ne appesantisca la bevibilità. PS Winery. Recentissima realtà che è partita molto bene, ancora con un 2010. Il vino si chiama Aurai e nasce da una selezione dei migliori grappoli, con affinamento in rovere francese. Olfattivamente sorprende per complessità e presenta una rusticità (buona) che mi ha ricordato molto il Verdicchio Terre Silvate de La distesa (sarà la relativa vicinanza di luoghi e di pratiche naturaliste). In bocca è complesso, piacevole e agile. Il 2011, invece, è uscito in piccole quantità a causa dell’annata troppo calda, mentre il 2012 non è ancora pronto. Valle del Sole: piccola realtà che avevo scoperto qualche anno fa alla fiera Sorgente del Vino. Il loro 2009 era un bell’esempio per la denominazione: potente, ma molto più dritto e sapido rispetto al Pecorino a cui siamo abituati, con una nota agrumata molto piacevole. Purtroppo, invece, l’ultimo assaggiato, il 2012, mi ha deluso: non ancora pronto è sovrastato dall’alcool e da una bocca larga e poco precisa. Provo a lasciarne una bottiglia in cantina a lungo, curioso dell’evoluzione. Poderi San Lazzaro: un classico del territorio di Offida, il Pistillo è il più qualitativamente costante del lotto, anche se l’usuale predilezione per il 2010 torna anche nel vino di Paolo Capriotti. Qui le note si fanno generalmente più morbide, sia al naso che in bocca e il vino risente meno della giovinezza. Anche se l’invecchiamento gli giova decisamente. Tra i tanti provati quest’estate da citare anche Le Merlettaie, Villa Angeli e San Filippo. E da provare il Pecorino Mida di Allevi, consigliatomi proprio da PS Winery come uno dei migliori in circolazione. Prosegui la lettura su: Vini: l’anima artigianale di un pugno di Pecorino Il Fatto Quotidiano » Biologico Vini: l’anima artigianale di un pugno di Pecorino L’articolo Vini: l’anima artigianale di un pugno di Pecorino sembra essere il primo su Bio Notizie.

Le stampanti 3d trasformano il mercato manifatturiero: nascono gli artigiani digitali

Le stampanti 3d trasformano il mercato manifatturiero: nascono gli artigiani digitali Le stampanti 3d trasformano il mercato manifatturiero: nascono gli artigiani digitali Share Perché comprare oggetti dal negozio se possiamo costruirli direttamente a casa o in ufficio? Non si tratta di bricolage o del diffusissimo up-cycling, ma di un nuovo inarrestabile trend tecnologico, sogno divenuto realtà per tutti i makers casalinghi: le stampanti 3d che materializzano qualsiasi idea si possa immaginare, con costi e dimensioni tanto ridotti da essere alla portata del vasto pubblico. Soluzione geniale per specifici usi, giocattolo tecnologico o macchina per artigiani digitali che trasformerà l’intero mercato manifatturiero? La terza rivoluzione industriale tra makers e autoproduzione Le motivazioni della scelta di questo nuovo modo produttivo sono legate tanto all’inventiva di designer domestici quanto all’incredibile emozione della creazionee al controllo totale del prodotto finale. I prezzi ragionevoli, le possibilità progettuali pressoché infinite, la crescente qualità e l’affidabilità, lo rendono un metodo davvero rivoluzionario e democratico. IL FUNZIONAMENTO DELLE STAMPANTI 3DL’idea è semplice, non una novità per i disegnatori o artigiani: qualsiasi oggetto può essere ridotto ad una sovrapposizione di strati bidimensionali. Il macchinario utilizza questa procedura a livello microscopico, riproducendo velocemente l’oggetto disegnato in 3d, rispettandone forma, colori e volumi.Strato su strato, seguirà minuziosamente il disegno prestabilito, emettendo uno speciale inchiostro che si solidifica e, nell’insieme, crea il manufatto.Alcune stampanti sono progettate per funzionare senza collegamento pc, addirittura solo con uno smartphone o un tablet. “L’INCHIOSTRO” DELLE NUOVE STAMPANTI 3DAltra vera rivoluzione sono proprio imaterialiutilizzati che si diversificano in plastiche, bio-plastiche, metalli, vetro, pasta di legno, fino a quelli ecologici e riciclabili, come sabbia, sale ed argilla. In principio erano solo resina e file Cad i due ingredienti delle micro-stampanti domestiche. Dato il crescente interesse nel settore manifatturiero e il successo dei primi macchinari, si sono sperimentati, successivamente, altri materiali più ecologici, che però, al momento, producono oggetti meno affidabili e resistenti. DIMENSIONI, PREZZI, ACCESSIBILITÀ DEI PROGETTILa tecnologia 3d è nata alla fine degli anni ’80, mentre la tecnica di stampaggio è utilizzata già da tempo, limitata, però, da brevetti al solo mondo industriale. Quindi la vera rivoluzione nella produzione di oggetti non è tanto nella tecnologia, ma nell’accessibilità del know-how. Tutto questo grazie all’Open Hardware, un processo di condivisione del progetto hardware: accesso, riproduzione, possibilità di modificare la tecnologia e nuovamente condividerla. Così nel 2005 i ricercatori britannici dell’Università di Bath, hanno creato la RepRap, la prima stampante in grado di produrre i pezzi di cui era costituita. Proprio tale filosofia ha portato alla diffusione di progetti perfettibili, a prezzi sempre più concorrenziali, tracciando un nuovo trend dell’industria ed infastidendo chi produce e vende componenti a livello industriale. GRANDI COME DEI FORNI A MICROONDE, PRONTI PER PRODUZIONI DOMESTICHEIn linea teorica si può produrre davvero qualsiasi cosa, vestiti, appendini, biciclette e oggetti di uso comune. Pensare, disegnare e programmare la macchina perché stampi l’oggetto immediatamente: per alcuni ambiti e utenze diventerà un insostituibile e irrinunciabile metodo produttivo. È il caso della Stazione Spaziale Internazionale, dove consentirà un’enorme risparmio economico permettendo la produzione di componenti direttamente a bordo. Rimangono, ancora, moltissimi dubbi e considerazioni sulla produzione personale di oggetti di design, non tanto per i costi o le possibilità progettuali, quanto per la sostenibilità a lungo termine e sulla semplicità di utilizzo a parità di prodotti già presenti sul mercato. Dall’altro canto, i sostenitori dell’autoproduzione casalinga sono supportati da programmi open source e da prototipi disponibili on line gratuitamente. Come non rimanere affascinati, se non proprio convinti, dalle continue e sorprendenti invenzioni dei maghi del fai da te elettronico? Dalla stampante 3d prodotta con solo 100 dollari dagli scarti elettronici, alla prima casa sul canale, la Landscape House, che sarà realizzata nel 2014, ma ad un costo esagerato. Nel primo caso si tratta di una perfetta chiusura del ciclo produttivo grazie al prototipo del giovanissimo togolese Kodjo Afate Gnikou:circuiti di vecchie stampanti, scanner ed ingranaggi di computer che diventano macchinario replicante, in grado di risolvere anche il problema dei rifiuti elettronici spediti nei Paesi in via di sviluppo. JavaScript disabilitato!Per visualizzare il contenuto devi abilitare il JavaScript dalle opzioni del tuo browser. Nel secondo caso, l’idea è di rivoluzionare l’industria delle costruzioni con una casa completamente realizzata con pezzi stampati. Se con un click si ottengono viti, gioielli e pezzi di motori, perché non realizzare un intero edificio? È il pensiero dell’architetto olandese Janjaap Ruijssenaars, che progetta un’edificio-nastro costituito da grossi blocchi di sabbia e collanti inorganici, riempiti di calcestruzzo rinforzato. L’IMPATTO SULL’ECONOMIA E IL FUTURO DELLE STAMPANTI 3DSul mercato si affacciano nuove stampanti con prezzi sempre più vicini alle, ormai obsolete, laser, con prototipi di giovanissimi makers, finanziati spesso dal crowdfounding. L’industria manifatturiera, piegata dalla crisi, potrebbe risollevarsi proprio grazie a questa tecnologia, perché capace di produrre a costi ridotti pezzi di design che soddisfino diversi nicchie di mercato. Se al momento le stampanti 3d ad uso domestico riproducono solo piccoli oggetti, con nuovi disegni o con quelli scaricati dalla rete, quelle più costose e professionali hanno già trovato largo spazio in vari i campi d’applicazione.Plastici architettonici, aggeggi da testare sul mercato o su misura (come gli spazzolini 3d, protesi o copie di reperti archeologici). Oggetti che, se funzionano, possono essere replicati e replicati ancora; evitando dispendio di energie e tempo. Leggi anche: Costruire in legno: tra tradizione e innovazione. L’evento di Biocity 2013 Con la terza edizione di Biocity, Salerno si conferma città attenta ai temi legati all’architettura ed alla sostenibilità. “Biocity. La cit Concorso Space to culture: trasformare l’industria degli anni ’70 in polo culturale Quarto Inferiore, provincia di Bologna. Un vecchio stabilimento industriale, progettato da Pierluigi Cervellati negli anni ’70, è vittima del Scarti industriali assorbono l’inquinamento grazie ad una tecnologia tutta italiana È possibile trasformare un grave problema ambientale in un vantaggio per l’ecosistema? Pare proprio di sì! Lo scorso Aprile è stato infatti La storia della graffetta. Rivoluzioni dimenticate Il XX secolo ha dato alla luce la maggior parte degli “umili capolavori” che fanno parte della nostra vita quotidiana. La comune clip, anche Cloni e mutanti nell’ambiente. Le potenzialità ecologiche della canna comune Niente paura, per quanto vadano di moda i vampiri e lupi mannari non parleremo di mostri convertiti nei buoni del film da un regista creativo. L’ Tags: autoproduzione tecnologia via Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici.: | Le stampanti 3d trasformano il mercato manifatturiero: nascono gli artigiani digitali Perché comprare oggetti dal negozio se possiamo costruirli direttamente a casa o in ufficio? Non si tratta di bricolage o del diffusissimo up-cycling, ma di un nuovo inarrestabile trend tecnologico, sogno divenuto realtà per tutti i makers casalinghi: le stampanti 3d che materializzano qualsiasi idea si possa immaginare, con costi e dimensioni tanto ridotti da essere alla portata del vasto pubblico. Soluzione geniale per Prosegui la lettura su: Le stampanti 3d trasformano il mercato manifatturiero: nascono gli artigiani digitali Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici. 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Concorso Space to culture: trasformare l’industria degli anni ’70 in polo culturale

Concorso Space to culture: trasformare l’industria degli anni ’70 in polo culturale Concorso Space to culture: trasformare l’industria degli anni ’70 in polo culturale //–> LA STORIA DELL’EDIFICIOLa qualità architettonica degli ambienti e la qualità della vita da svolgere nell’edificio, sono state le guide che hanno condotto la progettazione di Cervellati nel 1971. Benessere e comfort, aspetti particolarmente innovativi per l’epoca, soprattutto in un edificio nato con finalità produttive, erano garantiti da abbondanti spazi verdi, ambienti luminosi e ampi. IL TEMAIl nuovo edificio non vorrà essere da meno: nel moderno contenitore di cultura e divertimento si ritroveranno tutte le tipicità del vivere contemporaneo e gli utenti avranno a disposizione spazi personalizzabili, dinamici e componibili per assecondare le proprie esigenze. Il concorso “Space to Culture” mira a riformulare in chiave contemporanea il concetto di “edificio ad uso culturale”. La classica idea di edificio per esposizioni vuole essere sovvertita da un luogo di cultura a 360°, in cui gli utenti non siano solo osservatori passivi, ma anche produttori, espositori e fruitori di cultura. Il polo culturale/ricreativo che Nute Partecipazioni desidera realizzare, dovrà fungere da collettore internazionale di arte e cultura, luogo strettamente connesso ad un network globale di realtà ludico/intellettuali.Le proposte dei partecipanti riguardo lo specifico utilizzo del nuovo contenitore, possono spaziare da appartamenti/atelier temporanei per artisti a cinema e teatri, auditorium o art hotel, ma anche uffici, laboratori e ristoranti. PARTECIPARELe iscrizioni al concorso sono aperte dal giorno 18 Novembre 2013. Il 24 Febbraio 2014 è l’ultima data utile ai fini dell’iscrizione.La pubblicazione dei risultati avverrà il 25 Marzo 2014.Saranno premiati i primi 5 progetti, con compensi di 8 mila euro per il primo posto, 4 mila per il secondo, 2 mila per il terzo e 500 euro per il quarto e quinto posto.Per informazioni aggiornate e per scaricare il bando, visitare il sito Young Architects Competitions. Leggi anche: Costruire in legno: tra tradizione e innovazione. L’evento di Biocity 2013 Con la terza edizione di Biocity, Salerno si conferma città attenta ai temi legati all’architettura ed alla sostenibilità. “Biocity. La cit Scarti industriali assorbono l’inquinamento grazie ad una tecnologia tutta italiana È possibile trasformare un grave problema ambientale in un vantaggio per l’ecosistema? Pare proprio di sì! Lo scorso Aprile è stato infatti La storia della graffetta. Rivoluzioni dimenticate Il XX secolo ha dato alla luce la maggior parte degli “umili capolavori” che fanno parte della nostra vita quotidiana. La comune clip, anche Cloni e mutanti nell’ambiente. Le potenzialità ecologiche della canna comune Niente paura, per quanto vadano di moda i vampiri e lupi mannari non parleremo di mostri convertiti nei buoni del film da un regista creativo. L’ Obsolescenza programmata. Anche l’Italia prova a dire No Cosa intendiamo quando parliamo di “obsolescenza programmata”? Molto semplicemente, gli oggetti che compriamo hanno una scadenza, spesso a br Aggiungi commento Back to the top Home via Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici.: | Concorso Space to culture: trasformare l’industria degli anni ’70 in polo culturale Quarto Inferiore, provincia di Bologna. Un vecchio stabilimento industriale, progettato da Pierluigi Cervellati negli anni ’70, è vittima del processo di trasformazione del sistema economico e viene svuotato del suo contenuto, in attesa di acquisirne uno nuovo, moderno, versatile e dinamico.Nute Partecipazioni, società proprietaria dell’immobile, sceglie allora di rivoluzionarlo: l’enorme stabilimento per la produzione di capi Prosegui la lettura su: Concorso Space to culture: trasformare l’industria degli anni ’70 in polo culturale Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici. Concorso Space to culture: trasformare l’industria degli anni ’70 in polo culturale L’articolo Concorso Space to culture: trasformare l’industria degli anni ’70 in polo culturale sembra essere il primo su Bio Notizie.

Livelli di sostenibilità tra i più avanzati al mondo nell’istituto Global Change

Livelli di sostenibilità tra i più avanzati al mondo nell’istituto Global Change Livelli di sostenibilità tra i più avanzati al mondo nell’istituto Global Change Scritto da Ivana Fasciano Martedì 12 Novembre 2013 07:25 Share Il Global Change Institute, situato presso l’Università del Queensland a Brisbane è attivamente impegnato a cogliere ed affrontare le rapide trasformazioni di un mondo in continuo cambiamento. Le sue strutture si contraddistinguono per essere un singolare e caratteristico contributo di sostenibilità architettonica e di costruzione funzionale e responsabile. L’edificio è stato progettato da HASSELL con net-zero Energy e carbon neutral, e ci auguriamo che possa ispirare i ricercatori che vi lavorano, per contribuire a migliorare le condizioni globali del pianeta e ridurre l’impatto ambientale dell’università.  Centro ricerca Nioo-Knaw: l’innovazione specchio della dinamicità della natura L’istituto Global Change è stato inaugurato ad agosto 2013 e presenta livelli di sostenibilità che molto elevati. Per la maggior parte dell’anno può godere di un’ottima ventilazione naturale, essendo stato progettato per il funzionamento in clima sub-tropicale.Durante le alte temperature dei mesi estivi, il sistema di condizionamento entra in funzione con bassi consumi energetici per  ridurre le temperature e l’umidità interna. Il raffreddamento avviene attraverso un sistema che porta in circolo l’acqua piovana che scorre attraverso pannelli prefabbricati. L’edificio rappresenta il primo esempio australiano nell’uso di calcestruzzo geopolymer strutturale, un prodotto a basso tenore di carbonio prodotto con emissioni di gas serra notevolmente più bassi rispetto al calcestruzzo convenzionale.La progettazione di sistemi solari passivi è realizzata attraverso persiane e pannelli in vetro che consentono di portare sia luce che aria nell’ambiente. L’atrio centrale dell’edificio ha la funzione di condurre all’interno l’aria fresca, ed espellere verso l’alto l’aria calda, attraverso l’effetto camino. Il rivestimento in ETFE dell’atrio consente di riempirlo ed inondarlo con la luce diurna. La qualità dell’aria interna è ulteriormente incrementata dalla presenza di un muro verde.  L’acqua piovana è raccolta ed immagazzinata in un serbatoio di 60 mila litri, a sevizio del sistema di raffrescamento, delle cucine e delle docce. L’impianto fotovoltaico disposto sul tetto genera energia elettrica, utilizzata dall’edificio e reimmessa nella rete per le parti eccedenti.“L’edificio si discosta dai soliti sistemi di consumo ed assorbimento di energia, per rientrare in uno scenario di produzione di energia e rigenerazione dell’ambiente”, afferma Mark Roehrs, direttore e responsabile di HASSEL. Il Professor Hoegh – Guldberg ha detto che il suo team ha voluto allargare i confini e creare un edificio che simboleggiasse il lavoro Change Global Institute .“Abbiamo voluto andare oltre le parole, di operare in modo più sostenibile (…) L’edificio doveva essere funzionale, ed allo stesso modo aiutare i nostri ricercatori a capire meglio come sfruttare al massimo uno spazio in un ambiente sub-tropicale.” Si tratta dunque di una vera e propria personificazione della sfida al cambiamento globale: ci auguriamo che presto le sue caratteristiche di sostenibilità siano recepite da numerosi proseliti. Leggi anche: Bubble Building. L’edificio in ETFE che oscilla col vento e diventa un’icona urbana Può un anonimo edificio nel centro di Shanghai trasformarsi in un’icona-building capace di restituire identità ad un paesaggio urbano poco in Casa Node, punto di unione tra uomo e natura Il nome Node è stato scelto per il ruolo che questa casa ricopre, ossia un nodo, un punto di collegamento tra il territorio naturale e quello an The Cube: un landmark che è anche un low-carbon building Il Cube Bioinformatic Centre, sito all’interno dell’Hong Kong Science Park, è stato progettato dal gruppo TheeAe, che ha immaginato un edificio Il Bosco della Speranza in uno slum di Bogotà Il valore dell’architettura è ciò che produce: questa la filosofia che anima il lavoro di Giancarlo Mazzanti, architetto colombiano che opera Costruire nel sud del mondo. Prototipi per l’autocostruzione di scuole Dopo un’esperienza di volontariato in Sierra Leone, due studenti dell’università di Parma hanno deciso di progettare prototipi per l’autocos Tags: australia universita via Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici.: | Livelli di sostenibilità tra i più avanzati al mondo nell’istituto Global Change Il Global Change Institute, situato presso l’Università del Queensland a Brisbane è attivamente impegnato a cogliere ed affrontare le rapide trasformazioni di un mondo in continuo cambiamento. Le sue strutture si contraddistinguono per essere un singolare e caratteristico contributo di sostenibilità architettonica e di costruzione funzionale e responsabile. L’edificio è stato progettato da HASSELL con net-zero Energy e Prosegui la lettura su: Livelli di sostenibilità tra i più avanzati al mondo nell’istituto Global Change Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici. Livelli di sostenibilità tra i più avanzati al mondo nell’istituto Global Change L’articolo Livelli di sostenibilità tra i più avanzati al mondo nell’istituto Global Change sembra essere il primo su Bio Notizie.

Letti ecologici ed ecosolidali: design versatile per i meno fortunati

Letti ecologici ed ecosolidali: design versatile per i meno fortunati Letti ecologici ed ecosolidali: design versatile per i meno fortunati //–>  COME È FATTO LEAFBEDQuesto letto in cartone è formato da quattro moduli identici che hanno una configurazione interna già predisposta per il montaggio rapido e semplice. Leafbed non è però solo letto; infatti in alternativa questo brevetto può essere utilizzato come oggetto per l’arredo interno e diventare un tavolino doppio formato da 2 moduli, uno sgabello utilizzando un solo modulo o anche essere usato a mo’ di cavalletto per sorreggere il piano di un tavolo. Da alcune prove di carico si è visto come la capacità di ciascun modulo possa resistere a carichi fino a 300 kg in ambienti con livelli di umidità che arrivano fino al 75% e temperature di 30°C.  PERCHÉ IL CARTONE CORRUGATO?È usato un cartone in doppio strato che risulta essere una sorta di standard del settore del packaging e può essere quindi reperito in tutto il mondo.Fondata nel 2009,La fornitura delle foglie (in inglese leaf supply)  è divenuto così un social business;  ideato dai francesi Julien Sylvain e NOCC , lo studio di questi designer, con sede a Parigi, ha avuto successo grazie alla stretta collaborazione con i principali produttori di cartoneSmurfit, Kappa Group e Rossmann. Leaf supply è già disponibile in tutti i paesi d’Europa, America Latina eAfrica occidentale (35 paesi e 380 impianti). I letti vengono prodotti nello stabilimento più vicino al luogo in cui scoppia l’emergenza,quindi accorciando i ritardi di fornitura per l’aiuto alle persone in difficoltà.Nel 2011, al suo esordio, ben 300 leafbeds vennero installati in varie località in via si sviluppo come il Niger.  Un riparo di cartone: la tenda biodegradabile per andare in campeggio  E DOPO IL LEAFBED?Dal 2011 la creatività degli eco designer non si è fermata, anzi è andata avanti e sono stati brevettati altri tipi di letti “usa e ricicla”.Fra questi ricordiamo il Disposable Bed, usa e getta, di cartone ecologico, ideato da Nikolay Suslov questa volta per situazioni più vicine alle nostre realtà urbane e periurbane: quelle dei senzatetto. Realizzato anch’esso in cartone ondulato, Disposable Bed è riciclabile al 100% e resistente all’acqua grazie allo speciale trattamento a base di una sostanza impermeabile che lo rende utilizzabile in qualsiasi condizione atmosferica.  Vi è poi il celebre “Paperpedic Bed: il letto di cartone che può resistere al peso di 22 persone”. Un po’ più evoluto di Leafbed ma anche più difficile da reperire perché prodotto unicamente in Australia dove è stato ideato! Leggi anche: Axor Hansgrohe produce il primo miscelatore che consuma solo 3,5 lt d’acqua al minuto! Il miscelatore Axor Starck Organic stabilisce un nuovo standard di consumo a 3,5 litri al minuto grazie al particolare diffusore: Design indigeno: il Brasile tra creatività ed ecosostenibilità Il Brasile è un paese in forte crescita, desideroso di entrare a far parte dello scenario internazionale mantenendo pur sempre un forte Stile costiero naturale. Il paesaggio marino ispira ambienti freschi e accoglienti Nel variegato panorama degli stili d’arredo, lo stile coastal è quello in cui è più facile l’impiego di oggetti, materiali e colo Stile rètro naturale. Selezionare oggetti e pezzi di arredamento per un effetto vintage Per la maggior parte di noi, uno stile rètro si compone semplicemente affiancando vecchi pezzi d’arredamento con le soluzioni più mo Stile country naturale: i segreti per abitare in armonia con la natura Lo stile country naturale si colloca a metà strada tra il country moderno, uno stile rustico asciutto e semplificato, e lo shabby chic, una te Tags: cartone letto Aggiungi commento Back to the top Home via Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici.: | Letti ecologici ed ecosolidali: design versatile per i meno fortunati Si chiama Leafbed ed è un letto brevettato per situazioni di alloggio temporaneo come quali quelle delle emergenze dovute a calamità naturali , guerre o situazioni di estrema povertà.Si tratta di oggetti semplici, letti economici ed ecologici, facili da realizzare, efficienti, ma soprattutto adattabile a qualsiasi contesto perché può essere rapidamente disponibile anche in grandi quantità. Si può capire come l’unica piccola Prosegui la lettura su: Letti ecologici ed ecosolidali: design versatile per i meno fortunati Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici. Letti ecologici ed ecosolidali: design versatile per i meno fortunati L’articolo Letti ecologici ed ecosolidali: design versatile per i meno fortunati sembra essere il primo su Bio Notizie.

Nitrati: chiuse le procedure di infrazione a carico dell’Italia

Nitrati: chiuse le procedure di infrazione a carico dell’Italia Nitrati: chiuse le procedure di infrazione a carico dell’Italia Sotto l’aspetto legislativo l’Italia ha ora recepito correttamente la direttiva Ue contro l’inquinamento da nitrati di origine zootecnica. L’UE ha chiuso la procedura di infrazione scattata nel febbraio 2013, che aveva aperto nei confronti dell’Italia per avere violato ladirettiva comunitaria sui nitrati. Approvata da Bruxelles nel 1991, … via CCPB: | Nitrati: chiuse le procedure di infrazione a carico dell’Italia Sotto l’aspetto legislativo l’Italia ha ora recepito correttamente la direttiva Ue contro l’inquinamento da nitrati di origine zootecnica. L’UE ha chiuso la procedura di infrazione scattata nel febbraio 2013, che aveva aperto nei confronti dell’Italia per avere violato ladirettiva comunitaria sui nitrati. Approvata da Bruxelles nel 1991, la direttiva in Italia era stata recepita in ritardo e in modo non corretto tanto che la Commissione europea nel 2006 aveva aperto una prima procedura d’infrazione contro il nostro paese e costretto le regioni padane ad aumentare le aree vulnerabili. Ma risale al dicembre del 2012 lo scoppio dell’ultimo caso sui nitrati: la legge di conversione del decreto Sviluppo, sospendendo per un anno gli effetti della direttiva europea sui nitrati (art. 36, comma 7 quater), aveva infatti definito una nuova mappa delle aree vulnerabili, cioè a rischio di inquinamento, e aveva stabilito che le aziende agricole avrebbero potuto distribuire nei campi un massimo di 340 kg/ha di reflui zootecnici (limite previsto per le zone non a rischio di inquinamento), anziché i 170 previsti dalla direttiva Ue per le aree vulnerabili a rischio di inquinamento. Di conseguenza, Bruxelles minacciò di cancellare gli aiuti previsti dalla Pac, ci fu un primo avvertimento formale della Ue e successivamente si passo’ all’istruzione di un «caso d’ufficio», premessa all’apertura della procedura d’infrazione. A seguito di questo, l’Italia si è messa formalmente in regola sulla direttiva abrogando in data 6 agosto 2013 il contestato comma 7 quater, che va visto come il tentativo di ridurre le aree vulnerabili, quelle sottoposte ai vincoli più pesanti in regioni a vocazione zootecnica come Lombardia Emilia Romagna, Piemonte e Veneto. Lo sblocco era arrivato comunque alcuni mesi prima dalle 4 regioni che avevano deciso autonomamente di non applicare il comma 7 quater e successivamente avevano confermato, seguite dalle altre regioni italiane, gli stessi perimetri delle aree vulnerabili ai nitrati. Restava da fare solo il passo formale di abrogazione ,per tornare al pieno rispetto delle regole che dunque ha chiuso la procedura di infrazione e posto la parola fine al contenzioso. Soddisfatte le reazioni dell’intero mondo agricolo per la chiusura del contenzioso con Bruxelles, e di conseguenza gli operatori del settore si augurano la ripresa del negoziato con Bruxelles sugli allevamenti intensivi in Pianura Padana. GIUSEPPE MAIO – Ufficio Controllo e Certificazione di Prodotto CCPB Prosegui la lettura su: Nitrati: chiuse le procedure di infrazione a carico dell’Italia CCPB Nitrati: chiuse le procedure di infrazione a carico dell’Italia L’articolo Nitrati: chiuse le procedure di infrazione a carico dell’Italia sembra essere il primo su Bio Notizie.

Meno prodotti fitosanitari in agricoltura

Meno prodotti fitosanitari in agricoltura Meno prodotti fitosanitari in agricoltura Meno chimica più mezzi e prodotti rispettosi dell’ambiente. È questo lo scenario delineato dall’Istat con il consueto rapporto sulla distribuzione per uso agricolo dei prodotti fitosanitari diffuso lo scorso 29 ottobre. Risulta essere in forte calo la quantità dei prodotti fitosanitari utilizzati in agricoltura: complessivamente del 5,7 % rispetto all’… via CCPB: | Meno prodotti fitosanitari in agricoltura Meno chimica più mezzi e prodotti rispettosi dell’ambiente. È questo lo scenario delineato dall’Istat con il consueto rapporto sulla distribuzione per uso agricolo dei prodotti fitosanitari diffuso lo scorso 29 ottobre. Risulta essere in forte calo la quantità dei prodotti fitosanitari utilizzati in agricoltura: complessivamente del 5,7 % rispetto all’anno precedente e del 19,8 % rispetto al 2002 analizzando i dati su scala decennale. A livello territoriale il 46.2% dei prodotti fitosanitari viene distribuito nelle regioni settentrionali, l’11,8 % nelle regioni centrali ed il 42,1% nelle regioni meridionali. Leggendo i dati forniti dal report si osserva una riduzione, sia dei prodotti nocivi e tossici (rispettivamente del 15,6% e 3,8%), sia della quantità di principi attivi contenuti nei preparati per uso agricolo, 12,5%. Tali preparati sono rappresentati per il 59,7% dai fungicidi, per il 10,8% dagli insetticidi e dagli acaricidi, per il 13% dagli erbicidi, e per lo 0,5% dai biologici, il restante 16% prodotti vari.Inoltre si osserva una notevole riduzione della quantità dei principi attivi consentiti in agricoltura biologica e contenuti nei prodotti fitosanitari utilizzati (-8% rispetto al 2011). Nel decennio 2002-2012, la quantità di prodotti fitosanitari distribuiti per uso agricolo è diminuita complessivamente di 33 mila tonnellate. Significativo il dato riguardo i principi attivi di origine biologica e l’utilizzo delle trappole, nel 2012 sono state distribuite 289 tonnellate di principi attivi di origine biologica e utilizzate590.615 trappole che rappresentano il segmento più innovativo della distribuzione di prodotti fitosanitari, anche se le quantità immesse sul mercato e consumate risultano ancora di modesta entità. La quantità distribuita di questi prodotti tuttavia ha fatto registrare un andamento crescente nel corso del decennio 2002- 2012, dovuto alla sempre maggiore richiesta da parte degli agricoltori, interessati a qualificare le proprie produzioni vegetali come prodotti di origine protetta, biologici e integrati.Questi sono dati significativi, e confermano il forte impegno degli operatori del settore, che oltre a recepire le indicazioni fornite dalle politiche agro-ambientali comunitarie e nazionali vanno sempre più evolvendosi verso l’utilizzo intelligente e sostenibile di tutti i mezzi tecnici oggi a loro disposizione. GIUSEPPE MAIO – Ufficio Controllo e Certificazione di Prodotto CCPB Prosegui la lettura su: Meno prodotti fitosanitari in agricoltura CCPB Meno prodotti fitosanitari in agricoltura L’articolo Meno prodotti fitosanitari in agricoltura sembra essere il primo su Bio Notizie.

Anuga 2013, successo per CCPB e Consorzio il Biologico

Anuga 2013, successo per CCPB e Consorzio il Biologico Anuga 2013, successo per CCPB e Consorzio il Biologico Anche quest’anno CCPB e Consorzio il Biologico hanno partecipato ad Anuga, il più grande appuntamento fieristico mondiale dell’agroalimentare, dal 5 al 9 ottobre 2013 a Colonia (Germania). “In una vetrina così vasta e ricca, ci facciamo largo anche noi per essere all’altezza delle ambizioni e degli obiettivi del bio … via CCPB: | Anuga 2013, successo per CCPB e Consorzio il Biologico Anche quest’anno CCPB e Consorzio il Biologico hanno partecipato ad Anuga, il più grande appuntamento fieristico mondiale dell’agroalimentare, dal 5 al 9 ottobre 2013 a Colonia (Germania). “In una vetrina così vasta e ricca, ci facciamo largo anche noi per essere all’altezza delle ambizioni e degli obiettivi del bio italiano” ha affermato Lino Nori, presidente di Consorzio il Biologico. “A ogni edizione di Anuga sempre più persone chiedono informazioni, consigli e curiosità sul bio, sulla certificazione, sulla qualità e salubrità dei prodotti. È una delle felici prove che siamo un comparto industriale riconosciuto e apprezzato a livello mondiale”. Con noi hanno partecipato:: Bioitalia, Certiquality, Eugea, Halal Global, Gelit, Marchesi Group, Molino Sima, Oleificio Ranieri, Pasta Lensi , Pastificio Felicetti, Sarchio A confermare il successo è arrivato un premio per il paté di zucchine BioItalia prodotto innovativo nella categoria del biologico, realizzato con la varietà di zucchine San Pasquale e Bianco di Sicilia.Un riconoscimento importante tanto più che preceduto a settembre dall’analogo SANA Novità a Bologna.Così Fabrizio Piva, amministratore delegato CCPB, esprime la propria soddisfazione: “il biologico italiano si presenta come avanguardia illuminata dell’agroalimentare italiano, e all’estero viene subito premiato”. Per dare uno sguardo al nostro stand ad Anuga potete visitare la nostra gallery su Facebook. GIULIA BIGUZZI – Assistente di direzione CCPB Prosegui la lettura su: Anuga 2013, successo per CCPB e Consorzio il Biologico CCPB Anuga 2013, successo per CCPB e Consorzio il Biologico L’articolo Anuga 2013, successo per CCPB e Consorzio il Biologico sembra essere il primo su Bio Notizie.

Riba Stirling Prize 2013: un albergo moderno sulle rovine di un antico castello reale

Riba Stirling Prize 2013: un albergo moderno sulle rovine di un antico castello reale Riba Stirling Prize 2013: un albergo moderno sulle rovine di un antico castello reale Share Il progetto di restauro del Castello di Astley si è aggiudicato lo Stirling Prize 2013. Il prestigioso premio di architettura, promosso dal RIBA (Royal Institute of British Architects), è caduto su un edificio storico, intervento simbolo di un approccio in cui l’architettura contemporanea si intreccia alla storia di un’eccezionale rovina del XII secolo. Il castello, divenuto un albergo moderno, è stato salvato dal suo ineluttabile destino nel 2007, quando l’associazione The Landmark Trust, in occasione del suo 40° anniversario, ha messo a disposizione del monumento risorse finanziarie e sociali per la sua rinascita. Gli architetti Witherford Watson Mann (WWM) hanno lavorato su un progetto audace e originale per salvare e proteggere l’eredità dell’antico castello.  Viaggio in Inghilterra: Stonehenge e il nuovo Visitor Center   La giuria ha così commentato l’assegnazione dello Stirling Prize 2013 lanciato dal RIBA: “Il castello di Astley è una nuova partenza, sia per The Landmark Trust, ma anche nell’approccio alle costruzioni storiche che versano in stato di rovina. Siamo orgogliosi di un progetto che rappresenti un modo originale di far rivivere una rovina. Non un restauro tradizionale, né una giustapposizione brutalmente modernista, l’approccio del team WWM è assolutamente contemporaneo e allo stesso tempo in armonia con il castello medievale. Come risultato finale, un edificio storico che sembrava irrecuperabile e prossimo alla fine, ha avuto nuova vita”. I progettisti Stephen Witherford e William Mann hanno sintetizzato il significato del progetto dell’albergo: “Astley dimostra che lavorare con l’edilizia storica non ha solo a che fare con riparazioni o reintegrazioni. Può essere un’occasione per re-inventare o re-immaginare, dando al monumento un valore maggiore di quello che aveva precedentemente. L’intervento consiste nel progetto di una dimora moderna in un involucro antico, conferendole un’atmosfera calda e accogliente e allontanando la sensazione di freddezza e durezza tipica di un’architettura fortificata. L’architettura del nuovo è storicamente colta: non si distacca nè ignora la storia. Non si tratta di un esercizio intellettuale, ma di un esercizio sociale e di sensibilità. La gente risponde emozionalmente alla casa: facendo esperienza delle trasformazioni della dimora, riflette sulla continuità e sui cambiamenti delle nostre vite, delle generazioni o delle famiglie, delle amicizie o della stessa società…” Quello di Astley è un sito di grande complessità e rilevanza storica: un castello dotato di fossato, cancello d’ingresso, un guscio continuo murario ridotto in rovina, una chiesa, un blocco gotico, il tutto orchestrato sullo sfondo di un paesaggio suggestivo di grande potere. Più che di un castello vero e proprio, si tratta di una dimora fortificata in cui gli occupanti, a partire dall’era sassone, sono stati testimoni nel tempo di eventi importanti della storia nazionale. Fin dal XIII secolo, il sito è stato proprietà di tre differenti Regine d’Inghilterra. Anche gli stessi dintorni sono ricchi di storia, grazie alla vicinanza di antichi centri come Coventry e Warwick. Il castello era sul punto di crollare completamente dopo il misterioso incendio che lo sventrò nel 1978. A nulla è valso un tradizionale progetto di restauro che ha tentato di salvarlo nel 1990, consolidandone le rovine e cercando nuove funzioni compatibili con la struttura: la questione era complessa sia sul piano tecnico che su quello finanziario. Erano necessarie misure drastiche. Così, dopo decadi di declino e abbandono, il concorso di architettura indetto dall’associazione The Landmark Trust, mirava a progettare appunto un landmark del XXI secolo, in cui uno stile abitativo inequivocabilmente contemporaneo fosse armonicamente compatibile con le rovine dell’antico castello: l’obiettivo era ottenere la migliore architettura moderna, dichiaratamente ma al contempo emozionalmente cucita in una fabbrica antica. Il progetto vincente conserva il genius loci del sito, permettendo al visitatore di godere di tutte le possibili visuali sia all’interno del castello che verso il paesaggio circostante. Dopo un attento studio materico delle componenti della struttura superstite, il team di progettisti ha scelto di eliminare le porzioni di muro che non potevano essere in nessun modo salvate nel nuovo albergo. Mattone, cemento e legno sono i materiali di una architettura che si inserisce all’interno dell’antica cortina medievale, rioccupando finalmente lo spazio dell’antica dimora storica, mentre le due ali dei Tudor e dei Giacobini sono state risparmiate da interventi.Le profonde lesioni delle mura storiche sono state conservate, in modo che gli spazi domestici siano oggi animati da squarci di luce sulle pareti in pietra e visuali sul paesaggio antico. La nuova struttura introdotta, in mattone contemporaneo e legno di rovere, lega tra loro le strutture superstiti della fabbrica originaria, attraverso tecniche minimamente invasive e lasciando la percezione del castello quasi immutata all’interno del contesto paesaggistico. L’intervento non si è limitato alla sola struttura architettonica:  oltre a riparazioni puntuali sulla cortina muraria e sul fossato, il parco storico che circonda il sito, sottoposto a vincolo di tutela, è stato aperto al pubblico con percorsi e sentieri caratteristici. Il castello è oggi fruibile da chiunque voglia godere di brevi soggiorni, o da quanti siano interessati a visitare il castello ed il sito storico annesso. Leggi anche: Istanbul. Spazio pubblico come opportunità di giustizia urbana La protesta turca, iniziata con un sit-in di poco più di cinquanta persone a seguito dell’approvazione del progetto di riqualificazione urba Wooden skyscraper: il più alto grattacielo in legno HSB Stockholm, maggiore housing association della Svezia, festeggia i 100 anni compiuti nel 2013 con un bando di concorso per il p Open air library. Un nuovo modo di intendere la biblioteca La Open Air Library è una biblioteca nata da un progetto sviluppato dalla comunità residente a Salbke, un quartiere degradato della città di M Jonaš Barn: il granaio in pietra con un cuore di legno Tra le montagne della Boemia – Repubblica Ceca – sorge un edificio “matriosca”: una costruzione in pietra che racchiude al suo interno un Progetti di recupero e riconversione: da fattoria di un convento a centro polifunzionale Nella cittadina di Chauffailles in Borgogna – Francia – sorge il centro polifunzionale Léonce Georges nato dal recupero della vecchia fattor Tags: albergo inghilterra pietra restauro via Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici.: | Riba Stirling Prize 2013: un albergo moderno sulle rovine di un antico castello reale Il progetto di restauro del Castello di Astley si è aggiudicato lo Stirling Prize 2013. Il prestigioso premio di architettura, promosso dal RIBA (Royal Institute of British Architects), è caduto su un edificio storico, intervento simbolo di un approccio in cui l’architettura contemporanea si intreccia alla storia di un’eccezionale rovina del XII secolo. Il castello, divenuto un albergo moderno, è stato salvato dal suo ineluttabile Prosegui la lettura su: Riba Stirling Prize 2013: un albergo moderno sulle rovine di un antico castello reale Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici. Riba Stirling Prize 2013: un albergo moderno sulle rovine di un antico castello reale L’articolo Riba Stirling Prize 2013: un albergo moderno sulle rovine di un antico castello reale sembra essere il primo su Bio Notizie.

Agricoltura: governo italiano, decreto anti-ogm o anti-libertà?

Agricoltura: governo italiano, decreto anti-ogm o anti-libertà? Agricoltura: governo italiano, decreto anti-ogm o anti-libertà? Valutazione n. 2013/11/01SintesiI ministri della Salute, dell’Agricoltura e dell’Ambiente hanno emanato un decreto che nega la possibilità di utilizzare il mais transgenico Mon810 – autorizzato a livello comunitario – in seguito a una decisione della Corte di Giustizia Europea, che ha bocciato la precedente normativa nazionale sullo stesso … via Il Fatto Quotidiano » Ogm: | Agricoltura: governo italiano, decreto anti-ogm o anti-libertà? Valutazione n. 2013/11/01 Sintesi I ministri della Salute, dell’Agricoltura e dell’Ambiente hanno emanato un decreto che nega la possibilità di utilizzare il mais transgenico Mon810 – autorizzato a livello comunitario – in seguito a una decisione della Corte di Giustizia Europea, che ha bocciato la precedente normativa nazionale sullo stesso punto. La Corte ha ritenuto le norme italiane incompatibili con le libertà garantite dall’Unione europea. Il provvedimento italiano appare dunque non solo come la riproposizione di norme illegittime – e passibili di un’ulteriore infrazione – ma anche come una scelta anti-mercato a favore di precise lobby. Il caso Il 12 luglio 2013 i ministri della Salute (Beatrice Lorenzin), dell’Agricoltura (Nunzia De Girolamo) e dell’Ambiente (Andrea Orlando) hanno emanato un decreto che vieta la coltivazione di una variante di mais geneticamente modificato, il Mon810 della Monsanto, per i successivi 18 mesi a meno che prima non intervengano misure comunitarie (evento assai improbabile). Questo decreto interviene a colmare un vuoto normativo, che avrebbe determinato la piena libertà di utilizzare varianti transgeniche autorizzate dall’Unione Europea, derivante dalla sentenza della Corte di Giustizia Europea dell’8 maggio 2013. La Corte di Lussemburgo aveva accolto il ricorso di un agricoltore, Giorgio Fidenato, contro la precedente disciplina nazionale, condannato dal Tribunale di Pordenone per aver seminato mais transgenico, autorizzato a livello comunitario ma privo di autorizzazione nazionale. Secondo la Cge, “Il diritto dell’Unione dev’essere interpretato nel senso che la messa in coltura di organismi geneticamente modificati quali le varietà del mais Mon810 non può essere assoggettata a una procedura nazionale di autorizzazione quando l’impiego e la commercializzazione di tali varietà sono autorizzati” ai sensi del diritto comunitario. Alla bocciatura europea i principali esponenti politici nazionali hanno reagito annunciando che avrebbero, sostanzialmente, ignorato la decisione europea. In particolare, il ministro De Girolamo ha dichiarato, a proposito del decreto in esame: “L’Europa lo potrebbe impugnare, è vero, e ci esponiamo a una violazione delle regole comunitarie. Però nei confronti della Francia, che ha bloccato le coltivazioni Ogm con un provvedimento simile, Bruxelles non ha ancora avviato la procedura di infrazione”. Valutazione del provvedimento Il decreto in oggetto merita un giudizio molto severo sotto tre differenti profili. In primo luogo, per una ragione di certezza ed effettività del diritto: il decreto ripropone, nella sostanza, una disciplina che è stata accertata come incoerente col diritto comunitario. I ministri promotori del decreto, stando alle loro stesse parole, ne sono perfettamente consapevoli, ma puntano sulla non-applicazione dell’infrazione in quanto, a loro dire, una normativa analoga in un altro Stato membro non è stata, a oggi, sanzionata. In sostanza, questo decreto con la sua stessa esistenza è un monumento all’illegalità. Secondariamente, esso appare negativo sotto un profilo sostanziale: di fatto, esso mette fuori legge alcuni prodotti autorizzati a livello comunitario, in spregio alla libertà di stabilimento e alla libera circolazione delle merci, e nell’assenza di qualunque evidenza sulla loro dannosità (laddove questa evidenza fosse disponibile, essa andrebbe sottoposta all’Autorità europea per la sicurezza alimentare di Parma che provvederebbe a ritirare l’autorizzazione comunitaria). Dunque, il decreto implica una pesante violazione della libertà degli agricoltori rispetto alla tipologie di colture e di sementi utilizzare nelle loro attività. Infine, il decreto sembra molto discutibile perché esso risponde, dichiaratamente, alla tutela degli interessi di alcune lobby, cioè gli agricoltori che si riconoscono in alcune grandi organizzazioni (ma non in tutte, e certamente non tutti gli agricoltori, in quanto ve ne è almeno uno – Fidenato – che intende avvalersi delle tecnologie ogm). Riportiamo anche un altro autorevole parere: http://www.salmone.org/il-decreto-interministeriale-del-12-luglio-2013/ Commenti “a caldo” dei valutatori:“Adesso si sta discutendo se fare un Expo 2015 Ogm free che sarebbe una totale contraddizione rispetto al titolo dell’esposizione ‘Feeding the planet’, dove è evidente che per sfamare la crescente popolazione dei Pvs gli Oms sono indispensabili”“Un altro aspetto è anche l’uso del decreto come arma deterrente per indurre gli agricoltori a non seminare mon810: il decreto sarà anche illegittimo, ma chi me lo fa fare di rischiare il sequestro dell’intero raccolto di un anno o la sua distruzione da parte di gruppi fanatici convinti di agire nel rispetto della legge?” Valutatore 1: pessimo Valutatore 2: pessimo Valutatore 3: pessimo Il testo integrale della pagella su Italia Aperta Le pagelle di Italia Aperta Chiunque può segnalare il suo “case” a Italia Aperta: le pagelle nascono grazie al determinante contributo dei cittadini, che vivono l’irregolarità o la violazione delle regole di mercato e concorrenza. La valutazione si avvale dell’indice di Competitività della Banca Mondiale, uesato per la Compilazione di Doing Business e delle peculiarità e competenze di ciascuno degli aderenti. I risultati delle analisi sono pubbliche, e possono essere incluse anche in programmi di consultazioni elettorali. Il nostro obiettivo è lavorare su fatti concreti, aggregando gruppi di lavoro locali, esponenti e elettori di area politico culturale liberaldemocratica, favorevoli all’economia di mercato. La Commissione Pagelle è composta da tre membri a rotazione, che ne valutano l’ammissibilità e, successivamente, la trasmettono al responsabile tematico e a altri due valutatori. Prosegui la lettura su: Agricoltura: governo italiano, decreto anti-ogm o anti-libertà? Il Fatto Quotidiano » Ogm Agricoltura: governo italiano, decreto anti-ogm o anti-libertà? L’articolo Agricoltura: governo italiano, decreto anti-ogm o anti-libertà? sembra essere il primo su Bio Notizie.

XX edizione del rapporto Legambiente: la classifica delle città italiane

XX edizione del rapporto Legambiente: la classifica delle città italiane XX edizione del rapporto Legambiente: la classifica delle città italiane Share È stato presentato il 29 Ottobre il rapporto “Ecosistema Urbano 2013” di Legambiente, Ambiente Italia e Sole 24 Ore, giunto quest’anno alla XX edizione. Il rapporto ha lo scopo di monitorare, secondo diversi parametri, il comportamento più o meno virtuoso dei capoluoghi italiani in relazione agli aspetti energetici ed ambientali. I capoluoghi vengono distinti, per una maggiore confrontabilità dei dati, in tre categorie: di grandi, medie e piccole dimensioni. I dati vengono rilevati mediante un apposito questionario rivolto alle amministrazioni dei comuni capoluogo. Città italiane e sostenibilità: i vincitori del KlimaEnergy 2013 In alto: la città di Trento I PARAMETRI VALUTATINel rapporto Legambiente è presente l’elenco completo dei parametri valutati per la singola città.Si considerano i dati relativi alla qualità dell’aria in particolare rilevando le percentuali di presenza di NOx, polveri sottili e inquinanti per l’ozono.Viene anche riportato il numero di giorni dell’anno nei quali questi parametri hanno superato il limite consentito per legge.Altro tema analizzato è il consumo idrico domestico per abitante.In relazione a questo vengono rilevati i dati di capacità di depurazione e la percentuale di dispersione di acqua potabile dalla rete idrica che serve il capoluogo.Voce importante è quella relativa ai rifiuti: vengono recepiti sia i dati riguardanti la produzione che la raccolta differenziata. La tematica dei trasporti viene valutata da più punti di vista. Sono registrati i dati di motorizzazione auto e motocicli, l’offerta del trasporto pubblico e il numero di passeggeri che ne usufruisce, l’incidentalità stradale, la presenza di zone a traffico limitato e isole pedonali, diffusione delle piste ciclabili e indice di ciclabilità e le proposte di mobilità alternativa di ogni comune.Parametro importante è la presenza di aree verdi sul territorio comunale e in particolare la percentuale di aree verdi pubbliche fruibili dalla popolazione.L’analisi termina con l’analisi dei consumi elettrici procapite, l’utilizzo di energie rinnovabili e di teleriscaldamento e l’insieme delle politiche energetiche ed ambientali e delle eventuali certificazioni presenti nel capoluogo oggetto di studio. LA CLASSIFICAPurtroppo il rapporto non ha evidenziato le città italiane come particolarmente virtuose.Solamente 11 delle città analizzate da Legambiente hanno raggiunto la sufficienza, con un punteggio di poco superiore a 60, su un totale di 100. Per le città di grandi dimensioni il podio vede:Primo posto VeneziaSecondo posto BolognaTerzo posto Padova La città di Venezia, al primo posto di questa classifica, deve la sua posizione, oltre alle politiche comunali anche alla particolare conformazione geografica. In alto: la città di Venezia In particolare diminuiscono gli inquinanti atmosferici e la percentuale di polveri sottili (quest’anno ci sono stati 40 giorni in cui è stato superato il limite definito per legge, l’anno scorso 50 giorni).Scende la produzione procapite di rifiuti e cresce la percentuale di raccolta differenziata che passa al 38.8%.Contribuisce al punteggio totale della città il basso numero di auto immatricolate, fattore dovuto però più a circostanze di natura geografica che ad una scelta specifica del capoluogo. Per le città di medie dimensioni il podio vede:Primo posto TrentoSecondo posto BolzanoTerzo posto Parma Trento ha raggiunto il punteggio totale di 71.3, uno dei più alti della classifica generale, mentre Bolzano si conferma ormai da qualche anno al secondo posto con 67.8 punti. Parametri caratteristici della città di Trento sono la riduzione delle dispersioni di acqua potabile dalla rete idrica e la crescita della raccolta differenziata, che arriva al 65.6%.Teniamo presente che, in tema di raccolta differenziata, solo nove le città raggiungono il limite del 65% imposto dalla normativa per il 2012 e quasi tutte le grandi città non hanno raggiunto nemmeno quell’obiettivo del 35% che i Comuni avrebbero dovuto rispettare già nel 2006.Bolzano è confermata in seconda posizione grazie a medie complessivamente basse di inquinanti dell’aria. In alto: la città di Bolzano Per le città di piccole dimensioni il podio vede:Primo posto BellunoSecondo posto VerbaniaTerzo posto Nuoro Da segnalare il buon comportamento del comune di Belluno in tema di rifiuti: è scesa la produzione procapite da 405 a 395 Kg/anno ed è aumentata la percentuale della raccolta differenziata fino al 70.4%, uno dei valori più alti della classifica.Una buona qualità dell’aria e una bassa concentrazione di inquinanti hanno poi contribuito a portare Belluno alla prima posizione. In alto: la città di Belluno LE PEGGIORIIl podio delle peggiori è tutto siciliano:Catania per le grandi città, Siracusa per le medie e Caltanissetta per le piccole.I parametri che hanno portato queste città alle più basse posizioni della graduatoria nel rapporto Legambiente sono svariati. In alto: la città di Caltanissetta Per Catania l’indice della produzione procapite annua di rifiuti è di oltre 714,3 kg e oltre 230 sono i litri di acqua potabile consumata giornalmente dai catanesi.Questo valore è associato alla percentuale di acqua potabile dispersa dalla rete idrica, che supera la metà del totale dell’acqua immessa.Per Siracusa il fattore determinante è stato il 3% dei rifiuti raccolti in maniera differenziata.Per Caltanissetta invece consideriamo gli 0.76 mq/ab di aree verdi ( Venezia ha oltre 25 mq/ab) e lo scarso 63% ( a Milano il 100%) di acque reflue depurate. Leggi anche: Una rete di imprese per la riqualificazione energetica degli edifici Vi piacerebbe vivere in un’abitazione che non solo risparmia ma, addirittura, guadagna? Rete Irene, un cluster d’imprese che vuole esprimere Rifiuti come risorsa: il progetto che rende buoni spesa in cambio di spazzatura Si chiama FareRaccolta ed è un sistema di raccolta differenziata per carta, vetro, plastica e alluminio non convenzionale. In altre parole Countryside ride. L’agricoltura urbana per la progettazione di spazi di vita sostenibile Per secoli la città ha rappresentato lo sforzo più notevole dell’uomo di trasformare l’ambiente naturale in un “microhabitat” dagli spa La Cina investe nello sviluppo sostenibile I giorni 6 e 7 novembre 2013 la città di Shenzhen in Cina ospiterà la Prima Conferenza Annuale Internazionale sulle Industrie Emergenti. L’even Tipografia in architettura: lettering, testi pubblicitari, strutturali e decorativi Il matrimonio tra tipografia e architettura non è certo una recente invenzione e spesso ha dato vita ad insolite soluzioni progettuali. A letter Tags: acqua citta raccolta differenziata via Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici.: | XX edizione del rapporto Legambiente: la classifica delle città italiane È stato presentato il 29 Ottobre il rapporto “Ecosistema Urbano 2013” di Legambiente, Ambiente Italia e Sole 24 Ore, giunto quest’anno alla XX edizione. Il rapporto ha lo scopo di monitorare, secondo diversi parametri, il comportamento più o meno virtuoso dei capoluoghi italiani in relazione agli aspetti energetici ed ambientali. I capoluoghi vengono distinti, per una maggiore confrontabilità dei dati, in tre categorie: di Prosegui la lettura su: XX edizione del rapporto Legambiente: la classifica delle città italiane Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici. XX edizione del rapporto Legambiente: la classifica delle città italiane L’articolo XX edizione del rapporto Legambiente: la classifica delle città italiane sembra essere il primo su Bio Notizie.

Axor Hansgrohe produce il primo miscelatore che consuma solo 3,5 lt d’acqua al minuto!

Axor Hansgrohe produce il primo miscelatore che consuma solo 3,5 lt d’acqua al minuto! Axor Hansgrohe produce il primo miscelatore che consuma solo 3,5 lt d’acqua al minuto! Scritto da Redazione Lunedì 04 Novembre 2013 07:01 Share Il miscelatore Axor Starck Organic stabilisce un nuovo standard di consumo a 3,5 litri al minuto grazie al particolare diffusore: una vera e propria micro-doccia con 90 ugelli capaci di dare corpo e piacevolezza anche a un flusso d’acqua minimo.Dall’apertura la manopola di regolazione si arresta a 3,5 lt, e solo con un’ulteriore rotazione arriva a 5 lt/m. Insomma: per “sprecare” più acqua bisogna proprio volerlo! Per la prima volta in un miscelatore vengono separati i regolatori di temperatura e di flusso. La manopola che regola il calore dell’acqua è infatti collocata sulla “testa” della rubinetteria. Un invito a “usare la testa” e a pensare a quale temperatura si desidera l’acqua prima che il flusso venga aperto! Una sottile linea colorata che degrada dal verde all’arancio indica la posizione più “ecologica” che prevede il prevalente utilizzo di acqua fredda.Una volta impostata la scelta della temperatura la manopola potrà essere lasciata in questa posizione anche a lungo! La manopola di apertura e regolazione del flusso d’acqua è posta direttamente sulla bocca di erogazione. Una posizione completamente innovativa ma anche intuitiva e semplice. Il nuovo miscelatore Axor Starck Organic nasce in primis come ripensamento della tecnologia di erogazione (e risparmio) dell’acqua: “Non un’operazione ‘trendy’ detestabile in particolar modo nel settore del bagno, dove semmai un miscelatore o un lavabo debbono avere come prima caratteristica la durata nel tempo” spiega il designer francese “Ma un lavoro importante verso una tecnologia più sostenibile, che possa funzionare ovunque nel mondo, anche dove c’è poca acqua. Una ricerca resa possibile dall’impegno etico di questa azienda e degli uomini che l’hanno resa ciò che è nel mondo. Lavoro con Klaus e suo figlio Philippe Grohe ormai da vent’anni e sono loro davvero riconoscente per avermi seguito nel mio percorso. Per maggiori informazioni. Axor Starck Organic: industrial design firmato Philippe Starck. Il miscelatore che consuma solo 3,5 lt d’acqua al minuto! Leggi anche: Design indigeno: il Brasile tra creatività ed ecosostenibilità Il Brasile è un paese in forte crescita, desideroso di entrare a far parte dello scenario internazionale mantenendo pur sempre un forte Stile costiero naturale. Il paesaggio marino ispira ambienti freschi e accoglienti Nel variegato panorama degli stili d’arredo, lo stile coastal è quello in cui è più facile l’impiego di oggetti, materiali e colo Stile rètro naturale. Selezionare oggetti e pezzi di arredamento per un effetto vintage Per la maggior parte di noi, uno stile rètro si compone semplicemente affiancando vecchi pezzi d’arredamento con le soluzioni più mo Stile country naturale: i segreti per abitare in armonia con la natura Lo stile country naturale si colloca a metà strada tra il country moderno, uno stile rustico asciutto e semplificato, e lo shabby chic, una te Stile moderno naturale: abitare secondo coscienza ecologica Quando si parla di coscienza ambientale o ecologica, la nostra mente si popola delle immagini altisonanti delle immense distese di impianti fot via Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici.: | Axor Hansgrohe produce il primo miscelatore che consuma solo 3,5 lt d’acqua al minuto! Il miscelatore Axor Starck Organic stabilisce un nuovo standard di consumo a 3,5 litri al minuto grazie al particolare diffusore: una vera e propria micro-doccia con 90 ugelli capaci di dare corpo e piacevolezza anche a un flusso d’acqua minimo.Dall’apertura la manopola di regolazione si arresta a 3,5 lt, e solo con un’ulteriore rotazione arriva a 5 lt/m. Insomma: per “sprecare” più acqua bisogna proprio volerlo! Prosegui la lettura su: Axor Hansgrohe produce il primo miscelatore che consuma solo 3,5 lt d’acqua al minuto! Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici. Axor Hansgrohe produce il primo miscelatore che consuma solo 3,5 lt d’acqua al minuto! L’articolo Axor Hansgrohe produce il primo miscelatore che consuma solo 3,5 lt d’acqua al minuto! sembra essere il primo su Bio Notizie.

Countryside ride. L’agricoltura urbana per la progettazione di spazi di vita sostenibile

Countryside ride. L’agricoltura urbana per la progettazione di spazi di vita sostenibile Countryside ride. L’agricoltura urbana per la progettazione di spazi di vita sostenibile Share Per secoli la città ha rappresentato lo sforzo più notevole dell’uomo di trasformare l’ambiente naturale in un “microhabitat” dagli spazi particolarmente adatti alla vita del genere umano, ma ad oggi si assiste ad un processo inverso: la città è oggetto di uno sguardo più attento da parte di chi ne fruisce, appare come “una grande macchina priva di senso che gira a vuoto (…) vi si dovrebbe poter trovare degli uomini, ma non è detto che il modello urbano lo permetta”(Gilles Clement, Thomas et le Voyageur, Edition Albin Michel, Parigi 1997).  Agricoltura urbana: coltivare orti in città L’agricoltura urbana sembra rispondere a questo bisogno di cambiamento a partire dalla progettazione sostenibile della città, risorsa e insieme strategia per la trasformazione degli spazi. Pur continuando a rivestire un ruolo centrale, è proprio in essa che, attualmente, si rendono manifesti i sintomi di un possibile rinnovamento, alcuni dei quali emersi e dibattuti durante R.E.D.S, Rome Ecological Design Symposium (Roma, 26-27 settembre 2013). Si è parlato di “postmetropolis” descritta da Andrea Branzi, nella quale si ipotizza un processo inverso della Legge di Darwin (nel senso di ricerca di estrema libertà, visibile in alcuni riti tribali, nei seguaci di Francis Bacon che fuggono dalla modernità attraverso gli scarichi dei lavandini e in fenomeni quali il parkour in cui si salta nei vuoti metropolitani, nelle foreste, come scimmie selvagge della modernità) o, agli antipodi, la visione di Willy Muller il quale, per la “sua” Barcellona, auspica una “ipersmart city” caratterizzata dalla presenza di sensori tecnologici in grado di registrare le azioni compiute dai cittadini all’interno della città.  LA NUOVA REALTÀ “META-URBANA”Ci troviamo in un nuovo contesto tecnologico, sociale e spaziale di vita, all’interno del quale, il fallimento delle grandi ideologie e di ciò che è stato definito “fattore inerziale”, ossia la rottura del rapporto di causa-effetto che fa sì che il futuro di una città non sia più legato al passato ma esito delle scelte di chi la vive e la governa, che la domanda dei cittadini assume un ruolo preponderante: si abbandona l’illusione demiurgica del city planners, in grado di controllare la città con il suo sguardo dall’alto e si assume il punto di vista che Michel de Certau definisce “del pedone e della strada”. Dunque, in questa società “di massa”, che in realtà è la più differenziata della storia, la città, per essere “felix”, deve avere la capacità di rispondere alla domanda della sua gente variegata e non più disposta a “subire” le trasformazioni dei propri paesaggi.  LA DOMANDA DI “CITTÀ SOSTENIBILI”Tra le più ridondanti richieste figura quella di “città sostenibile”, che superi una visione prettamente legata ai temi ambientali, verso una dimensione inclusiva, un’ecosofia (Andrea Cavalletti, 2011, Intervista impossibile con Felix Guattari, EWB, Eco web Town. On-line Magazine of Sustainable Design) che coltivi contemporaneamente la sfera ambientale, quella sociale nonché economica, innestando questi tre domini per dar vita ad una crescita di natura differente. È in questo momento di crisi economica, ambientale ed energetica che si assiste ad un cambiamento del modo di immaginare il futuro: scaturiscono nuove esigenze, prendono piede altri principi quali la voglia di cibo genuino, di natura, la coscienza ecologica, l’attenzione ai localismi e si recupera il “vecchio” paradigma (presente in ogni era e cultura, sottoforma di agricoltura urbana, fatta eccezione per la contemporaneità) della produzione, ossia il suolo viene reinterpretato come risorsa e l’agricoltura urbana come strumento economicamente e socialmente efficace di rinnovamento dello spazio pubblico. L’agricoltura urbana come sistema di governo del territorioSolo di recente, nonostante le associazioni governative da tempo siano impegnate sul tema, gli “addetti ai lavori” hanno iniziato a prendere seriamente in considerazione l’opportunità di utilizzare l’agricoltura urbana come strumento di rivitalizzazione degli spazi aperti, sostenibile a tutti gli effetti, dunque non solo green ma sensibile alla varietà co-culturale, alle specificità dei luoghi e alle differenti esigenze espresse dai cittadini i quali, in una “società post patriarcale e globale” hanno stili di vita altamente differenziati. Affinché l’agricoltura diventi una reale chiave di rinnovamento delle nostre città deve superare la sua connotazione “residuale” per divenire un vero e proprio sistema agroalimentare, in grado di auto sostenersi, di affermarsi come “tassello” multifunzionale della città, di instaurare connessioni e sinergie tra settori diversi predisponendo luoghi dove le persone siano incoraggiate a comunicare, di stimolare senso di appartenenza ad una comunità, di portare ad un’ibridazione di filiere mettendo in rete pratiche e produzioni locali già esistenti, individuando consumatori, negozi gestiti direttamente dai produttori, fattorie, ristoranti e altre forme di organizzazione collettiva.L’agricoltura dovrebbe essere capace di far permanere la ricchezza nei luoghi di produzione, di slegarsi dai sistemi industriali e distributivi, di produrre qualità valorizzando le peculiarità locali, la biodiversità nell’agricoltura e nell’alimentazione, pronto a riutilizzare i materiali e i rifiuti all’interno del medesimo sistema urbano progettando i vari elementi come un tutto integrato per generare efficienza, con l’obiettivo di trasformare, a lungo termine, la filiera corta in alternativa strutturale per il governo del territorio, per la gestione del paesaggio, la cura dei luoghi, il riuso delle aree dismesse, la creazione di occupazione oltre, ovviamente,  la produzione. Il capitale a disposizioneIn un’ottica di “sostenibilità inclusiva” la progettazione deve ragionare sull’esistente al fine di evitare un ulteriore consumo di suolo e la produzione di territori dell’abbandono. Infatti, tra le maggiori produzioni di quella che Ciorra definisce “urban age” possiamo annoverare proprio gli scarti, definiti in innumerevoli modi (dross scapes, terrains vague, land stocks, etc) identificabili come brani dimenticati di città e, per tale ragione, vuoti che, in una situazione di tessuto urbano altamente densificato come quello attuale, diventano non solo riserve di territorio ma preziose risorse per la trasformazione sostenibile dell’ipercittà.Gli spazi vuoti costituiscono dunque un valore centrale per la città contemporanea e possono essere sublimato attraverso il circolo virtuoso del riciclo, mediante una strategia flessibile, in grado di accogliere la complessità della situazione contemporanea.  AGROPOLISImportante esempio di pianificazione di un sistema agroalimentare nel panorama dell’urbanistica internazionale è Agropolis, progetto vincitore dell’Open scale di Monaco 2009. Un’area ancora inutilizzata della città di Monaco di Baviera, più precisamente uno spazio in ”attesa” della realizzazione di un nuovo quartiere per 20.000 residenti, viene arricchita mediante la previsione di uno stile di vita sostenibile attraverso l’attuazione di una strategia alimentare complessiva dunque a risparmio energetico, a ridotte emissioni in grado di produrre, oltre al cibo, occupazione, energia, riciclo, svago ed educazione. Leggi anche: La Cina investe nello sviluppo sostenibile I giorni 6 e 7 novembre 2013 la città di Shenzhen in Cina ospiterà la Prima Conferenza Annuale Internazionale sulle Industrie Emergenti. L’even Tipografia in architettura: lettering, testi pubblicitari, strutturali e decorativi Il matrimonio tra tipografia e architettura non è certo una recente invenzione e spesso ha dato vita ad insolite soluzioni progettuali. A letter Gli ambasciatori di UNIDO per uno sviluppo globale equo e in armonia con la terra In un mondo sempre più travagliato da guerrafondai e da criminali dell’ambiente naturale, desideriamo contribuire -dando eco ad enti e persona Sprout, la matita che si pianta La matita, strumento essenziale e semplicissimo, rivisitato da designer e case produttrici in mille forme, si trasforma in chiave green e diventa Sostenibilità nella pubblica amministrazione: i vincitori della sfida KlimaEnergy 2013 I Comuni e le Provincie italiane si sfidano sulle energie rinnovabili, sulle buone pratiche ambientali, sull’efficienza, sul risparmio energeti Tags: agricoltura citta riqualificazione urbana via Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici.: | Countryside ride. L’agricoltura urbana per la progettazione di spazi di vita sostenibile Per secoli la città ha rappresentato lo sforzo più notevole dell’uomo di trasformare l’ambiente naturale in un “microhabitat” dagli spazi particolarmente adatti alla vita del genere umano, ma ad oggi si assiste ad un processo inverso: la città è oggetto di uno sguardo più attento da parte di chi ne fruisce, appare come “una grande macchina priva di senso che gira a vuoto (…) vi si dovrebbe poter trovare degli Prosegui la lettura su: Countryside ride. L’agricoltura urbana per la progettazione di spazi di vita sostenibile Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici. Countryside ride. L’agricoltura urbana per la progettazione di spazi di vita sostenibile L’articolo Countryside ride. L’agricoltura urbana per la progettazione di spazi di vita sostenibile sembra essere il primo su Bio Notizie.

Fiori d’Inverno presso il Giardino delle Rose del Castello di Moncalieri

Fiori d’Inverno presso il Giardino delle Rose del Castello di Moncalieri Fiori d’Inverno presso il Giardino delle Rose del Castello di Moncalieri L’Associazione Culturale Accademia degli Archimandriti con il sostegno della Città di Moncalieri propone la terza edizione della manifestazione Fiori d’Inverno presso il Giardino delle Rose del Castello di Moncalieri. La stagione autunnale volge al termine, e la nostra esposizione Fiori d’Inverno apre le porte all’inverno, a … via Giardinauta!! Coltivando il tuo pollice verde….: | Fiori d’Inverno presso il Giardino delle Rose del Castello di Moncalieri L’Associazione Culturale Accademia degli Archimandriti con il sostegno della Città di Moncalieri propone la terza edizione della manifestazione Fiori d’Inverno presso il Giardino delle Rose del Castello di Moncalieri. La stagione autunnale volge al termine, e la nostra esposizione Fiori d’Inverno apre le porte all’inverno, a quell’inverno non ancora natalizio ma che consiglia la cura e un riparo alle piante. Una mostra-mercato temporanea florovivaistica in cui saranno presenti esperti del settore che hanno attività correlate al verde , al giardinaggio e… Entra nel blog per leggere tutto l’articolo ….. Prosegui la lettura su: Fiori d’Inverno presso il Giardino delle Rose del Castello di Moncalieri Giardinauta!! Coltivando il tuo pollice verde…. Fiori d’Inverno presso il Giardino delle Rose del Castello di Moncalieri L’articolo Fiori d’Inverno presso il Giardino delle Rose del Castello di Moncalieri sembra essere il primo su Bio Notizie.

Giardinaggio di questi giorni

Giardinaggio di questi giorni Giardinaggio di questi giorni In climi miti è possibile accorciare le parti verdi di molti cespugli fioriti, come rose, margherite, lavanda, erbe officinali, erbacee perenni. Non potete solo la chioma, ma se necessario eliminate qualche rametto interno, per far circolare meglio l’aria e prevenire malattie e attacchi di insetti nocivi. Tenere il prato sempre … via Giardinauta!! Coltivando il tuo pollice verde….: | Giardinaggio di questi giorni In climi miti è possibile accorciare le parti verdi di molti cespugli fioriti, come rose, margherite, lavanda, erbe officinali, erbacee perenni. Non potete solo la chioma, ma se necessario eliminate qualche rametto interno, per far circolare meglio l’aria e prevenire malattie e attacchi di insetti nocivi. Tenere il prato sempre pulito con il rastrello da foglie. Ottobre è il periodo in cui le foglie iniziano a cadere con maggiore intensità e se questo può andar bene sul terreno, dove si forma una morbida lettiera, non va bene sul prato che ne risentirebbe senza dubbio. Spazzate via le foglie,… Entra nel blog per leggere tutto l’articolo ….. Prosegui la lettura su: Giardinaggio di questi giorni Giardinauta!! Coltivando il tuo pollice verde…. Giardinaggio di questi giorni L’articolo Giardinaggio di questi giorni sembra essere il primo su Bio Notizie.

Il nasturzio contro gli afidi lanigeri delle rosacee

Il nasturzio contro gli afidi lanigeri delle rosacee Il nasturzio contro gli afidi lanigeri delle rosacee Molte rosacee possono essere attaccate dall’afide lanigero (Eriosoma lanigerum ), che spesso viene confuso con la cocciniglia poiché entrambi producono una sostanza cotonosa bianca. L’afide lanigero colpisce alcune rosacee ornamentali, come il biancospino e la Chaenomeles japonica, ma soprattutto il melo da frutto. La lotta biologica tramite un … via Giardinauta!! Coltivando il tuo pollice verde….: | Il nasturzio contro gli afidi lanigeri delle rosacee Molte rosacee possono essere attaccate dall’afide lanigero (Eriosoma lanigerum ), che spesso viene confuso con la cocciniglia poiché entrambi producono una sostanza cotonosa bianca. L’afide lanigero colpisce alcune rosacee ornamentali, come il biancospino e la Chaenomeles japonica, ma soprattutto il melo da frutto. La lotta biologica tramite un imenottero predatore è da considerarsi solo su vaste estensioni e in frutteti aziendali. Per il mantenimento di un paio di alberi da frutto nel giardino domestico basterà una prevenzione accurata con essenza di nasturzio. Purtroppo tale… Entra nel blog per leggere tutto l’articolo ….. Prosegui la lettura su: Il nasturzio contro gli afidi lanigeri delle rosacee Giardinauta!! Coltivando il tuo pollice verde…. Il nasturzio contro gli afidi lanigeri delle rosacee L’articolo Il nasturzio contro gli afidi lanigeri delle rosacee sembra essere il primo su Bio Notizie.

Allevamento e agricoltura lmpianti Biogas Austep in Fiera ad Agrilevante 2013

Bari 17/20 ottobre   Milano, 10  ottobre 2013 –  Dal 1995 AUSTEP progetta e realizza impianti di trattamento anaerobici per il settore agricolo, agro zootecnico e industriale, per la produzione di energia da fonti rinnovabili. La presenza di Austep all’edizione  2013 di Agrilevante, che si terrà a  Bari dal 17 al 20 ottobre, rappresenta un’opportunità per presentare alle aziende agro industriali  il valore derivante dall’utilizzo di energia prodotta da un impianto Biogas. “Il Sud dell’Italia ha un grande potenziale. Partecipare ad Agrilevante è una scelta strategica ma anche doverosa, in risposta alle numerose richieste che riceviamo dalle aziende appartenenti al settore agro industriale.  E’ un mercato in crescita – commenta Roberto Fiume, Sales e Marketing Manager di Austep – e sensibile alla produzione di energia da fonti rinnovabili,  derivante, in particolare da sottoprodotti. La competenza e l’esperienza di Austep permettono, inoltre, di occuparsi della fase di analisi e progettazione, unitamente alla realizzazione di un impianto Biogas personalizzato, in base ad esigenze specifiche”. Austep vi aspetta al  Pad 20 |  Stand 16 Info su Austep Dal 1995 AUSTEP progetta e realizza impianti di trattamento anaerobici per il settore agricolo, agrozootecnico e  industriale. AUSTEP propone impianti di trattamento di digestione anaerobica per la produzione di energia da fonti rinnovabili in grado di rispondere efficacemente anche ai recenti sviluppi introdotti dalla nuova normativa (D.M. 06 Luglio 2012).  AUSTEP è da sempre impegnata nella ricerca e nello sviluppo di nuove tecnologie, partecipando ad iniziative europee in collaborazione con istituti di ricerca e università italiane ed europee. AUSTEP progetta e realizza impianti biogas con taglie di potenza inferiore a 100 KW fino a 1MW e oltre con alimentazione flessibile da numerosi sottoprodotti, coprendo le molteplici richieste di mercato. AUSTEP ha sede operativa a Milano.  Con un andamento in crescita costante, AUSTEP conta un organico di quasi  50 persone operanti  nelle divisioni di ingegneria,  progettazione, cantieristica, laboratorio. Per maggiori informazioni www.austep.com L’articolo Allevamento e agricoltura lmpianti Biogas Austep in Fiera ad Agrilevante 2013 sembra essere il primo su Bio Notizie.

Monolite autosufficiente sulla roccia: storia della battaglia uomo-ambiente

Monolite autosufficiente sulla roccia: storia della battaglia uomo-ambiente Monolite autosufficiente sulla roccia: storia della battaglia uomo-ambiente Share Il rifugio autosufficiente che somiglia ad un monolite sulla roccia, progettato da Bearth & Deplazes Architekten, rappresenta la storia di una coraggiosa sfida tra uomo e ambiente. Quando le condizioni climatiche e morfologiche di un paesaggio lo rendono naturalmente inospitale per l’uomo, le più innovative tecnologie costruttive e di risparmio energetico sono l’unico strumento in mano ai progettisti per vincere la battaglia dell’uomo colonizzatore contro la natura ostile. Architettura ad alta quota: il rifugio Gouter sul monte Bianco Il rifugio alpino di cinque piani, sorge in un contesto decisamente avverso per l’uomo, situato ai piedi del monte Rosa e a circa 3000 metri di altitudine: un paesaggio isolato, incredibilmente freddo, in definitiva un ambiente non antropizzabile.L’edificio autosufficiente sulla roccia è un punto di riferimento in un panorama dalle tinte algide e decisamente fuori-scala; con la sua forma concisa, è un volume compatto adagiato sulla dorsale rocciosa, potente, epico nella sua monoliticità che si scompagina in numerose facce diversamente orientate. La forma compatta dell’architettura non è però semplice suggestione poetica, ma risposta concreta a problematiche legate alla questione dell’efficienza energetica: il monolite dal volume pieno minimizza la superficie esterna e massimizza quella interna, riducendo la dispersione del calore attraverso il rivestimento; i prospetti riescono a risparmiare e accumulare energia allo stesso tempo, rispettivamente attraverso l’alta capacità isolante dei materiali della facciata e le ampie finestrature perimetrali. La facciata sud, rivestita interamente con pannelli fotovoltaici, massimizza gli introiti energetici, che rendono l’edificio per il 90% autosufficiente. L’organizzazione spaziale e funzionale del rifugio è volta a privilegiare la qualità degli spazi privati: i progettisti collocano i sistemi distributivi verticali in periferia, così da tagliare l’involucro con finestre a nastro e incrementare la superficie utile per l’irraggiamento e l’illuminazione naturale, oltre ad offrire al visitatore suggestivi scorci sul paesaggio.Lo spazio centrale, un atrio baricentrico in cui convergono gli assi geometrici dell’impianto, è lo spazio pubblico, da cui si accede alle camere, luminose, spaziose, numerose. La scelta del materiale da costruzione è ricaduta, anche stavolta, sul legno: materiale leggero ma sufficientemente resistente sotto l’aspetto statico e costruttivo, offre un alto grado di prefabbricazione a tutto vantaggio delle tempistiche e dell’economia del cantiere in legno. Non essendo il sito accessibile da settembre a maggio, l’organizzazione del cantiere è dipesa dalla sua praticabilità: i componenti in legno sono stati trasportati con un elicottero e montati direttamente in situ in soli quattro mesi. Fin dal concepimento dell’edificio, tutte le fasi progettuali hanno riservato la massima importanza alla questione dell’impatto dell’edificio sull’ambiente: l’Istituto di Ingegneria ambientale dell’ETH di Zurigo, è stato coinvolto in tutte le fasi di costruzione del fabbricato, per garantire la sostenibilità del rifugio da un punto di vista ecologico, attraverso lo studio dei materiali, dei componenti e dei processi di costruzione. Leggi anche: Il ristorante che serve in tavola prodotti biologici a “metro zero” Materie prime a “metro zero” sulla tavola di un ristorante dotato di un rigoglioso orto: finora li avevamo visti solo ad Amsterdam nel 2001 c Progetti di autogrill: un “vulcano” ecosostenibile lungo l’Autostrada dei Laghi Ai progetti di autogrill si aggiunge Villoresi Est, sorto nel 2012 lungo l’autostrada Milano-Laghi che vanta un flusso di circa trenta milioni Infrastrutture turistiche a basso impatto: il campeggio nel parco naturalistico L’opera rappresenta un mirabile esempio italiano di architettura nel paesaggio e del paesaggio, realizzata tra il 2005 e il 2007 dallo St Case di luce. Architettura pugliese “zero energy” È in fase di realizzazione a Bisceglie (BT) il progetto “Case di Luce-Rigenerazione Urbana Passiva e Architettura a zero Energy”, a cura del Diogene: la mini abitazione sostenibile firmata Renzo Piano Nel giugno 2013 è stata presentata la più piccola abitazione del mondo installata nel giardino del Vitra Campus in Germania. Si tratta di Dioge Tags: baita montagna rifugio via Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici.: | Monolite autosufficiente sulla roccia: storia della battaglia uomo-ambiente Il rifugio autosufficiente che somiglia ad un monolite sulla roccia, progettato da Bearth & Deplazes Architekten, rappresenta la storia di una coraggiosa sfida tra uomo e ambiente. Quando le condizioni climatiche e morfologiche di un paesaggio lo rendono naturalmente inospitale per l’uomo, le più innovative tecnologie costruttive e di risparmio energetico sono l’unico strumento in mano ai progettisti per vincere la Prosegui la lettura su: Monolite autosufficiente sulla roccia: storia della battaglia uomo-ambiente Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici. Monolite autosufficiente sulla roccia: storia della battaglia uomo-ambiente L’articolo Monolite autosufficiente sulla roccia: storia della battaglia uomo-ambiente sembra essere il primo su Bio Notizie.

Quando l’architettura si mescola al paesaggio: l’edificio nascosto dalla vegetazione

Quando l’architettura si mescola al paesaggio: l’edificio nascosto dalla vegetazione Quando l’architettura si mescola al paesaggio: l’edificio nascosto dalla vegetazione Share CEAaCLAVELES è un progetto residenziale ed alberghiero sviluppato dallo studio Longo + Roldán Arquitectos insieme all’artista Emma Fernandez Granada, ma bisogna guardare con attenzione per riuscire a trovarlo, perché l’edificio è nascosto sotto un tetto di vegetazione. Vincitore di Asturias Award for Architecture 2012, il progetto nasce dalla ricerca di conservare la permanenza di elementi del paesaggio su cui agire attraverso una architettura simbiotica con l’ambiente e legata alle caratteristiche della zona. Edifici nascosti: la Edgelond House per vivere ai ritmi della natura Il piccolo edificio si estende su un terreno di circa 8000 metri quadrati, situato a La Pereda, a Llanes, nelle Asturie. Si tratta di un ambiente naturale privilegiato costituito dal paesaggio della costa orientale della Sierra del Cuera protetta, parallela al mare, con una natura prevalentemente carsica, con numerose e lievi pendenze. Per ridurre l’impatto ambientale, l’architettura è adattata alla particolare topografia, per ricreare una collina simile a quelle già esistenti, ed è concepita come un volume organico il cui spazio interno è proiettato in relazione alla vegetazione circostante e aperto alle foreste intorno: il paesaggio penetra attraverso l’involucro di vetro di questo volume. La struttura è un unico corpo contenitore, definito da una lastra di calcestruzzo, curva a forma di elica, che supporta il giardino pensile che permette di definire il progetto come integrazione del paesaggio. Destinato ad essere utilizzato come area di impianto, il giardino sul tetto funge da estensione naturale del terreno, permettendo di recuperare quella superficie. Un muro portante, con curvi profili verticali in alluminio, separa gli spazi della residenza privata dall’hotel. L’obiettivo del progetto è fornire ai viaggiatori un turismo alternativo che cerca di promuovere la comprensione dell’ambiente naturale e la sua conservazione, basata sullo sviluppo del turismo sostenibile ed incentrato sul rispetto e la fruizione delle aree ambientali. La differenza in questo caso è nello sforzo di superare le categorie di concetti dominanti in questo tipo di progetti, per ridurre la differenza tra il turismo rurale –l’architettura popolare – la tradizione, per passare a sviluppare un modello che associa le necessarie nuove relazioni tra turismo rurale, architettura contemporanea e cultura ambientale. Il risultato è una proposta architettonica completamente organica nelle sue forme. Una sintesi tra delicatezza e forza geometrica, in cui l’architettura e il paesaggio sono mescolati a causa del contrasto tra la leggerezza della lastra di cemento che sostiene il tetto e la leggerezza dei contenitori di vetro. I treni provenienti dalle vicine Oviedo e Santander passano attraverso Llanes, rendendo questo hotel ben collegato e facile da raggiungere. La struttura ricettiva dispone di 5 camere da letto accoglienti con finestre dal pavimento al soffitto, e vista sul giardino, un letto di grandi dimensioni ed una zona salotto. La prima colazione e altri pasti sono serviti presso il bar ed il ristorante presenti in loco, sulla terrazza all’aperto. L’edificio si irradia dal centro verso tre punti con vista sulle montagne nelle zone a nord, ed è ombreggiato e protetto in rientranza. Il terreno cresce fino e oltre l’intero edificio, garantendo il prato come spazio extra per gli ospiti. L’interno è delimitato da un grande muro in pietra che fornisce il supporto portante e separa l’hotel dalla residenza e dallo studio privato.La luce penetra attraverso le finestre permeando le superfici trasparenti, e riflettendosi dal pavimento al soffitto traslucido in tutte le camere. La vegetazione del tetto verde permette la completa fusione dell’hotel con il paesaggio, riducendo il suo impatto visivo e l’uso di energia attraverso isolamento raggiunto in maniera del tutto naturale.© Marcos Morrilla Leggi anche: Spazi innovativi per la didattica a Copenhagen: rivoluzione architettonica del liceo Avete presente la scuola per come l’avete conosciuta? Ecco, provate a dimenticarla per un momento e cercate di usare l’immaginazione per ride La stanza calda dentro una fredda. Microambienti con condizioni climatiche ottimali Come creare migliori condizioni climatiche all’interno di una stanza fredda senza un intervento lungo e invasivo? Ci hanno pensato due giovani APH80: un bilocale trasportabile su ruote Abaton, un team di architetti madrileni ha ideato e costruito l’APH80, una casa per due persone di 27 mq, trasportabile su strada con un autoca London Garden Bridge. Un ponte come un giardino sul Tamigi Dopo aver vinto il concorso di idee indetto dalla Transport for London (TfL) per migliorare i collegamenti pedonali lungo il Tamigi, il designer Ristrutturare una fattoria del XVIII secolo e trasformarla in casa con portico Porch House è una casa con portico situata nei pressi della piccola cittadina di Santa Pau (Spagna) nel Parco Naturale della Garrota Volcanic Zo Tags: abitazione albergo spagna tetto giardino via Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici.: | Quando l’architettura si mescola al paesaggio: l’edificio nascosto dalla vegetazione CEAaCLAVELES è un progetto residenziale ed alberghiero sviluppato dallo studio Longo + Roldán Arquitectos insieme all’artista Emma Fernandez Granada, ma bisogna guardare con attenzione per riuscire a trovarlo, perché l’edificio è nascosto sotto un tetto di vegetazione. Vincitore di Asturias Award for Architecture 2012, il progetto nasce dalla ricerca di conservare la permanenza di elementi del paesaggio su cui agire attraverso Prosegui la lettura su: Quando l’architettura si mescola al paesaggio: l’edificio nascosto dalla vegetazione Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici. Quando l’architettura si mescola al paesaggio: l’edificio nascosto dalla vegetazione L’articolo Quando l’architettura si mescola al paesaggio: l’edificio nascosto dalla vegetazione sembra essere il primo su Bio Notizie.

GLOBALGAP: soluzioni su misura, gli “add on”

GLOBALGAP: soluzioni su misura, gli “add on” GLOBALGAP: soluzioni su misura, gli “add on” Nel corso degli ultimi due anni la struttura dello standard IFA sembra essersi consolidata ed essere giunta ad uno stadio di sviluppo quasi definitivo. I contenuti tecnico agronomici ne sono stati il punto di forza e, pur sviluppandosi anche oltre al cancello della azienda agricola (il cosiddetto “gate”), fino ad … via CCPB: | GLOBALGAP: soluzioni su misura, gli “add on” Nel corso degli ultimi due anni la struttura dello standard IFA sembra essersi consolidata ed essere giunta ad uno stadio di sviluppo quasi definitivo. I contenuti tecnico agronomici ne sono stati il punto di forza e, pur sviluppandosi anche oltre al cancello della azienda agricola (il cosiddetto “gate”), fino ad allagarsi alla gestione del prodotto post-raccolta, mantiene la sua centralità nella fase di coltivazione. Senza tradire il proprio obiettivo iniziale: trasmettere i principi e le prassi della buona pratica agricola (Good Agriculture Practices). Se è vero che può trattarsi di scelte, bisogna essere pragmatici nel riconoscere che ci sono altri standard altrettanto competitivi sul mercato europeo per quanto riguarda le fasi di condizionamento dei prodotti agricoli. Anche se il GLOBALGAP ha peculiarità fortemente caratterizzanti, come ad esempio il codice GGN ed in generale i requisiti di identificazione e rintracciabilità, i quali abbinati all’utilizzo della banca dati, consentono di trarre informazioni dettagliate sullo stato di certificazione dei prodotti in tempo reale. Tornando alla necessità di differenziarsi, si è giunti alla formulazione di moduli aggiuntivi, nella terminologia chiamati “ADD ON”, che approfondiscono tematiche al di fuori dei sistemi di produzione agricola e ne rafforzano la completezza e l’integrità. Tra questi citiamo il GRASP (Global Risk Assessment On Social Practice), di cui possiamo riscontrare un certo sviluppo negli ultimi tempi e che in effetti può rappresentare uno strumento utile di conoscenza delle criticità legate alle condizioni di lavoro etico – sociali in agricoltura. Citiamo l’ultimissimo “Add on” ad essere pubblicato relativo al “Benessere animale”, destinato nelle intenzioni, a incrementare e rafforzare la consapevolezza nelle scelte operate dai soggetti all’interno delle filiere agroalimentari. Nella sostanza, quando si parla di “Add on” in ambito GLOBALGAP, si fa riferimento a verifiche ispettive aggiuntive rispetto all’IFA (Integrated Farm Assurance), al di fuori dello schema di certificazione, volte ad approfondire e sviluppare tematiche particolari. Questo settore, in fase di sviluppo viene pubblicizzato sul sito come un servizio offerto ai membri di GLOBALGAP, in grado di soddisfare esigenze specifiche, confezionate su misura. MARCO ROFFIA – Resp. Schema Ufficio Controllo e Certificazione di Prodotto CCPB Prosegui la lettura su: GLOBALGAP: soluzioni su misura, gli “add on” CCPB GLOBALGAP: soluzioni su misura, gli “add on” L’articolo GLOBALGAP: soluzioni su misura, gli “add on” sembra essere il primo su Bio Notizie.

Isolanti (bio)compositi con lana di pecora. Sono sempre ecosostenibili?

Isolanti (bio)compositi con lana di pecora. Sono sempre ecosostenibili? Isolanti (bio)compositi con lana di pecora. Sono sempre ecosostenibili? Share La lana di pecora è uno dei più interessanti isolanti termoacustici, al contempo innovativo e tradizionale. Adoperata fin dagli albori dell’umanità come capo protettivo dalle intemperie, oggi risulta essere un prodotto ecologico, non inquinante e molto performante. Tuttavia il suo elevato carattere di sostenibilità viene spesso ridimensionato a causa della presenza delle fibre di poliestere per nulla ecosostenibili, adoperate per stabilizzare il feltro in lana pura. Il poliestere, infatti, non è riciclabile e la sua produzione è particolarmente invasiva. Questa riflessione ha indotto alcune Università europee ad intraprendere una ricerca mirata all’eliminazione delle materie plastiche ed all’associazione della lana di pecora ad altri materiali “bio”. Approfondimento: la lana di pecora per l’isolamento termico In alto: provino del biocomposito realizzato in laboratorio LA LANA DI PECORALa lana di pecora è un materiale interessante per la bioarchitettura in quanto il suo utilizzo comporta una serie di vantaggi per l’ambiente.Innanzitutto è un prodotto naturale, che si rigenera ogni anno (infatti viene tosata ogni anno nel mese di aprile). In molte Regioni è reperibile localmente per usi legati alla bioedilizia, abbattendo così il costo ambientale dei trasporti. Inoltre è annoverata fra i rifiuti speciali pertanto il suo riutilizzo consente e consentirebbe di recuperare una risorsa sprecata. Com’è noto essa vanta ottime proprietà di fonoassorbenza, termoisolamento, igroscopicità e riduzione dell’inquinamento indoor che la rendono un ottimo elemento per realizzare isolanti biocompositi. Il suo processo produttivo ha una bassa embodied energy in quanto consta di semplici operazioni, in parte a carattere artigianale ed in parte industriale (quali la tosatura, il lavaggio, la cardatura e la formatura in feltri, materassini, ecc…). È una materia riciclabile e le fibre, essendo molto resistenti, possono subire più di un ciclo di riuso. LE RETI IN POLIESTEREUnica nota dolente: la lana di pecora non è del tutto autoportante, pertanto spesso usufruisce di un supporto in un altro materiale a formare materiali biocompositi. Nella maggior parte dei casi oggi la lana viene irrigidita disponendo all’interno delle reti realizzate in fibre di poliestere secondo una percentuale modesta, pari a circa il 25% del totale. Cosa comporta unire questi due materiali? Per la lana di pecora comporta la perdita dei requisiti di riciclabilità e bassa embodied energy. Unire due materiali, pertanto, é un’operazione molto delicata, che sottosta ad approfonditi studi interdisciplinari. Da un’ottica strettamente ecologica, l’unione delle fibre naturali ecosostenibili a quelle sintetiche comporta un depotenziamento delle prestazioni. Il poliestere, infatti, è una sostanza sintetizzata in laboratorio a partire dal petrolio. Si tratta di una plastica molto diffusa nelle nostre città poiché viene adoperata soprattutto nel settore tessile, viste le sue qualità di tenacia ed elasticità. Ma ciò non è tutto. Il poliestere non è riciclabile e viene prodotto a partire da fonti non rinnovabili. Il processo produttivo è molto impattante a causa anche della quantità ed entità di sostanze emesse in ambiente. In alto: a destra, rete in poliestere; a sinistra, biocomposito realizzato in laboratorio I BIOCOMPOSITILa volontà di testare la lana in unione con altri materiali mira, innanzitutto, a conferirle capacità autoportante.L’idea è quella di realizzare dei biocompositi che sfruttino le capacità isolanti ed igroscopiche della lana e la resistenza meccanica di altri. Università come quelle di Poznàn, Brno e Palermo hanno intrapreso la sperimentazione della lana miscelata ad altri materiali bio che, oltre a conferirle resistenza, ne incrementino le prestazioni a livello termoigrometrico. Sia il fieno sia la calce sono materie prime diffuse su tutto il territorio pertanto il loro utilizzo favorisce la logica “costruire a km zero”. L’utilizzo di lana miscelata a fieno consentirebbe l’aumento del potere idrofugo del pannello e la riduzione dell’inquinamento indoor (i materiali naturali sono noti per la loro salubrità maggiore). A ciò si aggiunge il perseguimento del principio “from cradle to cradle”, che punta al riciclo del pannello. Lana di pecora e calce idrataDiverso è il presupposto che sta alla base dell’amalgama di lana di pecora e calce. In seno ad uno studio dinamico dell’edificio, risulta auspicabile sviluppare materiali isolanti che oltre, ad assicurare una barriera al flusso di calore, siano capaci di simulare un comportamento inerziale e massivo della parete. E non a caso la calce idrata è un prodotto qualificato da elevata densità e da bassa trasmittanza termica periodica.Il principio non è nuovo: l’architettura tradizionale in muratura portante è rinomata per la sua efficienza termini di sfasamento dell’onda termica. Imparare dal passato è , in fondo, il primo passo per la sperimentazione. Leggi anche: Posidonia come isolante termico. Quando l’ispirazione viene dalla Natura La natura offre da sempre ottime materie prime per l’applicazione in vari ambiti, tra cui l’edilizia e le costruzioni, solo che spesso n Superfici di sughero per un’architettura silenziosa Gli antichi si servirono del sughero per piatti ed utensili domestici, perché materiale biologicamente puro, resistente e inalterabile; Isolamento acustico: materiali naturali fonoisolanti L’isolamento acustico o anche fonoisolamento, è la caratteristica di quei materiali che consentono di limitare la diffusione del suono, ostaco Il sughero come isolante termico. I vantaggi di un materiale naturale Il sughero, un materiale sostenibile largamente utilizzato nell’edilizia come isolante termo-acustico, ha ottime caratteristiche di isolamento Isolamento termico in lana di pecora L’isolamento termo-acustico di un edificio può essere realizzato con diversi tipi di materiali: di sintesi ricavati dal petrolio (polistirolo, Tags: biocompositi isolamento lana di pecora via Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici.: | Isolanti (bio)compositi con lana di pecora. Sono sempre ecosostenibili? La lana di pecora è uno dei più interessanti isolanti termoacustici, al contempo innovativo e tradizionale. Adoperata fin dagli albori dell’umanità come capo protettivo dalle intemperie, oggi risulta essere un prodotto ecologico, non inquinante e molto performante. Tuttavia il suo elevato carattere di sostenibilità viene spesso ridimensionato a causa della presenza delle fibre di poliestere per nulla ecosostenibili, adoperate per Prosegui la lettura su: Isolanti (bio)compositi con lana di pecora. Sono sempre ecosostenibili? Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici. Isolanti (bio)compositi con lana di pecora. Sono sempre ecosostenibili? L’articolo Isolanti (bio)compositi con lana di pecora. Sono sempre ecosostenibili? sembra essere il primo su Bio Notizie.

Case di luce. Architettura pugliese “zero energy”

Case di luce. Architettura pugliese “zero energy” Case di luce. Architettura pugliese “zero energy” Share È in fase di realizzazione a Bisceglie (BT) il progetto “Case di Luce-Rigenerazione Urbana Passiva e Architettura a zero Energy”, a cura del team project dello studio di architettura pugliese Pedone Working, composto dagli architetti Leo Pedone, Massimo Pedone, Annamaria Perruccio, e dall’ingegner Piero Pedone. Il gruppo di progettisti, che ha vinto a settembre l’ambito Cubo d’Oro del CasaClima Awards 2013 per il progetto di Villa Di Gioia, premiata dalla Giuria in quanto “residenza unifamiliare mediterranea che rispetta le regole dell’efficienza energetica con scelte progettuali attente alla sostenibilità dei materiali”, sta realizzando un significativo progetto di rigenerazione urbana, in coerenza con i dettami delle normative urbanistiche regionali, e recependo le Leggi Regionali sui Programmi di Rigenerazione (Legge Regione Puglia 21/2008) e sulle Norme per l’Abitare Sostenibile (L.R.  14/2008), grazie al rapporto instaurato col Comune di Bisceglie e in qualità di privato proponente, come Pedone Working srl, attraverso una procedura di project financing.  Architettura Triple Zero: il primo edificio 3 volte sostenibile L’eccezionale intesa, sul quadro urbanistico ma anche su quello della sostenibilità ambientale, tra amministrazione e lo studio di architettura pugliese è testimoniata dal livello del Protocollo Itaca raggiunto, pari a 4.1, uno dei valori più alti raggiunti, non solo in Puglia. Il progetto “Case di Luce- Rigenerazione Urbana Passiva e Architettura a zero Energy”, è risultato tra i tre finalisti del Concorso Nazionale Energia Sostenibile nelle Città 2012, nell’ambito della Campagna “Energia Sostenibile per l’Europa” in Italia, promosso dall’INU Istituto Nazionale di Urbanistica, dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, e dall’ANIEM – Associazione Nazionale Imprese Edili e Manifatturiere, per la Sezione B_Progetti urbani energeticamente sostenibili.  In alto: stato di fatto Il progetto si è distinto ”per aver affrontato la progettazione di un complesso edilizio “zero energy” utilizzando valutazioni preliminari sugli aspetti bio-climatici del sito. Il progetto impiega tecniche costruttive innovative che possono velocizzare i tempi di realizzazione, oltre che essere connotato da un’elevata qualità architettonica. Per l’attuazione è previsto l’impiego del project financing, e quindi una partecipazione attiva dei soggetti privati.” Il premio, consegnato a Bologna nell’ambito della IX edizione di UrbanPromo, celebra un concorso che ha raggiunto il grande obiettivo di rendere possibile la sensibilizzazione delle cittadinanze e delle pubbliche amministrazioni per un uso responsabile ed “intelligente” dell’energia, inserendo l’iniziativa tra le partnership d’eccellenza attivate in Italia  nell’ambito della campagna Sustainable Energy Europe (SEE) – Energia sostenibile per l’Europa, la più importante campagna di promozione della sostenibilità a livello europeo.  CASE DI LUCE: IL PROGETTOL’intervento di rigenerazione urbana sostenibile a Bisceglie promuove la riqualificazione dell’area a ridosso della ferrovia, che anche essendo parzialmente urbanizzata, presentava un forte degrado a causa di alcune strutture industriali in condizioni fatiscenti ed ormai dismesse, ed a causa di una zona che, pur destinata a verde pubblico da previsione di PRG, si configurava tuttavia nella realtà come un “vuoto urbano”.  Obiettivo del progetto pugliese è restituire alla città ed ai cittadini una parte di città che costituisca un nuovo modello urbano, in grado di rigenerare l’intero quartiere, offrendo anche concrete e sicure risposte al tema della residenza passiva in area mediterranea. In alto: planovolumetrico del progetto La rigenerazione può avere luogo a seguito di un’incisiva operazione di  bonifica ambientale, dettata dalla notevole presenza di amianto, e della relativa restituzione, attraverso demolizioni ad hoc, di un layout urbano scevro da superfetazioni, che permette all’intervento di poter essere annoverato tra le sperimentazioni progettuali di architettura realmente “integrate”: un’integrazione dovuta alla nascita di un eco-parco attrezzato, che rispetta le caratteristiche morfologiche e bioclimatiche del luogo, inserendosi come un’infrastruttura ecologica che preserva un microclima naturale, ed al tempo stesso dialoga alacremente e con continuità, attraverso il boulevard attrezzato, con l’intervento residenziale che innesta nel tessuto urbano ben 61 alloggi a standard passivo, con caratteristiche formali e tipologiche differenti secondo i due modelli ivi inseriti, quali l’edificio in linea e le ville urbane. I soggetti proponenti desideravano integrare il piano di intervento sul suolo privato con la contigua maglia da destinare a giardini pubblici: condividendo questa idea di fornire alla collettività una giusta dotazione di servizi, l’Amministrazione Comunale diviene parte attiva del programma di rigenerazione urbana, seppur attraverso una quota limitata, relativa al project financing.  PECULIARITÀ DEL PROGETTOInserendosi in un contesto già urbanizzato, l’intervento risulta in grado di evitare ulteriore consumo di suolo o la realizzazione di nuove infrastrutture. Attente analisi delle condizioni bioclimatiche del sito hanno permesso di utilizzare in maniera favorevole sia gli apporti passivi solari, che quelli dei venti prevalenti, per raggiungere un’alta efficienza energetica degli edifici, “zero Energy”, per il basso impatto ambientale e per la ridotta produzione e immissione di CO2. Ciò è dovuto ai bassi consumi ed alle ridotte potenze: tutte le componenti edilizie sono state valutate secondo quanto previsto dal D.Lgs 311/2006, e attraverso i parametri di benessere termoacustico e termo-igrometrico provenienti dalla fisica tecnica ambientale. Sono proposte tecniche costruttive innovative, che velocizzeranno i tempi e renderanno necessario un ridotto apporto energetico anche durante le fasi di realizzazione del cantiere, per una sostenibilità che sia veramente a 360 gradi. In alto: schema bioclimatico di “Case di Luce” L’edificio in linea presenta in facciata parecchi volumi vetrati, che costituiscono le “serre solari” passive, tramite di mediazione tra interno ed esterno, con articolazione differente su livelli successivi, consentendo alla luce di generare ombre portate che favoriscano l’ombreggiamento delle serre sottostanti.La copertura di questo edificio, “la vela”, è inclinata appositamente in direzione Sud/Sud-Est per alloggiare, in maniera integrata, i pannelli solari e quelli fotovoltaici di ciascun appartamento, raggiungendo quasi il livello dell’autosufficienza con questo sistema attivo. Quasi in contrapposizione col carattere estroverso ed aperto dell’edificio in linea, è la realizzazione di tanti nuclei abitativi isolati, che declina il tema della “villa urbana” reinterpretandolo attraverso la distribuzione a ballatoio. Il volume esterno è trattato in maniera completamente omogenea e compatta; a ciò si contrappone la linearità dei percorsi distributivi interni, orientati su un doppio asse Nord-Est ed Sud-Ovest, che divengono veicolanti per la ventilazione naturale. Il controllo dei flussi d’aria contribuisce a realizzare un raffrescamento passivo, che grazie ad idonee schermature frangisole sui fronti caldi, ed opportuni accorgimenti tecnici ed impiantistici, contribuiscono a creare un maggior comfort percepito per ciascuna unità abitativa. L’autosufficienza energetica del complesso, dovuta ad impianti ad alta efficienza, come il solare termico per l’acqua calda ed il fotovoltaico per il riscaldamento, unitamente ad una elevata coibentazione termica ed acustica coadiuvata da impianti di ventilazione meccanica controllata, atti a garantire una elevata qualità indoor degli alloggi, consentiranno un alto contenimento dei consumi energetici. “Il progetto – spiega lo Studio Pedone – rappresenta quello che oggi è il processo urbanistico avviato nelle capitali europee ed auspicabile nelle nostre città: la sostituzione urbana di insediamenti produttivi dismessi e con una forte problematica ambientale, con edifici residenziali sostenibili a standard passivo con bassissimi consumi, cosiddetti a consumo quasi zero”.Immagini | © Pedone Working srl Leggi anche: Diogene: la mini abitazione sostenibile firmata Renzo Piano Nel giugno 2013 è stata presentata la più piccola abitazione del mondo installata nel giardino del Vitra Campus in Germania. Si tratta di Dioge Tecnologia XLAM per un’abitazione di classe energetica A+ Una casa passiva realizzata a Bione, un comune in provincia di Brescia, è il progetto ad opera dall’architetto di origini brasiliane Marçio Tol Renzo Piano senatore a vita. Quattro dei suoi migliori progetti italiani Roma, 30 agosto 2013. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha nominato quattro nuovi Senatori a vita: il direttore d’orchestra Claud Cantiere in legno: i benefici si respirano Visitare il cantiere di una casa passiva in legno è un’esperienza che sorprende per la pulizia, il silenzio, e la qualità dei materiali usati Il vincitore del premio CasaClima Awards 2013 Il primo premio della settima edizione “CasaClima Awards 2013” di Bolzano è stato assegnato al team della Pedone Working s.r.l. per la Tags: abitazione puglia riqualificazione urbana via Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici.: | Case di luce. Architettura pugliese “zero energy” È in fase di realizzazione a Bisceglie (BT) il progetto “Case di Luce-Rigenerazione Urbana Passiva e Architettura a zero Energy”, a cura del team project dello studio di architettura pugliese Pedone Working, composto dagli architetti Leo Pedone, Massimo Pedone, Annamaria Perruccio, e dall’ingegner Piero Pedone. Il gruppo di progettisti, che ha vinto a settembre l’ambito Cubo d’Oro del CasaClima Awards 2013 per il progetto di Villa Di Gioia, premiata Prosegui la lettura su: Case di luce. Architettura pugliese “zero energy” Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici. Case di luce. Architettura pugliese “zero energy” L’articolo Case di luce. Architettura pugliese “zero energy” sembra essere il primo su Bio Notizie.

Diogene: la mini abitazione sostenibile firmata Renzo Piano

Diogene: la mini abitazione sostenibile firmata Renzo Piano Diogene: la mini abitazione sostenibile firmata Renzo Piano Scritto da Nancy Da Campo Giovedì 03 Ottobre 2013 07:17 Share Nel giugno 2013 è stata presentata la più piccola abitazione del mondo installata nel giardino del Vitra Campus in Germania. Si tratta di Diogene, la mini casa sostenibile che Renzo Piano ha progettato raccogliendo le riflessioni di un’intera vita, prove e verifiche che risalgono ai tempi dei suoi studi universitari, un percorso che lo ha portato a realizzare questo prototipo di casa ecologica e auto-sostenibile. Il nome deriva dall’aneddoto del filosofo greco Diogene, il qualeabbandona il modo di vivere superficiale basato sulla materialità per vivere in una semplice e umile botte. 8 stanze in 1: la Tiny House per risparmiare suolo a New York Scopri di più sui progetti Renzo Piano LE DIMENSIONIDiogene occupa solo uno spazio di 6 mq, con una superficie calpestabile di appena 3 metri e un’altezza di 2,5 metri. Concepita per essere abitata da una sola persona, la mini abitazione di Renzo Piano presenta, in questo spazio ridotto all’essenziale, ogni tipo di comfort così da renderla piacevolmente vivibile. LE ACCORTEZZE ECOLOGICHEPiccola e completamente in grado di auto-sostenersi grazie allo sfruttamento dei cicli e delle risorse naturali, riesce ad essere completamente indipendente dalle infrastrutture e dai comuni servizi energetici offerti dalla città. L’abitazione sostenibile è stata realizzata con un tipo di legno che sarà facilmente riciclabile una volta dismessa, mentre un rivestimento esterno in alluminio protegge il legno dagli agenti atmosferici. Gli impianti tecnologici permettono la raccolta dell’acqua piovana e il suo riutilizzo, lo sfruttamento solare per la produzione di elettricità e acqua calda, sono installate finestre con doppia vetrocamera che limitano la dispersione di calore invernale e un wc biologico. Ogni impianto non è pensato da Renzo Piano come singolo, ma in una visione d’insieme tale da creare un ciclo chiuso in cui le risorse in entrata vengono sfruttate al massimo. L’INTERNOInternamente Diogene è organizzata in due spazi: uno più grande per il living convertibile a zona notte e uno ulteriormente frazionato in due zone, su un lato piccola cucina con soppalco che funge da armadio/ripostiglio e su quello opposto si collocano tanti scomparti per la pulizia del corpo, doccia e wc. Gli elementi d’arredo sono perfettamente flessibili nel modo d’utilizzo, pensati per essere ripiegabili e a scomparsa quando non utilizzati. Tutto è ridotto all’essenziale ma perfettamente funzionante e funzionale, involucro e arredi sono pensati come unità e abilmente integrati come un gioco ad incastro. Leggi anche: Tecnologia XLAM per un’abitazione di classe energetica A+ Una casa passiva realizzata a Bione, un comune in provincia di Brescia, è il progetto ad opera dall’architetto di origini brasiliane Marçio Tol Renzo Piano senatore a vita. Quattro dei suoi migliori progetti italiani Roma, 30 agosto 2013. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha nominato quattro nuovi Senatori a vita: il direttore d’orchestra Claud Cantiere in legno: i benefici si respirano Visitare il cantiere di una casa passiva in legno è un’esperienza che sorprende per la pulizia, il silenzio, e la qualità dei materiali usati Il vincitore del premio CasaClima Awards 2013 Il primo premio della settima edizione “CasaClima Awards 2013” di Bolzano è stato assegnato al team della Pedone Working s.r.l. per la Spreco e risparmio energetico in un’unica casa. L’esperimento educativo a Brescia Nata come progetto di Ambiente Parco, la “Casa eco.logica” si propone come un percorso interattivo a dimostrazione di quanto sia possibile il ris Tags: abitazione renzo piano via Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici.: | Diogene: la mini abitazione sostenibile firmata Renzo Piano Nel giugno 2013 è stata presentata la più piccola abitazione del mondo installata nel giardino del Vitra Campus in Germania. Si tratta di Diogene, la mini casa sostenibile che Renzo Piano ha progettato raccogliendo le riflessioni di un’intera vita, prove e verifiche che risalgono ai tempi dei suoi studi universitari, un percorso che lo ha portato a realizzare questo prototipo di casa ecologica e auto-sostenibile. Il nome deriva Prosegui la lettura su: Diogene: la mini abitazione sostenibile firmata Renzo Piano Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici. Diogene: la mini abitazione sostenibile firmata Renzo Piano L’articolo Diogene: la mini abitazione sostenibile firmata Renzo Piano sembra essere il primo su Bio Notizie.

APH80: un bilocale trasportabile su ruote

APH80: un bilocale trasportabile su ruote APH80: un bilocale trasportabile su ruote Share Abaton, un team di architetti madrileni ha ideato e costruito l’APH80, una casa per due persone di 27 mq, trasportabile su strada con un autocarro e posizionabile quasi ovunque. Date le modeste dimensioni il bilocale su ruote è facilmente adattabile al contesto circostante, non entrandone in contrasto. Gli obiettivi principali, che il progetto si prefigge di raggiungere, sono: benessere, equilibrio ambientale e semplicità. Gli 80 mc di abitazione sono nati da uno studio approfondito degli spazi per garantirne l’estrema funzionalità e riconoscibilità. Case su ruote: la Living Box trasportabile ed ecoefficiente Il concetto di prefabbricazione è fondamentale nell’unità residenziale trasportabile APH80, che stima un periodo di produzione pari a 4-6 settimane e un tempo di montaggio di un solo giorno. Gli schemi planimetrici sono modulari (9×3 m) e presentano una living room centrale (circa 14,00 mq) con un bagno (circa 4,50 mq) e una camera matrimoniale (circa 9,00 mq) collocate sui lati opposti. La copertura, pur essendo a doppio spiovente, presenta un’altezza di 3,50 m nel punto più alto, assicurando spaziosità e ariosità dei locali. L’intero edificio è avvolto ed isolato da una facciata ventilata di 10 cm di spessore. Lo scheletro della struttura e i rivestimenti interni in legno sono completamente costituiti da legno proveniente da foreste controllate, rendendo l’ambiente confortevole oltre che ipoallergenico. Il rivestimento esterno, invece, è composto da pannelli in trucioli di legno ricoperti da calcestruzzo grigio. All’ariosità interna del bilocale, garantita dal legno tinto di bianco, si contrappone l’uniformità della superficie esterna che attribuisce ai prospetti un’immagine chiusa e molto compatta. Tuttavia alcuni dei pannelli di rivestimento, attraverso una rotazione su perni, sono completamente apribili e lasciano ampia visibilità alle grandi vetrate scorrevoli che mettono in stretta correlazione gli ambienti interni con lo spazio circostante. I materiali utilizzati nell’APH80, oltre a conferire un senso di robustezza e stabilità, sono prevalentemente riciclabili. Il progetto futuro del team di architetti è quello di realizzare la produzione di una serie prefabbricata per questa tipologia di abitazione in base alle esigenze degli acquirenti, combinando in vari modi spazi, metrature dei locali e destinazione d’uso degli ambienti, e tra gli obiettivi della sostenibilità e della facilità e velocità di assemblaggio si inserisce anche quello di conservare un modesto prezzo di vendita che si aggirerà dai 32.000 ai 43.000 euro circa. Leggi anche: London Garden Bridge. Un ponte come un giardino sul Tamigi Dopo aver vinto il concorso di idee indetto dalla Transport for London (TfL) per migliorare i collegamenti pedonali lungo il Tamigi, il designer Ristrutturare una fattoria del XVIII secolo e trasformarla in casa con portico Porch House è una casa con portico situata nei pressi della piccola cittadina di Santa Pau (Spagna) nel Parco Naturale della Garrota Volcanic Zo Da fabbrica di ceramica a laboratorio di creatività. Il recupero di Espai Baronda Il complesso Espai Baronda è il risultato di un attento recupero di una fabbrica di ceramica abbandonata nella città di Esplugues nel Parc dels Biospheric Project. La rivoluzione verde nel cuore operoso di Greater Manchester Salford, prima periferia della città di Manchester, appena 15 minuti di cammino dai negozi del centro e la sua affollata routine. È in quel sob A Vienna il primo grattacielo certificato Passivhaus I grattacieli moderni caratterizzati da ampie superfici vetrate, elevate altezze, ampi spazi da dover riscaldare in inverno e raffrescare in esta Tags: abitazione legno spagna trasportabile via Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici.: | APH80: un bilocale trasportabile su ruote Abaton, un team di architetti madrileni ha ideato e costruito l’APH80, una casa per due persone di 27 mq, trasportabile su strada con un autocarro e posizionabile quasi ovunque. Date le modeste dimensioni il bilocale su ruote è facilmente adattabile al contesto circostante, non entrandone in contrasto. Gli obiettivi principali, che il progetto si prefigge di raggiungere, sono: benessere, equilibrio ambientale e Prosegui la lettura su: APH80: un bilocale trasportabile su ruote Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici. APH80: un bilocale trasportabile su ruote L’articolo APH80: un bilocale trasportabile su ruote sembra essere il primo su Bio Notizie.

Newsletter online ottobre 2013

Newsletter online ottobre 2013 Newsletter online ottobre 2013 Questo mese in primo piano un commento sui risultati del sondaggio pubblico dell’Unione Europea sul biologico e la certificazione. Autunno è stagione di fiere con MacFrut appena concluso e Anuga da cominciare. Sul biologico parliamo dell’ordinanza sull’influenza aviaria dell’Emilia Romagna e dell’eterno dibattito sugli ogm. … via CCPB: | Newsletter online ottobre 2013 Questo mese in primo piano un commento sui risultati del sondaggio pubblico dell’Unione Europea sul biologico e la certificazione. Autunno è stagione di fiere con MacFrut appena concluso e Anuga da cominciare. Sul biologico parliamo dell’ordinanza sull’influenza aviaria dell’Emilia Romagna e dell’eterno dibattito sugli ogm. Parliamo poi di GLOBALGAP, cotone bio e biocarburanti, il nuovo PAN sull’uso sostenibile di fitofarmaci, le direttive sulla salvaguardia delle foreste e il make up biologico. In ultimo un “Save the Date” per il convegno a Ecomondo sulla certificazione EPD delle carni di Coop. Buona lettura. Clicca sull’immagine o sui link per leggere gli articoli e nell’archivio per i numeri precedenti. Prosegui la lettura su: Newsletter online ottobre 2013 CCPB Newsletter online ottobre 2013 L’articolo Newsletter online ottobre 2013 sembra essere il primo su Bio Notizie.

Un progetto internazionale per salvare Pompei

Un progetto internazionale per salvare Pompei Un progetto internazionale per salvare Pompei Share La cronaca degli ultimi anni è stata prolifica di notizie riguardanti il sito archeologico di Pompei. Purtroppo si tratta quasi esclusivamente di notizie di crolli, degradi, abusivismi e abbandoni del patrimonio storico e culturale di questo prezioso bene. L’ultima notizia in ordine di tempo riguarda un nuovo progetto internazionale per la conservazione sostenibile, ribattezzato “Pompei Sustainable Preservation Project”, nato con l’obiettivo di salvare quel che resta dell’antica città. Pompei: crolla l’armeria della casa del gladiatore Ricordiamone solo alcuni tra i più recenti: Novembre 2010, crollo della scuola dei gladiatori; Dicembre 2010, crollo di parte della casa del Moralista; Ottobre 2011, cedimento di un pezzo di cinta muraria nei pressi di Porta Nola; Settembre 2012, crollo di una trave di sostegno degli scavi con danneggiamento del patrimonio sottostante; Luglio 2013, fermate guide abusive nel sito archeologico di Pompei; Luglio 2013, cedimento di un muro di duemila anni fa del Teatro Piccolo. In alto: una trave crollata in copertura Pompei si sta lentamente, o forse non poi così lentamente, distruggendo.Numerosissimi negli anni gli appelli del Fondo Ambiente Italiano, del Ministero dei Beni Culturali e del Presidente della Repubblica, ma la situazione non è ancora stata risolta.Pompei è già stata oggetto di un’iniziativa, denominata Grande Progetto Pompei, promossa dai ministeri dei Beni Culturali, della Ricerca, dell’Istruzione e dell’interno, iniziata nell’Aprile del 2012 e tutt’ora in corso. Un nuovo progetto internazionale è stato però annunciato e avrà inizio l’estate prossima, per una durata di dieci anni. Il nuovo piano per salvare l’antica città prende il nome di “Pompei Sustainable Preservation Project” ed è promosso dal Fraunhofer-Institut für Bauphysik Ibp, dall’Istituto di restauro della Technische Universität di Monaco di Baviera (Tum) e dall’International Center for the Study of the Preservation and Restoration of Cultural Property (Iccrom), con la partecipazione dell’Istituto per i beni archeologici e monumentali del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibam-Cnr) di Catania. Gli interventi previsti andranno a completare ed ampliare quelli già stabiliti dal precedente Grande Progetto Pompei.Il piano di ricerca vuole studiare e sperimentare nuovi metodi per il restauro e la conservazione dei beni archeologici presenti nel sito, sfruttando competenze e professionalità nuove, che potranno poi essere utilizzate e applicate in altri campi e in altri siti archeologici. Daniele Malfitana, direttore del Ibam-Cnr dice infatti: “Formeremo in loco una nuova generazione di ricercatori e restauratori provenienti da diversi paesi che si confronteranno con gli esperti del settore. Le best practices messe in campo per Pompei potranno essere poi impiegate in altri siti”. Le attività previste comprendono diagnostica, prospezioni geofisiche, telerilevamenti, bioarcheologia, archeometria dei manufatti, restauro di pitture, sistemi informativi territoriali e carte del rischio, il tutto adeguatamente documentato e comunicato per la salvaguardia del patrimonio archeologico. Si prevede inoltre l’inserimento di nuove aree verdi, compatibili con la struttura degli antichi giardini.Il progetto prevede dunque la costituzione di un centro di eccellenza, che potrà fare da punto di riferimento per altri siti archeologici italiani ed internazionali. Leggi anche: Un’intera città realizzata all’insegna della sostenibilità in Giappone A Fujisawa, a 50 km da Tokyo, il grande colosso Panasonic ha ottenuto l’autorizzazione per procedere alla costruzione di un’intera città rea Batteria ecologica: l’energia viene dal legno Dall’Università del Maryland arriva la “batteria di legno”. Non è fantascienza nè bricolage, ma una ricerca che sta testando la cap Adottato il PPTR Puglia: dov’è la tutela del territorio? Come era inevitabile il PPTR Puglia appena adottato ha destato malcontenti, a volte mossi più dall’apprensione che dalla dovuta comprensione d Il corso di laurea per imparare a progettare smart cities Dalla collaborazione tra l’Università Iuav di Venezia e l’Università degli Studi di Palermo nasce il corso di laurea magistrale in “Innov [im]possible living: l’archivio online degli edifici abbandonati Scheletri di edifici, palazzetti abbandonati o interi borghi caduti in disgrazia cercasi! È l’appello di [im]possible living rivolto ai c Tags: archeologia via Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici.: | Un progetto internazionale per salvare Pompei La cronaca degli ultimi anni è stata prolifica di notizie riguardanti il sito archeologico di Pompei. Purtroppo si tratta quasi esclusivamente di notizie di crolli, degradi, abusivismi e abbandoni del patrimonio storico e culturale di questo prezioso bene. L’ultima notizia in ordine di tempo riguarda un nuovo progetto internazionale per la conservazione sostenibile, ribattezzato “Pompei Sustainable Preservation Project”, nato Prosegui la lettura su: Un progetto internazionale per salvare Pompei Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici. Un progetto internazionale per salvare Pompei L’articolo Un progetto internazionale per salvare Pompei sembra essere il primo su Bio Notizie.

La progettazione del paesaggio in Italia

La progettazione del paesaggio in Italia La progettazione del paesaggio in Italia Share La pubblicazione “Spazi verdi Giardini Terrazze”, complementare al Manuale per progettare in Italia a cura di Filippo Marsigli, ha l’obiettivo di presentare gli interventi paesaggistici a piccola scala più interessanti del panorama italiano contemporaneo. Ricordando che questo, come asserisce lo stesso curatore, è il paese forse più connotato da una matrice fortemente antropica del paesaggio. La selezione dei progetti, realizzati da 27 studi di architettura e paesaggio italiani, è suddivisa secondo tre temi principali: Parchi, Piazze e spazi pubblici, Giardini e terrazzi privati.   Progettare spazi verdi, giardini  e terrazze: il primo volume della collana La progettazione di giardini pensili e terrazze in centri storici, piscine e ingresso a cappelle, aree pertinenziali di studi e ville storiche, parchi pubblici e piazze: infraluoghi rimodellati e inverditi per una riappropriazione sapiente ed ecologica del territorio e del paesaggio.In alto: Piazza Pirola, Gorgonzola (MI), arch. Chiara Locardi  BREVI INTERVISTE AD ESPERTI DEL PAESAGGIOPaolo Pejrone, Patrizia Pozzi, Luca Baroni, Clare Littlewood e  Enrica dall’Ara sono chiamati  a confronto con brevi e significative interviste sulla progettazione e il ruolo del paesaggista nella trasformazione della città contemporanea, su una possibile interazione con l’architetto e sul tema della sostenibilità.  Il giardiniere che sa di latinoOggi l’architetto paesaggista, come suggeriva Adolf Loos, è un “giardiniere che sa il latino” che deve confrontarsi con l’imponente tradizione nazionale delle ville rinascimentali, gli straordinari parchi ottocenteschi e giardini all’italiana. Artefici di micro-paesaggi contemporanei, i progettisti selezionati nel volume sono accomunati da una conoscenza sensibile e critica del territorio, che si traduce in una scelta accurata del disegno d’insieme, dei dettagli costruttivi e dei materiali.   Sui comuni denominatori del miglioramento delle condizioni micro-climatiche dell’ambiente, del recupero della biodiversità e della riqualificazione funzionale ed evocativa del paesaggio antropizzato, i progetti sono sempre soluzioni fuori dagli standard, all’avanguardia proprio perché radicati con la storia e la tradizione del luogo. Panorama italianoIn Italia la panoramica ricca e diversificata, come mosaico messo a sistema, mostra giustapposizioni materiche (la scala in vetro-resina e terra nel bosco a Levanto-Bonassola del CZstudio, gli inserti in corten tra i vari elementi litici della Piazza Pirola dell’arch. Chiara Locardi,  acqua e pietra per la piazza/giardino Ghigi di Enrica dall’Ara) calibrate tessiture cromatiche,  come le campiture verdi tra elementi vivaci o neutri, utopie di spazi fioriti e verdeggianti. Sedute, piani d’acqua tra zone d’ombra, pieghe telluriche e colline erbose: ciascun elemento progettuale che compone e caratterizza questi spazi privilegiati è pensato come fine intervento antropico connesso al genius loci. I progetti sono sapientemente descritti con un breve testo, una scheda tecnica, fotografie e dettagli costruttivi. Così è possibile un’approfondita conoscenza e comprensione delle scelte progettuali, delle specie vegetali e dei materiali sia sotto il profilo estetico che tecnico. L’autoreFilippo Marsigli, laureato presso l’Università di Bologna in Agraria, si è trasferito a Londra per un corso di specializzazione in Architettura del Paesaggio presso l’Inchbald School of Design  e ha collaborato con lo studio The Master Gardeners design consultant and landscape contractors con John Plummer e Andrew Perley. Sempre a Londra fonda il proprio studio nel 1998. L’anno successivo si trasferisce in Italia, collaborando come socio presso lo Studio Creative. Dal 2007 come socio fondatore di FrassinagoLab, oggi MarsigliaLab, si  occupa di progettazione, recupero paesaggistico e, a diversa scala, pianificazione territoriale. Tra i progetti da segnalare: la riqualificazione del waterfront della Libertà di Riccione, il restauro dei giardini di ville storiche emiliane, come Villa Altura, Villa Guastavillani, Villa Piedimonte e Palazzo Bentivoglio a Bologna, Palazzo Romagnoli a Cesena, Palazzo Rota a Ravenna. Attualmente è professore a contratto presso la Facoltà di Agraria dell’Università  di Bologna. SommarioIntroduzioneLa progettazione del verde: esperti a confrontoProgetti e realizzazioni in Italia:ParchiPiazze e spazi pubbliciGiardini e terrazzi privatiMicro paesaggi Fonti iconograficheStudi e progettisti Scheda tecnica del libroTitolo: Spazi verdi Giardini Terrazze Progetti e realizzazioni in Italia (Volume 2)Formato: 23,5 x29,5Editore: Utet Scienze tecnicheCuratore: Filippo MarsigliPrima edizione: 2012Pagine: 216Autori: VariISBN: 9788859808367 EstrattoLa selezione di progetti qui presentati non si lega esclusivamente ad una lettura “moderna” della composizione contemporanea, ma vuole riferirsi in modo particolare ad una più ampia e complessa visione “naturalistica” del progetto di paesaggio, soprattutto nell’ambito privato, sfera nella quale gli ambiti gestionali e di impatto ambientale possono essere trattati con particolare innovazione.   Acquista il libro  Leggi anche: Progettare spazi verdi, giardini e terrazze in Italia Realizzare un giardino o, più in generale, fare paesaggio, comporta una modificazione e/o gestione delle caratteristiche di un territorio, al fi Progettare l’efficienza degli edifici La procedura per la Certificazione di Sostenibilità consiste nel produrre due Certificati, rispettivamente consistenti nel Certificato di Soste Costruire l’ambiente. Gli strumenti e i metodi della progettazione ambientale “Costruire l’ambiente”, testo scritto da Marco Casini ed edito nel 2009, indaga metodi e strumenti per una corretta progettazione dell’or Natural design, quando il verde diventa parte vivente del progetto Nel green design il verde è inteso come materiale che compone oggetti o mobili di uso comune, idonei sia per spazi pubblici che privati Qual è il valore economico degli alberi? Spesso diventa necessario calcolare il valore economico di un qualsiasi bene per una ben nota regola: nella nostra società conoscendo il valor Tags: giardini libro via Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici.: | La progettazione del paesaggio in Italia La pubblicazione “Spazi verdi Giardini Terrazze”, complementare al Manuale per progettare in Italia a cura di Filippo Marsigli, ha l’obiettivo di presentare gli interventi paesaggistici a piccola scala più interessanti del panorama italiano contemporaneo. Ricordando che questo, come asserisce lo stesso curatore, è il paese forse più connotato da una matrice fortemente antropica del paesaggio. La selezione Prosegui la lettura su: La progettazione del paesaggio in Italia Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici. La progettazione del paesaggio in Italia L’articolo La progettazione del paesaggio in Italia sembra essere il primo su Bio Notizie.

Reliquie ferroviarie e aree attrezzate: il parco Gleisdreieck a Berlino

Reliquie ferroviarie e aree attrezzate: il parco Gleisdreieck a Berlino Reliquie ferroviarie e aree attrezzate: il parco Gleisdreieck a Berlino Share Un gruppo di skater armati di tavole e mountain bike e, poco più in là, ballerini di tango e ancora, famiglie turche che fanno sostanziosi picnic. Siamo a Berlino nel parco am Gleisdreick, davvero abbastanza grande per tutti, specie dopo il completamento nel maggio 2013: 26 ettari di verde e aree attrezzate tra le reliquie ferroviarie di due distretti fortemente edificati, Kreuzberg e Schöneberg. Il nome dell’area, triangolo delle rotaie, denuncia l’origine quale intersezione di tre linee ferroviarie che, a partire della metà del XIX secolo, tagliano la città, garantendo il trasporto di merci e persone.   La linea ferroviaria si fa giardino: riqualificazione urbana a New York  L’Atelier Loidl, firmatario del progetto, gioca con il fascino delle reliquie ferroviarie, preservando le specie ruderali dovute a sei decenni di assenza umana e diversifica aree verdi, di relax e sport. Gleisdreieck si differenzia, così, dagli altri 35 parchi presenti a Berlino per la sua particolare storia, estensione, varietà di utenti e servizi offerti.  DESCRIZIONE DELL’INTERVENTOIl Dipartimento per lo Sviluppo Urbano di Berlino, rappresentato dalla societàGrün Berlin GmbH, apre nel 2006 una competizione vinta, in prima e seconda fase, dallo studio berlinese Atelier Loidl. La strategia adottata è, fin dall’inizio, di coinvolgere la comunità locale nella realizzazione del parco Gleisdreieck e di rispettare le infrastrutture presenti (le linee ferroviarie), realizzando una zona di connessione e di risarcimento alla cementificazione e gentrificazione. La partecipazione ed integrazione delle richieste dei cittadini nella pianificazione del luogo, permettono di bonificare la zona e caratterizzarla come luogo di incontro e convivialità. Il risultato è un’enorme oasi pubblica naturale, accessibile a tutte le ore, nel cuore pulsante di Berlino; un mix di natura e spazi a scala ridotta, circondata da palazzoni vecchi e nuovi, solcata continuamente da una linea ad alta velocità che offre, a tutte le ore, una prospettiva insolita e variegata.  DESCRIZIONE DEL PARK AM GLEISDREICKIl vecchio tracciato della linea ferroviaria nord-sud divide il parco in due aree, l’Ostpark e il Westpark. Lungo questa direttrice compaiono in successione zone di ghiaia naturali con pietre scure, habitat per coleotteri e lucertole, superfici piane asfaltate per il basket e concave per lo skate.A sud,le colonne di ghisa che supportano ben 15 ponti (patrimonio monumentale dal 1993), segnano il confine dell’area con il sottopassaggio Yorckstrasse, dove vi sono le larghe scalinate in corten e la lunga rampa di accesso al parco. Altro ingresso, è la Möckerpromenade, lungo la quale si incontrano gli edifici del Museo della Tecnologia Tedesca e il Museo del Parco Bohnsdorfer. Qui spiccano imprevedibilmente, in mezzo alla natura, due mulini a vento.  L’Ostpark, aperto al pubblico nel settembre 2011, è definito attorno ad una vastissima area centrale trattata a prato verde. Da est a ovest, un sentiero di cemento lo chiude mentre, da nord a sud, compaiono coppie di linee ferroviarie.Un fitto boschetto è caratterizzato da nuove e vecchie specie di aceri, querce, betulle e alberi di limoni. Grandi portali rettangolari come altalene, collinette di sabbia e tronchi d’albero rappresentano i diversi scenari per il gioco, una collezione elegante di aree ricreative. Invece, le lunghissime panche di legno e la pavimentazione dai bordi arrotondati, sottolineano l’apertura verso il vasto prato centrale, immancabile presenza in tutti i parchi nord-europei. La suddivisione geometrica e sobria della vasta zona è data da cambi dei materiali e colori, sabbia, ghiaia, pietrisco, cemento, legno. Il Westpark, recentemente completato, offre lunghe scalinate in legno, collinette artificiali verdi per skateboard con percorsi tracciati o buchi con reti per saltare. E, ancora, un enorme prato verde centrale. Giardini di rose e piccoli orti recintati con casette, rappresentano, invece, la dimensione più raccolta e partecipativa delle comunità locali, soprattutto bosniaci, ma in completa armonia con il resto del parco. Persone che corrono o fanno sport, coppie multietniche ed amanti della lettura;generazioni e gruppi sociali, la cui mescolanza è una chiara testimonianza del successo di un modello di città sostenibile ed in armonia con la natura. Eppure i protagonisti silenti rimangono i binari, i segnali e le piattaforme in acciaio arrugginiti, su cui cresce la vegetazione spontanea. Da postazioni di controllo per gli scambi, caratterizzano il genius loci come testimonianze poetiche e davvero suggestive.  CENNI STORICI DEL PARK AM GLEISDREICKA nord della riva sinistra del canale Landewehr, a separazione dei quartieri Kreuzeberg e Shöneberg, Gleisdreick nasce nel 1912 proprio nel punto in cui i treni in direzione nord-sud s’incrociano con quelli provenienti da ovest verso est. Dresdner Bahnhof (1875-1882), Potsdamer Bahnhof (1838-1944) e Anhalter Bahnhof (1839-1952) sono le tre stazioni ferroviarie presenti nell’area. Dopo una serie di gravi incidenti, si ritiene opportuno progettare un nuovo incrocio di scambio e si sollevano le linee ferroviarie rispetto il piano stradale. L’area, adibita a trasporto merci, ospita magazzini e stazioni; ma con il graduale disuso delle infrastrutture e ridimensionamento delle attività commerciali durante la II guerra mondiale, la zona diviene sempre più trascurata fino a divenire, nel 1945, discarica e terra di nessuno. A testimoniarne l’esistenza, solo la stazione U-Bahn che la continua a percorrere. Dopo la II guerra mondiale, solo la parte est continua ad essere utilizzata ed è lo stesso Museo della Tecnologia a richiamare attenzione e visitatori. Il resto dell’area è, invece, dismessa, poiché con la costruzione del muro diventa sempre meno conveniente mantenere linee poco utilizzate e vengon chiusi moltissimi binari. La vegetazione, indisturbata, si sviluppa creando, così, un ricco ecosistema naturale. Dopo la caduta del muro di Berlino e con l’unificazione della città, l’area diviene punto strategico, richiedendo un’impellente soluzione sia per lo stato di abbandono e come cucitura tra i due distretti fortemente urbanizzati. Nel ’70 le comunità locali propongono alcune idee, ma solo nel 1997 lo Stato di Berlino trova un accordo con la società proprietaria della ferrovia, realizzando il parco.  ACCESSIBILITÀ DELLE OASI NATURALIAccessibile ad ogni ora e da vari punti, senza sorveglianza o telecamere, Glesdreieck è stato oggetto di atti di vandalismo e graffiti che, considerando la recente apertura e la notevole estensione, pesano moltissimo sul bilancio pubblico. A causa del forte dislivello dagli accessi del parco rispetto l’intera superficie, sarebbe facile realizzare chiusure o recinzioni. Per volere dei progettisti e dello stesso Dipartimento per lo Sviluppo Urbano, e sicuramente in linea con la vocazione e storia del parco, rimarrà ancora aperto ed accessibile. Proprio come il parco naturale Südgelände di Schöneberg e il Görlitzer di Kreuzberg, il Gleisdreieck è esempio di riconfigurazione di una vasta area ferroviaria dismessa. Alla dolce scoperta di binari o tracce passate in mezzo ad alti alberi o vegetazione selvaggia, segue il piacere di rilassarsi in un ampio spazio e di conoscere, giorno dopo giorno, i mille volti e lingue che rendono Berlino unica.Foto | © Julien Lanoo Leggi anche: Parco Portello: un’oasi verde alle porte di Milano Parco Portello è il nuovo parco situato nella zona nord-ovest di Milano, in corrispondenza dell’ex area industriale dell’Alfa Romeo. Un’oasi v Il tunnel verde dove giurare amore eterno. Il progetto della galleria vegetale in Ucraina Uno degli attrattori naturalistici più rinomato in Ucraina è di certo il tunnel dell’amore, così definito perchè un’antica leggenda nar Not a cornfield. La Land art che ricompone la città di Los Angeles Not a Cornfield è un allestimento temporaneo, una scultura viva dalla forma di un campo di grano che si propone di ricomporre attraverso un oper “Paesaggio del rifiuto”: il parco verde da una grande discarica E’ possibile associare l’immagine di una discarica al concetto di sostenibilità e di rispetto ambientale? E’ possibile dar vita ad un prog Da montagna di rifiuti a parco verde: riconversione della discarica di Tel Aviv Il sito di Hiriya, Tel Aviv, ha ricevuto rifiuti e lavorato come discarica dal 1952 al 1999. Durante questo tempo si è formata una montagna che Tags: berlino ferrovie dismesse parco via Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici.: | Reliquie ferroviarie e aree attrezzate: il parco Gleisdreieck a Berlino Un gruppo di skater armati di tavole e mountain bike e, poco più in là, ballerini di tango e ancora, famiglie turche che fanno sostanziosi picnic. Siamo a Berlino nel parco am Gleisdreick, davvero abbastanza grande per tutti, specie dopo il completamento nel maggio 2013: 26 ettari di verde e aree attrezzate tra le reliquie ferroviarie di due distretti fortemente edificati, Kreuzberg e Schöneberg. Il nome Prosegui la lettura su: Reliquie ferroviarie e aree attrezzate: il parco Gleisdreieck a Berlino Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici. Reliquie ferroviarie e aree attrezzate: il parco Gleisdreieck a Berlino L’articolo Reliquie ferroviarie e aree attrezzate: il parco Gleisdreieck a Berlino sembra essere il primo su Bio Notizie.

CCPB – newsletter online settembre 2013

CCPB – newsletter online settembre 2013 CCPB – newsletter online settembre 2013 Biologico 2.0 La Fiera SANA di Bologna è l’occasione per fare il punto sullo stato di salute del biologico italiano. Il settore continua a crescere. Dalle anticipazione del MIPAAF (dati Sinab) uscite qualche settimana fa, che saranno oggetto di approfondimento proprio in occasione di SANA, aventi per oggetto i dati produttivi… via CCPB: | CCPB – newsletter online settembre 2013 Biologico 2.0 La Fiera SANA di Bologna è l’occasione per fare il punto sullo stato di salute del biologico italiano. Il settore continua a crescere. Dalle anticipazione del MIPAAF (dati Sinab) uscite qualche settimana fa, che saranno oggetto di approfondimento proprio in occasione di SANA, aventi per oggetto i dati produttivi a dicembre 2012, emerge rispetto al… (continua…) SANA 2013, tra esposizione e divulgazione Tra pochissimi giorni il SANA di Bologna. Dal numero di articoli dedicati in questa newsletter, potete misurare l’importanza del salone del biologico e del benessere. Per questa edizione 2013 saremo presenti con tre convegni e due stand nell’area dedicata all’alimentare (pad. 32 a5/c6) e alla cosmesi (pad. 35 a23/b24). (continua…) CONVEGNI – SANA 2013 SANA 2013: il biologico sfamerà il mondo? È la cruciale domanda di apertura di uno dei tre convegni che segnano la partecipazione di CCPB e Consorzio il Biologico a SANA 2013, il salone internazionale del biologico e del naturale. “Il biologico ha l’ambizione di dare una risposta su come sfamare il mondo senza devastarlo – dice Lino Nori, presidente del Consorzio -… (continua…) Dalla chimica verde al cosmetico biologico La cosmesi negli ultimi anni vuole essere più verde anche nei processi chimici che la definiscono e sono parte della cosmesi biologica. La cosiddetta “chimica verde”, a impatto ambientale ridotto, con prodotti più vicini, sarà argomento del convegno da CCPB e SISTE (Società Italiana Scienze e Tecniche Erboristiche) Consorzio il Biologico per SANA 2013. L’appuntamento… (continua…) Sostenibilità e biodiversità: due facce della stessa medaglia? L’attività umana deve imparare a rendere dolce il suo impatto sulla variabilità di forme viventi ed ecosistemi del pianeta. Come? Ne parleremo a “Biodiversità e sostenibilità, due facce della stessa medaglia?”, il convegno organizato da CCPB e Consorzio il Biologico per SANA 2013. L’appuntamento è per sabato 7 settembre, ore 15 – 17 a Bologna… (continua…) Regolamenti e decreti bio: aggiornato il testo coordinato di CCPB Come di consueto, agosto si presta all’aggiornamento periodico del testo coordinato di CCPB, elaborato sulla base di tutti i regolamenti comunitari e dei decreti di attuazione adottati dalla nostra Autorità competente per il settore della produzione biologica. (continua…) Vino e ausiliari di fabbricazione bio Siamo ormai nel pieno della campagna di raccolta delle uve e, ad un anno ormai dall’entrata in vigore del regolamento sul vino biologico può essere utile fare il punto su un particolare aspetto di tale regolamento, in particolare quello richiamato dall’art. 29 quater del Reg. 889/2008 “Uso di taluni prodotti e sostanze” per l’elaborazione di… (continua…) Disposizioni doganali in materia di import di prodotti bio Recentemente, prima della pausa estiva, ed al fine di garantirne la massima diffusione, il Ministero ha trasmesso, con nota n. 34011 del 7 agosto 2013, alle Autorità Regionali e Province Autonome ed agli Organismi di certificazione, le ultime disposizioni adottate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli relative alle procedure doganali da adottarsi ai fini dell’immissione… (continua…) CCPB partecipa al progetto EU Irm-organic con il questionario per gli ispettori del biologico Continua l’attività di CCPB nello svolgimento del progetto europeo IRM-organic di durata triennale, nell’ambito della Formazione Permanente ed avente come obiettivo la formazione degli ispettori del settore della produzione biologica in merito agli strumenti per una corretta gestione del rischio. (continua…) Agriqualità: rinnovata l’autorizzazione a CCPB Agriqualità è il marchio registrato dalla Regione Toscana per identificare e promuovere i prodotti agroalimentari ottenuti con tecniche di agricoltura integrata da parte di aziende che richiedono ad un organismo di controllo autorizzato la certificazione. (continua…) GLOBALGAP: pubblicata la check ridotta per le opzioni 1 GLOBALGAP ci informa della pubblicazione online di una nuova check list nella quale è prevista una riduzione nel numero di punti di controllo da verificare, rispetto al modulo utilizzato in fase di mantenimento della certificazione. (continua…) Coniugare sostenibilità e biodiversità: un approccio agronomico Sostenibilità e biodiversità, sono due termini spesso fraintesi o non completamente compresi ma che allo stesso tempo sono ormai entrai nel linguaggio comune. Pochi però conoscono il loro vero significato e soprattutto la loro stretta correlazione. Ciò è dovuto al fatto che, al di là di attività, subito etichettate come greenwashing, poco si è fatto… (continua…) Aggiornato lo standard CCPB per la cosmesi biologica Lo scorso 27 Giugno, a seguito dell’incontro del Gruppo Tecnico Scientifico, sono state apportate alcune modifiche ed integrazioni alle norme per la certificazione dei cosmetici biologici e dei cosmetici naturali, la cui revisione è prevista per fine 2013. (continua…) La linea Bimbio I provenzali bio a SANA Kids Tra le molteplici attività previste per SANA, SANA KIDS è la mostra “creativa e interattiva dedicata alla sana alimentazione, alla cultura del benessere e del gioco intelligente”. Attraverso il racconto di sei storie viene così presentata un’intera sezione dedicata ai bambini. (continua…) Il bio make up di Montalto a SANA 2013 Come da felice tradizione Bellezza Bio Montalto organizzarà per Sana (pad. stan Consorzio il Biologico), tre giorni di corsi Bio Make up. Micaela Mazzoli, make up artist e personal trainer naturopatico, mostrerà tecniche e consigli al pubblico che potrà provarne immediatamente l’efficacia. (continua…) Anuga 2013: Colonia, dal 5 al 9 ottobre CCPB e Consorzio il Biologico partecipano ad Anuga, il più grande appuntamento mondiale dell’agroalimentare, dal 5 al 9 di Ottobre a Colonia. Di grande rilievo, come sempre, alcune cifre: la fiera occuperà uno spazio espositivo di 284.000 metri quadri, occupati al completo da circa 7000 espositori da un centinaio di paesi. La scorsa edizione si… (continua…) Seguici Segui CCPB su: Regione Veneto e Provincia Trento – Deroga all’impiego del rame in viticoltura 2013 Con il Decreto n. 116 del 9 agosto 2013 la Regione Veneto ha approvato la procedura per l’accesso al regime di deroga per l’impiego del rame in agricoltura biologica limitatamente alla coltivazione della vite per l’anno 2013. (continua…) Biologico vs Convenzionale: biodiversità e lotta ai parassiti Da oltre un secolo, pratiche agronomiche intensive, incentrate sul sovrasfruttamento delle risorse naturali, hanno portato ad una significativa perdita di biodiversità degli ecosistemi agricoli. Eppure la natura ha da sempre offerto agli agricoltori efficienti servizi gratuiti, come l’impollinazione e la lotta biologica ai parassiti; valide armi brandite dall’uomo ormai da diecimila anni, messe in crisi… (continua…) Sistemi di rintracciabilità certificati anche per il biologico La progettazione e la gestione dei sistemi di rintracciabilità efficaci e precisi dei prodotti nelle filiere agro-alimentari è oggi un’esigenza strategica per tutte le aziende del settore: assumono sempre più di frequente il ruolo di strumento valido per garantire al consumatore particolari caratteristiche di ottenimento delle materie prime agricole utilizzate e dei processi produttivi che… (continua…) Approccio LCA per un Tessile sempre più innovativo L’approccio LCA (Life Cycle Assessment) utilizzato per valutare la sostenibilità del prodotto tessile sta prendendo sempre più piede. Una serie di notizie confermano l’interesse da parte di diversi gruppi industriali volti alla riduzione degli impatti ambientali prodotti lungo i processi produttivi manifatturieri. L’esempio più importante è quello di Radici Chimica che ha sottoscritto un accordo… (continua…) I giovani agricoltori sostenuti dalla Nuova Pac I giovani italiani pensano sempre più all’agricoltura per il loro futuro, sia come opportunità professionale che come scelta di vita. Lo riporta un recente rapporto Coldiretti: spesso i giovani sono attratti dalle nuove opportunità professionali e dal desiderio di abbandonare i ritmi metropolitani per intraprendere uno stile di vita diverso, più sano e a contatto… (continua…) Lo Stato dell’agricoltura italiana 2013 È stato presentato il rapporto di INEA sullo stato dell’Agricoltura italiana. Oltre a delineare il quadro del sistema agricolo e agro-alimentare, illustra i contenuti del recente accordo sulla riforma della Politica Agricola Comunitaria, che guiderà l’agricoltura fino al 2020, evidenziando le implicazioni per il nostro Paese (sulla Pac leggi anche qui). (continua…) MACFRUT, da Cesena a tutto il mondo CCPB srl e il Consorzio il Biologico saranno presenti al MacFrut, edizione 2013 dal 25 al 27 settembre a Cesena. Un appuntamento a cui non si può mancare e che vedrà l’allestimento di uno spazio espositivo al padiglione G, stand 71. (continua…) INOLTRE Sul tessile biologico l’Europa perde un’opportunità Newsletter Il Biologico – settembre 2013 Prosegui la lettura su: CCPB – newsletter online settembre 2013 CCPB CCPB – newsletter online settembre 2013 L’articolo CCPB – newsletter online settembre 2013 sembra essere il primo su Bio Notizie.

SANA Salone Internazionale del Biologico e Naturale

SANA Salone Internazionale del Biologico e Naturale SANA Salone Internazionale del Biologico e Naturale Sono venticinque le candeline sulla“torta di compleanno”che spegnerà quest’anno SANA2013,il Salone Internazionale del Biologico e del Naturale, l’unica manifestazione fieristica nel nostro paese dedicata esclusivamente al biologico certificato. TRE SETTORI ESPOSITIVI. Organizzato da BolognaFiere, in collaborazione con Federbio, con il patrocinio del Ministero delle Politiche … via Giardinauta!! Coltivando il tuo pollice verde….: | SANA Salone Internazionale del Biologico e Naturale Sono venticinque le candeline sulla“torta di compleanno”che spegnerà quest’anno SANA2013,il Salone Internazionale del Biologico e del Naturale, l’unica manifestazione fieristica nel nostro paese dedicata esclusivamente al biologico certificato. TRE SETTORI ESPOSITIVI. Organizzato da BolognaFiere, in collaborazione con Federbio, con il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ,SANA 2013 è articolato in tre i settori espositivi. Nei padiglioni dedicati all’Alimentazione saranno esposti solo prodotti alimentari biologici certificati(la valutazione delle… Entra nel blog per leggere tutto l’articolo ….. Prosegui la lettura su: SANA Salone Internazionale del Biologico e Naturale Giardinauta!! Coltivando il tuo pollice verde…. SANA Salone Internazionale del Biologico e Naturale L’articolo SANA Salone Internazionale del Biologico e Naturale sembra essere il primo su Bio Notizie.

Tempo di compost….

Tempo di compost…. Tempo di compost…. Questo è il momento migliore per preparare un compost a cumulo aperto, cioè in pieno campo. Sebbene tale tecnica si possa usare tutto l’anno, il momento in cui il sole è più forte dà una partenza più rapida della fermentazione del cumulo. Preparatelo come abbiamo spiegato molte volte, con … via Giardinauta!! Coltivando il tuo pollice verde….: | Tempo di compost…. Questo è il momento migliore per preparare un compost a cumulo aperto, cioè in pieno campo. Sebbene tale tecnica si possa usare tutto l’anno, il momento in cui il sole è più forte dà una partenza più rapida della fermentazione del cumulo. Preparatelo come abbiamo spiegato molte volte, con uno strato di legnetti sul fondo, e alternando rifiuti più umidi a rifiuti più secchi. Potete aggiungere del letame, di qualsiasi tipo, ma meglio suino o bovino (non perché siano di migliore qualità ma perché meno caldi di quello equino fresco). Se aggiungete pollina fresca, distribuitela in strati sottili… Entra nel blog per leggere tutto l’articolo ….. Prosegui la lettura su: Tempo di compost…. Giardinauta!! Coltivando il tuo pollice verde…. Tempo di compost…. L’articolo Tempo di compost…. sembra essere il primo su Bio Notizie.

A Castello Quistini Olimpia Biasi

A Castello Quistini Olimpia Biasi A Castello Quistini Olimpia Biasi A Castello Quistini Olimpia Biasi con “LAGAPANTODILUCHINO e altre storie vegetali nel giardino di Olimpia” All’interno della dimora franciacortina mostra e presentazione del libro di Olimpia Biasi “LAGAPANTODILUCHINO e altre storie vegetali nel giardino di Olimpia”, ed. Compiano Editore – sabato 31 agosto, ore 18.00 Olimpia Biasi (immagine a sinistra)… via Giardinauta!! Coltivando il tuo pollice verde….: | A Castello Quistini Olimpia Biasi A Castello Quistini Olimpia Biasi con “LAGAPANTODILUCHINO e altre storie vegetali nel giardino di Olimpia” All’interno della dimora franciacortina mostra e presentazione del libro di Olimpia Biasi “LAGAPANTODILUCHINO e altre storie vegetali nel giardino di Olimpia”, ed. Compiano Editore – sabato 31 agosto, ore 18.00 Olimpia Biasi (immagine a sinistra), non è solo un’artista trevigiana apprezzata e nota anche all’estero, è stata ospite alla Biennale di Venezia 2011 ed è di nuovo presente con le sue opere alla Biennale 2013, il suo carattere, la sua fantasia, la sua… Entra nel blog per leggere tutto l’articolo ….. Prosegui la lettura su: A Castello Quistini Olimpia Biasi Giardinauta!! Coltivando il tuo pollice verde…. A Castello Quistini Olimpia Biasi L’articolo A Castello Quistini Olimpia Biasi sembra essere il primo su Bio Notizie.

Legni più resistenti se trattati sottovuoto. Il progetto del CNR-Ivalsa

Legni più resistenti se trattati sottovuoto. Il progetto del CNR-Ivalsa Legni più resistenti se trattati sottovuoto. Il progetto del CNR-Ivalsa Il centro di ricerca CNR-Ivalsa di San Michele all’Adige, ovvero l’Istituto per la Valorizzazione del Legno e delle Specie Arboree, dopo cinque anni di ricerche ha messo a punto e pubblicato il progetto Thermovacuum. Il Termovuoto è uno speciale processo volto alla creazione di una nuova generazione di legni più resistenti, specialmente il legno di abete rosso, caratterizzato via Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici.: | Legni più resistenti se trattati sottovuoto. Il progetto del CNR-Ivalsa Share Il centro di ricerca CNR-Ivalsa di San Michele all’Adige, ovvero l’Istituto per la Valorizzazione del Legno e delle Specie Arboree, dopo cinque anni di ricerche ha messo a punto e pubblicato il progetto Thermovacuum. Il Termovuoto è uno speciale processo volto alla creazione di  una nuova generazione di legni più resistenti, specialmente il legno di abete rosso, caratterizzato da maggiori parametri di resistenza e durabilità e da un miglior aspetto estetico.  Legno vs calcestruzzo: chi vince la sfida della sostenibilità?        GLI ASPETTI TECNICIIl nome Termovuoto deriva dal fatto che i resistenti legni ottenuti dal processo risultano privi dell’acqua e dell’umidità in essi contenute.Il processo, coperto da tre brevetti, esclude l’utilizzo di qualsiasi sostanza chimica.“Il Termovuoto combina un processo di essiccazione sottovuoto ad alta efficienza energetica e un trattamento termico, con l’obiettivo di offrire un prodotto ecologico, a basso impatto ambientale, conveniente e di alta qualità”, spiega Ottaviano Allegretti, responsabile del laboratorio Labess di Cnr-Ivalsa e della parte scientifica del progetto. E aggiunge: “Grazie a questa tecnologia è possibile fornire a specie legnose come l’abete rosso, dominante in Trentino e nell’arco alpino, caratteristiche tipiche dei legni tropicali che vengono anche per questo importati, quali una spiccata piacevolezza estetica e particolari doti di durabilità non presenti nel legno naturale, che lo rendono particolarmente idoneo all’utilizzo in esterno, per esempio in infissi, facciate, arredi esterni e guardrail. Il legno garantisce così una forte competitività non solo rispetto a quello non trattato ma anche ad altri materiali, plastica fra tutti”.  BENEFICI ENERGETICI ED AMBIENTALIResistenza meccanica e caratteristiche estetiche del legno trattato sottovuoto sono del tutto simili, se non migliori, a quelle delle specie legnose tropicali importate nel nostro Paese, ma il suo impiego è a tutto vantaggio dell’ambiente: l’importazione di queste essenze è infatti altamente impattante, oltre che costoso. Di contro, questo legno trattato è preferibile per la riduzione dello sfruttamento eccessivo delle foreste tropicali, importante risorsa per il pianeta.Il progetto è stato valutato molto favorevolmente dalla Commisisone Europea che ha stanziato un finanziamento di 1,8 milioni di euro. Si tratta del più alto finanziamento mai stanziato per progetti di questo tipo, e giustificato con queste parole dalla stessa Commissione: il progetto può essere “strategico per l’alto contributo che esso può rendere all’ambiente e al sistema economico e occupazionale in Italia e Europa”. Il progetto del CNR-Ivalsa non si ferma qui, i prossimi obiettivi da perseguire sono la certificazione del prodotto, anche rispetto al suo ciclo di vita, e l’analisi delle sostanze organiche volatili allo scopo di poter introdurre il materiale nel settore arredamento. Leggi anche: Architettura in legno vuol dire più boschi Curiosando tra riviste e pagine web di architettura, è ormai sempre meno difficile rendersi conto di un fenomeno: il legno piace, e pure tanto, Blocco, il mattone in legno per l’arredo ecologico Blocco è un mattone in legno. Si tratta di un prodotto dalla forma lineare; è modulare, perché è possibile assemblarlo per dar v Legno VS Calcestruzzo. Chi vince la sfida della sostenibilità? Il legno è un materiale da costruzione naturale e rinnovabile, con grandi potenzialità di risparmio energetico e ottime caratteristiche tecnich L’uso del legno nell’architettura di Patkau, Marcutt e Piano Gli architetti americani John e Patricia Patkau, insieme dal 1978 nello studio Patkau Architects, e l’australiano Glenn Marcutt con il Il legno: principi di classificazione e prodotti industriali Conoscere bene i materiali non è cosa facile, sebbene sia una competenza imprescindibile per lo svolgimento dell’attività di un buon progetti Tags: legno Prosegui la lettura su: Legni più resistenti se trattati sottovuoto. Il progetto del CNR-Ivalsa Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici. Legni più resistenti se trattati sottovuoto. Il progetto del CNR-Ivalsa Le informazioni presenti nel sito hanno un intento semplicemente divulgativo e non sostituiscono, in nessun modo, una visita medica specialistica. Si declina ogni responsabilità per decisioni prese senza il consulto con un medico. L’articolo Legni più resistenti se trattati sottovuoto. Il progetto del CNR-Ivalsa sembra essere il primo su Bio Notizie.

Direzione Bio – Fiera Mediterranea del Biologico

Descrizione : “Direzione Bio” la Fiera Mediterranea del Biologico, un evento unico nel sud Italia, luogo “professionale” d’incontro tra produttori e consumatori della filiera bio. Una nuova opportunità di business nel bacino Mediterraneo, un’interessante vetrina per gli operatori del settore e soprattutto un’occasione attraverso cui soddisfare … Segnaliamo questo articolo by: Giardinauta!! Coltivando il tuo pollice verde….: Direzione Bio – Fiera Mediterranea del Biologico Descrizione : “Direzione Bio” la Fiera Mediterranea del Biologico, un evento unico nel sud Italia, luogo “professionale” d’incontro tra produttori e consumatori della filiera bio. Una nuova opportunità di business nel bacino Mediterraneo, un’interessante vetrina per gli operatori del settore e soprattutto un’occasione attraverso cui soddisfare l’interesse, sempre più esigente, della collettività, che si mostra in continua ricerca di alternative fonti di benessere, sicurezza ed eco-sostenibilità. Dove : c/o Palacultura “B. Cattafi” Barcellona Pozzo di Gotto,Messina. Quando : 21-23… Entra nel blog per leggere tutto l’articolo ….. Per questo post ringraziamo: Giardinauta!! Coltivando il tuo pollice verde…. e vi invitiamo a continuare la lettura su: Direzione Bio – Fiera Mediterranea del Biologico Direzione Bio – Fiera Mediterranea del Biologico Originally posted 2013-06-15 21:11:45. Republished by Blog Post PromoterL’articolo Direzione Bio – Fiera Mediterranea del Biologico sembra essere il primo su Bio Notizie.

Anuga 2013

Anuga 2013 Anuga 2013 CCPB e Consorzio il Biologico partecipano ad Anuga, il più grande appuntamento mondiale dell’agroalimentare. Dal 5 al 9 di Ottobre a Colonia. Potete trovarci all’interno del padiglione 5.1 C040/D049, con lo stand collettivo e una degustazione di prodotti bio. “In una vetrina così vasta e ricca, ci facciamo largo … via CCPB: | Anuga 2013 CCPB e Consorzio il Biologico partecipano ad Anuga, il più grande appuntamento mondiale dell’agroalimentare. Dal 5 al 9 di Ottobre a Colonia. Potete trovarci all’interno del padiglione 5.1 C040/D049, con lo stand collettivo e una degustazione di prodotti bio. “In una vetrina così vasta e ricca, ci facciamo largo anche noi per essere all’altezza delle ambizioni e degli obiettivi del biologico italiano”. Bioitalia, Certiquality, Eugea, Halal Global, Marchesi Group, Molino Sima, Oleifico Ranieri, Pasta Lensi (pad. 5.1 C050/D051), Pastificio Felicetti, Sarchio Prosegui la lettura su: Anuga 2013 CCPB Anuga 2013 L’articolo Anuga 2013 sembra essere il primo su Bio Notizie.

Dare forma e dimensione all’involucro partendo dalla sua funzione: l’Endesa Pavillon

Dare forma e dimensione all’involucro partendo dalla sua funzione: l’Endesa Pavillon Dare forma e dimensione all’involucro partendo dalla sua funzione: l’Endesa Pavillon Endesa Pavillon è un padiglione realizzato in funzione dell’energia e delle necessità dettate dal luogo e dal clima, che vuole proporsi come esempio per una nuova via progettuale non dettata da scelte formali e stilistiche, ma solo dalle effettive necessità costruttive ed energetiche, per garantire comfort e risparmio. Un edificio intelligente, simbolo di una nuova generazione di progettisti in grado di via Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici.: | Dare forma e dimensione all’involucro partendo dalla sua funzione: l’Endesa Pavillon Endesa Pavillon è un padiglione realizzato in funzione dell’energia e delle necessità dettate dal luogo e dal clima, che vuole proporsi come esempio per una nuova via progettuale non dettata da scelte formali e stilistiche, ma solo dalle effettive necessità costruttive ed energetiche, per garantire comfort e risparmio. Un edificio intelligente, simbolo di una nuova generazione di progettisti in grado di controllare ogni possibile variazione tecnica e costruttiva. Solar Carve Tower, la torre scavata dal sole IL PROGETTO DELL’ENDESA PAVILLONL’edificio è stato realizzato tramite una collaborazione tra l’Istituto di Architettura Avanzata della Catalogna – Iaac e l’Endesa, la principale società elettrica spagnola, in occasione della Smart City Expo World Congress, svoltasi a Barcellona nel 2012.Sorge sulla Banchina del Porto Olimpico, ed è impossibile non notarlo, con la sua forma sfaccettata decisamente inusuale, il involucro in legno accostato alle grandi vetrate ed i pannelli fotovoltaici. Il progetto del padiglione nasce dall’idea di dare forma e dimensione all’involucro partendo dalla sua funzione, dalle necessità impiantistiche, dalla posizione geografica e dalle caratteristiche climatiche del luogo, dalle condizioni di comfort che si desidera garantire internamente.La particolare facciata dell’Endesa Pavillion infatti è formata da elementi modulari, la cui disposizione favorisce la captazione solare, l’illuminazione, la ventilazione, l’isolamento e l’ombreggiatura. JavaScript disabilitato!Per visualizzare il contenuto devi abilitare il JavaScript dalle opzioni del tuo browser. Il tutto è stato studiato con vari software in grado di controllare e calibrare ogni aspetto progettuale, per non lasciare nulla al caso. Tale sistema è adattabile a qualsiasi ambiente, e vuole essere di esempio come nuovo modo di progettare. Ovviamente, cambiando località, e input progettuali il risultato sarà differente; differente rapporto tra superficie trasparente/opaca, differente quantità di moduli FV, differente forma delle facciate, differente quantità di isolamento termico e sistemi di aperture, ecc…Ogni parametro è variabile, ed è proprio questo che rende innovativo ed estremamente in linea con le più attuali necessità di risparmio energetico ed economico, questo esperimento; non si rischiano errori e sprechi. LA STRUTTURA E I TEMPI DI CANTIEREIl padiglione ha una struttura in legno, interamente prodotta su misura da una fabbrica Spagnola in sole tre settimane; una volta arrivati in cantiere gli elementi sono stati assemblati in una settimana, e nelle due settimane successive sono stati montati i pannelli fotovoltaici, gli impianti, i serramenti, e tutte le finiture, per una durata complessiva di 3 settimane. Un cantiere decisamente breve. La scelta del legno ha garantito la possibilità di realizzare elementi su misura in tempi rapidi, e con una spesa inferiore rispetto ad altre soluzioni strutturali. In cantiere non ci sono stati sprechi, ed ogni processo è stato prestabilito in base alle necessità di montaggio, rendendo il tutto più rapido e sicuro. LE FACCIATEIl volume dell’Endesa Pavillion si sviluppa longitudinalmente lungo l’asse nord-ovest/sud-est ed ognuna delle quattro facciate è stata progettata in base all’orientamento.Il fronte sud-ovest è quello maggiormente illuminato durante il periodo estivo e per questo risulta il più complesso; i vari elementi sporgenti garantiscono un’area captante maggiore, grazie alla quantità di superficie disponibile su cui applicare i pannelli FV rispetto ad una semplice facciata piana. Anche l’inclinazione e la profondità di questi moduli aggettanti è stata scelta accuratamente, in base alla necessità di minimizzare l’ombra portata degli uni sugli altri, garantendo comunque l’ombreggiatura interna nei momenti più caldi della giornata. La facciata sud-est è uno dei lati corti, con la maggior quantità percentuale di superficie vetrata; la sua dimensione permette la captazione solare tramite i moduli FV nelle prime ore del giorno, sia in estate che in inverno, e allo stesso tempo favorisce l’illuminazione degli ambienti interni da luce diretta soltanto durante i mesi più freddi, mentre durante i mesi più caldi, grazie ai moduli esterni, impedisce l’ingresso della radiazione solare. Le facciate nord-ovest e nord-est sono maggiormente opache, con moduli esterni poco sporgenti, per evitare le dispersioni. L’ENERGIAGrazie agli elementi modulari sui prospetti che hanno il ruolo di supporto strutturale all’impianto fotovoltaico, studiati di modo da ottimizzare l’apporto solare durante ogni momento della giornata e dell’anno, l’edificio è autosufficiente ed arriva a produrre oltre il proprio fabbisogno energetico: 120 kWh/giorno contro i 20 kWh/giorno di cui necessita anche durante i giorni più caldi durante i quali è usato un sistema di climatizzazione con pompa di calore. Inoltre, sul retro dell’edificio è stata posizionata una colonna per ricaricare le auto elettriche, alimentata proprio grazie all’energia prodotta in eccesso dall’impianto fotovoltaico.Foto | © Adrià Goula Leggi anche: Front office dell’Università di Delft realizzata con libri riciclati Ognuno ha la libertà di scegliere cosa leggere, se saltare pagine o lasciare il proprio libro su qualche panchina o cabina in disuso innescand Oggetti riciclati per una nuova idea di ospitalità: Hostel Generator Barcelona All’apparenza sembra un magazzino pieno di oggetti dalle forme e dai colori più improbabili, in realtà si tratta di un hotel. Situato in una Grattacieli naturali: 10 piani in legno, ed oltre Negli ultimi anni gli edifici in legno hanno iniziano a raggiungere altezze che non molto tempo fa avremmo considerato improbabili. Grazie alla Architettura botanica: Matteo Thun e il progetto dell’azienda vinicola tedesca Alle pendici della Valle della Mosella in Germania, la famiglia Longen si occupa da molte generazione del vitigno di famiglia. L’azienda vini L’utilizzo delle alghe come isolante termico per la Modern Seaweed House Su un’isola della Danimarca sorge la Modern Seaweed House, abitazione in cui le alghe sono usate come isolante termico per il tetto, rendendo Tags: barcellona impianto fotovoltaico involucro padiglione sole Prosegui la lettura su: Dare forma e dimensione all’involucro partendo dalla sua funzione: l’Endesa Pavillon Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici. Dare forma e dimensione all’involucro partendo dalla sua funzione: l’Endesa Pavillon Le informazioni presenti nel sito hanno un intento semplicemente divulgativo e non sostituiscono, in nessun modo, una visita medica specialistica. Si declina ogni responsabilità per decisioni prese senza il consulto con un medico. L’articolo Dare forma e dimensione all’involucro partendo dalla sua funzione: l’Endesa Pavillon sembra essere il primo su Bio Notizie.

Grattacieli naturali: 10 piani in legno, ed oltre

Grattacieli naturali: 10 piani in legno, ed oltre Grattacieli naturali: 10 piani in legno, ed oltre Negli ultimi anni gli edifici in legno hanno iniziano a raggiungere altezze che non molto tempo fa avremmo considerato improbabili. Grazie alla tecnologia dei pannelli in CLT (Cross Laminated Timber) o XLam, il legno punta in alto, verso e oltre i 10 piani in verticale, cercando di imporsi come il “nuovo calcestruzzo” delle città contemporanee con ottimi risultati nella realizzazione di grattacieli, molti vantaggi, ed una forte attenzione via Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici.: | Grattacieli naturali: 10 piani in legno, ed oltre Negli ultimi anni gli edifici in legno hanno iniziano a raggiungere altezze che non molto tempo fa avremmo considerato improbabili. Grazie alla tecnologia dei pannelli in CLT (Cross Laminated Timber) o XLam, il legno punta in alto, verso e oltre i 10 piani in verticale, cercando di imporsi come il “nuovo calcestruzzo” delle città contemporanee con ottimi risultati nella realizzazione di grattacieli, molti vantaggi, ed una forte attenzione alla qualità dell’ambiente urbano ed alla sostenibilità. Grattacielo in legno: in legname locale facile da assemblare I PRIMI ESEMPII primi timidi esempi di edifici naturali alti 4 o 5 piani lasciavano intuire le potenzialità di questa tecnologia in ambito urbano. Nell’immaginario comune il legno è un materiale relegato alla costruzione di case di campagna o a fabbricati di piccole dimensioni e non si presta alla realizzazione di edifici di grande capienza come quelli che costituiscono il tessuto compatto delle nostre città. Per molti progettisti invece il legno rappresenta una valida alternativa, anche per i grattacieli, in molti casi estremamente vantaggiosa sia economicamente che ecologicamente parlando, rispetto ad altri materiali da costruzione. NorvegiaNel 2005 è stato realizzato in Norvegia, a Trondheim, un edificio di appartamenti per studenti da 5 piani, in seguito ad un concorso proposto dalla Municipalità, e vinto dagli Architetti Brendeland & Kristoffersen, allora ancora studenti. Il progetto definiva un edificio con tutte le caratteristiche necessarie, ed una tecnologia estremamente innovativa per il periodo: l’intera struttura era realizzata con pannelli prefabbricati lignei. Oltre all’altezza, la caratteristica vincente di questo progetto risulta la libertà formale con cui i due progettisti sono riusciti ad abbinare le ottime qualità di un materiale “tradizionale”. La forma contemporanea dell’involucro e la flessibilità degli ambienti interni hanno dato le spalle una volta per tutte ad una tradizione secolare di “classiche” casette in legno, che a stendo superavano i due piani d’altezza.Anche negli interni il legno predomina, ed i pannelli prefabbricati sono stati usati per realizzare gran parte degli arredi. Ovviamente, tutta la materia prima proviene dalle foreste Norvegesi. Altri esempiDopo questo traguardo gli edifici in legno hanno continuato a “crescere”; nel 2009 a Londra si raggiungono i 9 piani, con la Stadthaus di Murray Grove, realizzata dalla KLH, una ditta Austriaca specializzata in prefabbricati. Nel 2011 un edificio da 8 piani a nord di Londra, la Bridport House; 41 appartamenti progettati da Karakusevic Carson Architects. L’altezza massima ad oggi è stata raggiunta dalla Forte Tower, recentemente inaugurata a Melbourne , in Australia. Con i suoi 10 piani in Cross Laminated Timber , dà vita ad un edificio per appartamenti unico nel suo genere. Molti aspetti sono stati studiati per garantire l’efficienza energetica degli impianti e dell’involucro edilizio, e gli alti livelli di risparmio energetico e sostenibilità raggiunti sono stati usati come punto forte per la sponsorizzazione dell’intervento e per la vendita degli appartamenti. Una vera e propria icona delle reali possibilità di questo materiale da costruzione. INTANTO A MILANO, IN VIA CENNI…Anche in Italia possiamo vantare un esempio di edificio residenziale completamente realizzato in legno X-lam proprio a Milano. Un complesso di 4 torri alte 9 piani collegate tra loro da edifici di 2 piani, che ospiteranno circa 130 appartamenti, 450 mq di negozi, 220 mq di servizi per gli abitanti e ulteriori 1800 mq di servizi per il quartiere, tra cui un centro di fisioterapia, un bar, car sharing e bike sharing. L’intervento, attualmente in fase di realizzazione, è nato in seguito ad un concorso proposto da Polarisi Investment e Abitare Sociale – Fondo immobiliare Etico per l’edilizia Sociale, con l’obiettivo di raccogliere a livello internazionale diverse proposte per un innovativo concetto di Housing Sociale. Il progetto vincitore dello studio Rossi Prodi, oltre ad aver appieno soddisfatto le richieste del bando, proponeva una serie di elementi innovativi, come la scelta del legno come materiale principale, le elevate prestazioni energetiche e gli alti standard di comfort abitativo derivanti da tutte le scelte progettuali effettuate. Leggi anche: Front office dell’Università di Delft realizzata con libri riciclati Ognuno ha la libertà di scegliere cosa leggere, se saltare pagine o lasciare il proprio libro su qualche panchina o cabina in disuso innescand Oggetti riciclati per una nuova idea di ospitalità: Hostel Generator Barcelona All’apparenza sembra un magazzino pieno di oggetti dalle forme e dai colori più improbabili, in realtà si tratta di un hotel. Situato in una Architettura botanica: Matteo Thun e il progetto dell’azienda vinicola tedesca Alle pendici della Valle della Mosella in Germania, la famiglia Longen si occupa da molte generazione del vitigno di famiglia. L’azienda vini L’utilizzo delle alghe come isolante termico per la Modern Seaweed House Su un’isola della Danimarca sorge la Modern Seaweed House, abitazione in cui le alghe sono usate come isolante termico per il tetto, rendendo Architettura per gli animali. I progetti più significativi nei parchi naturali europei Gli zoo dove esporre gli animali come attrazione stanno scomparendo ormai da tempo dal nostro paesaggio culturale, sostituiti rapidamente da pro Tags: grattacielo legno xlam Prosegui la lettura su: Grattacieli naturali: 10 piani in legno, ed oltre Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici. Grattacieli naturali: 10 piani in legno, ed oltre Le informazioni presenti nel sito hanno un intento semplicemente divulgativo e non sostituiscono, in nessun modo, una visita medica specialistica. Si declina ogni responsabilità per decisioni prese senza il consulto con un medico. L’articolo Grattacieli naturali: 10 piani in legno, ed oltre sembra essere il primo su Bio Notizie.

“Effetto Farfalla” nelle nostre città

“Effetto Farfalla” nelle nostre città “Effetto Farfalla” nelle nostre città Per promuovere la diffusione di butterfly gardens e di una più matura coscienza ecologista, lontana dalle mode transitorie, ma realmente radicata nella società contemporanea, la nota associazione Amici della Terra, in collaborazione con cascina Bollate ed Eugea, ha dato vita ad un documento gratuito e scaricabile, intitolato “Ciao Farfalla”, … via Giardinauta!! Coltivando il tuo pollice verde….: | “Effetto Farfalla” nelle nostre città Per promuovere la diffusione di butterfly gardens e di una più matura coscienza ecologista, lontana dalle mode transitorie, ma realmente radicata nella società contemporanea, la nota associazione Amici della Terra, in collaborazione con cascina Bollate ed Eugea, ha dato vita ad un documento gratuito e scaricabile, intitolato “Ciao Farfalla”, nell’ambito del progetto della Campagna Europea per la Difesa delle Farfalle e dell’Ambiente. Il documento spiega che tipo di piante scegliere per un giardino adatto alle farfalle, come disporle, l’importanza di un prato un po’ “disordinato” e molto… Entra nel blog per leggere tutto l’articolo ….. Prosegui la lettura su: “Effetto Farfalla” nelle nostre città Giardinauta!! Coltivando il tuo pollice verde…. “Effetto Farfalla” nelle nostre città L’articolo “Effetto Farfalla” nelle nostre città sembra essere il primo su Bio Notizie.

Cataste&Canzei: la mostra artistica per riscoprire uno dei borghi più belli d’Italia

Cataste&Canzei: la mostra artistica per riscoprire uno dei borghi più belli d’Italia Cataste&Canzei: la mostra artistica per riscoprire uno dei borghi più belli d’Italia Da secoli la popolazione di Mezzano di Primiero, piccolo borgo del Trentino, custodisce gelosamente i ceppi in legno perché patrimonio prezioso, fondamentale per scaldare i lunghi inverni dolomitici. Cataste&Canzei è una mostra itinerante che vuole valorizzare, rendendolo arte, un rito antico: l’accatastamento della legna. Con l’aiuto della popolazione e di artisti di fama locale, più di 15 installazioni artistiche popolano via Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici.: | Cataste&Canzei: la mostra artistica per riscoprire uno dei borghi più belli d’Italia Da secoli la popolazione di Mezzano di Primiero, piccolo borgo del Trentino, custodisce gelosamente i ceppi in legno perché patrimonio prezioso, fondamentale per scaldare i lunghi inverni dolomitici. Cataste&Canzei è una mostra itinerante che vuole valorizzare, rendendolo arte, un rito antico: l’accatastamento della legna. Con l’aiuto della popolazione e di artisti di fama locale, più di 15 installazioni artistiche popolano le vie del centro storico che è stato recentemente eletto tra i borghi “più belli d’Italia”. Borghi d’Italia: tecniche tradizionale per il recupero dei trulli Secondo la tradizione locale, i canzèi sono le imponenti cataste di legna che sorgono in prossimità delle abitazioni, negli anditi o sui balconi delle case, in posizione prossima al focolare domestico: ogni canzèl è un paradigma di frugalità e accuratezza, oltre che una tavolozza delle mille sfumature del legno. Da queste piccole testimonianze di vita quotidiana, è nata l’idea di dar loro nuova linfa vitale, reinterpretandole in chiave moderna attraverso una mostra artistica per renderle a pieno titolo patrimonio culturale da valorizzare. Mezzano, trasformatasi in un vero e proprio museo a cielo aperto, ospita il volto in lacrime, la grande pannocchia, il libro aperto, la “roca”, la margherita e finestrelle da cui pendono cascate di gerani. Soggetti apparentemente senza legami, accomunati solo dallo spirito dell’iniziativa che intende traslare in termini popolari l’essenza del genius loci: la ruralità dei luoghi, delle abitudini del vivere quotidiano e la bellezza insita nella semplicità tipica della rusticità. Tra i diversi soggetti, spicca per dimensioni e rilevanza, la composizione di 86 metri quadrati, che riporta alla memoria l’alluvione che sconvolse Mezzano nel 1966. La cittadina pullula di edifici tradizionali in pietra e legno, orti fioriti, stalle e fienili, ed ancora affreschi, capitelli e Madonne disegnate sui muri delle case in nome di una religiosità primitiva ma profondamente sentita. L’iniziativa del primo cittadino è consistita nell’astrarre i segni del luogo, sintetizzandoli in cinque percorsi tematico – turistici: le acque, gli orti, le iscrizioni, i dipinti murali e le architetture, a cui si è aggiunto da ultimo il percorso artistico permanente Cateste&Canzei appunto, a formare i “Segni sparsi del rurale”. La volontà che sottende l’iniziativa è quella di portare la gente fuori casa, per risvegliare il piacere dello stare insieme e di vivere la vita civica. La cultura, e l’arte in particolare, sembra essere il mezzo più efficace per far riscoprire ciò che i ritmi intensi della vita quotidiana nascondono al ricordo: il piacere delle cose semplici, delle cose belle, la riscoperta del passato e delle vecchie abitudini. Questo obiettivo non avrebbe avuto i risultati ottenuti se ricercato nella dimensione della grande metropoli, ma è riuscito a trovare nel piccolo borgo di Mezzano il suo pieno compimento. “Mezzano con la sua aria, la natura sana e rigogliosa, i suoi sei elementi, è il luogo ideale per ritrovare la nostra natura” (Mauro Pedron). Leggi anche: Planet Solar, la prima barca solare a zero emissioni È nel 2010 che Planet Solar, la prima imbarcazione alimentata totalmente da pannelli fotovoltaici, fa la sua comparsa. Questo grande catamaran ILVA. Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate Quando vai via da Taranto, il ricordo che ti resta più di ogni altro è quello di una città surreale, tinta dal rosso delle polveri di ferro Margherita Hack e la sostenibilità ambientale A poche settimane dalla perdita di una grande donna non solo per le sue qualità di scienziata ma anche per il suo animo impetuoso e sensibile Smart City Exhibition a Bologna dal 16 al 18 ottobre Si terrà a Bologna dal 16 al 18 ottobre la seconda edizione di Smart City Exhibition, evento reso possibile dalla collaborazione tra l’ente Il gioco online per diventare energy manager: città sostenibili dal virtuale al reale Nella realtà virtuale si può fare di tutto: dal cadere in un burrone all’essere coinvolti in un incidente d’auto e uscirne indenni, dal c Tags: arte evento legno trento Prosegui la lettura su: Cataste&Canzei: la mostra artistica per riscoprire uno dei borghi più belli d’Italia Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici. Cataste&Canzei: la mostra artistica per riscoprire uno dei borghi più belli d’Italia Le informazioni presenti nel sito hanno un intento semplicemente divulgativo e non sostituiscono, in nessun modo, una visita medica specialistica. Si declina ogni responsabilità per decisioni prese senza il consulto con un medico. L’articolo Cataste&Canzei: la mostra artistica per riscoprire uno dei borghi più belli d’Italia sembra essere il primo su Bio Notizie.

Front office dell’Università di Delft realizzata con libri riciclati

Front office dell’Università di Delft realizzata con libri riciclati Front office dell’Università di Delft realizzata con libri riciclati Ognuno ha la libertà di scegliere cosa leggere, se saltare pagine o lasciare il proprio libro su qualche panchina o cabina in disuso innescando un nuovo ciclo di bookcrossing. Gli stessi libri, ordinati e coloratissimi, possono diventare gambe di tavoli, basi di sedute, mini-mensole, lampadari e libri-tana. Arredare con i libri riciclati è stata anche la proposta originale dello studio Fokkema & Partners, all’interno della via Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici.: | Front office dell’Università di Delft realizzata con libri riciclati Ognuno ha la libertà di scegliere cosa leggere, se saltare pagine o lasciare il proprio libro su qualche panchina o cabina in disuso innescando un nuovo ciclo di bookcrossing. Gli stessi libri, ordinati e coloratissimi, possono diventare gambe di tavoli, basi di sedute, mini-mensole, lampadari e libri-tana. Arredare con i libri riciclati è stata anche la proposta originale dello studio Fokkema & Partners, all’interno della BK City di Delft della University of Technology. Si tratta di un lunghissimo desk-office realizzato solo con tomi di libri e lastre di vetro. Il progetto: La nuova biblioteca universitaria di Aberdeen L’INCENDIO E L’ALLESTIMENTO PROVVISORIO IN UN EDIFICIO ESISTENTEL’uso di libri per realizzare uno sportello informativo racchiude un valore storico, evocativo e chiaramente referenziale. Evidenzia l’importanza del libro, la cura e l’attenzione data ad ogni singolo tomo che, ordinato, unico e pregiatissimo diventa tassello di un sistema. Dietro tale operazione di riciclo creativo si legge anche la storia del Bowkunde building, la sua importanza e la devastazione dell’incendio che, il 13 maggio 2008, ha cancellato l’edificio funzionalista e parte dell’archivio in esso presente. L’edificio fu realizzato nei primi anni 70 da Van den Broek e Bakema secondo i criteri dell’International Style: strutture in calcestruzzo/telai in cemento e forma architettonica derivante dal programma di educazione. Nella facoltà erano, inoltre, presenti: una delle più grandi collezioni di libri e riviste di architettura, mappe storiche, disegni di generazioni di architetti, mostre e un’enorme raccolta d’immagini non ancora digitalizzate (diapositive dei primi del Novecento), film e video. Persi anche pezzi originali di design moderno, attrezzature e ovviamente anche l’aura di architettura che si respirava al suo interno. In tempi record, la facoltà fu temporaneamente localizzata in un edificio vicino il campus, con destinazione precedente del tutto differente. Studi internazionali, quali Kossmann e de Jong, 2012 Architecten, Braaksma & Roos, Fokkema Architects, MVRDV e Richard Hutten, furono chiamati ad allestire nuove aree di studio, postazioni computer e zona relax. La progettazione della nuova biblioteca, il cuore della vecchia facoltà incendiata, gli uffici, i laboratori degli studenti e la segnaletica fu affidata allo studio olandese Fokkema & Partners. JavaScript disabilitato!Per visualizzare il contenuto devi abilitare il JavaScript dalle opzioni del tuo browser. Tra gli scaffali freddi, le poltroncine coloratissime, i moderni ed ironici allestimenti, si impone l’originale bancone del front office. I tomi di diverse dimensioni giacciono ordinati, sovrastati da un mucchietto di riviste e da una lastra di vetro. Sono visibili da diverse angolazioni alcuni titoli selezionati, le copertine e le pagine colorate di alcuni manualetti. La cura nella disposizione dei libri è soprattutto visibile nei quattro angoli, solidi e robusti come i conci di un edificio. Leggi anche: Oggetti riciclati per una nuova idea di ospitalità: Hostel Generator Barcelona All’apparenza sembra un magazzino pieno di oggetti dalle forme e dai colori più improbabili, in realtà si tratta di un hotel. Situato in una Grattacieli naturali: 10 piani in legno, ed oltre Negli ultimi anni gli edifici in legno hanno iniziano a raggiungere altezze che non molto tempo fa avremmo considerato improbabili. Grazie alla Architettura botanica: Matteo Thun e il progetto dell’azienda vinicola tedesca Alle pendici della Valle della Mosella in Germania, la famiglia Longen si occupa da molte generazione del vitigno di famiglia. L’azienda vini L’utilizzo delle alghe come isolante termico per la Modern Seaweed House Su un’isola della Danimarca sorge la Modern Seaweed House, abitazione in cui le alghe sono usate come isolante termico per il tetto, rendendo Architettura per gli animali. I progetti più significativi nei parchi naturali europei Gli zoo dove esporre gli animali come attrazione stanno scomparendo ormai da tempo dal nostro paesaggio culturale, sostituiti rapidamente da pro Tags: biblioteca riciclo universita Prosegui la lettura su: Front office dell’Università di Delft realizzata con libri riciclati Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici. Front office dell’Università di Delft realizzata con libri riciclati Le informazioni presenti nel sito hanno un intento semplicemente divulgativo e non sostituiscono, in nessun modo, una visita medica specialistica. Si declina ogni responsabilità per decisioni prese senza il consulto con un medico. L’articolo Front office dell’Università di Delft realizzata con libri riciclati sembra essere il primo su Bio Notizie.

Planet Solar, la prima barca solare a zero emissioni

Planet Solar, la prima barca solare a zero emissioni Planet Solar, la prima barca solare a zero emissioni È nel 2010 che Planet Solar, la prima imbarcazione alimentata totalmente da pannelli fotovoltaici, fa la sua comparsa. Questo grande catamarano di 31 metri di lunghezza per 15 metri di larghezza e 60 tonnellate di peso, è descritto come la più grande barca solare del mondo producendo 103 kW di energia per alimentare i suoi motori producendo zero emissioni. Realizzata in un cantiere di Kiel nella Germania settentrionale via Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici.: | Planet Solar, la prima barca solare a zero emissioni Scritto da Elena Bozzola Mercoledì 07 Agosto 2013 07:07 È nel 2010 che Planet Solar, la prima imbarcazione alimentata totalmente da pannelli fotovoltaici, fa la sua comparsa. Questo grande catamarano di 31 metri di lunghezza per 15 metri di larghezza e 60 tonnellate di peso, è descritto come la più grande barca solare del mondo producendo 103 kW di energia per alimentare i suoi motori producendo zero emissioni. Realizzata in un cantiere di Kiel nella Germania settentrionale e costata diciotto milioni di euro, è stata progettata da un ingegnere svizzero, Raphael Domjan e da un francese, Gérard d’Aboville. Strade solari: tra asfalti fotovoltaici e vernici intelligente Già nel 2011 Planet Solar aveva compiuto il primo giro del mondo senza emettere nemmeno un grammo di CO2, raggiungendo tutta la sua propulsione con la sola luce del sole. Le 38.000 celle fotovoltaiche di ultima generazione che ricoprono la barca da poppa sino a metà, hanno avuto un rendimento di almeno il 22%, cioè il massimo dell’efficienza energetica. Durante questo primo viaggio furono fatti esperimenti per verificare la concreta possibilità di realizzare natanti in grado di abbattere le emissioni, considerando che nel solo settore dei trasporti via acqua, le emissioni di anidride carbonica raggiungono quasi 1,4 miliardi di tonnellate, vale a dire il 6% delle emissioni totali del biossido di carbonio. Oggi Planet Solar ha ottenuto un nuovo record e un premio particolare.Solo ventidue giorni per fare più di cinquemila chilometri nella più veloce traversata atlantica sinora compiuta su un’imbarcazione solare, da Las Palmas (Canarie) a St. Martin (Antille francesi). In realtà si tratta di un record poco competitivo, perché ha battuto se stessa nella precedente impresa durante la quale il tempo impiegato era stato di ventisei giorni. Il premio, al contrario, è qualcosa di più importante perché autorizza Planet Solar a entrare in alcune aree marine protette per effettuare rilevazioni scientifiche e questo è stato reso possibile perché, rilasciando zero emissioni inquinanti, non aggredisce il delicato ecosistema marino. Un altro importante progetto, PlanetSolar Deepwater, è già in cantiere: si tratterà di rilevazioni ed esperimenti scientifici da Miami a Reykjavik passando per New York e Bergen.D’altra parte l’investitore Immo Stroeher ha dichiarato di voler convertire la barca in una sorta di ambasciatrice dell’energia solare, dimostrando come la tecnologia può raggiungere risultati incredibili utilizzando solamente le fonti rinnovabili senza pesare sulle risorse naturali del pianeta non più così abbondanti. Leggi anche: Cataste&Canzei: la mostra artistica per riscoprire uno dei borghi più belli d’Italia Da secoli la popolazione di Mezzano di Primiero, piccolo borgo del Trentino, custodisce gelosamente i ceppi in legno perché patrimonio prezioso, ILVA. Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate Quando vai via da Taranto, il ricordo che ti resta più di ogni altro è quello di una città surreale, tinta dal rosso delle polveri di ferro Margherita Hack e la sostenibilità ambientale A poche settimane dalla perdita di una grande donna non solo per le sue qualità di scienziata ma anche per il suo animo impetuoso e sensibile Smart City Exhibition a Bologna dal 16 al 18 ottobre Si terrà a Bologna dal 16 al 18 ottobre la seconda edizione di Smart City Exhibition, evento reso possibile dalla collaborazione tra l’ente Il gioco online per diventare energy manager: città sostenibili dal virtuale al reale Nella realtà virtuale si può fare di tutto: dal cadere in un burrone all’essere coinvolti in un incidente d’auto e uscirne indenni, dal c Tags: emissioni zero imbarcazioni impianto fotovoltaico sole Prosegui la lettura su: Planet Solar, la prima barca solare a zero emissioni Architettura ed Ecosostenibilità: Bioarchitettura per la riduzione dei consumi energetici. Planet Solar, la prima barca solare a zero emissioni Le informazioni presenti nel sito hanno un intento semplicemente divulgativo e non sostituiscono, in nessun modo, una visita medica specialistica. Si declina ogni responsabilità per decisioni prese senza il consulto con un medico. L’articolo Planet Solar, la prima barca solare a zero emissioni sembra essere il primo su Bio Notizie.

Relax condiviso

In molti si scoraggiano al solo pensiero di portare in vacanza il cane,ma in diverse occasioni abbiamo segnalato sitiweb attraverso cui reperire informazioni sulle strutture che accettano i nostri amati amici pelosi come ad esempio dogwelcome.it, vacanzebestiali.org o ancora vacanzeanimali.it quindi non scoraggiatevi . Se scegliete la … Segnaliamo questo post da: Giardinauta!! Coltivando il tuo pollice verde….: Relax condiviso In molti si scoraggiano al solo pensiero di portare in vacanza il cane,ma in diverse occasioni abbiamo segnalato sitiweb attraverso cui reperire informazioni sulle strutture che accettano i nostri amati amici pelosi come ad esempio dogwelcome.it, vacanzebestiali.org o ancora vacanzeanimali.it quindi non scoraggiatevi . Se scegliete la località giusta viaggiare col cane e condividere il relax della vacanza sarà un momento di unione impagabile,in cui rafforzerete la vostra relazione, e tutti sappiamo che ciò che fa di voi il migliore amico del vostro cane è la relazione che si… Entra nel blog per leggere tutto l’articolo ….. Per questa notizia ringraziamo: Giardinauta!! Coltivando il tuo pollice verde…. e vi invitiamo a continuare la lettura su: Relax condiviso Relax condiviso L’articolo Relax condiviso sembra essere il primo su Bio Notizie.

Tra pomi e fiori 2013

L’evento, il primo del genere svoltosi in Umbria,avrà luogo nel centro storico che nei due giorni della manifestazione sarà animato dalla presenza di vivaisti selezionati,provenienti da diverse regioni italiane che metteranno a disposizione dei visitatori le loro produzioni e la loro esperienza ,tali da soddisfare un pò … Evidenziamo questa notizia recente da: Giardinauta!! Coltivando il tuo pollice verde….: Tra pomi e fiori 2013 L’evento, il primo del genere svoltosi in Umbria,avrà luogo nel centro storico che nei due giorni della manifestazione sarà animato dalla presenza di vivaisti selezionati,provenienti da diverse regioni italiane che metteranno a disposizione dei visitatori le loro produzioni e la loro esperienza ,tali da soddisfare un pò tutti gli appassionati di giardinaggio e del mondo del verde con la possibilità inoltre di barattare con altri appassionati del verde piante e semi. Per gli amanti del piccante parteciperà alla manifestazione l’accademia nazionale del peperoncino. Non mancheranno le… Entra nel blog per leggere tutto l’articolo ….. Per questa news ringraziamo: Giardinauta!! Coltivando il tuo pollice verde…. e vi invitiamo a continuare la lettura su: Tra pomi e fiori 2013 Tra pomi e fiori 2013 L’articolo Tra pomi e fiori 2013 sembra essere il primo su Bio Notizie.