Legge di Bilancio 2018: tutte le agevolazioni fiscali per le imprese

Legge di Bilancio 2018: tutte le agevolazioni fiscali per le imprese

È stato approvato dal Consiglio dei Ministri ed ha iniziato l’iter di pubblicazione il disegno di legge relativo alla Legge di Bilancio 2018 ed al bilancio pluriennale per il triennio 2018 – 2020. Tante le misure e le agevolazioni fiscali per le imprese contenute nella manovra in corso di approvazione. Prorogato per il 2018 l’Iperammortamento del 250%, prorogato anche il superammortamento ma con riduzione della percentuale dal 140% al 130%. Approvato anche il lancio della Nuova Sabatini per l’anno 2018 ed un credito d’imposta per la formazione 4.0.

Quali sono le novità introdotte della legge di bilancio 2018? La manovra fiscale prevede innanzitutto la sterilizzazione totale delle clausole di salvaguardia per un totale di 15,7 miliardi. Inoltre, per il 2018, si eviterà l’aumento delle aliquote IVA e delle accise. Sono previsti dalla legge di bilancio 2018 investimenti pubblici aggiuntivi per circa 300 milioni di euro, che diventeranno 1,2 miliardi di euro nel 2020.

La Legge di Bilancio 2018 non dimentica il comparto giovani e le politiche a loro favore, quali riduzione del cuneo fiscale per le nuove assunzioni con i contratti a tutele crescenti. Infine misure di lotta alla povertà, reddito di inclusione e contrasto all’evasione fiscale con l’implementazione dello split payment e della fatturazione elettronica.

Il Governo con la Legge di Bilancio 2018 non trascura però le imprese, riconfermando incentivi fiscali già previsti nelle precedenti leggi di bilancio pubblico e prevedendo nuove forme di incentivazione, con un occhio particolare al Mezzogiorno.

Vediamo insieme gli incentivi fiscali alle imprese previsti nella Legge di Bilancio 2018.

Superammortamento anche nel 2018.

Riconfermato per il 2018 l’incentivo fiscale noto come superammortamento ma con aliquota che passa dal 140% al 130%. Tale incentivo agevola l’acquisto di macchine utensili tradizionali e a quanto pare dalla legge di Bilancio 2018 sarà esteso anche ad investimenti effettuati nel 2018, prevedendo la possibilità di ricevere i beni in consegna fino al 30 giugno 2019. Tale estensione vale a patto che si sia versato un acconto pari ad almeno il 20% dell’importo del bene entro il 2017.

Tuttavia dal testo ufficiale della Legge di Bilancio 2018 dovrebbero però essere esclusi dal beneficio i beni agevolabili ed i veicoli usati come beni strumentali nell’attività di impresa.

Per maggiori informazioni vediamo il super ammortamento 2018.

Iperammortamento 2018.

Riconfermato nella stessa forma l’iperammortamento al 250% per il 2018. Tale misura, in vigore dallo scorso anno e riconfermata dalla Legge di Stabilità 2018, è stata prevista per favorire i processi di trasformazione tecnologica e/o digitale in chiave “Industria 4.0”, quindi si riferisce essenzialmente all’acquisto di beni funzionali alla digitalizzazione dei processi produttivi e a favorire gli investimenti tecnologici e digitali in un’ottica di crescita tecnologica delle imprese.

Quindi la misura sarà applicabile anche agli acquisti effettuati nel 2018 e, per gli stessi, si potrà anche solo versare un acconto del 20% per poi vedersi consegnato il bene entro il 2019.

Per i software invece, nonostante gli stessi siano di alto contenuto tecnologico, l’aliquota resterà ferma al 140% e sarà applicabile solo se l’azienda abbia contemporaneamente effettuato un investimento sul quale applicare l’iperammortamento.

Per maggiori informazioni vediamo l’Irper ammortamento 2018.

Credito imposta formazione in attività 4.0.

Tra le novità principali della Legge di Bilancio 2018 ci sarà il credito d’imposta relativo alla formazione in attività 4.0 per il triennio 2018 – 2020.

Il credito di imposta per la formazione in attività 4.0 sarà previsto nella misura del 50% per spese fino a 1 milione di euro, si riferirà esclusivamente al costo aziendale del personale dipendente occupato in attività di formazione e per il periodo di tempo in cui il personale sarà occupato in attività di formazione negli ambiti definiti come industry 4.0 dalla Legge di Bilancio dello scorso anno.

Tale credito d’imposta deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui le spese per il personale dipendente impegnato in attività di formazione sono state sostenute.

Per maggiori informazioni vediamo il credito imposta formazione 4.0.

Nuova Sabatini 2018.

La legge di Bilancio 2018 rifinanzia la “Nuova Sabatini” per i finanziamenti agevolati all’acquisto di macchinari industriali.

Ricordiamo per la Nuova Sabatini è l’agevolazione prevista dal Ministero dello sviluppo economico per facilitare l’accesso al credito delle imprese e accrescere la competitività del sistema produttivo del Paese. La misura riguarda gli investimenti relativi agli acquisti o alle acquisizioni in leasing di macchinari, attrezzature, impianti, beni strumentali ad uso produttivo e hardware, nonché software e tecnologie digitali.

In termini monetari la legge di Bilancio 2018 ha previsto per tale agevolazione: 33 milioni in più per il 2018, 66 milioni dal 2019 fino al 2022, 33 milioni per il 2023. Il 30% delle risorse è destinato alla concessione di finanziamenti per “Industry 4.0”.

Per maggiori informazioni vediamo la Nuova Sabatini 2018.

Fonte: Legge di Bilancio 2018: tutte le agevolazioni fiscali per le imprese

Detrazione e agevolazioni sugli abbonamenti ai trasporti pubblici 2018

Detrazione e agevolazioni sugli abbonamenti ai trasporti pubblici 2018

Una delle misure più popolari che il Governo ha intenzione di approvare nella Legge di Bilancio 2018 è quella relativa alla detrazione sugli abbonamenti ai trasporti pubblici dal 2018. Si tratta di una delle due agevolazioni fiscali in favore dei pendolari. L’altra misura riguarda direttamente il rimborso o il pagamento diretto da parte del datore di lavoro delle spese di abbonamento ai trasporti dei dipendenti.

Il Governo intende quindi favorire i pendolari con un’agevolazione fiscale che consente il recupero attraverso le detrazioni fiscali di una parte della spesa sostenuta per l’abbonamento ai mezzi pubblici (tram, bus, metro, treni, tav, ecc).

E dall’altro lato incentivare con un ulteriore misura lavoratori e datori di lavoro a stipulare accordi aziendali o anche regolamenti atti ad introdurre nelle imprese l’erogazione di beni e servizi ai dipendenti che accompagnano la retribuzione in denaro. In questo caso consentendo rimborsi esentasse ai dipendenti per abbonamento trasporti.

Vediamo nel dettaglio le due misure che stanno per essere introdotte dalla Legge di Bilancio 2018.

Detrazione 19% per abbonamento ai trasporti.

 

E’ stata inserita al comma 1 dell’art. 15 del TUIR, che comprende tutte le detrazioni fiscali del 19% da fruire principalmente attraverso la presentazione della dichiarazione dei redditi, modello 730 e modello Redditi PF), una lettera i-decies) che introduce la detrazione fiscale del 19% sugli abbonamenti al trasporto pubblico.

Più precisamente è stata introdotta la seguente normativa all’art. 1, comma 15 del TUIR: “Dall’imposta lorda si detrae per un importo pari al 19% dei seguenti oneri sostenuti dal contribuente, se non deducibili nella determinazione dei singoli redditi che concorrono a formare il reddito complessivo:

  • i-decies) le spese sostenute per l’acquisto degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale per un importo non superiore a 250 euro”.

Questo innesto consente quindi a tutti i contribuenti italiani di poter beneficiare accanto alle detrazioni del 19% storiche quali quelle per le spese sanitarie con franchigia di 129,11, le spese veterinarie, le spese funebri, le spese per gli interessi passivi del mutuo, le spese per la frequenza di scuole e università anche dei figli, ecc., anche la detrazione del 19% per le spese per abbonamenti ai mezzi pubblici.

Quali abbonamenti sono detraibili.

Il riferimento di legge è a tutti quegli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale, quindi la norma interessa tutti i pendolari, anche quelli che utilizzano i treni ad alta velocità. Così come gli abbonamenti a bus, tram, metro, ecc.

La detrazione spetta anche per i familiari.

Vediamo ora a chi spetta e per quali familiari spetta la detrazione.

La Legge di Bilancio 2018 oltre ad introdurre la lettera i-decies) sopra descritta, estende a tali contribuenti, anche le disposizioni di cui al comma 2 dell’art. 15 del TUIR. In sostanza la detrazione del 19% spetta al contribuente per la propria spesa personale per i trasporti pubblici, ma spetta al contribuente stesso anche se gli oneri (ossia la spesa per traporto pubblico) “sono stati sostenuti nell’interesse delle persone indicate nell’articolo 12 del TUIR che si trovino nelle condizioni ivi previste”. Quindi la detrazione per spese per abbonamenti pubblici spettano anche per coniuge (non legalmente ed effettivamente separato) e figli a carico (naturali riconosciuti, adottivi e affidati).

Importo detrazione massima spettante: fino a 47,50 euro di risparmio.

La norma introduce una detrazione Irpef del 19% anche per le spese per abbonamento ai trasporti pubblici nel limite di spesa per anno solare di 250 euro. Ciò vuol dire che il contribuente potrà “scaricare” il 19% della spesa sostenuta per l’abbonamento fino ad un massimo di 250 euro, tale da garantirgli un risparmio effettivo massimo del 19% di 250 euro, ossia 47,50 euro annui.

E’ quindi possibile risparmiare sull’Irpef dal 2018, attraverso la presentazione della dichiarazione dei redditi (modello 730 o modello Redditi PF) fino ad un massimo di 47,50 euro annui. Ovviamente la detrazione fiscale segue la normativa generale sulle detrazioni fiscali, quindi tale detrazione fino a 47,50 euro annui va a ridurre l’imposta lorda Irpef da pagare calcolata su tutti i redditi del contribuente, con la logica conseguenza che coloro che sono incapienti perché hanno un reddito troppo basso, non avranno diritto alla detrazione sulle spese per abbonamento pubblico, in quanto già non pagano l’Irpef per effetto delle altre detrazioni fiscali (per lavoro dipendente o autonomo).

L’agevolazione per i datori che pagano l’abbonamento al dipendente.

La normativa introdotta nella Legge di Bilancio 2018 in corso di approvazione non tratta solo la detrazione fiscale per l’acquisto di abbonamenti pubblici da parte del contribuente, ma si arricchisce anche di un’agevolazione fiscale per i datori di lavoro che pagano l’acquisto dell’abbonamento di trasporto pubblico ai propri dipendenti.

La normativa sulla Legge di Bilancio 2018 introduce anche una lettera d-bis) all’art. 51, comma 2, del TUIR: “

b) all’articolo 51, comma 2, dopo la lettera d) è inserita la seguente ” d-bis) le somme erogate o rimborsate alla generalità o a categorie di dipendenti dal datore di lavoro o da quest’ultimo direttamente sostenute, volontariamente e/o in conformità a disposizioni di contratto, di accordo o di regolamento aziendale, per l’acquisto degli abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale del dipendente e dei familiari indicati nell’articolo 12 che si trovano nelle condizioni previste nel comma 2 del medesimo articolo 12;“.

L’articolo 51 del TUIR tratta la determinazione del reddito da lavoro dipendente dei lavoratori e prevede che qualsiasi somma o valore in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazione liberale, in relazione al rapporto di lavoro, costituisce per il lavoratore reddito da lavoro dipendente, quindi va tassato con l’Irpef. La stessa normativa però al comma 2 dell’art. 51 elenca una serie di casi in cui c’è un bene o servizio reso al dipendente che è esentasse, ossia che “non concorre a formare del reddito”.

Oltre ai contributi previdenziali a carico del lavoratore ed a carico dell’azienda, sono esentasse, ossia non rientrano nel reddito del lavoratore, anche una serie di beni e servizi erogati nell’ambito del cosiddetto Welfare aziendale a seguito di contratto aziendale stipulato con le organizzazioni sindacali o anche regolamento aziendale avente un obbligo negoziale tra datore di lavoro e lavoratori.

Il trasporto aziendale. Fino al 2017 era possibile per il datore di lavoro erogare ai dipendenti, alla loro generalità o a categorie di dipendenti, ai sensi della lettera d) del comma 2 dell’art. 51 del TUIR “prestazioni di servizi di trasporto collettivo” e nella norma è indicato che il servizio è esentasse anche se tali prestazioni di servizi di trasporto pubblico collettivo erano “affidate a terzi ivi compresi gli esercenti servizi pubblici”. Dal 2018 la normativa sul tema si allarga. Vediamo perché.

La novità del trasporto pubblico pagato dall’azienda ed esentasse per il lavoratore. Come detto viene introdotta la lettera d-bis) sopra riportata che consente letteralmente al datore di lavoro di pagare o rimborsare ai dipendenti, ma anche ad alcune categorie di essi (si pensi agli impiegati o agli operai, ma anche ad esempio agli addetti alle vendite o ad una categoria particolare di lavoratori aventi la stessa mansione), le spese per il trasporto pubblico locale. Con una doppia agevolazione fiscale: tali somme sono esentasse per il lavoratore e interamente deducibili per il datore di lavoro, che quindi può far rientrare tali spese tra i costi sostenuti nell’esercizio della propria impresa.

Non solo, come per la detrazione diretta spettante a qualsiasi contribuente, anche questa agevolazione fiscale spettante ai datori di lavoro e ai lavoratori, è estesa ai familiari indicati nell’art. 12 del TUIR, quindi coniuge e figli ad esempio. In sostanza, il datore di lavoro può attribuire al dipendente un rimborso spese di trasporto pubblico, sempre per l’abbonamento, anche per i figli.

Per fare ciò, quindi per poter ritenere tali rimborsi esentasse per il lavoratore e interamente deducibili per il datore di lavoro, l’erogazione del rimborso o il pagamento dell’abbonamento al trasporto pubblico da parte del datore di lavoro deve essere indirizzato alla generalità dei dipendenti o a categorie omogenee di essi, e quindi non può essere destinato ad un solo dipendente.

Non solo, tale erogazione di rimborso o pagamento diretto dell’abbonamento deve essere la conseguenza di un accordo sindacale, quindi anche un contratto aziendale, oppure derivante dalla stipula di un regolamento aziendale avente obbligo negoziale. Che significa? Che il datore di lavoro deve approvare, con firma anche dei dipendenti interessati, un regolamento che include questo riconoscimento di rimborso o pagamento diretto dell’abbonamento al trasporto pubblico, con un obbligo negoziale datoriale. Ossia, con un obbligo da parte del datore di lavoro di erogare tale somma o rimborso per abbonamento al trasporto pubblico, per un determinato lasso di tempo (si pensi ad uno o due anni). E ciò può essere fatto anche nell’ambito di un accordo o regolamento che introduce anche politiche di welfare aziendale, che sono agevolate ai sensi dell’art. 51, comma 2 lettere f, f-bis), f-ter), f-quater) del TUIR.

Testo nuova normativa nella Legge di Bilancio 2018 

Riportiamo ora, per completezza espositiva, la normativa indicata nel testo ufficiale della Legge di Bilancio 2018:

 

Agevolazioni fiscali sugli abbonamenti al trasporto pubblico

Al testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 15:

1) nel comma 1, dopo la lettera i-nonies), e’ inserita la seguente: “i-decies) le spese sostenute per l’acquisto degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale per un  importo non superiore a 250 euro;

2) nel comma 2, primo periodo, le parole “e i-sexies” sono sostituite dalle seguenti: “, isexies e i-decies”; inoltre, le parole “per gli oneri di cui alla lettera f) il limite complessivo ivi stabilito ” sono

sostituite dalle seguenti: ” per gli oneri di cui alle lettere f) e i-decies) i limiti complessivi ivi stabiliti”;

b) all’articolo 51, comma 2, dopo la lettera d) è inserita la seguente ” d-bis) le somme erogate o rimborsate alla generalità o a categorie di dipendenti dal datore di lavoro o da quest’ultimo direttamente sostenute, volontariamente e/o in conformità a disposizioni di contratto, di accordo o di regolamento aziendale, per l’acquisto degli abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale del dipendente e dei familiari indicati nell’articolo 12 che si trovano nelle condizioni previste nel comma 2 del medesimo articolo 12”.

Fonte: Detrazione e agevolazioni sugli abbonamenti ai trasporti pubblici 2018

Chi è il Weinstein degli scrittori? Victor Hugo, naturalmente

Chi è il Weinstein degli scrittori? Victor Hugo, naturalmente

Il caso delle molestie sessuali che il produttore Harvey Weinstein avrebbe realizzato in tutta la sua carriera (l’ultimo censimento conta ottanta fanciulle, nel mondo dello spettacolo) ha scoperto il vaso di Pandora niente affatto così lontano delle molestie ai danni di giovani e meno giovani donne messe nella condizione di dover subire le avances di qualche maschio di potere. Cioè di una storia vecchia quanto la storia dell’umanità. Tra i diversi erotomani che la storia della letteratura può vantare – e sono tantissimi – un posto d’onore spetta a Victor Hugo, così come ce lo ha descritto Iman Bassalah nel libro “La vie sexuelle des écrivains”.

La vita sessuale degli scrittori: da Proust a Duras.

La vita sessuale degli scrittori è un interessante libretto in cui emergono le abitudini erotiche di diversi scrittori, uomini e donne, dall’omosessualità repressa di Marcel Proust (che si recava nei bordelli maschili a fare da voyeur e poi pubblicamente offendeva gli omosessuali) all’iniziazione sessuale di scrittrici come Marguerite Duras, nota al pubblico in uno dei suoi libri più famosi, “L’amante”, da cui fu tratto anche un film. Ma nessuno di questi può mettere in discussione il primato che spetta all’autore de “I miserabili” e di “Notre-Dame”.

Victor Hugo era drogato di sesso.

Le abitudini sessuali di Hugo, infatti, erano degne di un erotomane ai massimi livelli. Secondo la Bassalah, il romanziere, saggista e poeta francese tormentava quotidianamente le domestiche affinché gli mostrassero i seni e non c’era giorno in cui non si recasse al bordello per soddisfare le sue esigenze sessuali. In realtà, era un vero e proprio drogato di sesso, una sorta di stupratore silenzioso che ha, peraltro, creato drammatiche condizioni di vita ai suoi familiari. Victor Hugo ha sottomesso tutta la sua famiglia al suo potere, la figlia Adele è finita in un istituto psichiatrico, con la diagnosi di “erotomania” (Truffaut le dedicò il film L’histore d’Adèle H), mentre la moglie del grande scrittore ha descritto la prima notte di nozze come una violenza interminabile.

Eppure fu il primo femminista della storia.

Ma ciò che rende il parallelo calzante tra Victor Hugo e tutti gli erotomani di potere contemporaneo è la schizofrenia tra ruolo pubblico e privato. Come sostenere con lauti finanziamenti la campagna elettorale presidenziale della prima donna americana candidata e poi molestare e ricattare donne a fini sessuali per tutta la vita. Pubblicamente, infatti, Victor Hugo era noto per le sue idee socialiste, di emancipazione e si batteva per le cause delle donne, al punto da essere definito il primo femminista.

Fonte: Chi è il Weinstein degli scrittori? Victor Hugo, naturalmente

Lasciate perdere gli articoli sugli errori grammaticali

Lasciate perdere gli articoli sugli errori grammaticali

Giovanni fa pensieri articolati, e li esprime con un lessico variegato, fresco e puntuale, ma buca un sacco di congiuntivi, scrive “qual’è”, ha qualche incertezza su quando si usi la c o la q. Giuseppe non sbaglia mai una regola grammaticale, ma fa pensieri consueti, si esprime per luoghi comuni, ripete parole sentite in costruzioni note.
Uno si esprime in maniera ricca, anche di errori, uno si esprime in maniera povera, anche di errori. Chi dei due parla, e quindi pensa, in maniera più fiacca?

Siamo abituati a pensare, paradossalmente, che ciò che distingue il barbaro, l’ignorante, sia l’errore grammaticale, mentre esprimersi in maniera miserabile ma formalmente corretta sia urbano e del tutto accettabile.

La realtà è che l’errore grammaticale è solo un sintomo, da cui si presume troppo. Certo, una cultura linguistica vasta e vivace di solito mette al riparo anche dagli errori grammaticali, ma non si può pensare che il problema della lingua sia un problema grammaticale – una convenzione formale che serve il contenuto. Solo, è molto più facile denunciare la sgrammaticatura di un testo, piuttosto che denunciarne l’essere superficiale, pedestre.

L’ultima è di pochi giorni fa: in occasione della Settimana della Lingua Italiana nel mondo molti giornali hanno rilanciato un’indagine (condotta con una metodologia tutt’altro che chiara, ma tant’è) da cui emergerebbero i più comuni e fantasiosi errori d’italiano commessi dagli italiani (dal solito “qual’è” alla “ceretta al linguine”). Un argomento che ha perso la sua freschezza da tempo, e che però viene sempre presentato con seri toni di allarme.

Ciò che emerge, ciò che emerge davvero è che perfino chi sculaccia pubblicamente gli errori grammaticali, con sufficienza e severità, ha capito ben poco della consistenza delle regole che reggono la nostra grammatica. Certi assolutismi rispetto al “qual’è”, rispetto al congiuntivo, sono propri solo di chi ha capito grossomodo la regola senza averne una conoscenza piena.

Come si può bacchettare scandalizzati ‘daccordo’ quando in italiano abbiamo già serenamente maturato ‘incontrario’? Come si può condannare senza appello l’uso informale della k al posto di c/ch quando così la usava San Francesco all’alba della nostra lingua? E solo chi non abbia mai visto un codice trascritto a mano può scagliarsi contro le abbreviazioni da sms – che possono essere ineleganti, ma non peggio.

Le regole grammaticali vengono richiamate e ripetute come dei mantra, come formule magiche di significato vuoto, senza che si senta il bisogno di penetrarle davvero, senza metterle in discussione. Ed è inquietante riporre tanta parte dell’identità culturale alta in convenzioni radicalmente instabili, e conosciute solo in superficie.
Ma questo fatto ci permette di osservare un fenomeno antropologico antichissimo. Il desiderio viscerale di regole grammaticali scolpite nella pietra che separino i dotti dagli ignoranti è quello di una muraglia certa che separi i civili dai barbari. Anche se la muraglia non serve militarmente a nulla, e ha solo una funzione psicologica.

Basta con questi articoli che dicono ai dotti che gli ignoranti sono ignoranti. Ripetere che i barbari sono barbari non è una tattica vincente, non lo è mai stato né mai lo sarà. Dire a chi riteniamo barbaro “vedi, sei un incivile” non lo fa ritirare nelle catacombe come un vampiro all’alba. Serve solo ad aumentare la distanza fra un ‘noi’ e un ‘loro’, e questa divisione è il primo passo verso la sconfitta – perché i barbari, alla fine, prevalgono sempre.

La via è molto più difficile e in salita, e non passa per piccole regole. Una via fatta tutta di contenuti di valore antico e nuove forme. La grammatica è forma che serve il contenuto, e per far prosperare la nostra lingua è sui contenuti della mente che è prioritario lavorare, anzi sull’habitat dei contenuti della mente, lasciando perdere censure miserabili. Rem tene, verba sequantur.

Gli articoli facili sugli errori grammaticali da cui si deducono grandi tendenze di barbarie mi fanno sempre venire in mente quella storiella sulla chiave smarrita.
Di notte, sotto alla luce di un lampione, un uomo carponi sta cercando qualcosa.
“Che cosa cerchi?”
“Le mie chiavi di casa.”
“E dove le hai perse?”
“In fondo alla strada.”
“Ma allora perché le cerchi qui?”
“Perché qui c’è luce.”

Fonte: Lasciate perdere gli articoli sugli errori grammaticali

S’ILLUMINA! Mettiamo in luce i vostri progetti — Giovazoom

S’ILLUMINA! Mettiamo in luce i vostri progetti — Giovazoom

NEWS

LE NOTIZIE DAL PORTALE GIOVANI

Creatività

Dal 15 ottobre 2017, sul sito della SIAE, sono disponibili cinque bandi rivolti a privati, aziende, enti e associazioni che presentino un progetto a sostegno di autori, esecutori ed interpreti under 35 nei settori artistici di Arti visive, performative e multimediali; Cinema; Danza; Libro e Lettura; Musica; Teatro. 

La legge di stabilità per il 2016 ha infatti previsto la distribuzione del 10% dei compensi per la copia privata, gestiti da SIAE, in attività che favoriscano la creatività e la promozione culturale nazionale ed internazionale dei giovani. 

I bandi coprono cinque diverse tipologie di progetto: il primo è dedicato alla promozione di iniziative di spettacolo da effettuare nelle periferie urbane o in aree della città caratterizzate da problematiche economiche e sociali; il secondo mira al contributo in favore di produzioni artistiche di nuove opere inedite; il terzo è rivolto al sostegno per la realizzazione di percorsi formativi e residenze artistiche anche mediante l’attivazione di corsi di specializzazione e master; il quarto bando è dedicato a promuovere le esecuzioni live in Italia e all’estero e al supporto di festival e rassegne per i mercati internazionali mentre il quinto è dedicato alla traduzione e distribuzione di opere all’estero.

In tutto la SIAE distribuirà 5 milioni e 48 mila euro: di questi quasi 3 milioni di euro sono riservati a progetti musicali, quindi una fetta decisamente grande.

Per presentare la candidatura c’è tempo fino al 30 novembre

Scopri i dettagli di ogni bando:

Periferie Urbane
Nuove Opere
Residenze artistiche e formazione
Live nazionali e internazionali
Traduzione e distribuzione all’estero

Per maggiori informazioni:

www.sillumina.it

Fonte: S’ILLUMINA! Mettiamo in luce i vostri progetti — Giovazoom

Al centro storico i capolavori di Van Gogh in un percorso multimediale immersivo in 3D

Al centro storico i capolavori di Van Gogh in un percorso multimediale immersivo in 3D

Nel cuore del centro storico di Napoli sarà possibile “camminare” nelle opere più importanti di Vincent Van Gogh. Succede grazie al sistema di proiezioni 3D mapping della mostra “Van Gogh-The Immersive Experience”, percorso multimediale dedicato ai quadri del grande artista olandese, che sarà ospitata dalla Basilica di San Giovanni Maggiore del capoluogo partenopeo dal 18 novembre al 25 febbraio 2018. Un viaggio poetico tra i capolavori dell’artista, un’esperienza viva e magnetica nelle pennellate che hanno rivoluzionato la storia dell’arte.

La mostra accompagna lo spettatore nel pensiero creativo del maestro, è un percorso affasciante scandito dal colore, dal disegno e dalla parola che danno vita alle passioni umane. La tecnologia al servizio dell’arte raggiunge risultati sorprendenti, e “Van Gogh-The Immersive Experience” aggiunge una moderna valenza emotiva alla verità e al mito. Prodotta e distribuita a livello internazionale da Exhibition Hub e da Next Exhibition, la mostra si rivolge sia agli appassionati d’arte che ad un pubblico di studenti.

La mostra interagisce con l’osservatore e lo invita ad entrare dentro al quadro. L’interno della Basilica sarà rivoluzionato con il montaggio di grandi schermi che, grazie a proiettori video di altissima definizione, renderanno possibile che i quadri prendano vita coinvolgendo e abbracciando il pubblico a 360 gradi. Il percorso durerà oltre un’ora, in cui sarà possibile gustare l’arte da diversi punti di vista, in piedi o sdraiati a terra. Dal 27 ottobre inizierà la prevendita.

Fotografie, più di 3mila, e video accompagneranno gli spettatori  tra Parigi, Arles, Saint-Rémy e Auvers-sur-Oise, i luoghi dove Van Gogh creò molti dei suoi capolavori nel decennio dal 1880 al 1890. Il percorso sarà accompagnato dalle musiche di Vivaldi, Ledbury, Tobin, Lalo, Barber, Schubert, Satie, Godard, Bach, Chabrier, Satie, Saint-Saëns, Godard, Handel.

Fonte: Al centro storico i capolavori di Van Gogh in un percorso multimediale immersivo in 3D

Chi era Amalia Signorelli, l’antropologa scomparsa a 83 anni: da De Martino alla tivù

Chi era Amalia Signorelli, l’antropologa scomparsa a 83 anni: da De Martino alla tivù

Se ne è andata a 83 anni Amalia Signorelli, studiosa con una lunghissima storia di ricercatrice e accademica nelle Università di Urbino, Napoli e Roma. Da antropologa, prima di diventare un’importante opinionista per giornali e televisioni, si è occupata dei processi di modernizzazione e del cambiamento culturale nell’Italia meridionale, di migrazioni, di clientelismo, della condizione femminile, delle trasformazioni e le culture urbane. Suoi molti studi sulla cultura popolare a Napoli e in Campania nel Novecento.

Negli ultimi anni, Amalia Signorelli è stata opinionista nei programmi televisivi Ballarò, Dimartedì, Fuori onda, Otto e mezzo e Servizio pubblico. Nata a Roma, si era laureata nel 1957 discutendo una tesi diretta da Ernesto de Martino, conosciuto durante l’anno accademico 1954-1955 mentre teneva un corso di Etnologia nella Facoltà di Lettere dell’Università di Roma. A partire dal 2014 scriveva per Il Fatto Quotidiano.

Faceva parte, dunque, della schiera degli allievi di De Martino, con cui ha collaborato successivamente in programmi di ricerca sotto la direzione di De Martino, Tullio Seppilli e Angela Zucconi. Il suo impegno sociale si concretizzava nei suoi studi, per molti anni ad esempio la Signorelli è stata impegnata nell’Ufficio studi dell’Istituto per lo sviluppo dell’edilizia sociale. Mentre all’Università di Napoli, facoltà a cui ha formato importanti generazioni di nuovi antropologi, così come a Roma, ha diretto il Centro di ricerca audiovisiva sulle culture popolari.

Negli ultimi anni, molti dei suoi sforzi di studiosa si erano concentrati sui temi dell’emigrazione, è stata consulente della CEE e dell’ILO per l’emigrazione. Nel 2011, per Selleio Editore, aveva dato alle stampe “Pensare e ripensare le migrazioni”. Diversi gli studi anche su antropologia urbana in relazione all’urbanistica delle nostre grandi città.

Fonte: Chi era Amalia Signorelli, l’antropologa scomparsa a 83 anni: da De Martino alla tivù

I politici insorgono per una foto di Anna Frank allo stadio

I politici insorgono per una foto di Anna Frank allo stadio

Gli insulti antisemiti dei tifosi della LazioI media italiani e i politici hanno scoperto che gli ultrà della Lazio sono fascisti. Cosa è accaduto? Durante la partita Lazio-Cagliari, i tifosi biancazzurri hanno esibito manifesti contro gli ebrei e mostrato il fotomontaggio di Anna Frank con la maglia della Roma, in segno di disprezzo. Le scritte offensive sono apparse in curva Sud perché la nord era squalificata.

E’ bastato toccare un simbolo della Shoah per fare scoprire a tutti le “schifezze” che avvengono negli stadi italiani. La cosa ha fatto svegliare anche Sergio Mattarella: “Il volto e il diario di Anna Frank, la sua storia di sofferenza e morte a opera della barbarie nazista, hanno commosso il mondo. Usare la sua immagine come segno di insulto, oltre che disumano è allarmante per il Paese, contagiato 80 anni fa dall’ottusa crudeltà dell’antisemitismo”. Il presidente avuto l’assicurazione del ministro Minniti del massimo impegno per individuare i responsabili dell’ignobile gesto degli ultrà laziali e perché vengano definitivamente esclusi dagli stadi. Sulla vicenda è intervenuto anche il segretario del PD Matteo Renzi con la solita proposta fuffa.

La Procura della Repubblica di Roma ha aperto un’inchiesta per istigazione all’odio razziale. La cosa drammatica è che tutto avviene nella stessa città dove nel 2014 fu ucciso Ciro Esposito, un tifoso del Napoli. Secondo i giudici della Corte d’Appello di Roma quella di Daniele De Santis fu una bravata. Ma ci rendiamo conto? E questi politicanti italiani si indignano per una foto di Anna Frank in uno stadio. Gli “Irriducibili Lazio” hanno diramato una nota in cui c’è scritto: “Siamo stupiti di tanto clamore per un gesto in un contesto sportivo animato da goliardia”. I laziali non hanno tutti i torti, visto che in passato anche i cori contro i tifosi del Napoli sono stati definiti nello stesso modo da Giancarlo Abete. Il pesce puzza dalla testa. Nel 2017 i media hanno scoperto i cori razzisti negli stadi. Può darsi che tra una ventina di anni si accorgeranno anche dello sterminio in atto nella Terra dei Fuochi. L’Italia non è un Paese per persone civili e politici efficienti.

Fonte: I politici insorgono per una foto di Anna Frank allo stadio

L’angelo senza ali di Canova vola a New York: era stato ritrovato in Italia dopo secoli

L’angelo senza ali di Canova vola a New York: era stato ritrovato in Italia dopo secoli

in foto: Le tre Grazie di Antonio Canova

Un angelo senza ali a New York. Dal 28 ottobre prossimo, il Genio Rezzonico di Antonio Canova, realizzato dal grande scultore nel 1793, occuperà il posto d’onore nello stand del gallerista Carlo Orsi alla Tefaf New York. Il gesso, scolpito per il mecenate Girolamo Zulian, ambasciatore della Repubblica Veneziana a Roma, potrebbe essere l’unico rimasto sul mercato privato dell’arte, il suo valore è stimato attorno ai quattro milioni di dollari. Una cifra molto alta, dovuta anche all’ottimo stato di conservazione del gesso ritrovato non molto tempo fa.

Per secoli, infatti, l’opera è rimasta chiusa in una villa non distante da Firenze e sarà esposta per la prima volta al pubblico di Park Avenue Armory. Il ritrovamento fu effettuato in una villa appartenente ai discendenti di un conte padovano, buon amico sia di Canova che di Zulian. Stimato da una base di quattro milioni di dollari, il Genio Alato è una delle tre figure destinate al monumento funerario di Papa Clemente XIII Rezzonico nella Basilica di San Pietro. Alto poco più di un metro, l’angelo senza ali sfiora con la mano la fronte in segno di lutto. Il gesso è in ottimo stato di conservazione. Ma non è la prima volta che un’opera di Antonio Canova vola a New York negli ultimi anni.

Qualche anno fa, al Met, una mostra portò all’attenzione del pubblico statunitense diversi modelli a grandezza naturale restaurati che mostravano scene dal Vecchio e dal Nuovo Testamento realizzati per il Tempio Canoviano, una chiesa ispirata al Pantheon di Roma e al Partenone di Atene, che poi sarebbe stato il mausoleo dell’artista.

Fernando Mazzocca, storico dell’arte all’Università di Milano, ha dichiarato al New York Times, in proposito del Genio Alato: “Sono sculture rarissime. Canova le fece con speciale attenzione per donarle a persone per le quali aveva particolari ragioni di gratitudine”.

Fonte: L’angelo senza ali di Canova vola a New York: era stato ritrovato in Italia dopo secoli

Dopo lo tsunami riemerge una città fantasma sommersa 40 anni fa

Dopo lo tsunami riemerge una città fantasma sommersa 40 anni fa

In India, di fronte alle coste dello Sri Lanka, esiste un città sommersa da uno tsunami e riemersa quarant’anni dopo grazie al mare che si è ritirato. La storia di Dhanushkodi, città il cui nome significa proprio “fine dell’arco”, considerata la posizione geografica ad arco prima dello stretto che separa l’India dallo Sri Lanka, è ricca di aneddoti insoliti e purtroppo anche tragici.

Si tratta, infatti di una città letteralmente sprofondata nel mare. Un tempo Dhanushkodi era un luogo sacro e di pellegrinaggio, dove, secondo le scritture Hindu, si trovava il ponte di Rama. Oggi, invece, ne rimane solo una città vuota, in cui ogni cosa è stata inghiottita dall’acqua, tra cui la ferrovia. Una città fantasma, insomma, con una recente storia molto tragica alle spalle.

In un solo anno, infatti, tra il 1948 e il 1949, la parte meridionale di Dhanushkodi è “sprofondata” di ben cinque metri per via di un movimento tettonico verticale che ha portato sott’acqua un lembo di terra lungo ben sette chilometri. Successivamente, nel 1964, una depressione in seguito al passaggio del ciclone di Rameswaram, che raggiunse i quasi trecento chilometri orari e onde anomale alte più di cinque metri, ha definitivamente messo sott’acqua la città di fronte le cose dello Sri Lanka.

Gli effetti del ciclone Rameswaram furono impressionanti. Le folate di vento spazzarono via tutto quello che si parò dinnanzi alla furia del ciclone, provocando quasi due mila morti nella notte dell’antivigilia del natale 1964, tra loro anche 115 viaggiatori che si trovavano a bordo di un treno proveniente dalla città di Pamban. Da allora, dopo la dichiarazione del governo di Madras, che dichiarò Dhanushko inadatta ad essere abitata da forma vivente, la città sparì sotto il livello del mare.

Per poi riemergere, abbastanza inaspettatamente, nel dicembre del 2004, quando il mare attorno  Dhanushkodi si è ritirato a circa 500 metri dalla costa, riportando alla luce diversi resti della città metà di pellegrinaggio: la facciata di un tempio, diverse case, relitti di imbarcazione e ciò che sopravvisse al disastro ferroviario di quarant’anni prima. Ma la vita non è tornata a scorrere più da queste parti, restando una città fantasma visitata solo, di tanto in tanto, da qualche turista.

Fonte: Dopo lo tsunami riemerge una città fantasma sommersa 40 anni fa

I dentisti nei centri commerciali: tendenza low cost o di qualità?

 

 

In Gran Bretagna, da tempo, per abbattere il caro vita, le catene di supermercati hanno aperto alla possibilità di ospitare al loro interno anche uffici di avvocati, architetti e studi o cliniche odontoiatriche con vantaggi interessanti per i clienti che pagano tariffe ridotte e orari più flessibili e prolungati, e vantaggi anche per che offre il servizio perché abbatte notevolmente i costi. La prima catena commerciale britannica a ospitare una clinica odontoiatrica è la Sainsbury’s. Anche l’Italia ha aperto a questa possibilità e chi cerca uno studio dentistico a Roma, per esempio, può trovarne uno tranquillamente in uno dei suoi grandi centri commerciali, Ma i prezzi “popolari” vanno a discapito della qualità?

Perché scegliere i dentisti nei centri commerciali

Con la diffusione delle cliniche odontoiatriche – in cui due o più dentisti uniscono le forze economiche e scientifiche per aprire uno studio comune in grado di offrire la più ampia gamma di servizi possibili al cliente abbattendo i costi di gestione e di conseguenza le tariffe per i clienti – si aprono nuove opportunità di mercato. Tra le tendenze più recenti, l’apertura di studi odontoiatrici nei centri commerciali è in rapida diffusione. La maggior parte di questi studi sono cooperative o franchising e sebbene l’aspetto generale è improntato al low cost – adeguandosi i supermercati -, le cure e le prestazioni restano di alto livello e oltre alle carie e alla pulizia dei denti, il cliente può richiedere anche trattamenti più avanzati come lo sbiancamento o l’applicazione dei apparecchi correttivi e protesi. Si possono fare anche analisi e diagnosi grazie all’uso di macchinari d’avanguardia, nel rispetto della privacy e dell’igiene. I vantaggi per il cliente sono tanti:

  • Professionisti che offrono servizi di qualità (uno staff si compone di 2-4 odontoiatri, circa sei assistenti alla poltrona, igienisti dentali e laboratori odontotecnici);
  • Flessibilità di orari perché si adeguano a quelli del centro commerciale che li ospita (solitamente 9- 21 dal lunedì al sabato e 10.00-20.00 la domenica);
  • Capillarità e diffusione sul territorio;
  • Offerta di servizi ambulatoriali e di pronto soccorso odontoiatrico, dal momento che il servizio ospedaliero non funziona nei giorni festivi;
  • Riduzione dei tempi di attesa;
  • Tariffe ridotte (dal 15% al 30% in meno rispetto ad uno studio odontoiatrico tradizionale).

 

Dentisti nei centri commerciali: non solo in tempi di crisi

La spesa sanitaria in Italia ha subito una forte contrazione a causa della prolungata crisi economica e si è registrata una riduzione del 30% nell’ultimo decennio delle cure odontoiatriche; per questo il boom dei dentisti low cost, abbinato alla liberalizzazione delle tariffe minime, ha dato una svolta al mercato e molti professionisti hanno puntato sul low cost per battere la concorrenza. La stessa strada dei dentisti nei centri commerciali è stata intrapresa anche da psicologi, architetti e commercialisti adottando “parcelle politiche”.

Gli studiosi del fenomeno lo chiamano “retailzation”, cioè rendere “retail” – al dettaglio – un servizio che generalmente si offre in contesti specifici, come per esempio gli ospedali o le cliniche nel caso dei servizi alla salute. Uno dei punti di forza di questo fenomeno è la “capillarità territoriale”: quanto più un ambulatorio è accessibile, aperto tutti i giorni, con orari flessibili come quelli di un centro commerciale e possibilità di parcheggio, tanto più le persone riescono a soddisfare il bisogno di curare la propria salute; una formula vincente non solo in tempi di crisi, soprattutto se si abbinano prestazioni di qualità e soddisfacenti. Nascono, così, centri come DentalPro, VitalDent, Dentix e simili che sono concorrenziali ma tutt’altro che low cost perché utilizzano macchinari e attrezzature di livello, la TAC in tutti i centri, si avvalgono di liberi professionisti con partita IVA che a turno e due volte a settimana lavorano anche in ambulatorio quando lo studio privato è chiuso. In questo modo, le tariffe restano calmierate (da 29 € a 40 € per una pulizia dei denti, da 70 € a 100 € per un’otturazione), e per andare sempre più incontro ai pazienti, alcuni dentisti nei centri commerciali hanno avviato delle convenzioni con il servizio sanitario locale per prestare cure a costi ancora più bassi o gratuitamente.

L’Europa Park vi aspetta per Halloween

Siete ansiosi di trascorrere un weekend originale e diverso, magari all’insegna del divertimento per tutta la famiglia, che metta d’accordo grandi e piccini? Allora non potete perdervi il programma di eventi per Halloween a Europa Park, il grande parco divertimenti nel cuore della Germania! Non perdete l’occasione di acquistare biglietti d’ingresso in promozione e di approfittare di coupon promozionali seguendoci su www.parchionline.it

Un programma per tutta la famiglia

Oltre al biglietto d’ingresso non è previsto alcun costo aggiuntivo per godere di questo allestimento speciale nell’Europa Park in occasione del mese delle streghe. Dal 23 settembre al 5 novembre 2017 l’intero parco sarà invaso da creature di ogni genere. Tenetevi pronti ad incontrare gnomi, folletti, streghe, maghi, fattucchiere e demoni di tutti i tipi! 

Un parco da scoprire e riscoprire!

Prima di accompagnarvi a scoprire l’allestimento speciale per Halloween ad Europa Park, qualche consiglio per apprezzare al meglio le bellezze del parco. Per visitarlo tutto vi suggeriamo di pernottare almeno per due giorni. Le singole aree del parco divertimenti sono associate ad un paese del vecchio continente. Giochi acquatici e scivoli mozzafiato vi aspettano in Grecia; tutto dedicato ai piccini è il Mondo dei bambini, in Irlanda; un tour in un autentico bus londinese e nei tipici taxi della City vi aspettano nell’Inghilterra. Il treno che attraversa le Alpi si può prendere in Austria: qui vicino non potete perdervi Il regno dei Minimei, con la torre a caduta libera e l’otto volante, La foresta incantata dei Grimm, dove vi aspettano personaggi e creature delle fiabe, e vi consigliamo anche una sosta in La terra dell’Avventura. Vi abbiamo incuriosito? E allora seguiteci per scoprire come trascorrere Halloween nell’Europa Park!

Preparatevi alle zucche!

Una grande zucca gigante vi accoglierà proprio nella piazza principale dell’Europa Park, tra la Francia, l’Italia e la Germania. Il motivo dominante dell’allestimento per Halloween è proprio all’insegna dell’arancione delle zucche: attraversando il parco ne incontrerete di tutte le forme e le fogge! E a proposito di zucche: che ne dite della zucca di Cenerentola? E di un trenino guidato da scheletri? Incontrerete Zombie giganti, spiriti armati di falci che camminano su cavalli pelle ed ossa, pagliacci degni di Pennywise che vi offriranno inquietanti palloncini. 

E se gli incontri speciali non dovessero spaventarvi abbastanza, vi consigliamo le attrazioni horror dell’Europa Park. In Grecia potrete visitare la Fucina di Efesto insieme ai vostri amici e ai bimbi. In Francia è imperdibile l’Halloween Dorf, per ricevere un autentico trucco in tema “notte delle streghe”. In Italia, infine, vi consigliamo una visita nel castello stregato della famiglia Medici, Gesterschloss: siete pronti a sentire i brividi lungo la schiena?

Halloween all’Europark è un evento davvero imperdibile per conoscere un parco ricco di attrazioni e di curiosità da scoprire insieme a tutta la vostra famiglia. Non vi resta che prenotare sulla pagina dedicata a Europa Park del sito parchionline.it e godervi tutto lo spettacolo!
 

Lavori di casa : 3 regole da seguire

 

 

Quando si decide di ristrutturare una casa, che sia quella dove già risiedete da anni o una completamente nuova, la fantasia non guasta mai. Ristrutturare casa è un’esigenza con la quale tutti prima o poi si trovano a dover fare i conti. Si fantastica sul colore delle pareti, sull’architettura in generale, sull’arredamento, sulla scelta delle camere e così via. Tutte queste scelte dovranno essere valutate in un secondo momento.

Avere un’idea chiara delle spese a cui si va incontro all’inizio di una ristrutturazione è spesso complesso, il più delle volte difficile da determinare a priori, anche per i professionisti e le imprese. Una ristrutturazione può costare fino al doppio di una equivalente a parità di metri quadri.

Ci sono ben tre regole principali da seguire per fare in modo che i lavori di casa siano efficienti e produttivi. La prima regola è quella di decidere un buon impianto di riscaldamento. Potrete scegliere il mobilio più all’avanguardia ma se la casa è fredda e poco riscaldata, l’appartamento sarà incompleto. Dovrete valutare bene il tipo di radiatore, oggi giorno ce ne sono di diversi modelli, in alluminio e a basso impatto ambientale. Decidete se il riscaldamento dovrà passare anche da sotto i pavimenti, se pensate ad un climatizzatore per l’estate e così via. La seconda regola da seguire per avere una buona abitazione è la scelta corretta del pavimento. In commercio ce ne sono di diversi tipi, dal porcellanato al marmo al parquet e così via. A volte la scelta non dipende solo dal gusto personale, ma può dipendere anche dalle caratteristiche che la vostra casa offre. Ci sono materiali che hanno bisogno di determinati mm di spessore per poter essere incollati, quindi bisogna valutare se il pavimento che avete sotto è ancora in buone condizioni per sopportare l’appoggio del pavimento nuovo o se disponete del budget corretto per creare una soletta nuova, ecc. L’ultima regola è scegliere una corretta illuminazione. Questo aspetto non dipende solo dai lampadari più belli da scegliere, ma da vere e proprie scelte tattiche che vi permetteranno di vivere in un ambiente luminoso e confortevole. Se l’abitazione è poco illuminata dal sole, dovrete pensare a scelte di faretti e lampadari in postazioni strategiche, in modo da far sembrare il vostro appartamento sempre luminoso. Una volta che avrete seguito queste tre regole di scelta potrete sbizzarrirvi nella scelta del mobilio, nell’acquisto dei sanitari migliori e in altri dettagli!

 

“Erodiàs” di Giovanni Testori diretto da Renzo Martinelli

“Erodiàs” di Giovanni Testori diretto da Renzo Martinelli

A Teatri di Vita, nel Parco dei Pini del quartiere Borgo Panigale, da venerdì 20 a domenica 22 ottobre (alle 21.00 venerdì e sabato e alle 17.00 domenica), va in scena “Erodiàs” di Giovanni Testori, pièce dedicata alla figura di Erodiade e qui interpretata da Federica Fracassi per la regia di Renzo Martinelli e la produzione della compagnia Teatri i.

L’Erodiàs, considerato ormai un classico del teatro contemporaneo, è il secondo dei tre monologhi scritti da Testori all’inizio degli anni Novanta, poco prima della morte. Si tratta di tre lamenti funebri, “Tre lai”: il primo è quello di Cleopatra sul corpo di Antonio; il terzo quello della Madonna sul corpo di Cristo; invece questo secondo lamento, il più violento, propone la vicenda trasfigurata di Erodiade, concubina di Erode, madre di Salomè, regina in bilico tra due mondi e due religioni e donna incagliata tra il corpo e lo spirito, che ha voluto la decapitazione di Giovanni Battista. Il suo lamento si svolge al cospetto della testa mozzata del profeta, che anche da morto continua a parlarle, a provocarla, a imporle interrogativi senza risposta, fino a che Erodiade diventa lei stessa il Battista, una vera e propria “maschera nella maschera”, e l’impasto verbale dettato dalla follia della regina ebraica, dalle sue emozioni e dai suoi dubbi, si scioglie in un grammelot grottesco che fonde la sacralità della parola all’essenza popolaresca lombarda.

Il tappeto sonoro dello spettacolo è tessuto da Fabio Cinicola, la scrittura drammaturgica è di Francesca Garolla, i costumi e gli oggetti di scena portano la firma di Cesare Moriggi e Laura Claus, le luci sono di Mattia De Pace.

Informazioni:

www.teatridivita.it

Fonte: “Erodiàs” di Giovanni Testori diretto da Renzo Martinelli

In arrivo nuova terapia anti-cancro

In arrivo nuova terapia anti-cancro

In arrivo nuova terapia anti-cancroLa Food and Drug Administration(FDA) degli Stati Uniti ha autorizzato una nuova classe di terapia genetica per trasformare i linfociti T del paziente in killer del cancro. La terapia, chiamata “Yescarta”, prodotta dalla Kite Pharma è stata autorizzata per gli adulti affetti da linfoma non-Hodgkin, una neoplasia maligna del tessuto linfatico. I linfociti T sono cellule del sistema immunitario preposte naturalmente a difendere l’organismo dalle aggressioni.

Come funziona la terapia Yescarta? I linfociti T del malato vengono prelevate e modificate geneticamente per includere un gene per individuare e eliminare le cellule cancerogene del linfoma. Una volta potenziati, i linfociti T vengono di nuovo infusi nel paziente. La nuova terapia anti-cancro verrà utilizzata per i pazienti che sono stati già sottoposti ad almeno 2 trattamenti chemioterapici senza benefici. Il trattamento genetico trasforma le cellule del sistema immunitario del paziente in “un farmaco vivente”. Nello studio clinico, il trattamento è stato somministrato a 101 pazienti: il 72% ha registrato una diminuzione delle dimensioni del tumore e circa la metà dei pazienti trattati non mostrava segno della malattia a distanza di 8 mesi. Tuttavia, tre pazienti sono morti ed il trattamento può causare seri effetti collaterali. Alcuni pazienti, infatti, hanno avuto febbri alte, congestione polmonare, crisi nella pressione sanguigna e problemi neurologici. La terapia anti-cancro Yescarta, informa l’azienda farmaceutica, costerà 373 mila dollari per malato. Si tratta della seconda terapia genica autorizzata dalla FDA. Il primo, che si chiama “Kymriah” ed è di proprietà della Novartis, è stato approvato ad agosto e riguarda i bambini o i giovani con forme aggressive di leucemia. Un ciclo di Kymriah costa 475 mila dollari.

Fonte: In arrivo nuova terapia anti-cancro

I “Paperoni” della cultura guadagnano più del sindaco: al via i tagli

I “Paperoni” della cultura guadagnano più del sindaco: al via i tagli

Il Comune di Genova dichiara guerra ai maxi stipendi dei dirigenti in campo culturale, i cosiddetti “Paperonidella cultura. Dalla segretaria generale del Teatro Stabile, diplomata in ragioneria, che prende 80mila euro all’anno, alla responsabile amministrativa che ne prende uno in più, quasi 82mila. A Palazzo Ducale, invece, la responsabile dell’ufficio stampa ne guadagna 81mila, mentre il capo del personale si “accontenta” di 71mila.

Stipendi che, in alcuni casi, superano quelli del primo cittadino del capoluogo ligure, Marco Bucci, che difatti ha autorizzato il suo giovane assessore alla cultura, Elisa Serafini a impugnare il lanciafiamme per i vari cda di cui il Comune è socio al fine di ridurre sprechi e inefficienza, ma soprattutto tagliare i compensi. A partire da quelli di direttori e sovrintendenti, che spesso arrivano anche a 150mila.

Le amministrazioni precedenti hanno sostenuto politiche di assunzione forse un po’ troppo elastiche, e oggi ci ritroviamo ad avere dirigenti che guadagnano oltre 150mila euro in enti partecipati che costano alle istituzioni pubbliche, e quindi ai cittadini, milioni di euro. Fossimo nel privato non ci sarebbe nulla da dire, ma mi chiedo se sia accettabile che una persona impiegata nel settore pubblico prenda più del sindaco di Genova. Non stiamo parlando di professioni artistiche, ma di ragioneria e amministrazione.

Ovviamente, non sarà un’impresa semplice. Serafini, infatti, ha già dichiarato di aver trovato “ostilità” nei rispettivi cda. Anche perché, mentre calano le spese per le produzioni, salgono quelle per pagare i vertici del personale. Il Carlo Felice, ad esempio, nel 2015 ha ridotto i noleggi di materiali teatrali da 482 a 394mila euro, mentre i compensi del sovrintendente e dei revisori sono passati da 150 a quasi 217mila euro.

Fonte: I “Paperoni” della cultura guadagnano più del sindaco: al via i tagli

Papa Leone X “ricoverato d’urgenza”: il capolavoro del Rinascimento sta perdendo i colori

Papa Leone X “ricoverato d’urgenza”: il capolavoro del Rinascimento sta perdendo i colori

Uno degli esempi più luminosi del Rinascimento italiano, la tela ritraente il Ritratto di Papa Leone X de’ Medici di Raffaello, sta perdendo i suoi straordinari colori. Per questa ragione, gli esperti, dopo aver visitato il quadro, hanno ritenuto di dover agire in fretta, senza perdere altro tempo. E così alle Gallerie degli Uffizi di Firenze, anche se a malincuore, hanno dovuto prendere l’amara decisione di sottrarre al suo consueto spazio, ammirato ogni giorno da migliaia di visitatori, il quadro, che è stato trasferito all’Opificio delle pietre dure per un restauro totale.

La gamma cromatica del dipinto di Raffaello, caratteristica principale che fu sottolineata nelle “Vite” di Giorgio Vasari, è andata quasi del tutto compromessa a causa dello scorrere impetuoso del tempo. La tela si è quasi del tutto scurita e ha perso la sua incredibile luminosità, quella che nessuno di noi ha ammirato al massimo del suo splendore. Ma non tutto è perduto: Papa Leone X va in clinica e presto, si spera, tornerà più in forma che mai. Pronto a farsi ammirare e fotografare dalle migliaia di turisti che ogni anno si riversano in massa alle Gallerie degli Uffizi per ammirare il quadro.

All’Opificio delle pietre dure, vera e propria clinica dei capolavori della storia dell’arte, una squadra di restauratori di altissimo livello ha già iniziato il complesso e chissà quanto lungo procedimento che porterà alla riabilitazione del povero Papa Leone, o meglio del suo ritratto. Non ancora chiari i tempi dell’intervento, che avrà come obiettivo lungo e delicato intervento di recupero che alla fine gli restituirà il suo incredibile – e noto in tutto il mondo – spettro cromatico, caratteristica che lo rende uno dei capolavori più importanti della storia dell’umanità dagli albori ad oggi. Dunque, arrivederci a presto, Papa Leone.

Fonte: Papa Leone X “ricoverato d’urgenza”: il capolavoro del Rinascimento sta perdendo i colori

Un romano in America: dopo 48 anni l’orchestra di Santa Cecilia torna alla Carnegie Hall

Un romano in America: dopo 48 anni l’orchestra di Santa Cecilia torna alla Carnegie Hall

L’Orchestra di Santa Cecilia sbarca in America. Lo farà dal 20 al 25 ottobre, in un tour statunitense sotto la guida di Antonio Pappano. Il programma, fitto di eventi, partirà con la storica orchestra romana e Martha Argerich alla Carnegie Hall di New York per il III concerto per piano di Prokofiev seguito dalla Sinfonia dell’Aida e da Pini e Fontane di Roma di Respighi.

Successivamente, il 21 ottobre con in programma la VI sinfonia di Mahler e La nuova Euridice secondo Rilke di Salvatore Sciarrino. Il 22 sarà la volta della Symphony Hall di Boston, il 23 della Kodak Halla di Rocehster e il 25 del Kennedy Center di Washington.

Antonio Pappano, che negli Stati Uniti è di casa, essendovi cresciuto dall’età di tredici anni, suonare alla Carnegie Hall è un grande traguardo: “tornarvi per suonare alla Carnegie Hall è un punto di arrivo per la mia carriera che è anche emozionante”. Il ministro Franceschini, invece, nel sottolineare l’importanza di questo tour americano dell’Orchestra di Santa Cecilia ne approfitta per togliersi qualche sassolino dalle scarpe, dichiarando che quest’occasione: “è la prova che gran parte di quel che si dice sulle fondazioni lirico-sinfoniche è smentito dai fatti, anche se realtà non positive esistono”.

Negli Usa ci sarà anche il violino Stradivari, realizzato dal liutaio cremonese nel 1690 per il Gran Principe Ferdinando di Toscana e suonato nella tournèe Usa dal primo violino dell’Orchestra, Roberto Gonzales-Monjas. Oltre a un preziosissimo Guarneri del Gesù e un violoncello Amati. È raggiante il sovrintendente di Santa Cecilia, Michele Dall’Ongaro, nel sottolineare l’importanza del contributo Mibact e il rapporto con il ‘tour sponsor’ Enel per ‘I Tre Tesori’.

Infine, la serata di gala. Si terrà il 19 ottobre alla Carnegie Hall, servirà a promuovere la nascita di un gruppo di sostenitori negli Usa di Santa Cecilia. È già attivo un fondo dove i donatori americani possono contribuire al sostegno della fondazione lirica, usufruendo dei benefici fiscali previsti dalla legislazione degli Stati Uniti.

Fonte: Un romano in America: dopo 48 anni l’orchestra di Santa Cecilia torna alla Carnegie Hall

Come aprire un’attività di manutentore del verde

 

 

Roma è una delle città con la più alta concentrazione di aree verdi pubbliche e private ed è un business importante che qualsiasi impresa di pulizie a Roma non può ignorare e, infatti, sono molte le imprese multi servizi che propongono anche lavori di giardinaggio manutenzione del verde; una di queste è La Lucciola  che si avvale della collaborazione di esperti giardinieri e manutentori. Ma come si diventa “giardiniere” e come si apre un’attività di manutenzione e progettazione del verde?

Avviare un’attività di manutentore del verde

Il giardinaggio è da sempre considerato un hobby oltre che un lavoro e può essere svolto a livello amatoriale per arrotondare l’entrata mensile, ma per trasformare questo “hobby” in un’impresa vera e propria oltre alla passione e alla spinta motivazionale occorre molta competenza e professionalità che si possono acquisire grazie ad appositi corsi di formazione che includono anche materie di gestione economica e diritto. Quando si decide di aprire un’attività è consigliabile rivolgersi all’assistenza di un notaio per le pratiche burocratiche o di un’agenzia per gli investimenti in grado di fornire la necessaria collaborazione  per seguire tutte le fasi progettuali concernenti l’apertura dell’attività e con le capacità professionali complementari alle proprie magari in materia di marketing e innovazione tecnologica. Un’attività di manutentore del verde competitiva deve prevedere al suo interno una serie di professionalità dall’architetto paesaggista al giardiniere e prevedere una serie di servizi aggiuntivi come:

  • la realizzazione di impianti di irrigazione,

  • installazione di fontane e complementi di arredo per giardino (illuminazione, pavimentazione, arredi),

  • avere a disposizione un vivaio per offrire un campionario di piante da far scegliere ai potenziali clienti;

  • prevedere l’eventualità di eseguire lavori straordinari come la spalatura della neve nei mesi invernali o lavori speciali come l’allestimento di aree verdi per eventi e manifestazioni particolari, addobbi per cerimonie e simili.

Quali professioni richiede il lavoro di manutenzione del verde

I mestieri e le professioni correlate alla manutenzione del verde vanno dal giardiniere all’esperto di piante ornamentali, dall’agronomo all’architetto paesaggista e ognuno con un percorso di formazione specifico.

La progettazione del verde (giardini pensili, arredi da giardino, collocazione delle piante … ) è normalmente affidata all’architetto paesaggista, una figura professionale in rapida ascesa e che richiede una formazione universitaria e competenze in gestione degli spazi, gusto estetico, senso dell’armonia e delle proporzioni, nonché la conoscenza delle piante e delle loro singole esigenze in quanto a esposizione alla luce, spazio richiesto, cure per la manutenzione. Il manutentore del verde è una figura professionale specializzata – generalmente un agronomo, anche se a volte non è necessaria una formazione qualificata – ma al quale competono numerosi compiti che richiedono anche l’uso di attrezzature e prodotti spesso costosi per la potatura di siepi e alberi (e per gli alberi ad alto fusto e spesso richiesta anche una certificazione di abilità alpinistica e uso delle imbracature per i lavori cosiddetti “in quota”), messa a dimora delle piante, rigenerazione dei manti erbosi, cura delle piante malate, concimazione dei terreni, disinfestazione e trattamenti antiparassitari.

Andrea Camilleri, il vecchio che ci insegna a essere giovani

Andrea Camilleri, il vecchio che ci insegna a essere giovani

Si è alzato in piedi quando Fabio Fazio ha annunciato i genitori di Giulio Regeni, ieri sera a “Che tempo che fa”. Andrea Camilleri, l’eterno golden boy della letteratura italiana, 92 anni compiuti lo scorso settembre, stava parlando, in collegamento dal suo studio, di “Esercizi di memoria”, il suo ultimo libro pubblicato pochi giorni fa per Rizzoli, che condivide con Sellerio l’onore di pubblicare i libri dell’inventore del commissario Montalbano. “Esercizi di memoria” non è un giallo, ma un libro di racconti e illustrazioni, che racconta sul filo della memoria il Camilleri “uomo comune”, come lui stesso si è augurato di essere ieri sera da Fazio.

Ma Andrea Camilleri, evidentemente, non è un uomo comune. Lo ha dimostrato l’ennesima volta ieri sera quando, in piedi rivolto ai genitori di Giulio Regeni, ha pronunciato il suo discorso nei loro confronto: “Io non ho parole” ha detto. Semplicemente. Come avremmo voluti fare tutti noi, come non è più in grado di fare quasi nessuno di noi. Tranne lui, il buon vecchio Andrea. Uomo comune eccezionale. Non solo per lo scrittore che ha dimostrato di saper essere finora, ma per ciò che tutta la sua vita ha finora dimostrato tra la Sicilia e Roma, il fascismo e il teatro, la Rai, i suoi grandi incontri, da Eduardo De Filippo ai numi tutelari della classe intellettuale del ventesimo secolo.

La realtà è che, a dispetto dei suoi 92 anni, Andrea Camilleri è il primo grande intellettuale italiano del ventunesimo secolo. Proprio così. Molto di più di tanti suoi colleghi decisamente più giovani, ma molto più vecchi non solo nello spirito (come si è soliti dire) ma soprattutto nella capacità di essere anticonformisti, di dire le cose con semplicità e talento, senza rabbia ma con franchezza e condivisione empatica. Non sono solo i suoi libri ad essere amati, ma soprattutto il personaggio e la persona che si nascondono dietro e al di là i suoi libri. Non è un caso che negli ultimi mesi l’opera e la vita di questo grande scrittore, ormai reso cieco dalla vecchiaia, sia sempre più apprezzata, tradotta e omaggiata all’estero. Andrea Camilleri incarna oggi tutti gli aspetti migliori e più edificanti di ciò che può ancora essere nel mondo un italiano.

Fonte: Andrea Camilleri, il vecchio che ci insegna a essere giovani

Bologna, #conNETTARE: il 17 ottobre secondo Festival degli Empori Solidali dell’Emilia-Romagna

Bologna, #conNETTARE: il 17 ottobre secondo Festival degli Empori Solidali dell’Emilia-Romagna

#conNETTARE. E’ questo il titolo del  2° Festival degli Empori Solidali dell’Emilia Romagna, in programma a Bologna martedì 17 ottobre. Un’occasione per far conoscere ai cittadini la realtà degli Empori: una rete attiva in tutta la regione che, grazie all’impegno di centinaia di volontari e al sostegno di Istituzioni, Fondazioni e aziende, raggiunge oggi oltre 8000 cittadini in difficoltà.

Nel dettaglio, sono 18 gli Empori Solidali nella nostra regione, 3.045 nuclei familiari aiutati e 8.900 persone raggiunte, oltre 600 volontari e 20 dipendenti.

“Gli Empori Solidali in Emilia-Romagna – sottolineano gli organizzatori – sono l’espressione della comunità che si prende cura di se stessa: sono progetti realizzati in collaborazione tra il mondo del volontariato, della pubblica amministrazione, fondazioni ed aziende. Sono luoghi dove i volontari aiutano le famiglie del territorio in temporanea difficoltà economica a fare la spesa in modo gratuito. Chi si reca in un Emporio può scegliere liberamente tra i generi alimentari e di prima necessità messi a disposizione, usufruendo di un budget di punti mensili che permette loro potere d’acquisto ed autonomia di spesa. Gli Empori non sono solo distribuzione di beni, ma luoghi dove le persone possono trovare strumenti e servizi di accompagnamento. Infatti si impegnano nell’empowerment dei beneficiari, attraverso opportunità formative, orientamento al lavoro e consulenze sul tema della gestione del bilancio familiare, consumo consapevole, promozione della cittadinanza attiva e tanto altro”.

Il Festival durerà tutta la giornata, a partire dalle ore 9.30, fino ad una conviviale cena. Durante la mattinata, presso Cappella Farnese (Palazzo d’Accursio, Piazza Maggiore 6, Bologna), si farà un excursus generale della storia degli empori, ponendo l’attenzione sull’imprescindibile figura dei volontari e sulla nascente rete regionale degli Empori Solidali. Saranno presenti Elisabetta Gualmini (Vicepresidente e Assessore alle politiche di welfare e politiche abitative Regione Emilia Romagna) e Mons. Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo Metropolita di Bologna e Presidente della Conferenza Episcopale dell’Emilia Romagna. La moderatrice Cinzia Migani, Direttora di VOLABO – Centro Servizi per il Volontariato della Città Metropolitana di Bologna,  condurrà una mattinata densa di interventi e relatori, tra i quali Giacomino Vezzani (volontario emporio di Parma), Matilde Callari Galli (Presidente dell Istituzione Serra Zanetti del Comune di Bologna), Pierlorenzo Rossi (Direttore Confcooperative Emilia Romagna) e Giancarlo Funaioli (volontario Emporio di Capo di Lucca). Alle ore 12.30 ci sarà l’attesa sottoscrizione del Protocollo d’Intesa per la Valorizzazione della Rete Empori Solidali Emilia Romagna, con Regione Emilia Romagna, ANCI Emilia Romagna, soggetti aderenti alla Rete Empori Solidali Emilia Romagna, Associazione Csv Emilia Romagna Net.

Nel pomeriggio i lavori proseguiranno presso Albergo Pallone (Via del Pallone 4, Bologna) e Emporio Capo di Lucca (Via Capo di Lucca 37, Bologna), in tavole rotonde con focus sulla sostenibilità degli empori e sul welfare generativo. In conclusione della giornata è prevista una cena conviviale, aperta a tutti presso il Salone S.Agostino della Parrocchia Santa Rita (Via Massarenti 418, Bologna), denominata “#conNETTARE3”, dove il numero 3 posto in apice sta a ricordare il 3° compleanno dei primi due empori solidali di Bologna del progetto Case Zanardi.

Per approfondimenti

Fonte: Bologna, #conNETTARE: il 17 ottobre secondo Festival degli Empori Solidali dell’Emilia-Romagna

Domenica sarà la Giornata FAI d’Autunno: i luoghi da visitare, da Milano a Napoli

Domenica sarà la Giornata FAI d’Autunno: i luoghi da visitare, da Milano a Napoli

in foto: Il Fontanone del Gianicolo, a Roma.

Domenica 15 ottobre sarà la Giornata FAI d’Autunno. Il consueto appuntamento con i beni culturali indetto dal Fondo Ambiente Italiano quest’anno coinvolgerà oltre 3 mila volontari e duecento città in tutta la penisola, con visite guidate nei palazzi, i castelli e i borghi di tutta Italia. In ogni città le visite seguiranno un preciso itinerario tematico: ecco i principali, a Milano, Roma e Napoli.

Milano, alla scoperta della memoria

Milano, Biblioteca Ambrosiana.in foto: Milano, Biblioteca Ambrosiana.

Il percorso tematico scelto dal FAI per quanto riguarda Milano sarà dedicato alla conservazione del sapere prima dell’era digitale: per questo, numerosi fra archivi storici e biblioteche antiche saranno aperte al pubblico per tutta la giornata di domenica. A partire dalla Biblioteca del Conservatorio di Milano, che conserva alcuni preziosissimi documenti legati alla storia musicale del nostro paese, alla cui visita saranno affiancati anche una serie di concerti degli allievi del Conservatorio.

Un legame molto forte anche con il teatro, quello della città: per questo, nei luoghi FAI compare anche l’Archivio Storico del Piccolo Teatro di Milano. Saranno poi visitabili l’Archivio Luoghi Pii Elemosinieri e la Casa della Memoria, situata nel cuore del quartiere Isola.

A Roma, natura e cultura al Gianicolo

Villa Farnesina di Roma.in foto: Villa Farnesina di Roma.

Roma sarà protagonista di un percorso che dal Gianicolo arriva fino alla Lungara attraversando la suggestiva commistione di natura e cultura che caratterizza la città: qui, sarà possibile visitare Palazzo Corsini, che da fine Ottocento è divenuto la sede della prestigiosa Accademia dei Lincei. Saranno aperte, in via del tutto straordinaria, le stanze “della principessa”.

Altro luogo di questa giornata sarà Villa Aurelia, aperta eccezionalmente solo per gli iscritti FAI. Insieme ad essa, saranno aperti al pubblico anche i Giardini di Villa Farnesina, che conservano numerosissime testimonianze del passato come sarcofagi, capitelli e statue.

Visite nel cuore di Napoli

La navata centrale della Basilica del Carmine.in foto: La navata centrale della Basilica del Carmine.

Il fulcro della giornata per quanto riguarda Napoli sarà Piazza Mercato: un luogo importantissimo nella tradizione partenopea, al quale il FAI ha deciso di dedicare la sua attenzione organizzando una visita tematica alla riscoperta degli antichi mestieri e della cultura che popolano la piazza. I volontari saranno a disposizione fino alle 17 di domenica per accompagnare i visitatori nella Basilica del Carmine Maggiore e alla scoperta del leggendario Campanile del Diavolo.

Sempre a Piazza Mercato sarà possibile visitare la Chiesa di Sant’Eligio Maggiore, costruita nel XIII secolo da Carlo I d’Angiò. La visita di questo luogo suggestivo, legato non solo alla religione ma anche alle leggende che colorano Napoli, potrà essere affiancata da quella della Chiesa di Santa Croce e Purgatorio al Mercato.

Fonte: Domenica sarà la Giornata FAI d’Autunno: i luoghi da visitare, da Milano a Napoli

Istat: Economia sommersa e illegale vale 12,6% PIL

Istat: Economia sommersa e illegale vale 12,6% PIL

DonnaNel 2015 l’economia sommersa e derivante da attività illegali(prostituzione, droga, contrabbando) vale 207,5 miliardi di euro, pari al 12,6% del PIL dell’Italia. A riferirlo è l’Istat nel rapporto “Economia non osservata nei conti nazionali”. Il valore aggiunto generato dalla sola economia sommersa ammonta a 190,4 miliardi di euro, quello connesso alle attività illegali(incluso l’indotto) a 17,1 miliardi di euro.

Il traffico di stupefacenti è l’attività più rilevante tra quelle illegali, con un valore aggiunto che nel 2015 si attesta a 11,8 miliardi di euro. I servizi di prostituzione realizzano un valore aggiunto pari a 3,6 miliardi di euro. L’incidenza dell’economia non osservata sul PIL, che aveva registrato una tendenza all’aumento nel triennio 2012-2014(quando era passata dal 12,7% al 13,1%), ha segnato nel 2015 una brusca diminuzione, scendendo di 0,5 punti percentuali rispetto all’

I dati dell’evasione contributiva sono allarmanti con circa 11 miliardi di mancate entrate contributive ogni anno. Si tratta di una percentuale tra il 6 e il 7% dei contributi versati all’Inps. Si tratta di un monte salari di circa 28 miliardi di euro. Il dato è riferito ai soli lavoratori dipendenti completamente in nero. Nel 2015, sono 3.724.000 le unità di lavoro(ULA) in condizione di non regolarità, occupate in prevalenza come dipendenti(2 milioni e 651 mila unità). Il tasso di irregolarità, utilizzato quale indicatore di diffusione del fenomeno e calcolato come incidenza delle unità di lavoro ULA) non regolari sul totale, è salito al 15,9%. La componente irregolare del lavoro ha segnato nel 2015 un nuovo aumento(+1,6%) dopo quello dell’anno precedente. Il tasso di irregolarità dell’occupazione è particolarmente elevato nel settore dei Servizi alle persone(47,6% nel 2015, 0,2% in più del 2014) ma risulta molto significativo anche nei settori dell’Agricoltura(17,9%), delle Costruzioni(16,9%) e del Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione(16,7%). Tra il 2012 e il 2015 è cresciuto il ricorso al lavoro non regolare da parte del sistema economico(+5,2%), a fronte di una diminuzione della componente regolare(-2,8%). L’effetto combinato delle due tendenze ha determinato un aumento del tasso di irregolarità dal 14,9% al 15,9% nel quadriennio.

Fonte: Istat: Economia sommersa e illegale vale 12,6% PIL

Turismo e pizza: a New York doppio appuntamento per la promozione della cultura italiana

Turismo e pizza: a New York doppio appuntamento per la promozione della cultura italiana

New York capitale della cultura italiana. Almeno per due giorni, il tempo del doppio appuntamento in programma questa settimana nella Grande Mela dedicati proprio alle eccellenze del Belpaese. Sotto i riflettori c’è l’inaugurazione, martedì 10 ottobre, della mostra “Mission Earth: sustainable tourism and ecotourism in the Italian Protected Areas” negli ambienti del Palazzo di vetro delle Nazioni Unite, organizzata da Fondazione UniVerde, Società Geografica Italiana e Rappresentanza Permanente dell’Italia presso le Nazioni Unite, in partnership con Alitalia, Clhub, La Fiammante e Rossopomodoro.

L’esposizione, che comprende circa trenta immagini selezionate dal concorso fotografico nazionale dal titolo “Obiettivo Terra” con l’intento di difendere la biodiversità naturale, uno dei grandi primati dell’Italia, è giunta alla terza edizione. Quest’anno il tema è tutto dedicato al turismo sostenibile, che rappresenta, ormai, un settore in continua espansione, pari al 10% dell’attività economica mondiale. “Questo è un ambito sempre più apprezzato e ricercato da chi decide di visitare per la prima volta, o ritornare, in Italia ed è pertanto fondamentale ripensare la nostra offerta turistica, renderla sostenibile, a partire dalle strutture, e proporre nuovi itinerari che sappiano diminuire la pressione del turismo di massa sulle nostre straordinarie città d’arte, prevedendo pacchetti che valorizzino i meravigliosi borghi, dislocati su tutto il territorio nazionale, e il loro patrimonio artistico – ha commentato Alfonso Pecoraro Scanio, ex ministro italiano dell’Ambiente, attualmente presidente della Fondazione UniVerde -. Questi itinerari ecoturistici potrebbero essere abbinati a quelli enogastronomici alla scoperta dei nostri parchi, dei nostri paesaggi e dei nostri eccellenti prodotti. L’Italia tutta è sempre stata garanzia di eccellenze e qualità”.

Quando si parla di specialità italiane non si può non contemplare la pizza. A questo piatto tipico della tradizione italiana è dedicato il secondo appuntamento della settimana newyorkese, in programma il prossimo 12 ottobre: in occasione delle celebrazioni per il Columbus Day, la festa annuale che commemora l’arrivo di Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo, verrà rilanciata world petition #pizzaUnesco, che ha già raggiunto circa 1,7 milioni di firme, in attesa della decisione finale che ci sarà a dicembre. Proprio per questo, si terrà da Eataly Downtown – Rossopomodoro al 4 World Trade Center in 101 Liberty Street un’AperiPizza in partnership con Eataly e Rossopomodoro.

Fonte: Turismo e pizza: a New York doppio appuntamento per la promozione della cultura italiana

L’astronauta Paolo Nespoli legge un fumetto dalla stazione spaziale in orbita: il video

L’astronauta Paolo Nespoli legge un fumetto dalla stazione spaziale in orbita: il video

Dall’interno della stazione spaziale internazionale, Paolo Nespoli legge e consiglia “C’è Spazio per Tutti”, la divertente graphic novel edita da Panini che ha come protagonista Rat-Man, il topo-supereroe creato dalla fantasia da Leo Ortolani, in collaborazione proprio con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e l’Agenzia  Spaziale Europea (ESA).

A mostrare il fumetto di Rat-Man, durante un video in cui l’astronauta italiano più famoso al mondo sta sorvolando il Giappone, lo stesso Paolo Nespoli in un video dalla straordinaria cupola panoramica della stazione in orbita: “La vita qui è abbastanza intensa, lavoriamo tutto il giorno” – ha dichiarato l’astronauta – “ma naturalmente c’è anche qualche momento di riposo e di svago: e io mi sono portato un’anteprima del fumetto di Rat-Man. Spero di ricevere il volume appena torno sulla Terra!”.

Nespoli ha infatti portato in orbita la copertina di “C’è Spazio per Tutti”, attualmente in fase di stampa, e anche l’albo “La Stazione”, che contiene un estratto in anteprima del volume e una serie di approfondimenti sulle attività spaziali. È il primo fumetto a volare nello spazio e Panini ha deciso di commemorare questo evento storico avviando la procedura per farlo riconoscere dal Guinness World Record.

Nel video dalla stazione spaziale, Paolo Nespoli si è rivolto a Leo Ortolani, in occasione dell’evento per la fine della serie di Rat-Man, che in 20 anni di pubblicazioni ha venduto oltre 5 milioni di copie fra inediti e ristampe. “Sto leggendo l’anteprima del fumetto, che ho fatto vedere anche agli altri miei colleghi astronauti. Rat-Man è stato subito riconosciuto e osannato!”, ha detto Nespoli. “Spero in futuro di riuscire a vedere tutti voi nello spazio, perché godere di questa vista e di questa sensazione è veramente incredibile”. Il volume “C’è Spazio per Tutti” (formato 19,8×28,8 cm, foliazione 264 pagine) sarà presentato ufficialmente in occasione della prossima edizione di “Lucca Comics & Games”, il festival internazionale del fumetto che si svolgerà a Lucca dall’1 al 5 novembre 2017.

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Fonte: L’astronauta Paolo Nespoli legge un fumetto dalla stazione spaziale in orbita: il video

Cinquant’anni senza Che Guevara, il fratello: “Le sue idee vivono ancora oggi”

Cinquant’anni senza Che Guevara, il fratello: “Le sue idee vivono ancora oggi”

Oggi Juan Martín Guevara, fratello minore del “Che”, vive a Buenos Aires e commercia in sigari cubani, ma la sua vita non è stata sempre così tranquilla. Durante il regime militare, infatti, è stato più di otto anni in prigione per le sue attività politiche e a causa della parentela con Ernesto che ha inteso omaggiare fondando l’associazione “Sulle tracce del Che”. Dal 20 settembre è sugli scaffali nelle librerie italiane “Il Che mio fratello” (Giunti, pp. 352, 20 euro): un racconto intimo e appassionato, da fratello minore, di una figura leggendaria e avvolta nel mito, che come tutti sanno moriva mezzo secolo fa in Bolivia.

Anche per il suo tono vibrante e commovente, il volume scritto a quattro mani da Juan Martín Guevara con Armelle Vincent, corrispondente da Los Angeles per Le Figaro, risulta essere molto interessante, perché oltre a gettare nuova luce sul mito, restituisce il “Che” a una dimensione autentica, carnale e più umana, attraverso la lente della storia familiare inscindibile da quella politica. Oggi, dopo mezzo secolo dalla morte del suo carismatico fratello maggiore, Juan Martín Guevara ci racconta il suo “Che”.

Quale è stato il suo rapporto con Ernesto?

Come dico sempre, non posso separare Ernesto dal “Che”. Ernesto è mio fratello di sangue, mentre il “Che” è il mio compagno di idee. Da ragazzi avevamo la tipica amicizia di due fratelli, per me era semplicemente il maggiore di casa, che tuttavia non si è mai sostituto ai miei genitori. Fu uno splendido compagno di giochi, amavamo giocare a calcio. La cosa veramente difficile era averlo a casa, visto che era sempre in viaggio o a casa di qualche amico. Eppure, quando si trovava dalle nostre parti, era una gioia averlo accanto. Quando poi Ernesto è diventato il “Che” tutto è cambiato. Prima di raggiungerlo a Cuba, da ragazzo facevo militanza a livello studentesco, le nostre conversazioni riguardavano questioni politiche e sociali, i libri che leggevamo, lo studio. In generale, c’era sempre poco tempo, perché i suoi obblighi gli lasciavano poco spazio. Come disse una volta, a Cuba in quel momento “riposare o rilassarsi era un peccato”.

Come sono stati i giorni della rivoluzione cabana per lei e la sua famiglia?

È difficile dire se la rivoluzione cubana ha smesso di essere una rivoluzione o se è ancora una rivoluzione. Relativamente a quel periodo, posso dirle che nel 1959 la rivoluzione era nell’aria. In quei tre mesi, da gennaio a marzo, avvertimmo soprattutto la mobilitazione popolare e la gioia della gente che sentiva di star finalmente abbandonando un’epoca buia per entrare in una nuova fase della storia, più giusta e luminosa. Per noi è stata un’esperienza unica. La rivoluzione a Cuba ha dimostrato che un piccolo paese, contadino e sotto dittatura da anni, poteva liberarsi se il suo popolo restava unito nella lotta.

Dodici anni dopo, Ernesto trovava la morte in Bolivia…

La morte del “Che” in Bolivia, assassinato dall’esercito e con il comando della CIA, è stato un colpo molto duro per tutti i giovani latinoamericani, non solo per noi. Dato che l’obiettivo del “Che” era liberare il Sudamerica dal colonialismo economico politico e culturale – che tuttora resta – il più grande debito della sua morte è nei confronti delle nuove generazioni.

Per lei e la sua famiglia quanto è stato difficile “sopravvivere” alla morte di un uomo diventato leggenda?

Per anni ho scelto di non avere a che fare con i media, evitando di dare interviste. Ciò mi ha consentito di interiorizzare le sue idee e farle mie, ma soprattutto mi ha permesso di “sopravvivere” alla sua perdita. Successivamente ho orientato la mia militanza cercando di umanizzare l’immagine di Ernesto, diffondendo le sue idee e far sì che si discutessero le sue proposte, che a mio parere sono ancora valide oggi.

Cosa pensa della situazione attuale in America Latina, in particolare a Cuba dopo la morte di Fidel e di quanto sta accadendo in Venezuela?

La situazione in America Latina è inscindibile dalla situazione generale del mondo. Un mondo sempre più controllato, militarizzato, concentrato in gruppi di potere economico e globale. Cuba e Venezuela fanno parte di questo mondo dove c’è la crisi dell’Europa, con tutto ciò a cui stiamo assistendo: la Brexit, la secessione in Catalogna, l’avanzata delle destra in Germania, senza dimenticare la situazione della Grecia. C’è poi tutto il capitolo mediorientale, la guerra in Siria, l’Isis e la questione africana. In questo contesto, come dicevo, ci sono anche Cuba e Venezuela, che attraversano anche loro, in un modo o nell’altro, gli alti e bassi di questa situazione.

E gli Stati Uniti?

Gli Stati Uniti sono il paese dove un pensionato di Las Vegas, che possiede più di quaranta armi, uccide quasi sessanta persone e ne ferisce almeno cinquecento. Un paese dove tutti possono comprare armi ovunque.

Chi è oggi Juan Martin Guevara, il fratello del Che?

Ho settantaquattro anni e dal punto di vista professionale sono ufficialmente un pensionato, ma in realtà sono molto impegnato nella diffusione delle idee “guevariste”. Ora, con questo libro scritto assieme ad Armelle Vincent, sto cercando di umanizzare il mito del “Che”. E, indubbiamente, esserne il fratello favorisce questa possibilità.

Che cosa resterà tra un secolo del messaggio di Che Guevara?

Recentemente ho dichiarato in un’intervista che le immagini più conosciute al mondo sono quelle di Gesù Cristo e del “Che”. Un amico mi ha detto che forse avevo un po’ esagerato. Non ho potuto che dargli ragione e così ho risposto: “Sì, è vero, però Cristo è stato ucciso duemila anni fa.”

Fonte: Cinquant’anni senza Che Guevara, il fratello: “Le sue idee vivono ancora oggi”

Immigrazione, calano gli stranieri residenti in Emilia-Romagna

Immigrazione, calano gli stranieri residenti in Emilia-Romagna

Per il secondo anno consecutivo, 2015 e 2016, cala il numero degli stranieri residenti in Emilia-Romagna: circa 3.600 in meno all’anno. Con oltre 531 mila residenti di altra nazionalità presenti a gennaio 2017 (531.028), la regione si conferma comunque quella con la più alta incidenza di cittadini provenienti da Paesi stranieri rispetto al totale della popolazione residente; l’11,9%. Segue la Lombardia, che si assesta all’11,4% a fronte del dato nazionale medio dell’8,3%.

In Emilia-Romagna un cittadino su dieci è straniero

È la fotografia scattata dall’Osservatorio regionale sul fenomeno migratorio nel Rapporto “Cittadini stranieri in Emilia-Romagna. Residenti e dinamiche demografiche” (consultabile nella sezione Immigrazione del portale Er-Sociale) che descrive, sul piano demografico, una regione in cui oltre un cittadino su dieci è straniero, perlopiù residente nei comuni capoluogo (oltre il 43% del totale). La presenza maggiore si rileva nelle province nord-occidentali: Piacenza (14%), Parma (13,5%), Modena (12,9%) e Reggio Emilia (12,3%). A Ravenna l’incidenza dei residenti stranieri è del 12,1%; appena sotto la media regionale si colloca Bologna con l’11,7%, e agli ultimi posti si trovano le province di Rimini (10,8%), Forlì-Cesena (10,5%) e Ferrara (8,7%). Aumentano anche coloro che hanno acquisito la cittadinanza italiana: oltre 25.200 nel 2016 (erano 1.153 nel 2002), a indicare che la presenza straniera sul territorio non può più essere letta come un fenomeno transitorio e temporaneo.

La fotografia: giovani, donne e provenienti dall’Est Europa

Per quanto riguarda i Paesi di origine sono 170 quelli rappresentati, con in testa i rumeni con circa 89 mila residenti (16,7% del totale delle presenze straniere), seguiti da marocchini (11,6%), albanesi (11,0%), ucraini (6,1%), cinesi e moldavi (entrambi al 5,5%).

Anche in Emilia-Romagna, così come in Italia, si conferma la prevalenza femminile: 53,5% del totale degli stranieri residenti, con marcate differenze nella composizione di genere tra i vari Paesi di cittadinanza: nella comunità rumena e soprattutto ucraina, ad esempio, è prevalente la componente femminile, in quella marocchina e albanese la maschile, anche se di poco.

Dai dati del Rapporto emerge che gli stranieri residenti in regione hanno un’età media inferiore ai 34 anni, mentre quella degli italiani è di 47. I minori sono quasi 115 mila e rappresentano il 16,1% di quelli residenti in Emilia-Romagna; una buona parte (45 mila) ha meno di 6 anni e si tratta di bambini nati in Italia (93,7%). Nel 2016 sono nati in Emilia-Romagna 8.357 bambini da genitori stranieri residenti in regione: quasi un quinto (24,2%) del totale dei nati nell’anno (in Italia sono il 14,7%).

La vice presidente Gualmini: “Occorre patto di cittadinanza tra migranti e nativi”

“Anche se in leggero calo, il numero dei cittadini stranieri che hanno scelto la nostra regione per vivere resta ancora alto. In Emilia-Romagna dunque, come in generale nel resto d’Italia e nel mondo, il fenomeno delle migrazioni rappresenta un processo irreversibile, un mutamento sociale in divenire da cui non si torna indietro, anche se non privo di costi sia per gli immigrati che per le società di accoglienza- spiega la vicepresidente e assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini-. Allo stesso tempo, una popolazione regionale sempre più eterogenea per provenienze, lingue, culture, religioni, credo possa essere fonte di potenziali opportunità di progresso e crescita comune. Il nostro compito di amministratori- prosegue la vicepresidente- è quello di continuare a lavorare per aumentare una consapevolezza interculturale diffusa e responsabile tra i diversi attori, istituzionali e non, e tra i cittadini emiliano-romagnoli. Occorre quindi lavorare insieme- chiude Gualmini- per ridefinire un nuovo patto di cittadinanza tra migranti e nativi che rispetti i diritti e i doveri di tutti”.

Fonte: Immigrazione, calano gli stranieri residenti in Emilia-Romagna

Chaouki citato in giudizio dalla sua assistente parlamentare

Chaouki citato in giudizio dalla sua assistente parlamentare

Khalid ChaoukiKhalid Chaouki alle elezioni politiche del 2013 viene eletto deputato della XVII legislatura della Repubblica Italiana, nella circoscrizione XX Campania 2 per il Partito Democratico. Nato nel 1983 a Casablanca(Marocco), Chaouki emigra con la propria famiglia in Italia a nove anni, crescendo tra Parma e Reggio Emilia.

Il deputato del PD è coordinatore dell’intergruppo cittadinanza e immigrazione. In TV lo vediamo spesso che si batte per la parità di diritti tra stranieri e italiani. Alla fine del 2013 si barricò nel CIE di Lampedusa per mostrare ai media le condizioni disumane in cui vivevano i migranti. Ieri(5 ottobre), Chaouki ha aderito allo sciopero della fame per lo ius soli. Tutto bene? Mica tanto. Il deputato del PD è stato citato in giudizio dalla sua assistente parlamentare per omessi versamenti. Secondo “Il Fatto Quotidiano”, Chaouki appena eletto nel 2013 ha assunto una collaboratrice e nonostante le ripetute richieste di regolarizzare la posizione per quasi 5 anni non le abbia versato i contributi. Nell’arco di un’intera legislatura ha totalizzato la bellezza di 12.500 euro di mancati versamenti previdenziali. Chaouki è stato trascinato in tribunale dalla donna. Trascinato in senso figurato, dal momento che lui non si è mai presentato ed è stato dichiarato contumace. La prossima udienza che si terrà il 20 febbraio 2018, alla fine della Legislatura. La brutta storia di Chaouki racconta meglio di altre la doppia morale del ceto politico italiano. Troppo bello parlare di diritti in TV se poi il deputato del PD è il primo a calpestarli. L’africano è diventato italiano prendendo le brutte abitudini dei suoi nuovi connazionali.

Fonte: Chaouki citato in giudizio dalla sua assistente parlamentare

L’8 ottobre è la domenica di carta: aperti archivi e biblioteche, per un tuffo nel passato

L’8 ottobre è la domenica di carta: aperti archivi e biblioteche, per un tuffo nel passato

in foto: La storica biblioteca dei Girolamini di Napoli.

L’8 ottobre la domenica sarà “di carta”: una giornata interamente dedicata agli archivi e alle biblioteche del nostro Paese, un patrimonio ricco e inestimabile che non va sottovalutato. Per questo il Ministero dei Beni e delle attività culturali ha organizzato una serie di iniziative in tutta Italia per potenziare la valorizzazione dei tesori letterari conservati nelle biblioteche e negli Archivi del Paese.

Da Sud a Nord, moltissimi interessanti appuntamenti: gli Archivi di Stato di Potenza e Catanzaro ad esempio apriranno al pubblico con visite guidate che ripercorreranno la storia dei documenti conserrvati, alcuni risalenti al Cinquecento. Bologna invece avrà a che fare con i Luterani: attraverso le miniature e i documenti conservati nell’Archivio di Stato della città si intraprenderà un percorso storico-artistico che racconterà l’epoca della Riforma in Italia, con una serie di incontri che dureranno fino a novembre. Torino invece celebererà i cento anni del gemellagio con la città di Chambery, entrambe capitali sabaude nell’Ottocento, aprendo la Biblioteca Reale ed esponendo i documenti dell’epoca.

Una domenica di carta a Napoli

La domenica di carta partenopea sarà ricca di eventi: non poteva ovviamente mancare la Biblioteca Nazionale di Palazzo Reale, che con un’apertura straordinaria permetterà al pubblico di immergersi nelle atmosfere reali borboniche: aperta la visita alla Sala d’Africa e al grande Salone da lettura. Si prosegue poi con l’Archivio di Stato che, per l’occasione, inaugura la mostra documentaria in onore di Carlo Poerio.

Alla Reggia di Caserta invece si potrà visitare la Biblioteca Palatina, aperta eccezionalmente a partire dalle ore 9, in cui sarà allestito un percorso dedicato agli “Allevamenti e alle cacce reali dei Borboni”. Mentre, all’Archivio di Stato, verrà esposto il volume “Dichiarazione dei disegni del reale Palazzo di Caserta” stampato nella Regia stamperia di Napoli nel 1775, oltre al volume originale “Scelta di Rime Bernesche” del 1778 e il volume contenente le trascrizioni dello stesso ad opera di Domenico Mondo.

Biblioteca Valicelliana e Alessandrina a Roma

Mentre alla Biblioteca Valicelliana di Roma, oltre alle tradizionali visite in programma, sarà allestito uno spettacolo ispirato alle favole di Esopo eseguito dal Quartetto Marco Polo e con le letture di Marco Rossetti, presso la Biblioteca Alessandrina si parlerà di rivoluzione: più precisamente, quella russa. In occasione del centenario, il professor Paolo Soddu dell’Università di Torino illustrerà l’impatto della situazione russa su quella italiana, e contemporaneamente saranno esposti quotidiani, opuscoli e documentazioni delle settimane dell’autunno 1917.

La Biblioteca Braidense a Milano.

A Milano invece si segnala l’esposizione, curata dalla Biblioteca Braidense e dall’Istituto Lombardo, sul genio di Johann Joachim Winckelmann. La mostra è stata organizzata in occasione del trecentesimo anniversario della nascita del grande intellettuale.

Fonte: L’8 ottobre è la domenica di carta: aperti archivi e biblioteche, per un tuffo nel passato

Le 9 opere di Kazuo Ishiguro tradotte in italiano per conoscere lo scrittore premio Nobel

Le 9 opere di Kazuo Ishiguro tradotte in italiano per conoscere lo scrittore premio Nobel

in foto: Kazuo Ishiguro, 63 anni.

Kazuo Ishiguro è il vincitore del Nobel per la Letteratura 2017. La decisione presa dall’Accademia svedese ha lasciato non pochi sorpresi, dal momento che lo scrittore di origine giapponese, ma da anni residente in Gran Bretagna, dove si trasferì all’età di 6 anni, non era tra i favoriti per il prestigioso riconoscimento. Sono stati i “suoi romanzi dalla grande forza emotiva in cui ha svelato l’abisso del nostro illusorio senso di connessione con il mondo” a valergli il titolo, narrati per altro che uno stile che gli esperti hanno definito “un mix di Jane Austen con Kafka e a cui aggiungere un po’ di Proust”. I suoi romanzi sono scritti tutti in lingua inglese. Molti di questi, non solo quelli più famosi, come “Quel che resta del giorno” e “Non lasciarmi”, sono stati tradotti anche in Italiano. Ecco quelli più importanti, in ordine cronologico, la cui lettura potrà farvi conoscere meglio Kazuo Ishiguro.

Un pallido orizzonte di colline (1982)

È il primo libro della carriera di Kazuo Ishiguro ad essere tradotto in italiano, edito nel nostro Paese per Einaudi Tascabili. L’opera fu pubblicata in Inghilterra nel 1982, con notevole anticipo rispetto al resto del mondo, dove la fama dello scrittore cominciò a diffondersi solo dopo la vittoria del Booker Prize per “Quel che resta del giorno” nel 1989. La protagonista del romanzo è una vedova giapponese, Etsuko, trasferitasi in Inghilterra, dove si trova ad affrontare il suicidio della sua primogenita. Per lenire questo dolore, si butta a capofitto nel passato, ricordando di quando, dopo la guerra, aveva inizio la sua gravidanza a Nagasaki.

Un artista del mondo fluttuante (1986)

“Un artista del mondo fluttuante” (tradotto in italiano anche come “Un artista del mondo effimero”) è il libro che comincia a far conoscere Ishiguro a livello internazionale. Ancora una volta, lo sguardo dello scrittore si ferma sul Giappone del post guerra: la narrazione è qui affidata a Masuji Ono, un anziano pittore di idee imperialiste e fasciste che riflette sulla sua vita e su come l’ha vissuta, e soprattutto sulle responsabilità che lo hanno portato ad avere la reputazione di cui gode nel presente, mentre si intrecciano i temi che lo hanno segnato: l’arte, la politica, l’ambizione e l’incomprensione tra generazioni.

Quel che resta del giorno (1989)

Con “Quel che resta del giorno” Kazuo Ishiguro vince nel 1989 il  Booker Prize. Il romanzo è scritto sotto forma di diario di  Mr. Stevens, un maggiordomo inglese, che per la gran parte della sua carriera ha lavorato a Darlington Hall presso due rinomate famiglie e che nel 1956 intraprende, per volontà del suo committente, un viaggio di una settimana nella campagna inglese. Sarà, questa, una occasione non solo per descrivere tutti i suoi spostamenti ma anche per ricordare fatti salienti della sua vita, risalenti agli anni passati, quando lavorava presso un’altra famiglia. Dal libro è stato tratto l’omonimo film, uscito nelle sale nel 1993, con Anthony Hopkins e Emma Thompson.

Gli inconsolabili (1995)

Ormai abbandonato il Giappone, grande protagonista delle sue prime opere, Ishiguro con “Gli Inconsolabili” si trasferisce con la sua fantasia nell’albergo di una città dell’Europa centrale, dove soggiorna Ryder, un musicista di fama internazionale che vi dovrebbe tenere un concerto. Ma sembra che sia colpito da una strana forma di amnesia, e in più l’incontro con un facchino, Gustav, farà saltare tutti i suoi piani. All’improvviso, infatti, non ricorda perché si trova in quel posto. Eppure, probabilmente, ha già abitato in quella città; e forse c’era una donna ad aspettarlo, o addirittura un bambino.È il mistero la chiave di volta di tutto il libro.

Quando eravamo orfani (2000)

“Quando eravamo orfani” è ambientato nella Londra degli anni Trenta. Al centro della narrazione c’è Christopher Banks, che da bambino era stato cresciuto nei migliori college inglesi dopo la sparizione misteriosa di entrambi i genitori, ma che è diventato il detective più famoso del Regno Unito e nell’alta società non si parla che di lui. Tuttavia, dietro ogni caso sul quale è impegnato grava inevitabilmente l’enigma di quel rapimento che ha segnato per sempre la sua vita. Parallelamente, con la sua lente di ingrandimento, riesce a scrutare cosa avviene nel resto del mondo, dove già si innescano le scintille che porteranno allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

La musica più triste del mondo (2003)

Questo romanzo del 2003 di Ishiguro ha ispirato il soggetto di un famoso film, intitolato “La canzone più triste del mondo”, anche se con qualche piccola modifica rispetto all’originale dello scrittore giapponese. Siamo in Canada, dove la grande depressione ha causato una tale penuria che Lady Helen Port-Huntley, proprietaria di una fabbrica di birra, decide di indire un concorso mondiale che verrà trasmesso in diretta radiofonica per attirare in città quanti più forestieri possibile. L’esecutore della canzone più triste del mondo riceverà un premio di 25mila dollari. Nella pellicola, per la regia di Guy Maddin, ci sono anche Mark McKinney e Isabella Rossellini.

Non lasciarmi (2005)

“Non lasciarmi” è l’opera più famosa del premio Nobel Kazuo Ishiguro, per la quale ha vinto anche il Premio Alex nello stesso anno della pubblicazione. La storia è ambientata in un presente alternativo distopico ed è raccontata sotto forma di flashback dalla protagonista del libro, Kathy. Il titolo si rifà ad una canzone di un’altrettanto immaginaria cantante, Judy Bridgewater, che colpisce profondamente la ragazza. Al centro della narrazione ci sono tre giovani che crescono in un collegio della campagna inglese, prima di diventare “donatori”: scoprono infatti che sono dei cloni umani creati in laboratorio per donare i propri organi ai malati umani. Dal romanzo è stato tratto un film, dal titolo “Never let me go”, con Carey Mulligan, Andrew Garfield e Keira Knightley.

Notturni. Cinque storie di musica e crepuscolo (2009)

Atmosfera da sogno anche in “Notturni. Cinque storie di musica e crepuscolo”, opera del 2009. Il riferimento, già nel titolo, è all’idea che si ha del “notturno” in musica, dove il termine indica una composizione di carattere lirico e melodico, veicolo di atmosfere sognanti e sentimenti ambivalenti. I cinque racconti che fanno parte della raccolta sono così caratterizzati dalla vita notturna, dove si svolgono le scene cardine, dalla qualità onirica e comunque surreale delle vicende e soprattutto dall’alternanza di toni lievi e toni gravi che contraddistingue questo genere musicale. I protagonisti sono, per l’appunto, tutti musicisti, accomunati per di più dall’ossessione del successo e dalla paura di finire presto nel dimenticatoio.

Il gigante sepolto (2015)

L’ultima opera di Ishiguro è data 2015. Si tratta de “Il gigante sepolto”, altro romanzo sul tema della memoria, sullo spazio ingombrante che essa occupa e sulla necessità, al tempo stesso, di coltivarla. Al centro del racconto ci sono Axl e Beatrice, una coppia di anziani coniugi, che viaggiano alla ricerca del figlio, ma i cui ricordi sono cancellati da una specie di nebbia che copre le terre in cui vivono e che attraversano. Nel paese dei britanni e dei sassoni, dove regna ormai da tempo la pace imposta da re Artù, l’uomo e la donna incontrano creature fantastiche, assistono a prodigi e sfuggono a pericoli mortali. Riusciranno a scoprire l’origine della nebbia incantata?

Fonte: Le 9 opere di Kazuo Ishiguro tradotte in italiano per conoscere lo scrittore premio Nobel

Gli esseri umani sono più bravi a descrivere i colori caldi rispetto a quelli freddi

Gli esseri umani sono più bravi a descrivere i colori caldi rispetto a quelli freddi

Il nostro occhio riesce a distinguere milioni di colori, tuttavia siamo più bravi a descrivere quelli associati alle tonalità calde – come il rosso – piuttosto che quelli legati a tonalità fredde, come il blu e il verde. In altri termini, abbiamo molte più parole per dettagliare i colori nella parte calda dello spettro rispetto a quelle per la parte fredda. Curiosamente, non si tratta di una questione prettamente biologica, ma vi è una predominanza dell’aspetto culturale legato alle necessità comunicative. Basti pensare che in alcune lingue di tribù primitive, che vivono in ambienti con tonalità fredde, vengono contemplate soltanto tre categorie di colore, ovvero nero, bianco e rosso, mentre in quelle delle società industrializzate, dove suddividere i colori ha una maggiore utilità, si può arrivare anche a dodici.

Un team di psicologi cognitivi dell’autorevole Massachusetts Institute of Technology (MIT) e del National Eye Institute (NEI) ha indagato sulla questione coinvolgendo in una ricerca 40 membri della tribù degli Tsimane, che vive in una remota regione dell’Amazzonia boliviana e che ha sviluppato una lingua differente da quella dei gruppi circostanti. Gli Tsimane, già balzati agli onori della cronaca per essere il popolo con il “cuore più forte del mondo”, sono stati scelti perché sanno descrivere bene le tonalità nere, rosse e bianche, ma hanno difficoltà con quelle del verde e del blu. L’esempio più calzante è quello del cielo; per gli Tsimane non è azzurro come lo è per noi.

Ai 40 partecipanti è stato chiesto di nominare e ordinare 80 colori diversi, e dai risultati è emersa la superiore (e attesa dai ricercatori) capacità di descrizione per quelli caldi. Lo stesso schema è stato rilevato in altre 110 lingue nel mondo non industrializzato, grazie a un’indagine condotta dal World Color Survey. Per confermare questa sorta di predilezione per le tonalità calde, gli studiosi hanno analizzato un set di 20mila immagini raccolte dalla Microsoft, e dallo studio dei pixel è emerso che i colori caldi erano sempre quelli in primo piano, con i più freddi sullo sfondo. “I colori caldi sono in primo piano, rappresentano tutte le cose con cui interagiamo e vogliamo parlare”, ha sottolineato il professor Edward Gibson, un autore della ricerca e docente di scienze cerebrali e cognitive presso il MIT.

Per un popolo come gli Tsimane, che vive in un ambiente con tonalità fredde, è probabilmente più utile saper distinguere e descrivere le tonalità calde; i ricercatori faranno dunque test anche con tribù che vivono in ambienti completamente innevati o in mezzo al deserto, per capire se anche in condizioni particolari emerge questa maggiore coerenza nel saper descrivere i colori caldi. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PNAS.

[Credit: PublicDomainPictures]

Fonte: Gli esseri umani sono più bravi a descrivere i colori caldi rispetto a quelli freddi

Welcome to Rome, l’emozionante viaggio multimediale nella storia di Roma

Welcome to Rome, l’emozionante viaggio multimediale nella storia di Roma

Da uno degli ideatori di “Viaggio nei Fori, Paco Lanciano, un’esperienza unica per capire la grandezza di Roma e ciò che ha rappresentato nel corso del tempo, immergendosi nella sua storia millenaria. Il tutto grazie a un documentario di trenta minuti che prenderà per mano lo spettatore e lo catapulterà nel mondo degli antichi, alla scoperta di Roma come doveva essere nell’antichità, tra centurioni, commercianti e abitanti dell’epoca.

Sarà presentato giovedì 5 alle 11:30 “Welcome To Rome”, proiezione multimediale e interattiva che “invaderà” letteralmente il Cinema Augustus in Corso Vittorio Emanuele, che ospiterà il pubblico e gli addetti ai lavori per questo emozionante viaggio multimediale nella storia di Roma. L’intento, nemmeno troppo celato da parte degli ideatori, è far sì che “Welcome to Rome” diventi un po’ il biglietto da visita della Capitale, a beneficio soprattutto di chi la vede per la prima volta e di chi, come i più giovani, ne scoprirà le meraviglie.

Il vecchio Cinema Augustus di Roma in Corso Vittorio Emanuele, chiuso e in stato di abbandono da anni, si trasformerà completamente offrendo una multiproiezione emozionante e interattiva, una sorta di mappa di riferimento per leggere, conoscere, comprendere e apprezzare meglio una città unica al mondo. Il visitatore compie un viaggio nello spazio e nel tempo attraverso la storia di Roma in diverse tappe.

Alla conferenza stampa di “Welcome in Rome“, oltre a Paco Lanciano, co-ideatore di “Viaggio nei Fori”, prenderà parte Claudio Strinati, storico dell’arte e soprintendente per il Polo museale romano dal 1991 al 2009, insieme ad altre figure legate al mondo della cultura, dell’arte e della divulgazione. Gli interventi saranno preceduti dalla multiproiezione del film “Welcome to Rome”.

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Fonte: Welcome to Rome, l’emozionante viaggio multimediale nella storia di Roma

Lavoro festivo nel commercio: obbligo, maggiorazione, part-time

Lavoro festivo nel commercio: obbligo, maggiorazione, part-time

Nel settore commercio spesso i lavoratori sono chiamati a svolgere turni di lavoro che comprendono il lavoro supplementare, il lavoro straordinario oppure il lavoro domenicale, anche notturno. Il contratto collettivo prevede un orario di lavoro articolato su 40 ore settimanali, tranne che per il settore della distribuzione dei carburanti. Ebbene, lo stesso CCNL prevede l’elenco completo delle festività spettanti ai lavoratori ed anche la disciplina del lavoro festivo nel commercio. Molti lavoratori si chiedono se è obbligatorio lavorare di domenica o durante i festivi e quali sono in generale i loro diritti, anche rispetto al loro stipendio.

Occorre quindi affrontare il lavoro festivo nel commercio, dalla normativa al diritto al riposo compensativo, dalla maggiorazione per lavoro festivo spettante in busta paga ai diritti dei lavoratori che hanno un contratto di lavoro part-time.

Lavoro festivo commercio: la normativa e il diritto al riposo compensativo.

Chiariamo prima di tutto cosa significa il lavoro festivo nel commercio. E’ bene distinguere il lavoro festivo dal lavoro domenicale, fino a distinguere anche il lavoro prestato nella giornata di riposo settimanale.

Il lavoro domenicale è ovviamente il lavoro prestato durante la giornata di domenica. Ma la domenica può essere anche prevista nell’orario di lavoro del lavoratore.

Il lavoro prestato durante la giornata di riposo settimanale è invece riferibile al caso in cui il lavoratore viene chiamato a lavorare durante il riposo di almeno 24 ore consecutive che spetta per legge al lavoratore ogni 7 giorni e che di regola coincide con la domenica. Come meglio precisato nell’articolo sul riposo settimanale nel commercio, se la prestazione lavorativa avviene durante tale giorno il lavoratore ha diritto ad una giornata di riposo compensativo più la retribuzione maggiorata del 30% per le ore di lavoro effettuate durante la giornata di riposo settimanale.

Il lavoro festivo è invece il lavoro prestato durante una delle giornate indicate dalla legge e dal contratto commercio, ossia il CCNL Terziario Confcommercio, come giornate di festività nazionale e infrasettimanale.

Quali sono le festività nel CCNL Commercio. Le giornate di festività sono indicate dall’art. 142 del contratto commercio e sono le seguenti

Festività nazionali

1) 25 aprile – Ricorrenza della Liberazione

2) l° maggio – Festa dei lavoratori

3) 2 giugno – Festa della Repubblica (tale festività è stata rispristinata dalla legge 29 novembre 2000, n. 336. La modifica decorre dal 1° giugno 2001)

Festività infrasettimanali

1) il 1° giorno dell’anno

2) l’Epifania

3) il giorno di lunedì dopo Pasqua

4) il 15 agosto – Festa dell’Assunzione

5) il 1° novembre – Ognissanti

6) l’8 dicembre – Immacolata Concezione

7) il 25 dicembre – Natale

8) il 26 dicembre – S. Stefano

9) la solennità del Patrono del luogo ove si svolge il lavoro.

Ebbene, in caso di lavoro svolto durante una di queste festività, al lavoratore spetta la retribuzione per lavoro festivo. Vediamo nel dettaglio, chiarendo prima di tutto se il lavoro festivo è obbligatorio oppure il lavoratore può rifiutarsi.

Obbligo lavoro festivo nel commercio.

 

La prima cosa da chiarire è la domanda: “è obbligatorio lavorare nei giorni festivi?”.

La risposta è che il lavoratore per non rischiare la perdita del posto di lavoro o comunque per non intaccare il rapporto di fiducia e collaborazione con il datore di lavoro, tende ad accettare il lavoro festivo, soprattutto nel settore commercio.

Ma occorre sapere che il lavoro festivo non è obbligatorio. Per il lavoro festivo, infatti, è sempre necessario il consenso del lavoratore, il quale ha un diritto assoluto di astensione al lavoro durante le festività. Lo ha stabilito la Cassazione che ha condannato un datore di lavoro che aveva irrogato una sanzione disciplinare ad una lavoratrice che si era rifiutata di lavorare durante le festività natalizie. Per maggiori informazioni ecco la sentenza sul lavoro festivo non obbligatorio.

Lavoro festivo commercio: la retribuzione.

Chiarito quali sono le giornate di festività previste dal contratto commercio, chiarito inoltre che il lavoro prestato durante le festività non sarebbe obbligatorio, ma è necessario il consenso del lavoratore, è bene precisare che come ben sottolineato nell’articolo che riguarda le festività nel commercio, in caso di assenza da lavoro del lavoratore durante tali festività, il lavoratore ha diritto alla normale retribuzione, quindi alla giornata normalmente pagata anche se si è assentato da lavoro.

Discorso completamente diverso è quando il lavoratore presta la propria opera lavorativa durante la festività e quindi si configura il diritto alla retribuzione maggiorata per delle ore di lavoro festivo svolte.

Il lavoratore che decide di accettare volontariamente di svolgere del lavoro festivo, ha quindi diritto ad una retribuzione oraria più alta per le ore di lavoro prestate durante la festività.

A chiarire quale è la maggiorazione spettante per lavoro festivo è l’art. 143 del CCNL Commercio che stabilisce la retribuzione prestazioni festive

 

Le ore di lavoro, a qualsiasi titolo richieste, prestate nei giorni festivi indicati nel precedente art. 142, dovranno essere compensate come lavoro straordinario festivo nella misura e con le modalità previste dagli artt. 137 e 198 di questo stesso contratto”.

Quando il CCNL parla di art. 142, si riferisce all’elenco delle festività che sopra abbiamo riportato. Per tali festività spetta quindi il compenso per lavoro straordinario festivo e per definirne l’entità il CCNL rimanda all’art. 137. Tale articolo disciplina la maggiorazione per lavoro straordinario, chiarendo prima di tutto che al lavoratore, spettano le maggiorazioni del 15% per le eventuali prestazioni di lavoro straordinario dalla 41a alla 48a ora settimanale e del 20% (venti per cento) per le prestazioni di lavoro straordinario eccedenti la 48a ora settimanale, poi stabilendo che “le ore straordinarie di lavoro prestato nei giorni festivi o la domenica verranno retribuite con la quota oraria della retribuzione di fatto di cui all’art. 195 e con la maggiorazione del 30% (trenta per cento) sulla quota oraria della normale retribuzione di cui all’art. 193”.

Al lavoratore quindi spetta la maggiorazione del 30% per il lavoro festivo che viene considerato equiparato al lavoro straordinario festivo.

Calcolo maggiorazione per lavoro festivo.

L’art. 195 citato per il calcolo della retribuzione della maggiorazione per la festività lavorata fa riferimento alla retribuzione di fatto, che “è costituita dalle voci di cui al precedente art. 193 nonché da tutti gli altri elementi retributivi aventi carattere continuativo ad esclusione dei rimborsi di spese, dei compensi per lavoro straordinario, delle gratificazioni straordinarie o una tantum, e di ogni elemento espressamente escluso dalle parti dal calcolo di singoli istituti contrattuali ovvero esclusi dall’imponibile contributivo a norma di legge”.

L’art. 193 stabilisce invece la normale retribuzione del lavoratore che è costituita dalle seguenti voci

a) paga base nazionale conglobata;

b) indennità di contingenza;

c) terzi elementi nazionali o provinciali ove esistenti;

d) eventuali scatti di anzianità per gli aventi diritto ai sensi del precedente art.192;

e) altri elementi derivanti dalla contrattazione collettiva.

Quindi per calcolare a quanto ammonta la retribuzione per una giornata di festività lavorata nel commercio, bisogna prendere il normale stipendio che si trova nella parte alta del cedolino paga (la sommatoria di paga base, contingenza, scatti di anzianità e tutti gli elementi fissi e continuativi della retribuzione), dividerlo per il divisore orario che è 168 per chi ha un orario di lavoro di 40 ore settimanali e si ottiene così la retribuzione oraria spettante, che andrà maggiorata del 30%.

Il calcolo della maggiorazione oraria per lavoro festivo per ogni livello del CCNL, tenendo conto di un lavoratore full-time senza scatti di anzianità (primi 3 anni di attività) e altri elementi è il seguente

  • 3,9661 euro di maggiorazione oraria per lavoro festivo e 17,18623 euro all’ora di lavoro festivo per I livello, in quanto lo stipendio totale mensile è di 2.220,99 euro, di cui 1.683,47 euro come paga base, 537,52 euro come contingenza + EDR per il I livello, e pertanto la retribuzione oraria è pari a 2.220,99 euro diviso 168 = 13,22018 euro e su di essa va calcolato il 30% di maggiorazione (lavoratori inquadrati al primo livello);
  • 3,5513 euro di maggiorazione oraria per lavoro festivo e 15,38898 euro all’ora di lavoro festivo per II livello, in quanto lo stipendio totale mensile è di 1.988,73 euro, di cui 1.456,19 euro come paga base, 532,54 euro come contingenza + EDR per il II livello, e pertanto la retribuzione oraria è pari a 1.998,73 euro diviso 168 = 11,83768 euro e su di essa va calcolato il 30% di maggiorazione (lavoratori inquadrati al secondo livello);
  • 3,16525 euro di maggiorazione oraria per lavoro festivo e 13,71608 euro all’ora di lavoro festivo per III livello, in quanto lo stipendio totale mensile è di 772,54 euro, di cui 1.244,64 euro come paga base, 527,90 euro come contingenza + EDR per il III livello, e pertanto la retribuzione oraria è pari a 1.772,54 euro diviso 168 = 10,55083 euro e su di essa va calcolato il 30% di maggiorazione (lavoratori inquadrati al terzo livello);
  • 2,858357 euro di maggiorazione oraria per lavoro festivo e 12,38621 euro all’ora di lavoro festivo per IV livello, in quanto lo stipendio totale mensile è di 600,68 euro, di cui 1.076,46 euro come paga base, 524,22 euro come contingenza + EDR per il IV livello, e pertanto la retribuzione oraria è pari a 1.600,68 euro diviso 168 = 9,527857 euro e su di essa va calcolato il 30% di maggiorazione (lavoratori inquadrati al quarto livello);
  • 2,668714 euro di maggiorazione oraria per lavoro festivo e 11,56443 euro all’ora di lavoro festivo per V livello, in quanto lo stipendio totale mensile è di 494,48 euro, di cui 972,54 euro come paga base, 521,94 euro come contingenza + EDR per il V livello, e pertanto la retribuzione oraria è pari a 1.494,48 euro diviso 168 = 8,895714 euro e su di essa va calcolato il 30% di maggiorazione (lavoratori inquadrati al quinto livello);
  • 2,487339 euro di maggiorazione oraria per lavoro festivo e 10,77847 euro all’ora di lavoro festivo per VI livello, in quanto lo stipendio totale mensile è di 392,91 euro, di cui 873,15 euro come paga base, 519,76 euro come contingenza + EDR per il VI livello, e pertanto la retribuzione oraria è pari a 1.392,91 euro diviso 168 = 8,291131 euro e su di essa va calcolato il 30% di maggiorazione (lavoratori inquadrati al sesto livello);
  • 2,268214 euro di maggiorazione oraria per lavoro festivo e 9,828929 euro all’ora di lavoro festivo per VII livello, in quanto lo stipendio totale mensile è di 270,20 euro, di cui 747,53 euro come paga base, 517,51 euro come contingenza + EDR, 5,16 euro come altri elementi per il VII livello, e pertanto la retribuzione oraria è pari a 1.270,20 euro diviso 168 = 7,560714 euro e su di essa va calcolato il 30% di maggiorazione (lavoratori inquadrati al settimo livello).

Il calcolo di cui sopra cambia al momento in cui al lavoratore spettano gli scatti di anzianità o altri elementi retributivi tipo il superminimo assorbibile. Basterà aggiungere allo stipendio totale mensile l’ammontare degli scatti di anzianità o altri elementi aggiuntivi e poi dividere per 168 per ottenere la retribuzione oraria alla quale poi applicare una maggiorazione del 30%.

 

 

 

 

 

Lavoro supplementare festivo contratto part-time commercio.

E’ ora il caso di parlare del calcolo della maggiorazione lavoro festivo in caso di contratto part-time commercio. Molti lavoratori sono inquadrati con un contratto a tempo parziale, quindi con un orario di lavoro ridotto rispetto all’orario normale di lavoro che nel settore commercio è di 40 ore settimanali. Occorre quindi capire come funziona per il lavoro supplementare festivo nel commercio.

Occorre innanzitutto precisare la differenza tra lavoro straordinario, lavoro festivo e lavoro supplementare, lo facciamo con un esempio. In caso di part-time a 20 ore settimanali, si parla di lavoro supplementare quando il datore di lavoro chiama al lavoro il lavoratore a tempo parziale dalla 21esima alla 40esima ora settimanale. Si parla di lavoro straordinario quando il lavoratore svolge prestazioni lavorative oltre la 40esima ora settimanale. Si parla di lavoro festivo quando tali ore sono prestate durante una festività.

Ora occorre risolvere un problema, visto che le maggiorazioni sono le seguenti

  • Lavoro supplementare – maggiorazione del 35%;
  • Lavoro straordinario da 41esima a alla 48esima ora – maggiorazione del 15%;
  • Lavoro straordinario oltre la 48esima ora – maggiorazione del 20%;
  • Lavoro festivo – maggiorazione del 30%.

Trascurando l’ipotesi residuale che il lavoratore part-time svolge un lavoro straordinario (oltre la 40esima ora), ma ipotizzando molto più semplicemente un lavoratore a 20 ore settimanali chiamato a lavorare durante una festività per 4 ore e quindi che lavora in quella settimana 24 ore settimanali e non 20 ore settimanali. Cosa spetta, lavoro festivo con maggiorazione al 30% o lavoro supplementare con maggiorazione al 35%? La risposta è che nel caso in questione è consigliabile erogare la maggiorazione più alta, per lavoro supplementare.

A proposito di calcolo della maggiorazione per lavoro supplementare al 35%, l’articolo 84 del CCNL stabilisce che “Le ore di lavoro supplementare verranno retribuite con la quota oraria della retribuzione di fatto di cui all’art. 195, secondo le modalità previste dall’art. 198, lettera a), e la maggiorazione forfettariamente e convenzionalmente determinata nella misura del 35%, comprensiva di tutti gli istituti differiti, ivi compreso il trattamento di fine rapporto, da calcolare sulla quota oraria della retribuzione di fatto di cui all’art. 195”.

L’articolo 198 lettera a) stabilisce che il divisore orario è 168 e quindi il calcolo va impostato come sopra previsto per la maggiorazione del 30% per lavoro festivo, ovviamente tenendo conto che la percentuale di maggiorazione è del 35%.

 

 

 

Lavoro festivo notturno nel commercio.

Un altro caso particolare si configura quando il lavoro festivo è prestato nelle ore notturne. Anche in questo caso c’è da verificare se si applica la maggiorazione per lavoro festivo al 30% oppure la maggiorazione per lavoro straordinario notturno, che ai sensi dell’art. 137 del contratto commercio è del 50%

Le ore straordinarie di lavoro prestate per la notte – intendendosi per tali quelle effettuate dalle ore 22 alle 6 del mattino, sempre che non si tratti di turni regolari di servizio – verranno retribuite con la quota oraria della retribuzione di fatto di cui all’art. 195 e con la maggiorazione del 50% (cinquanta per cento) sulla quota oraria della normale retribuzione di cui all’art. 193”.

Ebbene, se il lavoratore svolge prestazioni di lavoro festivo notturno che eccedono l’orario di lavoro normale (per intenderci se il lavoratore full-time svolte lavoro festivo notturno in aggiunta alle 40 ore settimanali) a quel punto scatta il diritto allo straordinario notturno che è da preferire al diritto alla maggiorazione per lavoro festivo. Pertanto al lavoratore spetta una maggiorazione del 50% per le ore notturne (dalle 22 alle ore 6), anziché la maggiorazione per lavoro festivo del 30%.

Fonte: Lavoro festivo nel commercio: obbligo, maggiorazione, part-time

Pirandello, a 150 anni dalla nascita tante iniziative alla Casa Museo di Roma

Pirandello, a 150 anni dalla nascita tante iniziative alla Casa Museo di Roma

in foto: Luigi Pirandello nel suo studio di Roma.

Il 27 giugno 2017 cadevano i 150 anni esatti dalla nascita di Luigi Pirandello. Ma le celebrazioni in onore del padre della drammaturgia non si sono esaurite con l’estate: fino al prossimo gennaio sono in programma una lunga serie di iniziative, incontri ed eventi promossi dal Comitato “Pirandello 150” presieduto da Andrea Camilleri.

Evento centrale nel programma di celebrazioni dedicate al grande maestro è quello promosso dall’Istituto di Studi Pirandelliani e sul Teatro Contemporaneo nella cornice di Villa Torlonia, a Roma. Il festival prende il nome dall’ultima battuta dell’opera “Così è se vi pare”, “Ecco come parla la verità”, e dal 6 all’8 ottobre presenterà tre serate interamente dedicate ad uno dei temi centrali nella produzione pirandelliana, quello appunto della “verità”: parteciperanno, con lezioni magistrali, Umberto Galimberti, Remo Bodei, Giancarlo Da Cataldo e Gabriele Lavia, fra gli altri, ognuno con la sua personalissima riflessione sul teatro di Pirandello.

Pirandello fra pittura, cinema e digitale

Il 21 novembre 2017, fra Villa Torlonia e la Casa Museo di Pirandello in via Antonio Bosio a Roma, inaugurerà una mostra che raccoglierà autografi e quadri dipinti dallo stesso Pirandello, oltre che una ricca serie di fotografie e costumi mai presentati al pubblico. L’esposizione è curata da Claudio Strinati e resterà aperta al pubblico fino al 14 gennaio 2018.

Sarà dedicata all’intenso rapporto di Pirandello con il cinema invece, la serie di proiezioni a cura di Amedeo Fag che si terrà presso la Casa Museo dal 25 al 29 novembre 2017: dagli anni Venti fino ai Novanta infatti la ricca produzione novellistica e teatrale di Pirandello è stata oggetto di numerosissimi adattamenti cinematografici, come il celebre “Enrico IV” di Marco Bellocchio o il meno famoso ma altrettanto importante “Il fu Mattia Pascal” di Marcel L’Herbier, girato nel 1926.

Un Pirandello del tutto nuovo e al passo con i tempi, infine, quello voluto dall’Istituto Studi Pirandelliani: in occasione dell’importante anniversario, in collaborazione con la Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo l’Istituto ha provveduto alla digitalizzazione dei documenti d’archivio e dell’intero materiale posseduto dalla Biblioteca. Oltre a numerosi manoscritti rari, come “A birritta cu ‘i ciàncianiddi” e “Uno, nessuno e centomila”, e ad alcuni dattiloscritti come “Quando si è qualcuno”, il fondo digitale raccoglie la targa del Premio Nobel del 1934, i volumi appartenenti alla biblioteca personale di Pirandello e alcune fotografie inedite.

Fonte: Pirandello, a 150 anni dalla nascita tante iniziative alla Casa Museo di Roma

Toulouse-Lautrec a Milano e Duchamp a Bologna: le mostre di ottobre

Toulouse-Lautrec a Milano e Duchamp a Bologna: le mostre di ottobre

in foto: Marcel Duchamp insieme a Man Ray e Magritte in mostra a Bologna.

Bologna, Milano e Vicenza sono le città protagoniste di alcune importantissime mostre inaugurate in ottobre. Si va dalle suggestioni rivoluzionarie dei muralisti messicani, finalmente in Italia dopo quarant’anni di assenza, fino alle atmosfere parigine di Toulouse-Lautrec e ai paesaggi olandesi di Van Gogh.

Bologna, fra Messico e Rivoluzione

La celebre Gioconda con i baffi di Duchamp.in foto: La celebre Gioconda con i baffi di Duchamp.

Dal 19 ottobre 2017 fino al 18 febbraio 2018 il Palazzo Fava di Bologna ospita le opere dei “Muralisti Messicani”: per la prima volta in Italia dopo oltre quarant’anni, saranno esposti alcuni degli artisti più significativi dei primi decenni del Novecento. Nomi centrali dell’esposizione ovviamente saranno José Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros e Diego Rivera, con ben 70 opere.

Sempre Bologna sarà il centro di un’altra importantissima esposizione: il 17 ottobre “I rivoluzionari del Novecento” inaugura a Palazzo Albergati, portando in scena nomi fondamentali del Novecento come Marcel Duchamp, René Magritte, Man Ray, Salvador Dalì e Jackson Pollock. Si tratta di 180 opere provenienti dall’Israel Museum di Gerusalemme: tra i pezzi forti dell’esposizione c’è la celeberrima Gioconda con i baffi di Duchamp.

Milano: Toulouse-Lautrec e i macchiaioli

Giovanni Fattori, Lo staffato (1880), palazzo Pitti, Firenze.in foto: Giovanni Fattori, Lo staffato (1880), palazzo Pitti, Firenze.

Il 1 ottobre, a Palazzo Reale a Milano, apre “Il mondo fluttuante di Toulouse-Lautrec: oltre 150 opere provenienti da importanti musei internazionali che ripercorrono la carriera dell’artista francese, dall’amore per l’arte giapponese a quello per la fotografia, passando per gli intensi e unici personaggi ritratti dalla sua arte. Saranno raccolte 35 opere fra dipinti, acqueforti e litografie, provenienti da musei come la Tate Modern di Londra, la National Gallery of Art di Washington, il Museo Puškin di Mosca e la Bibliotheque Nationale de France di Parigi.

Si dovrà attendere fino al 20 ottobre invece per l’esposizione dedicata ai Macchiaioli, presso la GAM Manzoni. Fino al 25 febbraio 2018 saranno esposti gli importanti capolavori di alcuni dei maestri del movimento ottocentesco come Giovanni Fattori e Telemaco Signorini, in mostra con “La Via del Fuoco”.

A Vicenza con Van Gogh

Vincent Van Gogh, Campo di grano con volo di corvi (1890), Van Gogh Museum, Amsterdam.in foto: Vincent Van Gogh, Campo di grano con volo di corvi (1890), Van Gogh Museum, Amsterdam.

Attesa come una delle mostre più importanti della stagione, quella che inaugurerà il prossimo 7 ottobre sarà un vero e proprio viaggio nell’arte e nel mondo di Vincent Van Gogh: ospitata nella cornice della Basilica Palladiana di Vicenza, la mostra propone 86 opere, per lo più disegni, “fra grano e cielo”. Il focus dell’esposizione sarà il racconto dei temi fondamentali dell’arte del maestro, accomunati dall’amore incondizionato per i paesaggi olandesi.

Fonte: Toulouse-Lautrec a Milano e Duchamp a Bologna: le mostre di ottobre

“Dopo di noi”, dalla Regione oltre 13 milioni in tre anni per le persone con disabilità rimaste sole

“Dopo di noi”, dalla Regione oltre 13 milioni in tre anni per le persone con disabilità rimaste sole

E dopo, quando noi non ci saremo più? Se lo chiedono ogni giorno i genitori che accudiscono figli disabili o persone alle prese con propri cari, anch’essi con disabilità. Una domanda a cui la Regione ha dato una risposta concreta approvando il primo programma regionale di attuazione della Legge nazionale per l’assistenza alle persone con disabilità prive del sostegno familiare, la norma sul cosiddetto ‘Dopo di noi’, che ha portato alla nascita di un fondo nazionale e allo stanziamento per l’Emilia-Romagna di oltre 13 milioni di euro, suddivisi in un triennio.

Il Programma regionale punta favorire l’inclusione sociale delle persone con disabilità e a renderle il più possibile autonome, grazie a programmi di sviluppo delle singole abilità e competenze. Va ricordato che in Emilia-Romagna ogni anno 19mila persone con disabilità possono contare su interventi domiciliari o residenziali e che nel 2017 sommando il Fondo regionale per la non autosufficienza, le quote del Fondo nazionale e quelle del Fondo per l’assistenza istituito con la legge sul Dopo di noi, le risorse disponibili arrivano complessivamente a 478,6 milioni di euro, in aumento rispetto al 2016. 

“Vogliamo ascoltare davvero le tante famiglie che vogliono garantire ai loro cari cura e assistenza ma anche il diritto all’indipendenza e a una vita che sia fatta il più possibile anche di opportunità”, afferma il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, intervenuto al convegno su “Dopo di noi. Vita e autonomia dei figli nella disabilità. Prospettive della legge e protagonismo delle famiglie”, nella sede della Camera di commercio di Modena.

“Stiamo investendo risorse e competenze per innovare e potenziare il sistema di welfare regionale- prosegue- con l’obiettivo di portare i servizi direttamente ai cittadini, nei territori, e di creare le condizioni per risposte pensate per la persona e le sue esigenze. Quella sul Dopo di noi è stata una legge doverosa, che abbiamo voluto applicare immediatamente approvando in Giunta il piano regionale di interventi, programmazione condivisa con gli Enti locali e, soprattutto, con le Federazioni delle associazioni delle persone con disabilità, alle Fondazioni Dopo di noi e ai famigliari: in Emilia-Romagna nessuno deve essere lasciato indietro, e a questo lavoriamo quotidianamente”.

Il programma regionale di interventi

Parte dei fondi – 6,6 milioni di euro – è destinata ai Comuni e alle Unioni dei Comuni per attivare e potenziare programmi di intervento che prevedono, laddove le condizioni fisiche della persona disabile lo consentano, soluzioni alternative all’istituto come il supporto per la permanenza nella propria casa di origine o l’accoglienza in abitazionigruppi-appartamento o soluzioni di co-housing (un modo di abitare in comunità, che coniuga gli spazi privati con aree e servizi a uso comune) che riproducano le condizioni abitative e le relazioni della casa familiare. Inoltre, si potranno creare condizioni che consentano la permanenza temporanea fuori dalla famiglia in particolari situazioni di emergenza.

E’ poi in corso di realizzazione e approvazione un bando da 2,8 milioni di euro per l’avvio di nuove forme di coabitazione (appartamenti per piccoli gruppi), con almeno una soluzione alloggiativa innovativa in ogni ambito provinciale, favorendo la partecipazione di soggetti privati con comprovata esperienza nel settore dell’assistenza alle persone con disabilità, progetti che devono vedere il diretto coinvolgimento delle persone disabili e delle loro famiglie. Possibile anche l’adeguamento di alloggi, che dovranno mantenere però le caratteristiche delle abitazioni civile, quindi non strutture di accoglienza o case di riposo.

Infine, specifica ancora il programma, per usufruire del sostegno sarà necessaria una valutazione complessiva effettuata da équipe formate da operatori sociali e sanitari, dei Comuni e delle Aziende Usl. Una modalità già consolidata in Emilia-Romagna per l’accesso alle prestazioni del Fondo regionale per la non autosufficienza, che prevede la presenza in ogni distretto di una specifica Unità di valutazione incaricata di accertare gli effettivi bisogni e formulare proposte di progetti personalizzati. Gli altri 4 milioni verranno utilizzati nel 2018.

La legge sul “Dopo di noi”

La norma, approvata il 14 giugno 2016, che “è volta a favorire il benessere, la piena inclusione sociale e l’autonomia delle persone con disabilità”, si legge nell’articolo 1 del testo, è importante perché per la prima volta nell’ordinamento giuridico vengono individuate e riconosciute specifiche tutele per le persone con disabilità quando vengono a mancare i parenti che li hanno seguiti fino a quel momento. L’obiettivo della legge è garantire la massima autonomia e indipendenza delle persone disabili, consentendogli per esempio di continuare a vivere nelle proprie case o in strutture gestite da associazioni ed evitando, quando possibile, il ricorso all’assistenza in istituto. La legge, inoltre, stabilisce la creazione di un Fondo per l’assistenza e il sostegno ai disabili privi dell’aiuto della famiglia e agevolazioni per privatienti e associazioni che decidono di stanziare risorse a loro tutela: sgravi fiscali, esenzioni e incentivi per la stipula di polizze assicurative, trasferimenti di beni e diritti post-mortem. Il Fondo, compartecipato da Regioni, enti locali e organismi del terzo settore, che ha una dotazione triennale di 90 milioni di euro per il 2016, 38,3 milioni per il 2017 e 56,1 milioni dal 2018.

Fonte: “Dopo di noi”, dalla Regione oltre 13 milioni in tre anni per le persone con disabilità rimaste sole

Certificazione HACCP, cos’è e quanto costa

 

L'attestato HACCP non è altro che una certificazione che riguarda tutti quei soggetti e addetti che lavorano nel settore alimentare e che attesta il rispetto delle norme igieniche e della sicurezza in tale ambito. A fornire consulenza ed informazioni su tale certificazione vi sono anche enti e società private, come la Us Group nella Capitale, che forniscono ormai da anni ogni tipo di supporto in questo ambito, così come in quello più generale della sicurezza sul lavoro a Roma e nel resto d'Italia. .

Comunque, andiamo ad approfondire maggiormente la conoscenza del sistema HACCP, elemento indispensabile, come detto, nel settore alimentare e per quegli addetti che vi lavorano direttamente o indirettamente. Scopriamo quindi tale sistema, la sua certificazione e quanto costa ottenerla.

Il sistema

Acronimo di "Hazard Analysis and Critical Control Points", questo è in pratica un insieme di controlli e misure da adottare per ottenere un livello adeguato e soprattutto elevato riguardo alla sicurezza alimentare. Andato a sostituire l'antico libretto sanitario, questo sistema HACCP e le sue rigide norme devono essere rispettate sia dalle società che dai lavoratori impegnati nel settore alimentare ed in particolare nel realizzare, produrre, trasformare, trasportare e distribuire alimenti.

I soggetti o lavoratori coinvolti sono diversi, dall'operaio dell'industria alimentare al barista, dal pasticcere all'autotrasportatore di alimenti, dal farmacista al cuoco. Tutti operatori che devono conoscere e rispettare le norme relative all'igiene, alla conservazione ed alla sicurezza generale degli alimenti.  Nel caso di violazione di tale normativa oppure di assenza di apposita attestazione, si può essere soggetti a pesanti sanzioni.

 

Costi

 

Esistono diversi enti o società private riconosciuti che svolgono corsi, sia in presenza che online, per poter conseguire la certificazione HACCP. Nel primo caso, gli interessati devono seguire delle lezioni in aula svolte da insegnanti qualificati, mentre nel secondo caso queste si possono seguire direttamente online, quindi per mezzo di un computer, tramite una piattaforma e-learning. Una volta terminate queste lezioni, si dovrà svolgere e superare un test finale.  

 

Le materie oggetto del corso sono varie: dalla microbiologia alla normativa sulla sicurezza alimentare, dal sistema HACCP e sua corretta applicazione all'igiene di macchinari e ambienti di lavoro. A queste poi si aggiungono anche nozioni di chimica e fisica. Ottenuta tale attestazione, questa ha una durata variabile in base alla regione di lavoro, che va da uno a cinque anni. Scaduti i quali, l'operatore deve fare un corso di aggiornamento per ottenerne il rinnovo.

Sono previsti tre tipologie di corsi: quelli per responsabili dell'industria alimentare; quelli per personale qualificato che manipola alimenti e bevande e quelli per addetti che non manipolano alimenti e bevande. I costi relativi tendono a variare se effettuati in presenza oppure online. I primi si aggirano intorno ai 100-120 €, mentre per i secondi si possono spendere all'incirca tra i 25 ed i 50 €.

Due parole della vita nelle nostre città medievali

Due parole della vita nelle nostre città medievali

Strade strette, medievali, coi tetti delle case ai due lati che quasi si toccano, dritte e perpendicolari come da tradizione romana o storte e involte a seguire le irregolarità del terreno, o antiche salde fondamenta. A quando a quando, una corte o una piazza, che si spalanca per poi ridipanarsi in vicoli.

Questi percorsi, che riconosciamo intimamente come nostri, oggi li camminiamo perlopiù a piedi, al massimo in bicicletta, inclusi in sfere pedonali. E anche se abbiamo la fortuna di vivere in questi antichi reticoli, non è facile condurvi una vita ricca dei viscerali misteri della città: capita di trovarsi turisti in casa propria.

Però, del lungo periodo in cui i bisnonni, e le trisavole, e i bisarcavoli tutti vivevano in maniera schietta e autentica queste parti delle nostre città, abbiamo in eredità più che cronache e ricordi sbiaditi: abbiamo parole che anche noi usiamo in maniera vivida, come fecero loro inventandole. Parole che usiamo in senso figurato, e che però nascono proprio dal vivere i cuori urbani medievali. Ne vediamo un paio?

Svicolare.

Sì, è un derivato di vicolo. E il vicolo ha una carica pittoresca ineguagliabile: quante volte vediamo turisti imbambolati davanti a uno scorcio inatteso sollevare lentamente la macchina fotografica? Quante volte succede anche a noi? Ma nella vera vita cittadina è per eccellenza il luogo di passaggio discreto, che nasconde. Che nasconde con equanimità i buoni e i cattivi, coprendo l’intimità, celando traffici. E voilà, eccolo qui lo svicolare: letteralmente sarebbe l’entrare nel vicolo per sottrarsi a qualcuno che ci cerca o ci insegue: c’è una certa furbizia, nello svicolare, una padronanza del luogo, una presenza tattica, oltre che l’aspettativa di una certa benevolenza da parte di quel luogo riposto.
Ma oggi (forse) non ci capita spesso di svicolare dalla tipa che non abbiamo richiamato tuffandoci in un vicolo col mantello che svolazza. Piuttosto, facendo dello svicolare un generico eludere: svicoliamo dalla domanda scomoda girandola a qualcun altro, il figlio è abilissimo a svicolare le pulizie e si apprezza la schiettezza di chi non svicola.

Cantonata.

Di base la cantonata sarebbe l’angolo esterno di un edificio che è angolo fra due strade, difatti il cantone (o canto) è giusto l’angolo di un edificio o di una stanza (fra l’altro ganzo, sono derivati dal greco kanthos, l’angolo dell’occhio.)
Di per sé lascia un po’ il tempo che trova, ed è piuttosto nell’espressione “prendere una cantonata” che questa parola sfodera tutto il suo urbano vigore. Il significato lo sappiamo, è quello di fare un errore madornale, grossolano: “Ho comprato questo corso online a soli quattrocento euro!” “Guarda che è la sbobinatura di un libro che ne costa quindici.” Oppure: “È rimasta girata verso di me tutto il tempo, è ovvio che le piaccio da morire” “A dire il vero eri seduto sotto al televisore”. Cantonata perché il guidatore di carro (ma se ne vede anche qualcuno in auto) che ridendo e scherzando sbaglia una curva fra stradine e vicoli, la prende troppo stretta e urta col mozzo della ruota o la ruota stessa il cantone dell’edificio, egli lì ha preso una cantonata; ed ecco l’espressione: la svista, l’erroraccio sciocco e rovinoso. Si poteva evitare con un minimo d’accortezza.

Sono le prime che mi sono venute in mente: voci che ci danno la sensazione piena del nostro retaggio culturale, di come nell’avvicendarsi dei secoli la vita di ogni giorno si faccia parola, e luogo comune, e metafora, e quindi ricordo. Di come ci incontriamo, di quanto sia condiviso il nostro pensiero, di quanto profondamente siamo fatti tutti della stessa memoria. Non fanno passare la voglia di litigare?

Fonte: Due parole della vita nelle nostre città medievali

Lo strano caso della scuola Virgilio I

Lo strano caso della scuola Virgilio I

Scuola Virgilio IUna scuola viene chiusa per una ristrutturazione e non riapre più. Non è una sceneggiatura da film comico, ma è quello che è accaduto nel Comune di Napoli. La scuola Virgilio I si trova nel rione Monterosa, nella zona nord del capoluogo campano. Nel 2012 la Regione Campania decide di accorpare questa scuola al 58° CD Kennedy. Viene creato un IC con perdita di 1 autonomia.

Nel 2015 l’Istituto Comprensivo 58 Kennedy pianifica i lavori di ristrutturazione per la scuola Virgilio I. Il bando viene vinto dall’impresa SUPINO GROUP s.r.l. per un costo totale di 295.666,896 euro comprensivo dell’importo di €. 8.110,27 per gli oneri diretti ed indiretti per sicurezza non soggetti a ribasso ed oltre IVA. In data 01.07.2015 è stato sottoscritto il contratto di appalto e cinque giorni dopo sono stati consegnati i lavori. I lavori sono stati ultimati il 30 novembre 2015. La scuola ha ricevuto interventi di efficientamento energetico(coibentazione dei lastrici solari con la conseguente impermeabilizzazione) e per garantire l’attrattività(tinteggiature di soffitti e di pareti interne ed esterne). Al termine dei lavori, l’impresa aveva un credito di 8.677,89 euro con il Comune di Napoli. E’ stato saldato? Non si sa.

Credito

L’unica cosa certa è che la scuola Virgilio I non ha più riaperto dopo i lavori di ristrutturazione. Come mai? In rete non ho trovato nulla, ma girano diverse voci. Una signora afferma che il terremoto di Amatrice avrebbe causato dei danni alle fondamenta della scuola. La protesta dei genitori degli alunniQuesto sarebbe il motivo della mancata agibilità della Virgilio I. Ieri(27 settembre), ho inviato una mail all’IC 58 Kennedy per sapere il reale motivo della mancata riapertura. Al momento nessuna risposta. Le scuole sono una vera e propria emergenza nel rione Monterosa. Il consiglio di istituto n° 7 del 26/09/2017 ha deciso di chiudere il “plesso ISES” fino a nuove disposizioni. Gli studenti sono stati trasferiti presso l’Istituto Comprensivo Kennedy, dove frequenteranno le lezioni durante le ore pomeridiane. Ieri mattina i genitori hanno organizzato un sit-in di protesta. In attesa di risposte dal sindaco Luigi De Magistris, la protesta non si placa e le mamme annunciano battaglia.

Fonte: Lo strano caso della scuola Virgilio I

Il teatro contemporaneo a “L’altra scena”

Il teatro contemporaneo a “L’altra scena”

La settima edizione del Festival di teatro contemporaneo “L’altra scena”, organizzato da Teatro Gioco Vita con Fondazione Teatri e Comune di Piacenza e con la direzione artistica di Jacopo Maj, si svolge dal 2 al 28 ottobre in tre diversi spazi di Piacenza: Teatro Filodrammatici, Teatro Municipale e Teatro Gioia.

“La settima edizione del Festival – precisa Jacopo Maj – in continuità con le precedenti intende promuovere il triplice sguardo tra passato, presente e futuro, sviluppato tramite nuove drammaturgie e nuovi modi di immaginare lo spazio scenico, oltre a intercettare lo sguardo di nuovi spettatori, linfa vitale per il sistema dello spettacolo dal vivo e primordiale causa-effetto del fare teatro.”  Questo incontro tra il classico e il contemporaneo viene sottolineato anche dall’immagine di copertina che accompagna tutti gli appuntamenti del programma e che è uno scherzoso e provocatorio “sfregio” ad un’opera di Bernini, con Apollo e Dafne che si fanno un selfie.

La nuova produzione del Festival è stata affidata al Teatro Gioco Vita e viene presentata in prima nazionale al Teatro Gioia giovedì 5, venerdì 6 e sabato 7 ottobre con il titolo “Nell’ombra di una luce” e il sottotitolo “studio su dialoghi con Leucò di Cesare Pavese”. Con la regia e le scene di Fabrizio Montecchi, il cuore pulsante dello spettacolo è un universo figurativo rappresentato attraverso le tecniche dell’ombra; le sagome e le figure portano la firma di Nicoletta Garioni. Dell’imponente materiale di Pavese, evocato anche con frammenti testuali e sonori, emergono tre dialoghi: “L’isola”, “L’inconsolabile” e “Le Muse”, e  a dare corpo e voce alle figure pavesiane sul palco troviamo Letizia Bravi e Andrea Coppone.

Nuova produzione, all’insegna della giovane drammaturgia, in scena in anteprima al Teatro Filodrammatici lunedì 9 ottobre, è anche “Essere bugiardo” di Carlo Guasconi, vincitore del Premio Riccione Pier Vittorio Tondelli per il miglior testo di un autore under 30. “E’ una storia – spiega l’autore – basata sul non aver più niente, se non ricordi e poca forza nell’affrontarli. Il Padre, protagonista dell’opera, sprofonda nella palude melmosa del dolore dato da mancanze famigliari, dal pentimento per parole non dette, da un passato che non svanisce e che lui non vuole assolutamente dimenticare.”  Con la regia di Emiliano Masala, il testo è interpretato da Mariangela Granelli, Carlo Guasconi e Massimiliano Speziani ed è una produzione di La Corte Ospitale/ Proxima Res/ Premio Riccione.

Un altro spettacolo vincitore del Premio Riccione Pier Vittorio Tondelli va in scena venerdì 13 ottobre, sempre al Teatro Filodrammatici. Si tratta di “Homicide House” scritto da Emanuele Aldrovandi e diretto da Marco Maccieri. La Casa degli Omicidi, una produzione di BAM Teatro / MaMiMò, è uno squarcio sul meccanismo di sevizie psicologiche, aperto tramite la storia di un uomo vittima di un gioco al massacro riservato a facoltosi in cerca di emozioni forti e interpretato da Luca Cattani, Cecilia di Donato, Marco Maccieri e Valeria Perdonò.

Giovedì 19 ottobre, al Teatro Municipale, va in scena il pluripremiato “spettacolo dell’anno” della compagnia Anagoor, “Socrate il sopravvissuto – come le foglie” (Premio Rete Critica 2016, Premio della Critica Anct 2016, Premio Hystrio alla regia 2016). Tratto dal romanzo “Il Sopravvissuto” di Antonio Scurati, con innesti liberamente ispirati a Platone e a Cees Nooteboom e Georges I. Gurdjieff, lo spettacolo racconta la scuola, l’educazione e il loro rapporto con la stretta attualità, tra la filosofia antica e gli echi di cronache violente che hanno avuto come palcoscenico proprio le scuole. La regia è di Simone Derai, che firma anche la drammaturgia assieme a Patrizia Vercesi.

Ancora al Teatro Municipale, lunedì 23 ottobre è in programma un grande evento internazionale: “La Verità” della Compagnia Finzi Pasca. Scritto e diretto da Daniele Finzi Pasca, lo spettacolo è una bellissima miscela, surreale e magica, di acrobazia, teatro, danza e musica. In meno di cinque anni, dalla prima a Montréal nel 2013, è andato in scena in tutto il mondo oltre 360 volte.

Nella giornata inaugurale del Festival, lunedì 2 ottobre, al Teatro Filodrammatici vanno in scena i Fratelli Dalla Via, Marta e Diego, con la loro “Drammatica elementare”, un dissacrante abbecedario contemporaneo in forma di racconto; mentre lunedì 16 ottobre, ancora al Teatro Filodrammatici, è in cartellone Punta Corsara, una compagnia considerata un fenomeno unico nel teatro italiano, e il suo “Hamlet travestie”. Lo spettacolo racconta una famiglia napoletana a noi contemporanea, in un quadro di sopravvivenza quotidiana, ma usando come canovaccio la vicenda shakespeariana di Amleto, a partire dalle suggestioni della riscrittura burlesque ottocentesca di John Poole. La regia e lo spazio scenico sono di Emanuele Valenti, che firma anche il testo e sale sul palco assieme a Gianni Vastarella.

Invece in chiusura della manifestazione, sabato 28 ottobre, sempre al Teatro Filodrammatici, debutta la terza nuova produzione del Festival, “TSO – trattoria senza oste”, Lo spettacolo, progettato e diretto da Nicola Cavallari con la collaborazione artistica di Michele Cafaggi, è firmato da Teatro Gioco Vita e la compagnia Diurni e Notturni formata da ospiti e operatori del Dipartimento di salute mentale. Attingendo al repertorio della clownerie e della giocoleria, lo spettacolo è concentrato sul lavoro corporeo e sulla privazione della parola e vede in scena Rino Bertoni, Andrea Boselli, Maria Teresa Dadomo, Pierangelo Ferrari, Massimo Maffi, Emilia Maggi, Luca Mezzadri, Elena Piastra, Ivo Pizzoni, Daria Reggiani, Graziano Regondi, Ferdinando Scaglia, Michael Tampanella, con la partecipazione di Simone Schiavi. Al progetto hanno collaborato anche gli studenti del Liceo Artistico “Cassinari” di Piacenza, nell’ambito del progetto alternanza scuola/lavoro curato dal professor Mario Righi.

Questa settima edizione di “L’altra scena” riconferma anche le attività educational – rivolte alle scuole superiori e guidate da Simona Rossi del Teatro Gioco Vita – con due progetti curati dal critico teatrale Nicola Arrigoni e dedicati alla critica teatrale e ai binomi filosofia/vita e  anima/corpo. Arrigoni condurrà anche gli incontri degli artisti ospiti del Festival con il pubblico, programmati al termine degli spettacoli.

Informazioni:

www.teatrogiocovita.it

Fonte: Il teatro contemporaneo a “L’altra scena”

Batman, Spiderman e Avengers: le reunion dei supereroi alla mostra dei Cartoonists

Batman, Spiderman e Avengers: le reunion dei supereroi alla mostra dei Cartoonists

Ritorna “Rapalloonia 2017”, la 45a edizione della Mostra Internazionale dei Cartoonists, che si svolgerà a Rapallo (Genova) da sabato prossimo 30 settembre fino all’8 ottobre. Nella mostra, ospitata all’interno dell’Antico Castello sul Mare e ad ingresso gratuito, saranno esposte circa 100 pagine e illustrazioni originali, tra cui spiccano anche i paperi del grande maestro Giorgio Cavazzano e gli straordinari acquerelli di Carita Lupattelli, nominata ai prestigiosissimi Eisner Awards 2017. Davide G.G. Caci, presidente dell’associazione “Rapalloonia!”, punta il focus della manifestazione sul connubio fumetto-arte

Sarà una vera galleria dell’arte del fumetto, cui parteciperanno alcuni dei cartoonists italiani più talentuosi e celebri. Un vera reunion di grandi talenti, che dimostra l’alto livello qualitativo raggiunto non solo dai maestri conclamati, ma anche dalle nuove generazioni di matite italiane, che stanno riscuotendo un successo sempre maggiore in tutto il mondo.

Titolo dell’edizione della mostra di quest’anno sarà “Pennelli in fuga. Gli artisti italiani nel mondo”. Il programma prevede per sabato 30 settembre la cerimonia di inaugurazione presso il Teatro Auditorium delle Clarisse presentata da Sio, noto youtuber con il suo canale Scottecs e sceneggiatore di Topolino.

Nel weekend, seguirà una due-giorni di incontri ed eventi: appassionati e collezionisti di fumetti potranno incontrare personalmente più di 50 autori, disegnatori e sceneggiatori che lavorano a storie e personaggi tra i più famosi al mondo.

l programma di “Rapalloonia 2017” prevede inoltre sessioni di “portfolio review”, in cui aspiranti fumettisti potranno mostrare i propri lavori a Jim Chadwick, group editor di DC Comics, famoso editore di fumetti negli Usa, casa di Batman, Superman e tanti altri personaggi.

Fonte: Batman, Spiderman e Avengers: le reunion dei supereroi alla mostra dei Cartoonists

L’esperienza di Licia, freelance digitale in un coworking — Giovazoom

L’esperienza di Licia, freelance digitale in un coworking — Giovazoom

La storia che vi raccontiamo oggi, per la nostra rubrica “Giovani Digitali”, è condita di intraprendenza, di determinazione, di tanto impegno e innovazione.

Licia Giglio è una giovane professionista nel settore della comunicazione digitale, che dopo gli studi universitari, culminati con una laurea magistrale in Comunicazione Pubblica e Sociale all’Alma Mater di Bologna, ha deciso di intraprendere una carriera da freelance.
Oggi continua a vivere nel capoluogo emiliano, lavorando in uno spazio di coworking che per lei è diventato molto di più di un semplice spazio dove si condividono wifi, sale riunioni e scrivanie.

La Redazione di Giovazoom l’ha intervistata. Scopriamo dalla sua testimonianza che cosa significa lavorare in un coworking e che cosa vuol dire essere un freelance nel campo della comunicazione digitale.

Licia, raccontaci quando è iniziata questa tua esperienza nello spazio coworking…
Lavoro in questo spazio da poco più di due anni, sono stata “tirata dentro” da un mio collega che inizialmente mi ha offerto una piccola collaborazione ed era già in possesso di una scrivania in questo spazio. Collaboravo con lui ed utilizzavo gli spazi, dopo un po’ sono entrata ufficialmente a far parte della “filiera”, come amiamo chiamarla da queste parti.

Che significa per te far parte di uno spazio coworking?
Il termine che ho citato prima non è casuale. Bostick , il coworking in cui lavoro, è nato con l’intento di costruire una filiera della comunicazione, in cui liberi professionisti e realtà del settore, lavorano uniti e si propongono anche come una realtà unica, capace di far fronte alle richieste del mercato.
L’ecosistema di Bostick è composto da varie realtà: un’agenzia di comunicazione (Moville), un collettivo di comunicazione visiva (Talea), una casa di produzione audiovisiva (Urca TV) e la neonata Clickable, società di web advertising; e poi i freelance fra cui Elisa Garufi, traduttrice, ed io, che mi occupo di progetti di comunicazione in ambito digitale, con particolare attenzione al social media management e al copywriting.
Siamo tutti dell’idea che condividere uno spazio comune sia una ricchezza non solo dal punto di vista lavorativo ma anche dal punto di vista personale. Fare coworking significa fare gruppo, condividere idee e visioni e metterle in pratica cercando di coinvolgere i tuoi colleghi.

Quali sono a tuo avviso gli aspetti positivi e i vantaggi di questa esperienza?
Se dovessero chiedermi qual è il vantaggio vero di lavorare in coworking risponderei senza ombra di dubbio il contatto con le persone. Fare parte di un gruppo bene amalgamato composto da persone che lavorano nello stesso settore è sicuramente un vantaggio, ma ci sono altri aspetti positivi: condivisione, contaminazione, collaborazione. Le tre C del Coworking!
Noi condividiamo molte cose, dalle esperienze alla cucina in pausa pranzo. Ognuno contamina l’altro, perché ogni occasione è buona per chiedere un parere e per arricchirsi ascoltando qualcuno che ha una visione diversa dalla nostra. Collaboriamo, perché alla fine il bello del coworking è che ti circondi di persone che possono aiutarti a sviluppare e portare avanti un progetto.

Ti è mai capitato di sentirti “stretta” dentro questa dimensione e di sentire la mancanza della struttura organizzativa tradizionale di un ufficio?
A dire il vero no, questa dimensione la trovo perfetta. Inoltre, bisogna sempre ricordare che anche se siamo freelance, collaboriamo con aziende ed agenzie che hanno comunque una struttura organizzativa tradizionale, quindi non siamo mai completamente estranei a certe dinamiche.

Un’esperienza da consigliare ad altri giovani insomma…
L’esperienza del coworking per me è molto bella, ma mi rendo conto che questa dimensione potrebbe non essere adatta proprio a tutti. Chi lavora con me è aperto, disponibile, tollerante, flessibile e sa fare un buon lavoro di squadra, tutte doti fondamentali per convivere bene!
Consiglierei il lavoro in coworking a chi fa della condivisione e della fluidità due caratteristiche principali del proprio atteggiamento, per il resto, qui non è diverso da una normale agenzia: anche se ognuno è un piccolo mondo a sé stante, ci sono equilibri da mantenere. Siamo tutti diversi e condividiamo uno spazio: nè più nè meno di una grande famiglia.

Gli spazi di coworking diventano sempre di più l’habitat naturale di tanti “nomadi digitali”, un’espressione tutta contemporanea per definire i freelance digitali come te. Raccontaci un po’ di cosa ti occupi nel tuo lavoro…
Mi occupo della gestione di progetti di comunicazione online. Nel ultimi anni mi sono concentrata molto su alcuni strumenti come Facebook, Twitter e Instagram, e su alcuni settori, il Food prima di tutto. Adesso mi sto evolvendo. Negli ultimi mesi ho fatto 3 corsi di formazione e sto leggendo molti libri perché nel nostro settore aggiornarsi di continuo è necessario.

Qual è secondo te la strategia giusta per iniziare? Da dove inizia la tua storia?
Ho iniziato durante l’università. Il primo anno, nel 2006, ho lanciato il mio blog personale sul quale scrivevo di pubblicità e semiotica. Fra i miei seguaci c’erano molte persone conosciute, molte persone che stimavo, persino alcuni direttori creativi di alcune delle più grandi agenzie d’Italia.
Il web mi ha sempre appassionato, appena avevo un momento libero curiosavo in giro: gruppi, foum, siti, e poi sono arrivati i social con le loro dinamiche. Credo che il mio colpo di fortuna sia stato entrare a far parte di un’associazione no profit che si occupava dell’organizzazione di eventi di formazione in ambito social. Facevo parte del team di Bologna e durante questi eventi ho avuto la possibilità conoscere tantissime persone del settore con le quali sono rimasta in contatto. La persona che mi ha offerto il mio primo stage, l’ho conosciuta grazie a questo “giro”.

Il Web – spesso visto come luogo di rischi e pericoli –nello stesso tempo oggi è in realtà una fonte di lavoro e di molteplici opportunità per tanti giovani: sei d’accordo?
Come cogliere al meglio queste opportunità?
Conoscere gli strumenti e darsi delle regole circa il loro utilizzo è un buon punto di partenza per vivere il web in maniera sana e cogliere le opportunità che ci sono in giro. Dal punto di vista della ricerca del lavoro, ad esempio, credo che i gruppi Facebook e Linkedin siano due strumenti molto potenti. Quest’ultimo per me rappresenta un canale efficace per far emergere le qualità di una persona a patto che lo si usi con la dovuta cautela e consapevolezza.

Quali sono gli ingredienti – a tuo avviso – essenziali per diventare autorevoli freelance del digitale?
Per diventare autorevoli in un determinato settore bisogna, innanzitutto, “capirci qualcosa della materia”. Non credo sia banale, né scontato. Il web marketing è una materia vastissima in cui la formazione e l’aggiornamento sono la base per costruire una professionalità duratura, e non basta scrivere un libro per essere definito un guru. Oltre alle competenze, credo sia importante anche avere una certa coerenza rispetto a ciò che si fa e si dice.

Quanto contano passione e formazione?
Si dice che sei fai un lavoro che ti appassiona ti sembrerà di non lavorare mai, ed effettivamente è vero. Ma la passione ha bisogno di evoluzione e l’evoluzione è una diretta conseguenza della formazione e dell’aggiornamento. Quindi, per rispondere alla domanda direi che la passione è l’auto che hai per percorrere i chilometri che ti separano dai tuoi obiettivi, la formazione è la benzina che ci metti dentro. Più benzina metti, più vai lontano!

Fonte: L’esperienza di Licia, freelance digitale in un coworking — Giovazoom

Festival Verdi, una grande impresa culturale

Festival Verdi, una grande impresa culturale

Il Festival Verdi, a Parma e a Busseto dal 28 settembre al 22 ottobre, è dedicato quest’anno a una figura imponente del panorama musicale, Arturo Toscanini (nel 150° anniversario dalla nascita e 60° dalla morte) e presenta un programma ambizioso che coniuga progettualità artistica e managerialità, sostegno pubblico e risorse private, richiamo internazionale e coinvolgimento popolare, ricerca filologica e marketing territoriale, pellegrinaggio musicale e turismo enogastronomico, realizzando così una vera e propria impresa culturale.

Oltre 100 appuntamenti in 25 giorni, con quattro nuovi allestimenti in tre teatri diversi, quattro commissioni in prima assoluta, due orchestre e due cori e la partecipazione di oltre 170 tra artisti, attori, mimi, ballerini, maestri collaboratori e assistenti: sono risultati di un lavoro che mira a recuperare un ruolo di primo piano del Festival Verdi nel panorama internazionale e che ha già visto la sua adesione a Opera Europa, la rete che mette in collegamento 170 tra teatri d’opera e festival lirici professionali di ben 43 Paesi. Opera Europa ha accolto con favore il nuovo corso del Teatro Regio e ha scelto Parma per ospitare, durante il Festival Verdi, un meeting internazionale che riunisce i rappresentanti dei maggiori teatri d’opera e festival lirici europei; così in ottobre, al Teatro Regio, è in programma anche un ciclo di conferenze, seminari e convegni riassunti con il titolo “Opera pilgrimage” e dedicati ai temi legati alla programmazione di un festival dal punto di vista tecnico e artistico, con particolare riguardo al marketing territoriale e ai nuovi strumenti e modalità di comunicazione.

A inaugurare il Festival Verdi, giovedì 28 settembre al Teatro Regio di Parma, sarà la nuova edizione critica di “Jérusalem”, prima opera francese di Giuseppe Verdi (rappresentata all’Opéra di Parigi nel 1847), in cui il compositore attinse ad un suo lavoro precedente, “I lombardi alla prima crociata”, particolarmente adatto per una versione lirica grazie all’ampio quadro storico, ai temi religiosi, alle numerose opportunità per effetti visivi sfarzosi e scene corali di forte impatto scenico e drammatico. Il nuovo allestimento è stato ideato da Hugo De Ana, uno dei più noti registi del teatro musicale contemporaneo, che qui oltre la regia firma anche le scene e i costumi, con le coreografie di Leda Lojodice, le luci di Valerio Alfieri e le proiezioni di Sergio Metalli, mentre l’edizione critica porta la firma di Jürgen Selk. Diretta da Daniele Callegari, sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Regio preparato da Martino Faggiani, l’opera, che sarà eseguita a Parma in prima assoluta, vede sulla scena in veste di protagonisti Ramón Vargas (Gaston), Pablo Gálvez (Le comte de Toulouse), Michele Pertusi e Mirco Palazzi (Roger) e Annick Massis e Silvia Dalla Benetta (Hélène). Repliche l’8, il 12 e il 20 ottobre.

Venerdì 29 settembre, al Teatro Giuseppe Verdi di Busseto andrà in scena “La traviata”, nell’edizione critica curata da Fabrizio Della Seta ed eseguita dai giovani interpreti del 55° Concorso internazionale Voci Verdiane “Città di Busseto”, tra cui Isabella Lee e Julia Muzichenko che si alternano nel ruolo della signora delle camelie Violetta Valéry, e Alessandro Viola e Fabian Lara nelle vesti di Alfredo Germont. A firmare il nuovo allestimento invece è il team creativo vincitore dell’European Opera-directing Prize (concorso internazionale organizzato da Camerata Nuova in collaborazione con Opera Europa), formato da Andrea Bernard (regista e scenografo), Elena Beccaro (costumista) e Alberto Beltrame (scenografo). A dirigere l’opera ci sarà Sebastiano Rolli, alla guida dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna e del Coro preparato da Andrea Faidutti. L’allestimento è una coproduzione del Teatro Regio con il Teatro Comunale di Bologna e la Fondazione Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, in collaborazione con il Comune di Busseto. Le (nove) repliche dell’opera sono programmate dal 3 al 18 ottobre.

Graham Vick, regista inglese conosciuto sulla scena internazionale per i suoi allestimenti sperimentali, al Festival Verdi offre un’esperienza teatrale forte in cui il pubblico entra a far parte del dramma, assiste all’opera in piedi muovendosi liberamente all’interno dello spazio scenico – in questo caso del settecentesco Teatro Farnese di Parma – in modo da potersi creare un suo personale punto di vista sull’opera. Si tratta di “Stiffelio”, un operistico “studio di carattere che anticipa Otello”, per dirla con Vick, un tragitto di crescita umana, affettiva e psicologica senza precedenti per l’epoca verdiana. “Tutto in Stiffelio è inaspettato, – precisa il regista – la trama, l’ambientazione in una comunità religiosa protestante, il chiaro giudizio positivo sull’istituto del divorzio (nel 1850!), gli abiti contemporanei. E la rappresentazione senza pietà di ciò che è matrimonio: ieri come oggi. Matrimonio ‘vero’, cioè silenzi terribili, dialettica feroce, gelosia e possessività maschile.” Maestro concertatore e direttore dell’opera è Guillermo Garcia Calvo, alla guida di Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna e del cast con protagonisti Luciano Ganci nel ruolo del pastore protestante Stiffelio e Maria Katzarava nel ruolo di sua moglie Lina, fedifraga confessa, mentre Mauro Tinti firma le scene e i costumi di questo nuovo allestimento, Giuseppe Di Iorio le luci e Ron Howell i movimenti coreografici. L’edizione critica è curata da Kathleen Kuzmick Hansell, l’opera è realizzata in coproduzione con il Teatro Comunale di Bologna e debutta sabato 30 settembre, con le repliche programmate per il 6, il 13 e il 21 ottobre.

“Falstaff”, l’ultimo capolavoro di Giuseppe Verdi, ispirato a “Le allegre comari di Windsor” di William Shakespeare, torna sul palcoscenico del Teatro Regio dopo oltre vent’anni nel nuovo allestimento di Jacopo Spirei (debutto il 1 ottobre, repliche il 5, il 15 e il 22 ottobre), mentre  un’inedita versione di Falstaff andrà in scena con “Tutto nel mondo è burla”, a cura del Teatro del Cerchio, che presenta il capolavoro di Shakespeare messo in musica da Verdi con il linguaggio della clownerie e del teatro. Lo spettacolo, con la regia di Mario Mascitelli e le musiche eseguite da Rocco Rosignoli, è una delle due commissioni del Festival Verdi, presentate in prima assoluta, pensate per appassionare all’opera i più piccoli, i bambini dai 3 ai 10 anni: infatti, in questa versione il cuore che Sir John vuole rubare alle due allegre comari è rigorosamente di cioccolato (il 6 e il 7 ottobre). L’altra commissione di questo accattivante “VerdiYoung” è  “La maledizione di Triboletto” che racconterà al pubblico delle scuole e delle famiglie la storia del giullare di corte protagonista dell’opera Rigoletto. Con la regia e la drammaturgia di Debora Virello, la drammaturgia musicale di Federica Falasconi e la consulenza pedagogica di Daniela Suman, questa versione fiabesca di Rigoletto sarà eseguita dal vivo dai cantanti del Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma (il 20 e il 21 ottobre).

Una menzione particolare merita anche la sezione del festival in cui l’opera verdiana attraversa altri linguaggi e incontra la contemporaneità, “AroundVerdi”, con tre commissioni presentate in prima assoluta. Qui troviamo Lella Costa, che interpreta “Traviata, l’intelligenza del cuore”, una nuova edizione prodotta da Mismaonda con la regia di Gabriele Vacis e le musiche di Giuseppe Verdi, Franco Battiato, Marianne Faithfull e The Rolling Stones (l’11 ottobre al Teatro Farnese). Di AroundVerdi fa parte anche un’installazione site-specific di Lenz Fondazione ispirata ai “Quattro pezzi sacri” di Giuseppe Verdi. Con il titolo “Paradiso. Un pezzo sacro”, la performance animerà il Ponte Nord di Parma dal 12 al 22 ottobre. La drammaturgia e l’imagoturgia sono di Francesco Pititto, gli elementi plastici, i costumi e la regia di Maria Federica Maestri, la musica, l’installazione e l’esecuzione sonora di Andrea Azzali e di Associazione dei cori parmensi e Ensemble di Lenz Fondazione preparati da Gabriella Corsaro. Il progetto è realizzato con il sostegno di MiBACT, Comune di Parma, Regione Emilia-Romagna, DAISM-Ausl di Parma.

In scena anche il capolavoro verdiano di musica sacra “Messa da Requiem”, che sarà eseguita il 7 e il 19 ottobre al Teatro Regio dalla Filarmonica Arturo Toscanini e dal Coro del Teatro Regio di Parma diretti da Daniele Callegari; e ci sono tanti, tantissimi altri protagonisti di opere, concerti e iniziative che accompagneranno le rappresentazioni, come “Prima che si alzi il sipario”, il ciclo di incontri al Ridotto del Teatro Regio per presentare le opere in programma, “Première under 30”, ovvero le prove e anteprime dedicate al pubblico più giovane, o “Mezzogiorno in musica”, gli appuntamenti affidati a giovani talenti che animeranno i fine settimana del Festival.

www.festivalverdiparma.it

www.teatroregioparma.it

Fonte: Festival Verdi, una grande impresa culturale

TripAdvisor premia i musei del mondo: nessun italiano nella top ten mondiale

TripAdvisor premia i musei del mondo: nessun italiano nella top ten mondiale

Nessun museo italiano tra i preferiti dai viaggiatori del mondo. Si tratta delle classifiche espresse dal sito di recensioni di viaggi più famosi al mondo, TripAdvisor, con i suoi Travellers’s Choice, un po’ gli Oscar dei musei assegnati anche quest’anno. Nel 2017, le strutture individuate in base a un algoritmo che ha preso in considerazione la quantità e la qualità delle recensioni per i musei di tutto il mondo, raccolte negli ultimi 12 mesi, TripAdvisor ha stilato una classifica che, a livello mondiale, non vede la presenza di alcun museo italiano.

Non propriamente un gran successo per il Belpaese. considerata l’importanza che TripAdvisor riveste nelle scelte e negli orientamenti del turismo mondiale. Tuttavia, l’Italia si consola con la presenza del Museo Egizio di Torino almeno nella top ten europea.

A dominare il podio della classifica europea, sono l’affascinane Musée d’Orsay di Parigi, scrigno fra l’altro delle opere degli impressionisti, seguito da Palazzo d’inverno ed Hermitage a San Pietroburgo (seconda posizione) e dal Museo dell’Acropoli ad Atene (terza).

La classifica dei più graditi a livello mondiale invece, vede a partire dalla vetta del Met newyorkese, il predominio statunitense. Museo nazionale della Seconda guerra mondiale a New Orleans, terzo posto, Art Institute of Chicago, quarto, perde due posizioni, Memoriale dell’11 settembre a New York, sesto.

E in Italia?

Il museo egizio torinese trionfa nella classifica italiana di TripAdvisor, superando per la prima volta gli Uffizi di Firenze. In realtà, è tutta Torino a festeggiare. Il capoluogo piemontese è, infatti, protagonista di questa edizione con altre due strutture in classifica: il Museo nazionale del Cinema (settima piazza) e quello dell’Automobile (nona posizione). Firenze si difende con un altro museo nella Top 10, Galleria dell’Accademia (terza posizione).

La situazione nella Capitale.

La città di Roma è presenta nella classifica nazionale di TripAdvisor con ben tre strutture culturali. Si tratta della Galleria Borghese (quarta posizione), Castel Sant’Angelo (sesta) e i Musei Vaticani (quinta).

Il MANN di Napoli per la prima volta nella top ten.

Buoni risultati, anzi, buonissimi, per il Museo Archeologico Nazionale di Napoli che entra per la prima volta in questa speciale classifica, occupando il decimo gradino. Prende il posto del Muse, Museo della scienza di Trento. Una curiosità: non ci sono strutture lombarde e milanesi tra i siti preferiti dai turisti/utenti in Italia.

Fonte: TripAdvisor premia i musei del mondo: nessun italiano nella top ten mondiale

Da Mao a Obama, i volti e l’arte di Shepard Fairey in mostra a Roma

Da Mao a Obama, i volti e l’arte di Shepard Fairey in mostra a Roma

in foto: Obey in mostra a Roma dal 7 ottobre.

Il 7 ottobre negli spazi della galleria Rosso20ette Arte Contemporanea di Roma inaugurerà una mostra dedicata a uno degli street artist più influenti degli ultimi dieci anni: “Shepard Fairey aka Obey” esporrà numerose serigrafie mai esposte in Italia che ripercorreranno gli ultimi 15 anni della produzione dell’artista di Charleston.

Curata da Tiziana Cino e aperta al pubblico fino all’11 novembre a via del Sudario, nel cuore di Roma, la mostra raccoglie 25 stampe serigrafiche numerate e firmate dall’artista, che verranno anche messe in vendita, provenienti da una collezione privata che comprende alcune delle opere più significative degli ultimi 15 anni.

Da Mao a Obama: l’arte di Obey.

Obey in mostra a Roma dal 7 ottobre.in foto: Obey in mostra a Roma dal 7 ottobre.

La mostra si inserisce in una lunghissima serie di eventi organizzati in tutto il mondo intorno alla figura di Obey. divenuto artista di fama internazionale in seguito alla realizzazione del poster “Hope” raffigurante il volto di Barack Obama, ora di proprietà della U. S. National Portrait Gallery. Oltre a questa, l’esposizione riunisce molte altre opere fondamentali, come “Mao Money”, “They live” e “Two sides of capitalism”.

Ma la carriera di Frank Shepard Fairey inizia già negli anni Ottanta, con la campagna “André the Giant Has a Posse”: le immagini del wrestler André the Giant, realizzate all’epoca degli studi alla Rhode Island School of Design, vennero imprvvisamente diffuse in moltissime città degli Stati Uniti, divenendo un vero e proprio simbolo dell’arte di Obey.

Da fenomeno urbano a celebrità internazionale in passo fu breve: con le immagini realizzate durante la campagna presidenziale di Obama, Obey si è guadagnato il giudizio positivo di moltissimi critici d’arte e l’ammirazione di migliaia di artisti in tutto il mondo. Il New Yorker definì il suo lavoro come “la più efficace illustrazione politica americana dai tempi dello Zio Sam”, e lo stesso presidente Obama inviò, dopo la vittoria, una lettera all’artista, ringraziandolo del sostegno e definendosi orgoglioso di essere parte della sua opera d’arte.

Ad oggi, molti musei nel mondo espongono l’arte di Obey, un’arte che ha oltrepassato i confini urbani per divenire un vero e proprio marchio: le sue opere sono conservate al Museum of Modern Art di New York, al Museo di Arte Contemporanea di San Diego, a Los Angeles e presso il Victoria and Albert Museum in London.

Fonte: Da Mao a Obama, i volti e l’arte di Shepard Fairey in mostra a Roma

MotoGP Aragon, Marquez: “Mi giocavo vittoria e campionato. Rossi? Ho rischiato il contatto”

MotoGP Aragon, Marquez: “Mi giocavo vittoria e campionato. Rossi? Ho rischiato il contatto”

I fatti hanno dato ragione a Marc Marquez che, sul circuito di Aragon dove ieri ha mancato la pole, in gara è tornato a fare la voce grossa, centrando la quinta vittoria stagionale. Scattato dalla quinta casella dello schieramento di partenza, lo spagnolo della Honda ha ricucito rapidamente lo svantaggio, agganciando il gruppo di testa.

Marquez: “Mi giocavo vittoria e campionato”

Vittoria cruciale per il campionato, considerato che il primo rivale nel mondiale, Andrea Dovizioso, ha chiuso settimo al traguardo, scivolando a -16 punti dalla vetta. “Oggi è stata una bella domenica per noi, perché ci giocavamo non solo la vittoria ma anche il campionato. Abbiamo messo un piccolo margine perché restano ancora quattro gare in cui può succedere di tutto. Meglio però arrivarci con 16 punti di vantaggio che niente” ha analizzato Marquez ai microfoni di Sky Sport – “ La scelta gomme dura al posteriore per me era la scelta giusta ma all’anteriore non saprei, perché nelle curve a destra ho sofferto molto. Nelle curve 2 e 3 l’anteriore si chiudeva ma anche se avessi montato la media, avrei fatto fatica a sinistra. Per cui penso che abbiamo scelto il migliore compromesso”.

“Con Rossi ho rischiato il contatto”

Gara non senza qualche follia per Marquez che ha tentato l’azzardo di un doppio sorpasso su Valentino Rossi e Jorge Lorenzo: “All’inizio della gara non si sentivo al mio agio, il feeling sulla moto era zero, avevo quasi voglia di fermarmi al box. Ho provato a migliorare, con qualche scivolatina. Poi, quando ho sorpassato Valentino e Lorenzo, è stato un bel rischio. In quel momento ho detto ‘Facciamo reset’ e ho iniziato a guidare un po’ più pulito”.

Volevo superare Valentino, non tutti e due perché era rischioso. Ma la traiettoria naturale di Valentino si è chiusa un po’ e per non avere un contatto con lui, ho chiuso più all’interno, lasciando il freno. La velocità era tanta e ho visto che era troppo rischioso superare Lorenzo ho lasciato il freno e ho girato più tardi”.

Pedrosa: “Migliore gara di questa stagione”.

Soddisfazione a metà nelle parole di Dani Pedrosa, che come il compagno di squadra, scattava dalla seconda fila in griglia. Diversamente da Marquez che ha optato per gomma dura al posteriore, il veterano di Sabadell ha montato gomma media: “Avevamo il passo giusto per vincere, purtroppo la partenza non è stata bella e non sono riuscito subito a superare tra il primo e secondo gruppo si è creato velocemente distacco. Dietro Vinales ho provato a conservare gomma perché al posteriore ho scelto la media e sapevo che alla fine avrei avuto difficoltà. Per cui ho guidato soft ma Vinales staccava forte, è stato difficile cercare il sorpasso. Una volta passato ho visto che il mio ritmo era migliore e ho iniziato a spingere. È stata una bella rimonta, credo che questa sia stata la migliore gara di questa stagione, però purtroppo secondo alla fine. Contento per il weekend, abbiamo lavorato bene, peccato perché la strategia gomme ci ha penalizzato un po’”.

Fonte: MotoGP Aragon, Marquez: “Mi giocavo vittoria e campionato. Rossi? Ho rischiato il contatto”

GP Aragon: l’eroe Rossi regala un sogno, Marquez da record

GP Aragon: l’eroe Rossi regala un sogno, Marquez da record

Gli eroi, cantava Francesco Guccini, son tutti giovani e belli. Anche quelli che son più vicini ai quaranta che ai trenta. Soprattutto se come Valentino Rossi sono zoppicanti fuori ma fulgidi dentro. Quando lasciano le stampelle per  domare 160 chili e 270 cavalli su e giù per le curve del circuito di Aragon, 5344 metri di razionalismo tilkeano.

Rossi c’è, il quinto posto vale una vittoria.

La ragione, però, finisce laddove il giovane puledro, per amor d’analogia e citazione, appena liberato il freno mordesse l’asfalto con muscoli d’ acciaio e forza cieca di baleno. Il terzo posto e la prima fila nelle qualifiche, il secondo difeso a lungo in gara prima di scivolare verso un quinto che sa comunque di trionfo personale alle spalle di Vinales ma davanti a un deludente Dovizioso, vale un posto nella storia. E’ uno di quei giorni a cui si ripenserà, a cui riguarderemo chiedendoci quale futuro ci raccoglierà, in quale notte ci perderemo e il tempo cosa sembrerà.

Il mestiere di vivere a 300 all’ora.

Una domenica perduta a raccogliere il vento, a cercare un esempio (non per tutti da seguire) di pazzia e di passione destinate a toccarsi fino a confondersi, di un amore che va oltre anche il dolore e l’istinto di conservazione, che è poi il mistero senza fine, bello certo per chi quell’arte la pratica e per chi ne beneficia da semplice tifoso illuminato di luce riflessa, di quel mestiere di vivere a 300 all’ora.

Il Rossi d’Aragona che c’è, come prima e più di prima, vale il sorpasso all’ultima curva di Barcellona, vale il ricordo del duello con Stoner a Laguna Seca, delle invenzioni da sovraccarico di adrenalina al cavatappi, là dove i piloti fanno bene ad abbandonare ogni residuo di pensieri pesanti, che sarebbero già da soli troppo carico in più.

Nel 2010 tornò dopo 41 giorni.

Potevano essere necessari un paio di mesi per recuperare, al Dottore che nel 2010 tornò dopo 41 giorni, ripreso da una frattura scomposta alla tibia destra, e finì quarto al Sachsenring dopo due operazioni e un duello tutto epica e coraggio con Stoner.

Gliene bastano 23 per ripresentarsi e provare a tenere in piedi il suo sogno Mondiale, anche se cominciano a essere tanti i 56 punti di distacco da Marquez (168 a 224). Lo spagnolo, il più vincente su questo tracciato con tre successi in MotoGP e uno in Moto 2, raggiunge le 34 vittorie in classe regina, a tre dal sesto posto all time di Hailwood.

Marquez fa 60 nel Mondiale.

Mai in discussione il suo successo numero 60 nel Motomondiale, almeno dal sesto giro, dal sorpasso di Dovizioso che inizia a scivolare indietro mentre Lorenzo difende la posizione su Rossi. E’ l’inizio della risalita dello spagnolo che al nono giro tenta un doppio sorpasso con l’audacia propria delle menti libere, e due giri dopo si libera del Dottore fra la curva 16 e la 17.

E alla 12, al giro 16, matura l’allungo decisivo su Lorenzo, che arriverà secondo per 879 millesimi. “Ci siamo andati molto vicini, più che mai” ha commentato Lorenzo, al primo podio dopo Jerez, rimasto in testa per 15 giri, come mai gli era capitato dal passaggio in Ducati. “E’ un peccato perdere una vittoria per così poco, penso che negli ultimi dieci giri ci sia mancata un po’ di aderenza al posteriore, forse le soft erano un po’ troppo morbide. Dani con le medie e Marc con le dure andavano più veloce”.

La carica delle 301 gare.

L’Italia, che continua nella tradizione negativa ad Aragon, mai nessun successo nella classe regina, trepida per Valentino che duella per il quarto posto con Vinales. E’ un Ettore che conosce il dolore e prefigura la sconfitta ma non smette di lottare, un eterno ragazzo che ancora conserva il coraggio di sognare, la speranza di fermare il tempo. Almeno fino alla prima curva, a due giri dalla fine.

Ma non è il risultato a fare grande un’impresa, a restituire una luce ancora diversa a un campione che può non bastare una vita per raccontare. La carica delle 301 gare in top class ha fruttato al Dottore 89 vittorie, 54 pole, 75 giri veloci e 190 podi. Pole a parte (il primato è di Doohan con 58), Rossi si è preso tutti i record della classe regina. E’ il meno giovane ad aver vinto una gara, a 38 anni e 129 giorni quest’anno a Assen, è il Benjamin Button del Motomondiale che ancora una volta cade e risorse. Poi giace in un Olimpo tutto suo.

Fonte: GP Aragon: l’eroe Rossi regala un sogno, Marquez da record

Cgia: Lombardia regione più tartassata d’Italia

Cgia: Lombardia regione più tartassata d’Italia

TartassatiI residenti in Lombardia sono quelli più vessati dal sistema tributario italiano. Lo rivela un rapporto della Cgia di Mestre. L’associazione ha messo a confronto il gettito di imposte, tasse e tributi versati allo Stato, alle Regioni e agli Enti locali dai lavoratori dipendenti, dagli autonomi, dai pensionati e dalle imprese residenti in Italia.

Nel 2015 ogni cittadino della Lombardia(neonati e ultracentenari compresi) ha mediamente corrisposto al fisco 11.898 euro. Al secondo posto si collocano gli abitanti del Trentino Alto Adige, con un gettito medio di 11.029 euro. Sul gradino più basso del podio finisce l’Emilia Romagna con 10.810 euro per ogni residente. Al quarto posto si posizionano i cittadini del Lazio con un versamento medio di 10.452 euro, 331 euro in più rispetto ai residenti in Liguria. Le Regioni, infine, dove il fisco è meno “invasivo” sono quelle mezzogiorno: nel 2015 in Calabria il gettito pro-capite medio è stato pari a 5.436 euro, in Sicilia a 5.610 euro e in Campania a 5.703 euro. Nel Sud e nelle Isole, di fatto, il peso complessivo del fisco è pari a quasi la metà di quello “gravante” sui residenti del Nordovest. Il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, Paolo Zabeo, ha dichiarato: “Essendo basato sul criterio della progressività, il nostro sistema tributario grava maggiormente sulle regioni dove la concentrazione della ricchezza è più elevata e il numero di grandi aziende è maggiore”.

Negli ultimi tempi, però, la pressione tributaria sui contribuenti del Mezzogiorno ha subito degli aumenti decisamente superiori al resto d’Italia. Tutta colpa disavanzo sanitario, che ha costretto i governatori ad innalzare fino alla soglia massima sia l’aliquota dell’IRAP sia quella dell’addizionale regionale IRPEF. Da questa analisi, inoltre, emerge anche il forte divario esistente in materia di prelievo fiscale tra i vari livelli di governo. Ebbene, a fronte di un dato medio nazionale di 8.800 euro pro capite di tasse nazionali e locali versate nel 2015, l’84% è stato “assorbito” dallo Stato centrale(7.390 euro pro-capite), un altro 9,3% dalle Regioni(825 euro pro-capite) e, infine, il rimanente 6,7% dagli Enti locali: come i Comuni, le Province e le Comunità montane(585 euro pro-capite). A livello europeo nel 2016 l’Italia si è collocata al settimo posto con una pressione fiscale del 42,9%. La media UE è del 40,1%, mentre quella dell’area Euro è del 41,3%. Al primo posto c’è la Francia con una pressione fiscale del 47,5%.

Fonte: Cgia: Lombardia regione più tartassata d’Italia

Sacra Sindone, uno studio rivela: “Ha avvolto un uomo sottoposto a tortura”

Sacra Sindone, uno studio rivela: “Ha avvolto un uomo sottoposto a tortura”

Un nuovo studio sulla Sacra Sindone rivela un’ipotesi affascinante: nella tela conservata a Torino sarebbe stato avvolto un uomo che era stato torturato. Il risultato, pubblicato sulla rivista Applied Spectroscopy, è nato dalla collaborazione tra Giulio Fanti, del dipartimento di Ingegneria industriale dell’università di Padova, e Jean-Pierre Laude, dell’azienda francese Horiba Jobin-Yvon, specializzata in tecniche di analisi.

Il risultato di questo nuovo studio, però, è contestato dai custodi del Sacro Lino. Dopo la scoperta relativa alla presenza di una sostanza spia della degradazione di sangue e fibre muscolari nel lino della Sindone, la rivista Applied Spectroscopy propone l’identificazione di un’altra sostanza, anche questa legata alla degradazione del sangue, che porterebbe alla nuova ipotesi.

La sostanza, chiamata biliverdina, è stata identificata tra le fibre della sindone grazie alla tecnica della spettroscopia Raman, che riconosce la struttura delle molecole, come fosse una sorta di impronta digitale. La biliverdina viene prodotta dalla degradazione dell’eme, un componente di proteine di sangue e muscoli.

Il nuovo risultato si aggiunge a quello pubblicato sulla rivista Plos One, che aveva riconosciuto la presenza di un componente del sangue come la creatinina e di ferritina. I due risultati indicano che l’uomo avvolto nella sindone aveva affrontato una morte crudele. I ricercatori hanno infatti spiegato

Questi risultati rappresentano un importante passo in avanti negli studi sull’autenticità della Sindone perché, mentre è confermato il fatto che essa realmente ha avvolto un uomo torturato a morte, è molto improbabile che un artista, forse nei secoli passati, sia stato in grado di aggiungere tutti questi dettagli alla sua opera d’arte”.

Non della stessa opinione, però, sembrano essere i custodi del Sacro Lino. Secondo monsignor Giuseppe Ghiberti e il professor Bruno Barberis – tra i massimi esperti di Sindonologia, custodi del Lino, dei prelievi e degli interventi di restauro – se davvero fossero fibre originali, forse ottenute illegalmente, non ci sarebbe alcuna certezza sulla loro conservazione. E quindi il loro valore di prova si ridurrebbe notevolmente.

Fonte: Sacra Sindone, uno studio rivela: “Ha avvolto un uomo sottoposto a tortura”

Vasco Brondi a Materadio: “Matera è un’isola felice come il mio Delta del Po”

Vasco Brondi a Materadio: “Matera è un’isola felice come il mio Delta del Po”

in foto: Vasco Brondi, aka Le luci della centrale elettrica (foto di Ilaria Magliocchetti Lombi)

La Capitale Europea della Cultura 2019 si prepara ad ospitare la settima edizione di Materadio: dal 22 al 24 settembre avrà luogo la ormai consueta Festa di Radio3 tra i Sassi di Matera e in diversi luoghi della città. Una collaborazione, quella tra l’emittente radiofonica e la città di Matera, che arriva da lontano, sin dai tempi della candidatura della località lucana a capitale europea della cultura, che in questi anni ha visto trasformato il volto di una città del nostro Sud storicamente segnata dalla marginalità in un luogo che guarda al futuro ponendo al centro la cultura.

Non a caso, dunque, il tema di questa edizione di Materadio sarà “Radici e percorsi“, tema che vuole indicare un cammino che non si libera della tradizione ma allo stesso tempo non se ne lascia imprigionare.

E così per tre giorni, le voci e i suoni di Radio3, in coproduzione con la Fondazione Matera Basilicata 2019, riempiranno le sale e le piazze della città. Ma soprattutto, come è accaduto in passato, le riempiranno gli ascoltatori e gli ospiti delle trasmissioni, che quest’anno potranno apprezzare numerose produzioni originali, realizzate appositamente per Matera, mettendo in relazione artisti e realtà locali e nazionali. Teatro, letteratura, musica. E, naturalmente, tanta radio.

Per il teatro: lo spettacolo “Accabadora” dal libro di Michela Murgia con l’attrice Monica Piseddu e la regia di Veronica Cruciani, nonché la performance di Marco Baliani con “Ogni volta che si racconta” e la rappresentazione “Gramsci Antonio detto Nino” firmato da Francesco Niccolini e Fabrizio Saccomanno, che ne è anche l’interprete.

Il filo rosso dei tre giorni sarà affidato alle parole dello scrittore Tiziano Scarpa, accompagnato da MaterElettrica, la Scuola di Musica Elettronica e Applicata del Conservatorio “E. R. Duni” di Matera: insieme racconteranno, in un percorso di otto interventi dal titolo “E tu, di che radice sei?” gli otto tipi di radice esistenti in natura e botanicamente classificati.

Fra gli appuntamenti musicali, oltre alle sempre molto apprezzate “Lezioni di Musica” condotte da Giovanni Bietti, gli imperdibili appuntamenti live di Elio insieme al Conservatorio di Matera, di Canio Loguercio, recente premio Tenco, che ha costituito un ensemble di musicisti provenienti da tutti gli Appennini denominandolo Collettivo Instabile di Musica Popolare d’Autore.

Appuntamento clou della serata di sabato, invece, sarà la prima volta a Materadio del cantautore Vasco Brondi/Le Luci della Centrale Elettrica che proporrà, accompagnato da violoncello e chitarra distorta, una serata di canzoni e letture dal titolo “Tra la via Emilia e la via Lattea”.

Proprio sul rapporto tra musica, letture e testo scritto, abbiamo sentito il cantautore e scrittore nato a Verona ma cresciuto a Ferrara, il cui ultimo disco, “Terra”, è uscito anche in forma di libro con all’interno “La grandiosa autostrada dei ripensamenti”, un diario di viaggio e di divagazioni dell’anno e mezzo di scrittura e degli ultimi tre mesi di registrazioni in studio. Un taccuino di pensieri ambientato tra l’Adriatica e un’isola vulcanica, tra studi di registrazione seminterrati e paesi disabitati in alta montagna, tra la Pianura Padana, il Nord Africa e l’America.

Nel programma di Materadio 2017 c’è scritto che “Tra la via Emilia e la via Lattea” sarà un concerto in cui alle canzoni è affidato il compito di “misurare la distanza tra le proprie origini e il proprio destino”. Cosa dovrà aspettarsi il pubblico che sarà in piazza San Giovanni sabato 23 settembre? 

Saremo in trio chitarra acustica, chitarra elettrica violoncello, una delle mie formazioni preferite. Può andare dal silenzio al fragore in un secondo, ci si capisce al volo e c’è anche molta possibilità di improvvisare e lasciare spazi strumentali per esempio per le letture che a Matera alternerò alle canzoni. Scritti che per me sono stati importanti, dalle poesie di Luzi a saggi di Hannah Arendt o Bjung-Hul, fino a canzoni di Battiato e pagine di Cortazar o Tondelli. Ho scelto canzoni che parlino soprattutto di spostamenti, di allontanamenti e avvicinamenti e della provincia italiana che non ha confini.

Matera Capitale Europea della Cultura 2019 ma anche, appunto, simbolo di una “sterminata provincia italiana”.  Una parte fondamentale della tradizione letteraria italiana è tradizione di provincia. Celati, a Vassalli, ma anche ai grandi narratori meridionali. Qual è la tua visione della provincia italiana da “voce narrante con chitarra acustica”?

Credo di essere stato molto fortunato a crescere in una città di provincia, a Ferrara. Credo sia molto importante crescere in un posto in cui ci si annoia moltissimo, la noia è molto sottovalutata e molto evitata invece da lì possono nascere grandi cose. Tra l’altro, crescere in un posto in cui non succede mai niente ti fa capire che se vuoi che succeda qualcosa quella cosa devi farla tu. Io ho iniziato a fare pace con la mia provincia attraverso la letteratura che è riuscita a rendere leggendari dei posti che mi sembravano anonimi. Penso a Celati e al suo viaggio “Verso la foce”, a Tondelli, ai CCCP che dicevano “Non a Berlino ma a Carpi, a Modena. La situazione è eccellente”.

Ci sono dei punti di contatto tra il Delta del Po e la città dei Sassi?

Credo di sì, credo che l’oblio e il disinteresse economico abbiano contribuito a lasciare questi posti ancora intatti. Adesso Matera è diventata un tesoro e sono sicuro che sarà rispettata anche se è giustamente sotto i riflettori. Anche la loro irraggiungibilità rende simili quelle zone del Delta e Matera, mi sembrano delle isole, dei posti inventati, sembra ci sia un diverso fuso orario. Sono tra i pochi posti in cui ho incontrato persone felici di vivere lì.

Qual è il tuo rapporto con la scrittura? In che modo sei influenzato dalla letteratura e, soprattutto, il modo in cui scrivi canzoni o testi che non diventeranno mai canzoni?

Continuo a fare molta fatica a scrivere se non c’è la musica sotto. Preferisco sicuramente leggere nel mio modo maniacale e confuso andando sempre fino in fondo ad un argomento o a un autore per poi passare a tutt’altro. Della letteratura mi interessa soprattutto chi ha uno sguardo, una voce, un modo di raccontare le solite cose della vita e fartele scoprire per la prima volta.

Cosa stai leggendo ultimamente?

Soprattutto libri di poesie, oppure saggi, praticamente tutto quello che esce nella collana “Figure” di Nottetempo e da lì poi quello a cui rimandano. Mi piace leggere cose di cui non so niente, letteratura di altri continenti, saggi su altre religioni, vite di santi, di asceti o di yogi. I diari di Herzog e – non so perché – in generale i diari dei registi cinematografici. Sicuramente anche i libri di viaggio, Pasolini era il migliore anche in quelli penso a “L’odore dell’India” e a “La lunga striscia di sabbia”.

Vasco Brondi scrittore ha pubblicato diari, racconti, fumetti, ma perlopiù ama la forma divagante, poetica, fatta di appunti. C’è qualcosa della forma-romanzo che non ti convince o semplicemente ti piace un altro tipo di scrittura?

In effetti, oltre a non scriverne non sono neanche un grande lettore di romanzi a parte Bolaño e altre anomalie. Penso sia un genere difficilissimo, io ho una grande fame di scoprire cose e appena sento che un romanzo è puro intrattenimento lo abbandono. Io non voglio essere “intrattenuto” per questo sono molto restio anche rispetto alle serie televisive, ne ho viste un paio e una era “The Young Pope”, un capolavoro assoluto. A me piace molto la realtà e non riesco proprio a mettermi lì e a scrivere o leggere dei dialoghi tra personaggi che sono immaginari e altre cose inventate, mi sa che per ora non fa per me o forse ne ho solo letti troppi e in questo periodo sto cercando altro.

Fonte: Vasco Brondi a Materadio: “Matera è un’isola felice come il mio Delta del Po”