L’inarrestabile successo degli audiolibri: “Ascoltare un libro non toglie nulla al cartaceo”

L’inarrestabile successo degli audiolibri: “Ascoltare un libro non toglie nulla al cartaceo”

Un successo che non intende arrestarsi. Stiamo parlando del mercato degli audiolibri che in Italia, negli ultimi anni, è cresciuto più del triplo. I motivi alla base di questo successo sono tanti, innanzitutto il fatto che fino a poco tempo fa era un mercato completamente vergine, mentre negli Stati Uniti e in Inghilterra comprare libri e ascoltarli letti dalla voce di qualche attore, famoso o meno, è una pratica molto diffusa da almeno trent’anni.

In generale, come conferma l’ultimo rapporto Nielsen, il mercato del libro nel nostro Paese nel suo complesso conferma la sua uscita dagli anni terribili della crisi. In Italia anche i dati dei primi dieci mesi dei canali trade confermano questa tendenza (e senza Amazon, ebook, e audiolibri): +1,5% contro il +0,3% nel corrispettivo periodo dell’anno scorso. Ma, per tornare agli audiolibri, qual è la situazione?

Uno degli editori più attivi sul mercato degli audiobook è Emons, che quest’anno compie dieci anni e festeggia il successo dei suoi audiolibri, con un catalogo di oltre 250 titoli.  Secondo i vertici della casa editrice, il fatturato nel mercato digitale fino a poco fa era del 15%, mentre negli ultimi due anni è diventato del 40%, il che è giustamente considerata “una svolta epocale”, considerato l’aumento anche nelle librerie. Ma c’è di più. Col tempo editori e operatori del settore stanno comprendendo che l’ascolto non toglie nulla al libro cartaceo, il che rappresenta un’ottima base di partenza per programmare con serenità il futuro, non essendo stato dimostrato nessun contrasto tra le due tipologie di lettura.

La percezione, quindi, è che un mercato per l’audiolibro in Italia cominci a esistere, per quanto piccolo sia vale intorno al 2% del mercato totale). La situazione è molto lontana da quella della Germania, dove vale circa il 4 per cento e ha un fatturato di 150 milioni di euro e degli Stati Uniti, dove gli audiolibri rappresentano il 7 per cento del mercato e dal 2009 al 2014 sono cresciuti a una media del 12,7 per cento annuo.

Fonte: L’inarrestabile successo degli audiolibri: “Ascoltare un libro non toglie nulla al cartaceo”

L’innovativa carta hype

Caratteristiche peculiari della carta Hype

Una delle ultime proposte realizzate da Banca Sella in tema di innovazione finanziaria è la carta hype, si tratta di uno strumento innovativo che permette di inviare e ricevere denaro con i contatti presenti in rubrica mediante l'utilizzo dell'app disponibile per Android, iOS e Windows. Essa viene automaticamente associata ad un conto di moneta elettronica, le cui funzioni vengono svolte tramite lo smartphone, questo regala l'interessante vantaggio di effettuare i pagamenti mediante il device senza portarsi dietro la carta.

Una delle peculiarità più apprezzate di carta Hype, stando alle opinioni dei clienti, risiede nel fatto che può essere utilizzata dai minorenni, infatti il servizio denominato Hype Start può essere sottoscritto da giovani di ambo i sessi di un'età compresa fra i 12 e i 18 anni, basta che ci sia il consenso di un genitore o un tutore all'atto della registrazione. In generale questo strumento è l'ideale per chi lavora nel campo del web marketing ed è dotato della chip NFC, in grado di realizzare pagamenti rapidi e immediati in oltre 80.000 negozi del nostro paese, evitando così di avere a che fare con i contanti.

Come si ottiene e come si utilizza

L'emissione della carta è del tutto gratuita, infatti la versione Start non comporta costi e si attiva semplicemente scattandosi un selfie, mentre la consegna viene effettuata direttamente a casa del richiedente. La promozione è attiva fino al termine di quest'anno e dunque attivabile entro il 31 dicembre 2017 seguendo alcuni semplici passaggi online sul sito www.hype.it ed inserendo al momento della compilazione del modulo, oltre ai dati richiesti, anche il codice GIFT10, che ad attivazione avvenuta concede al cliente 10 euro in regalo, di sicuro un buon modo per iniziare e provare la carta Hype, anche secondo le opinioni degli utilizzatori.

Il conto collegato, della Banca Sella, presenta un codice IBAN, ricaricabile mediante carte del circuito Mastercard o Visa, ma anche utilizzando lo strumento del bonifico bancario, mentre per i prelievi ci si può recare presso qualsiasi ATM operativo.

Recensioni su carta Hype e considerazioni finali

Le opinioni espresse su carta Hype sono molto positive in modo unanime, le caratteristiche più apprezzate riguardano sicuramente la gratuità, cosa più unica che rara in questo ambito, la praticità con cui si portano a termine gli scambi, la sicurezza e la già citata possibilità di utilizzo per i minorenni, infatti molti sono i genitori a trovare questo strumento ideale per esaudire le esigenze dei propri figli.

L’omaggio della Città Eterna a Maria Callas a 40 anni dalla morte

L’omaggio della Città Eterna a Maria Callas a 40 anni dalla morte

A quarant’anni dalla morte, lo Spazio Eventi Tirso di Roma omaggia Maria Callas con la mostra “Callas e Roma – Una Voce in Mostra” che resterà aperta fino al 21 gennaio 2018. Il rapporto del celebre soprano con Roma fu un rapporto intenso e controverso, durato esattamente dieci anni, dal debutto del 1948 con la “Turandot” alle Terme di Caracalla e conclusosi nel 1958 con lo scandalo della Norma al Teatro dell’Opera. Dopo di allora, la divinai tornerà nella Città Eterna solo nel 1969, in occasione della Medea di Pasolini.

La mostra si propone come un percorso musicale che che si concentra sugli aspetti personali e professionali del grande soprano, il viaggio espositivo è sonoro perché durante l’attraversamento delle sei sezioni in cui è articolata  “Callas e Roma – Una Voce in Mostra” si è accompagnati dalla “Voce della Divina”, registrazioni sonore uniche che fanno da corredo a bozzetti, immagini d’archivio e costumi di scena. Gianluca Rossi, uno dei curatori della mostra allo Spazio Eventi Tirso di Roma ha dichiarato: “Il percorso della mostra segue un ordine cronologico, ma in certi casi abbiamo preferito non seguirlo per prediligere le esibizioni in cui l’artista era al massimo del suo splendore vocale.”

Lo Spazio Eventi Tirso, nuova struttura polifunzionale dall’architettura contemporanea nel quartiere Pinciano-Salario, propone la mostra dedicata alla splendida Maria Callas che ha come scopo quello di far rivivere allo spettatore un’esperienza musicale intima ed emozionale, raccontando la Callas che sul palcoscenico si trasformava tirando fuori la potenza di quella voce che aveva la capacità di ammaliare tutti, spettatori, critici, uomini.

Fino a quel 16 settembre del 1977 quando Maria Callas ci ha lasciati. Una morte che ha lasciato, tanto quanto la sua vita, un segno indelebile nella storia della musica, e non solo. In vent’anni di successi la sua voce divina ha riempito i palcoscenici di tutto il mondo, e la sua popolarità ha oltrepassato i teatri per finire molto spesso sulle pagine dei rotocalchi dell’epoca: dall’amore tormentato per Onassis all’intesa artistica e personale con Pier Paolo Pasolini, Maria Callas rappresenta ancora oggi, a quarant’anni dalla sua scomparsa, uno dei personaggi più affascinanti della storia dello spettacolo. E da oggi Roma la celebra così.

Fonte: L’omaggio della Città Eterna a Maria Callas a 40 anni dalla morte

#Conibambini: cinque progetti finanziati in Emilia-Romagna

#Conibambini: cinque progetti finanziati in Emilia-Romagna

“Reggio Emilia città dei bambini, dal nido all’università. Il modello reggiano contro la povertà educativa” è stato il tema della seconda tappa della manifestazione nazionale itinerante #Conibambini- Tutta un’altra storia. L’evento, promosso dall’impresa sociale Con i Bambini e dalla Fondazione Manodori, si è svolto presso l’aula magna Manodori dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

“Parlare di infanzia- ha spiegato Carlo Borgomeo presidente di Con i Bambini- vuol dire parlare di futuro del nostro Paese. È già nella fascia 0-6 anni, quella interessata dal nostro bando prima infanzia, che si costruiscono le donne e gli uomini di domani e con loro un’idea di società che sappia guardare avanti. Abbiamo scelto Reggio Emilia, come seconda tappa della manifestazione nazionale #Conibambini- Tutta un’altra storia proprio perché questa è stata la culla delle culle, dove i bambini sono realmente figli dell’intera comunità educante, dove si è sviluppato un modello prima culturale e poi concrete iniziative che hanno messo al centro bambini e ragazzi. Esistono aree del nostro Paese che di fatto negano queste opportunità. In Calabria solo il 2% dei bambini ha accesso ai servizi alla prima infanzia, mentre l’Europa ha stabilito come obiettivo il 33%. C’è bisogno di costruire percorsi partecipati e iniziative strutturali per i bambini, affinché tutti possano avere le stesse opportunità”.

Il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo – la cui dotazione è di 360 milioni di euro per tre anni –  a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD.

In poco più di un anno sono stati pubblicati tre bandi (Prima Infanzia 0-6 anni, Adolescenza 11-17 e Nuove Generazioni 5-14 anni, quest’ultimo ancora in corso con scadenza il 9 febbraio) e approvati i primi 80 progetti relativi alla fascia di età 0-6 anni, sostenuti con 62,2 milioni di euro.

Sono cinque i progetti regionali finanziati in Emilia Romagna, che si trasformeranno in azioni concrete di contrasto alla povertà educativa minorile: “Modificare il futuro” che ha come capofila la Cooperativa Sociale Ambra S.c.p.a si svilupperà sui due terzi dei comuni della provincia di Reggio Emilia. L’intervento intende favorire sia la scolarizzazione dei bambini, sia la partecipazione dei genitori alle attività educative come forma di cittadinanza attiva e inclusione sociale, con particolare riferimento alle famiglie immigrate o in situazioni di povertà economica, sanitaria, sociale e culturale, attraverso l’apertura di Spazi mamme-bambini della fascia d’età 0-3 anni, la seconda l’ampliamento di offerte di scolarizzazione per i bambini della fascia d’età 3-5 anni.

Il secondo progetto è “Fill The Gap!”, ha come soggetto responsabile l’Istituto Comprensivo Intercomunale 1 – Ravenna – Cervia.

Il progetto insiste su Cervia, comune che registra un elevato tasso di disoccupazione e un’alta presenza di stranieri provenienti da 63 nazionalità differenti. L’obiettivo è quello di prevenire il disagio dei bambini in età 0-6 anni dovuti a mancanza di stimoli, ritardi negli apprendimenti, demotivazione e costruire una rete a supporto della genitorialità.

Mentre nel bolognese “Una rete di servizi per qualificare la cura della prima infanzia ovunque si realizzi” (soggetto responsabile Seacoop società cooperativa sociale onlus) interessa tre comuni della Città metropolitana di Bologna e nove comuni del Nuovo Circondario Imolese. Lo scopo è quello di contrastare il fenomeno della povertà educativa minorile intervenendo sia sulla fascia d’età 0-3 anni, attivando una rete di servizi a bassa soglia di accesso, sia sulla fascia d’età 3-6 anni, facilitando e qualificando la partecipazione di bambini/famiglie alle scuole dell’infanzia e orientando/sostenendo chi è più in difficoltà.

In provincia di Modena partirà a breve il progetto “Focus 0/6 Una Comunità per il benessere dell’infanzia”, che ha come soggetto responsabile: A.C.E.G.  Attività Cattoliche Educative Gioventù. Il percorso interesserà quattro comuni dell’Unione Terre d’Argine, in provincia di Modena. L’intervento intende creare una rete tra servizi a sostegno del benessere dei bambini e delle relative famiglie che si trovano in situazione di povertà materiale e culturale. In modo specifico, saranno consolidati e attivati poli multiservizi per l’infanzia in cui saranno realizzate proposte educative per bambini e iniziative di formazione per operatori e percorsi di empowerment della genitorialità.

Inoltre, sarà promossa una maggiore flessibilità di nidi e scuole dell’infanzia attraverso l’ampliamento degli orari di apertura.

Infine, il progetto “Educativa di casa- Trame educative per nuove comunità”, che ha come soggetto responsabile la Cooperativa sociale Quadrifoglio S.C. Onlus, è rivolto ai  bambini della fascia d’età 0-6 anni e le relative famiglie residenti a Bologna e provincia.

Il progetto intende ampliare le opportunità di accesso al circuito educativo territoriale per le famiglie del territorio della Città metropolitana di Bologna.  Nello specifico, tramite il coinvolgimento attivo dei diversi attori del territorio, si prevede di intercettare i bisogni specifici delle famiglie informandole e orientandole sui servizi socio-educativi e socio sanitari presenti sul territorio.

Sono solo alcuni dei progetti, insieme ai multiregionali, che hanno partecipato al Bando Prima Infanzia (0-6 anni) di Con i Bambini, partito a ottobre del 2016 rivolto al mondo del terzo settore e della scuola.

La manifestazione nazionale è partita il 27 novembre da Torino e nei prossimi mesi farà tappa a Milano, Napoli, Brindisi, Catania. L’incontro conclusivo sarà la prossima primavera a Roma, dove le storie e le buone pratiche raccolte durante la campagna verranno simbolicamente consegnate alle istituzioni.

Fonte: #Conibambini: cinque progetti finanziati in Emilia-Romagna

BIRKENSTOCK sospende le consegne tramite Amazon in Europa – Vista l’interruzione del rapporto di fiducia, la relazione commerciale cesserà a partire dall’1 gennaio 2018

Clienti tratti in inganno da prodotti contraffatti in vendita su Amazon Marketplace   

BIRKENSTOCK GmbH & Co. KG e le società a questa affiliate sospenderanno il rapporto commerciale con Amazon EU S.à.r.l. a partire dall1 gennaio 2018. A decorrere da tale data, BIRKENSTOCK metterà fine alle consegne dirette fornite dalla filiale europea del retailer online americano, che ha sede in Lussemburgo. La decisione riguarda la linea completa di prodotti BIRKENSTOCK.   

La storica azienda a conduzione familiare si schiera contro il più grande retailer online del mondo rivendicando la presenza di ripetute trasgressioni della legge sulla piattaforma Marketplace gestita da Amazon, violazioni che l”operatore ha deliberatamente trascurato. In una serie di occasioni, BIRKENSTOCK si era lamentata per la vendita su Amazon Marketplace di prodotti contraffatti e di scarsa qualità, in violazione dei diritti del marchio e con false informazioni sulla provenienza, che traevano in inganno i consumatori.

Aldilà degli obblighi legali, secondo BIRKENSTOCK, in un rapporto commerciale di fiducia, al momento della prima notifica di una simile violazione, l”operatore della piattaforma Amazon Marketplace era tenuto, di propria iniziativa, a fare quanto in suo potere per prevenire situazioni simili. A oggi, non è stata rilasciata alcuna dichiarazione vincolante per evitare la vendita di prodotti BIRKENSTOCK contraffatti sulla piattaforma. Piuttosto, si sono verificate ulteriori violazioni legali di natura diversa negli ultimi mesi, che Amazon ha omesso di prevenire.

L”interruzione del rapporto di fiducia ha spinto BIRKENSTOCK a mettere fine alle relazioni commerciali con il retailer online anche in Europa. A gennaio di quest”anno, dopo una serie di incidenti analoghi, BIRKENSTOCK aveva infatti interrotto le consegne negli Stati Uniti gestite da Amazon USA.

Informazioni su BIRKENSTOCK   

BIRKENSTOCK è brand mondiale di calzature sinonimo di qualità, praticità e benessere. Con più di 3.500 dipendenti, questa impresa tradizionale, a conduzione familiare da sei generazioni è uno dei principali datori di lavoro dell”industria calzaturiera tedesca. Le radici storiche dell”azienda risalgono al 1774. BIRKENSTOCK usava il termine ‘footbed’ già negli anni ”30, con il significato che oggi gli viene attribuito dai clienti di tutto il mondo e che lo rende sinonimo di comodità eccezionale, sia per camminare sia per stare in piedi. Agli inizi degli anni ”70, BIRKENSTOCK è diventato un brand mondiale. Prodotti in Germania, i sandali sono oggi venduti in oltre 100 paesi. BIRKENSTOCK ha inoltre sviluppato una nuova linea di scarpe chiuse, calzature per bambini e calzature per il mondo del lavoro, oltre a prodotti specializzati per rivenditori di articoli ortopedici, calze, borse e cinture. Nel 2017, BIRKENSTOCK ha aggiunto al proprio portafoglio di prodotti una linea di letti e di cosmetici naturali (BIRKENSTOCK Natural Care). La sede centrale dell”azienda è a Neustadt (Wied). BIRKENSTOCK ha nove sedi in Germania, negli stati di Renania Settentrionale-Vestfalia, Renania-Palatinato, Assia, Baviera e Sassonia. La storica azienda a conduzione familiare gestisce inoltre i propri uffici vendita di Stati Uniti, Brasile, Cina, Hong Kong, Giappone, Danimarca, Spagna e Regno Unito.

Birkenstock GmbH & Co. KG
Burg Ockenfels, Linz

Ulteriori informazioni sono disponibili presso http://www.birkenstock-group.com
Il negozio online è reperibile sul sito http://www.birkenstock.com  

Contatto stampa:
Indirizzo: 
BIRKENSTOCK Campus, Neustadt (Wied)
Jochen Gutzy, Head of Communications
Phone: +49-2683-9359-1241
E-mail: jgutzy@birkenstock-group.com

NEUSTADT AN DER AISCH, Germania, December 12, 2017 /PRNewswire/ —

7 romanzi che non puoi perderti (con recensioni)

7 romanzi che non puoi perderti (con recensioni)

Underworld – Don DeLillo (1997)

E' il 3 ottobre del 1951. Il match è di quelli che nessun appassionato di baseball a New York vorrebbe perdere: i Giants giocano contro i Dodgers. Al nono inning il leggendario Bobby Thomson batte un fuoricampo decretando la vittoria dei Giants per cinque a quattro. Nessuno sa che fine abbia fatto la palla del fuoricampo. Nella realtà della vicenda raccontata da DeLillo, ad afferrarla è stato un ragazzino nero di Harlem che si era intrufolato allo stadio senza pagare il biglietto. Suo padre, a causa delle difficoltà economiche che affliggono la sua famiglia, venderà quel cimelio per pochi dollari. La palla passerà di mano in mano, viaggiando per cinquant'anni attraverso il territorio americano e la sua storia, dalla Guerra Fredda agli anni novanta. L'ultimo a possederla è Nick Shay, un dirigente d'industria che nel 1951 aveva la stessa età del ragazzo nero e abitava a pochi isolati da lui, nel Bronx. Underworld, il capolavoro della letteratura postmoderna, racconta le storie sommerse di gente comune intrecciandole alle vicende di personaggi che hanno fatto la storia degli Stati Uniti.

Cent'anni di Solitudine – Gabriel Garcia Marquez (1967)

Le sette generazioni della famiglia Buendìa, dalla fondazione di Macondo da parte di José Arcadio, il capostipite della famiglia, agli ultimi momenti di vita dell'ultimo dei Buendìa, nato con la coda di maiale. Il capolavoro del realismo magico racconta le vicende intercorse nei cento anni di vita di una stirpe, attraversando la storia di Macondo, che è lo specchio fantasmagorico della patria dell'autore, la Colombia, intrecciandola a miti caraibici, leggende tramandate in famiglia e superstizioni. Il romanzo, scritto in otto mesi nel 1967, pensato sin dagli anni della giovinezza, valse a Garcìa Marquez il Nobel per la letteratura nel 1982.

Cecità – José Saramago (1995)

In un'imprecisata località, un uomo, che viene nominato per tutto il romanzo come 'il primo cieco', è alla guida della sua auto quando improvvisamente perde la vista, vede bianco. Aiutato da un ragazzo si fa portare a casa da sua moglie che lo accompagna da un oculista per scoprire le cause della cecità improvvisa. Ben presto tutte le persone che entreranno in contatto con il primo cieco perderanno a loro volta vista, tranne sua moglie. Il Governo del paese decide di mettere in quarantena 'gli infetti', per non diffondere il contagio. I ciechi si trovano confinati in un vero e proprio lager. I militari per qualche settimana provvedono a rifornirli di provviste, riducendole successivamente in misura tale che non basteranno più per tutti. Da quel momento, all'interno della struttura, un manipolo di uomini si appropria del potere e stabilisce nuove regole per la distribuzione del cibo. Cecità racconta la società degli uomini, utilizzando questa parabola spietata per raccontare l'appropriazione del potere da parte dei pochi sulla miseria dei tanti. La cecità raccontata da Saramago è bianca, a differenza di quella fisiologica, perché quella umana è una cecità morale. Nel 1998, tre anni dopo la pubblicazione di Cecità, Saramago vincerà il Nobel per la letteratura.

Due di due – Andrea de Carlo (1989)

Due di Due, di Andrea de Carlo, è la storia di due amici, Mario e Guido, nata nell'Italia del 1968 sui banchi di scuola. Mario è timido e indeciso sulle scelte da compiere nella sua vita, Guido è l'opposto, carismatico, libero, privo di inibizioni. Nonostante la distanza caratteriale che li separa, e quella fisica, causata da scelte di vita differenti, l'amicizia di Mario e Guido resiste attraversando gli anni cruciali dell'Italia post-sessantottina. Narrando le vicissitudini del loro legame indissolubile, De Carlo ci racconta la società italiana nell'epoca della ribellione giovanile al conformismo e al paternalismo, fino alle disillusioni degli anni successivi. Due di due è un meraviglioso romanzo di formazione, con il suo stile essenziale de Carlo riesce a raccontare una storia di amicizia indimenticabile.

Opinioni di un clown – Heinrich Böll (1963)

La vicenda si svolge in un arco temporale di tre ore. Hans Schnier da cinque anni viaggia per lavoro lungo tutta la Germania: è un giovane clown che ha deciso di chiudere i rapporti con la sua famiglia d'origine. Convive con Maria, fervente cattolica, con cui non ha mai voluto sposarsi per non dover firmare una carta con cui impegnarsi solennemente ad educare i figli nella fede cattolica. Maria, che lo segue nei suoi viaggi di lavoro, una sera non si fa trovare in albergo, al termine dello spettacolo. Ha deciso di abbandonare Hans per instaurare una relazione con un certo Züpfner, astro nascente del cattolicesimo sociale tedesco. Hans, depresso e infelice, inizia a formulare un resoconto spietato e schietto della propria vita, non trovando più la forza di andare avanti senza l'amore di Maria. Opinioni di un clown è uno straordinario romanzo sulla borghesia cattolica nella Germania post-nazista. Il punto di vista è quello di Hans, che non ha accettato i compromessi imposti dalla sua famiglia benestante, e le regole dei circoli cattolici frequentati da Maria, pagando con la miseria il prezzo della propria coerenza.

Il nome della rosa – Umberto Eco (1980)

La vicenda si svolge in sette giorni, nel novembre del 1327: il novizio Adso da Melk introduce il frate Guglielmo da Baskerville in un monastero dell'Italia settentrionale. Il frate, ex inquisitore, si trova a indagare su sette omicidi, uno al giorno, che avvengono all'interno di una biblioteca labirinto all'interno del convento. Anni dopo, il vecchio Adso scriverà un resoconto della sua esperienza con il coltissimo Guglielmo, e della sua iniziazione sessuale con una ragazza accusata di essere una strega. Il nome della Rosa è il romanzo d'esordio del semiologo Umberto Eco. Non è semplicemente un giallo medievale, ma una vicenda che ha diversi livelli di lettura, un pastiche di generi letterari: il romanzo giallo, storico, filosofico; nonostante le innumerevoli citazioni colte, sia vere sia false (omaggio a Borges), ha venduto 50 milioni di libri in tutto il mondo.

I versi satanici – Salman Rushdie (1988)

Gibreel, divo del cinema, e Saladin, noto per gli spot pubblicitari, due indiani di fede musulmana, scampano alla morte dopo un disastro aereo, precipitando senza paracadute da seimila metri di altezza. Rappresentano rispettivamente il Bene e il Male e si affronteranno nel corso della storia, fino alla fine dei tempi, quando il loro conflitto, che rievoca quello biblico tra Dio e il diavolo, verrà interrotto dall'apparizione del profeta Mahound. Si tratta di un romanzo fantastico che narra anche vicende di personaggi minori raccontate con un gusto dell'invenzione alla base del quale serpeggia la grande ironia dell'autore. I Versi Satanici sono costati all'autore, lo scrittore indiano Salman Rushdie la fatwa di Khomeyni e la successiva condanna a morte per blasfemia.

È morto a 87 anni Armando Hart, amico di Fidel Castro e inventore della scuola cubana

È morto a 87 anni Armando Hart, amico di Fidel Castro e inventore della scuola cubana

Armando Hart, intellettuale vicino a Fidel Castro e storico dirigente della rivoluzione cubana, è morto domenica a L’Avana, sull’isola di Cuba, a 87 anni. A dare la notizia, il quotidiano dell’isola Juventud Rebelde che parla dell’eccezionale “combattente rivoluzionario” deceduto a 87 anni a causa di un’insufficienza respiratoria. L’ex ministro dell’educazione cubana da tempo soffriva di gravi problemi di salute e deambulava su una sedia a rotelle. Fu lui il primo ministro dell’Educazione del governo rivoluzionario di Fidel a “fare della scuola la principale istituzione culturale dell’isola”.

Il contributo culturale di Hart è stato espresso in diversi libri. Di recente, in occasione della commemorazione nel primo anniversario della morte di Fidel Castro, era stato presentato un suo libro, “Cuando me hice fidelista” curato dalla sua seconda moglie Eloísa Carrera, che da tempo è impegnata in un progetto editoriale che raccoglie l’opera e il pensiero di Armando Hart.

Di formazione Armando Hart era un avvocato, aveva partecipato attivamente alla lotta contro la dittatura di Fulgencio Batista e aveva intrapreso una lunga amicizia e collaborazione con Fidel Castro nel 1955, durante la costituzione della Direzione nazionale del Movimento 26 luglio, il braccio politico della guerriglia. A lungo è stato dirigente del Movimento del 26 luglio guidato da Fidel Castro, oltre che Ministro della Pubblica Istruzione (1959-65) e della Cultura (1976-97). Ha diretto con successo la campagna di alfabetizzazione del 1961 a Cuba, e a lui sono riconducibili i risultati positivi nel campo dell’istruzione sull’isola nei primi anni della rivoluzione.

Ai funerali di Fidel, l’anno scorso, dichiarò tra le lacrime: “Con certezza posso affermare che la mia vita è divisa in due tappe: prima e dopo aver conosciuto Fidel”. Prima di risposarsi una seconda volta, Hart aveva conosciuto e sposato Haydée Santamaria, una delle eroine della rivoluzione e fondatrice dell’istituzione culturale Casa de las Américas. Il corpo di Armando Hart sarà cremato a Cuba.

Fonte: È morto a 87 anni Armando Hart, amico di Fidel Castro e inventore della scuola cubana

WWF: Aree metropolitane italiane divorano territorio

WWF: Aree metropolitane italiane divorano territorio

MilanoNelle 14 aree metropolitane italiane la percentuale delle superficie urbanizzate dagli anni 50 ad oggi è passata dal 3% al 10%. In città come Milano e Napoli si è andati, nello stesso periodo ben oltre, passando dal 10% al 40% del proprio territorio. E’ quello che emerge dal rapporto del WWF in occasione della Giornata Mondiale del suolo.

In poco più di 50 anni, nelle 14 aree metropolitane italiane sono stati convertiti ad usi urbani circa 3500 kmq di suolo, un’area di poco superiore all’intero territorio della Val D’Aosta. Questa crescita impetuosa è avvenuta grazie ad un incremento demografico che si è concentrato nel territorio dei comuni delle aree metropolitane(Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino, Venezia) facendo registrare dal 1951 al 2001 un aumento di ben 12 milioni di persone(circa 2,5 milioni di abitanti in più ogni 10 anni), mentre nel decennio dal 2001 al 2011 l’energia del fenomeno è diminuita con solo 600 mila nuovi abitanti. Dal 1950 ad oggi la densità abitativa è passata da 305 ab/kmq agli attuali 426 ab/kmq. Nelle aree metropolitane di Napoli e Milano l’indice di densità abitativa raggiunge valori di 10 volte superiori al valore medio nazionale. Tra il 1946 e il 2000 sono stati costruiti in queste 14 aree metropolitane oltre 2 milioni di edifici ad uso residenziale, pari a 37 mila edifici ogni anno, corrispondenti a 100 edifici al giorno. l’energia di tale fenomeno è diminuita dal 2001 al 2011, passando da 400 mila nuovi edifici per ogni decennio a 180 mila. Gran parte di questi nuovi involucri edilizi sono concentrati nelle aree metropolitana di Roma(circa 35.000) e di Torino(circa 21.000). Il WWF sottolinea come l’Italia non si sia ancora dotata di una legge per limitare il consumo di suolo.

Fonte: WWF: Aree metropolitane italiane divorano territorio

Conservatori e accademie di belle arti allo sbando: in finanziaria 50 milioni ai privati

Conservatori e accademie di belle arti allo sbando: in finanziaria 50 milioni ai privati

Nei nostri Conservatori di musica e nelle Accademie di Belle Arti statali, sparse lungo tutto lo stivale, con punte di eccellenza famose nel mondo, esiste un numero molto alto, forse troppo, di docenti precari che da anni chiedono di essere equiparati al personale statale. Rientrano nel personale precario dell’Afam, agenzia governativa relativa all’Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica, e costituiscono il nocciolo duro dell’insegnamento musicale nei nostri Conservatori e artistico nelle Accademie di Belle Arti, alcune delle quali costituiscono un serbatoio di conoscenze fondamentali per quanto riguarda il restauro di parte del nostro patrimonio culturale. Quello che da anni ministri, politici e media chiamano il cosiddetto petrolio d’Italia.

Ebbene, il rispetto che i governi e i parlamenti italiani nella pratica concreta conferiscono al cosiddetto “petrolio” si dimostra abbastanza nullo, considerato che il 30 novembre in Senato si è presa una decisione importante: si è cassato l’emendamento che avrebbe permesso ai docenti precari dello Stato di veder riconosciuta la loro stabilizzazione, mentre si sono stanziati 50 milioni di euro per realizzare in tre anni una progressiva statalizzazione degli istituti superiori musicali e delle Accademie di Belle Arti “non statali”, con conseguente inquadramento pubblico, a tempo indeterminato, del personale.

Il provvedimento in favore degli istituti privati era atteso, ma l’ennesimo abbandono dei precari della 128 è stata una delle ragioni delle dimissioni di Angela D’Onghia, sottosegretaria al Ministero dell’Istruzione con delega al completamento delle riforme del comparto Afam. La conseguenza di questa scelta ricompresa in Finanziaria sarà la chiusura di Istituzioni musicali e artistiche plurisecolari, per sostituirle con altri organismi più meno rigidi e che, probabilmente, rappresentano serbatoi di voti elettorali più interessanti da volersi accaparrare.

Fonte: Conservatori e accademie di belle arti allo sbando: in finanziaria 50 milioni ai privati

Slot, interfacciarsi, feedback: come l’aziendalese sta distruggendo l’italiano

Slot, interfacciarsi, feedback: come l’aziendalese sta distruggendo l’italiano

Dopo vent’anni di semplificazione del linguaggio amministrativo per la pubblica amministrazione, la lingua burocratica delle aziende, la lingue dei padroni, si è trasformata in un vero e proprio idioma: aziendalese, lo chiamano gli esperti. Si tratta, ormai, della (brutta) lingua vincente in uso nel Belpaese, la lingua triste di un’Italia triste, che non fa che usare stilemi pigri, nelogismi inutilmente complicati e anglismi usati per dire ciò che potremmo dire nel nostro italiano. Quella che Italo Calvino definitiva l’antilingua è oggi diventata la lingua di tutti. Termini inutili, spesso brutti, che soprattutto generano espressioni del parlato orrende, sono ormai il nostro pane quotidiano.

Quel che è peggio è che sempre più politici, insegnanti, giornalisti usano questa neolingua, l’aziendalese fatto di “slot“, “visionare“, “obliterare“, “sottoscrivere“, insopportabili anglismi come “analisi da desk” o l’intramontabile “valutazione delle performance” accompagnato dal suo cugino “briefing” e dal fratello minote “feedback”. I migliori “spacciatori” di questa lingua aziendale, in genere, sono proprio i lavoratori, gli impiegati, quel ceto medio composto da persone normali che dagli imbrogli degli azzeccagarbugli avrebbero solo da perderci.

Nonostante gli appelli degli intellettuali (anzi, forse proprio anche a causa loro), il degrado della lingua italiana in un idioma sterile ha ormai invaso le nostre giornate, le mail, nonché lettere che dovrebbero avere un tono formale, impadronendosi persino delle nostre conversazioni. Quante volte chiudiamo una conversazione con un parente o un amico lasciandoci andare al tipico: “Ci aggiorniamo”? Nei casi più disperati, siamo anche capace di relegare la nostra vita affettiva ai primi “slot liberi”. Come uscire da quest’incubo? Sarebbe bello avere oggi ancora un Tullio De Mauro per provare ad affrontare la questione.

Fonte: Slot, interfacciarsi, feedback: come l’aziendalese sta distruggendo l’italiano

Gemito, Morelli, Palizzi: la mostra sui napoletani a Parigi negli anni dell’impressionismo

Gemito, Morelli, Palizzi: la mostra sui napoletani a Parigi negli anni dell’impressionismo

I napoletani a Parigi negli anni dell’impressionismo, è non solo il titolo di questa mostra alle Gallerie d’Italia di Palazzo Zevallos Stigliano, sede museale di Intesa Sanpaolo a Napoli, ma rappresenta il focus, curato da Luisa Martorelli e Fernando Mazzocca, di un’interessante esposizione che ricostruisce i rapporti tra Parigi, grande capitale mondiale della cultura moderna, e gli artisti attivi a Napoli nella seconda metà dell’Ottocento. Nel corso di tutto il XIX secolo, infatti, risulta particolarmente intensa, maggiore a quella di qualsiasi altra scuola italiana, la presenza di artisti napoletani nella capitale francese.

Dal 6 dicembre e fino all’8 aprile 2018 , dunque, la mostra “Da De Nittis a Gemito. I napoletani a Parigi negli anni dell’impressionismo” indaga l’interesse sempre crescente verso il richiamo di modernità che Parigi offre sotto il profilo dell’aggiornamento e del confronto con l’arte europea negli anni che seguirono le Esposizioni Universali del 1855 e del 1867. Contemporaneamente si presenta agli artisti l’opportunità di sperimentare innovazioni tecnologiche, come la fotografia che impressionò molti pittori, come Giuseppe Palizzi, aprendo loro inedite potenzialità espressive.

Partendo dalla pittura storica di Domenico Morelli (Bagno pompeiano, La Maddalena) e Gioacchino Toma (Un rigoroso esame del Sant’Uffizio, Le educande al coro, La pioggia di cenere del Vesuvio), l’esposizione delinea la svolta in direzione di un altro genere allora emergente, la cosiddetta pittura della vita moderna teorizzata da Baudelaire, di cui sono stati protagonisti, insieme agli impressionisti, Francesco Netti e Giuseppe De Nittis, quest’ultimo tra l’altro presente alla prima mostra che nel 1874 nello studio del fotografo Nadar venne dedicata proprio al neonato impressionismo. Chiude la mostra una sezione dedicata allo scultore Vincenzo Gemito, protagonista dell’ultima stagione naturalistica di fine secolo, di cui vengono esposti numerosi ritratti in terracotta (Ritratto di Francesco Paolo Michetti, di Domenico Morelli, di Giuseppe Verdi, ecc) e bronzi (Acquaiolo, Il pescatore).

Fonte: Gemito, Morelli, Palizzi: la mostra sui napoletani a Parigi negli anni dell’impressionismo

Rock all’Opera 2018

Rock all’Opera 2018

Il Centro Musica del Comune di Modena insieme al Teatro Comunale Luciano Pavarotti selezionano gruppi musicali, solisti e cantautori per la realizzazione di una produzione live a teatro, sulla base di un concept album – come, ad esempio, “American Idiot” dei Green Day, “The Suburbs” degli Arcade Fire, “Illinoise” di Sufjan Stevens, e molti altri – che verrà messa in scena a maggio 2018 nell’ambito della rassegna L’Altro Suono.

Per partecipare è necessario essere residenti nella Regione Emilia-Romagna e non aver compiuto il 30° anno d’età. È possibile partecipare singolarmente o come gruppo/collettivo di artisti, in cui la maggioranza dei componenti risponda ai requisiti di residenza ed età sopraindicati. Sono candidabili concept album sia completi che parziali, anche nel caso in cui sia necessario terminare la scrittura.

Una Commissione, nominata dal Centro Musica e dal Teatro Comunale, formata da esperti e professionisti del settore, selezionerà i progetti ritenuti idonei che prenderanno parte ad una successiva audizione per individuare il progetto che parteciperà alle fasi di produzione.

Gli artisti selezionati inizieranno un percorso in cui, durante una serie di workshop e incontri, avranno modo di lavorare su arrangiamento, uso della voce, scrittura dei testi e sulla produzione semi-scenica dell’album (ovvero con il supporto di video/visual, effetti scenici, luci, performance, e altri elementi necessari per la messa in scena).

L’iscrizione dovrà pervenire entro e non oltre giovedì 11 gennaio 2018 al Centro Musica. Il link di riferimento, per ulteriori informazioni e per consultare il bando completo e la scheda di iscrizione è: http://www.musicplus.it/news-in-primo-piano/rock-all-opera-2018.

Info: tel. 059 2034810 mail: centro.musica@comune.modena.it

Fonte: Rock all’Opera 2018

Con Mario Martone c’è un pezzo di Napoli nella prima alla Scala

Con Mario Martone c’è un pezzo di Napoli nella prima alla Scala

La Stagione 2017/2018 del Teatro alla Scala  di Milano si apre oggi 7 dicembre alle ore 18 con “Andrea Chénier” di Umberto Giordano su libretto di Luigi Illica, con la direzione del Maestro Riccardo Chailly. La serata inaugurale, dedicata alla memoria di Victor de Sabata nel cinquantesimo anniversario della scomparsa, sarà trasmessa in diretta su Rai Uno e su Rai radio3. Quello che in molti non sanno è che la regia della prima alla Scala sarà affidata per la prima volta a Mario Martone, regista molto noto in campo teatrale e cinematografico.

Napoletano d’origine, teatrante universale, regista del rivoluzionario “Rasoi” fino ai più recenti successi nella grande sala come “Il giovane favoloso” e “Noi credevamo”, Mario Martone ha sempre avuto un rapporto felice con la Scala e anche con il verismo. Il debutto scaligero avviene nel 2011 con l’accoppiata verista per eccellenza, “Pagliacci” e “Cavalleria rusticana” con la direzione di Daniel Harding: uno spettacolo fortunato ripreso più volte negli anni successivi.

Seguono due titoli verdiani: “Luisa Miller” diretta da Gianandrea Noseda nel 2012 e “Oberto” conte di San Bonifacio diretta da Riccardo Frizza nel 2013. Nel 2016 Martone incontra Margherita Palli per “La cena delle beffe” di Giordano: ne nasce un allestimento originale ed efficacissimo che sposta la vicenda a Little Italy rispettandone però gli snodi drammaturgici.

Ma l’interesse della presenza di un regista come Martone per Andrea Chénier non risiede unicamente nelle sue prove nel teatro musicale: la riflessione su speranze e disillusioni, generosità e tradimenti della rivoluzione attraversa l’affresco cinematografico “Noi credevamo” (2010, vincitore del David di Donatello) che racconta l’ardore mazziniano di un gruppo di ragazzi del Cilento dagli anni ‘20 dell’’800 fino all’Unità, ma anche la recente regia teatrale de La morte di Danton di Büchner (Teatro Stabile di Torino, 2016 – poi in tournée nei principali teatri italiani). E i temi strettamente interconnessi della gioventù e della rivoluzione tornano anche nel prossimo film di Martone, Capri-Batterie, ambientato nei circoli intellettuali comunisti che animavano l’isola negli anni della Grande Guerra.

Andrea Chénier si darà con un solo intervallo e cambi scena a vista che permetteranno di passare dal primo al secondo e dal terzo al quarto quadro senza interruzione. Le scene di Margherita Palli racconteranno la trasformazione politica attraverso il passaggio da un fastoso Luigi XV a strutture architettoniche spoglie ed essenziali non prive di un riferimento a Boullée e Ledoux e all’utopismo neoclassico della fine del XVIII secolo.

Fonte: Con Mario Martone c’è un pezzo di Napoli nella prima alla Scala

Cgil: E’ record di disagio occupazionale

Cgil: E’ record di disagio occupazionale

E’ record di disagio occupazionaleSull’occupazione vengono forniti molti dati numerici, ma raramente si mette a fuoco la qualità dei rapporti di lavoro. Nel primo semestre 2017 sono 4 milioni e 492 mila le persone che in Italia si trovano nella area del disagio occupazionale(vale a dire coloro che in modo involontario svolgono un lavoro temporaneo o a tempo parziale), con un incremento del 45,5% rispetto allo stesso periodo del 2007. I dati da una ricerca della Fondazione Di Vittorio della Cgil.

Il tasso del disagio è pari al 20%(rispetto al totale degli occupati). Il più alto degli ultimi dieci anni. Il tasso di disagio è maggiore nel Mezzogiorno, 23,9% rispetto al Nord 17,7%, nell’occupazione femminile, 26,9% rispetto a quella maschile(15,2%). L’analisi per classi di età registra nella fascia 15-24 anni una percentuale di disagio del 60,7%, in aumento di ben 21 punti rispetto al 2007; segue la fascia 25-34 anni con un tasso del 32%(era il 19% nel 2007). Il tasso di disagio occupazionale è più alto tra i lavoratori stranieri(poco più di un lavoratore su tre), rispetto a quelli con cittadinanza italiana(18,4%). Il disagio è più alto tra i lavoratori con basso titolo di studio(licenzia media), pari al 22,8%, vale a dire 5,3 punti sopra il tasso relativo a chi ha una formazione universitaria. Diversamente da quanto osservato nei Paesi Ocse più sviluppati, dove gli occupati in attività ad alta qualificazione aumentano da molti anni più degli altri occupati, in Italia gli occupati in attività non qualificate sono aumentati quanto quelli in attività intellettuali e tecniche ad alta qualificazione ed anzi tra il 2013 e il 2016 in misura maggiore. La Cgil scrive: “Maggiore flessibilità in entrata, come i dati dimostrano, non aiuta certo la stabilizzazione dei rapporti di lavoro, rischia anzi di assecondare un processo di progressiva dequalificazione della manodopera e fa crescere l’area del disagio nel mondo del lavoro”.

Fonte: Cgil: E’ record di disagio occupazionale

In uno dei più importanti musei d’Italia l’allestimento lo fanno i visitatori e i Vip

In uno dei più importanti musei d’Italia l’allestimento lo fanno i visitatori e i Vip

in foto: Atalante e Ippomene di Guido Reni

Una nuova idea di allestimento che rimette in discussione il precedente e punta a organizzare un nuovo museo. Succede al Real Museo di Capodimonte di Napoli, all’interno del celebre parco cittadino, luogo dove è contenuta una delle collezioni più pregiate della storia dell’arte moderna e contemporanea del nostro Paese, con la rassegna “Carta Bianca – Capodimonte Imaginaire“, mostra ideata dal direttore del museo, Sylvain Bellenger e Andrea Viliani del Madre di Napoli e immaginata come una riscrittura del museo, dove il filo conduttore è la storia dell’arte, che però, come è nella concezione alla base di “Carta Bianca” può essere scritta in molti modi diversi.

Così a Capodimonte fino al 17 giugno 2018 sarà possibile ammirare questa mostra, vero e proprio grimaldello che consentirà al museo di approdare a un nuovo allestimento, che decide di approfondire la semantica dello sguardo ed aprire le collezioni del Museo di Capodimonte alla diversità delle esperienze. Per questa ragione i curatori della mostra hanno invitato dieci visitatori ideali, tra intellettuali, artisti, collezionisti imprenditori, a raccontare il loro sguardo sulle collezione. Ad ogni “curatore” è stata affidata una sala in cui muoversi su una carta bianca, per l’appunto, e scegliere da una a dieci opere tra le 47mila della collezione di Capodimonte (quadri, sculture e manufatti). Senza vincoli, né obblighi, se non quello di argomentare la loro scelta e il senso della loro sala/mostra.

Chi sono i Vip prescelti: da Riccardo Muti a Giulio Paolini.

Tra le personalità famose che hanno accettato la sfida lanciata dal Museo di Capodimonte, vi sono: Laura Bossi Régnier, neurologa e storica della scienza Giuliana Bruno, professore di Visual and Environmental Studies, Harvard University Gianfranco D’Amato, industriale e collezionista Marc Fumaroli, storico e saggista, membro dell’Académie française Riccardo Muti, direttore d’orchestra Mariella Pandolfi, professore di Antropologia, Université de Montréal Giulio Paolini, artista Paolo Pejrone, architetto e paesaggista Vittorio Sgarbi, critico e collezionista d’arte, scrittore, docente Francesco Vezzoli, artista.

Da oggi sul sito del museo crea la tua sala.

Da oggi, invece, sul sito web e sui social del museo, chiunque potrà creare il proprio progetto di museo. I visitatori saranno spinti a disegnare una sala e una propria collezione ideale. Per uno di loro c’è la possibilità concreta di vedere realizzato il progetto di allestimento: tutte le proposte dei visitatori saranno esaminate da una giuria presieduta da Sylvain Bellenger che sceglierà la più bella e ne disporrà la realizzazione.

Fonte: In uno dei più importanti musei d’Italia l’allestimento lo fanno i visitatori e i Vip

Crollo flusso migranti verso l’Italia. Gentiloni entusiasta del risultato

Crollo flusso migranti verso l’Italia. Gentiloni entusiasta del risultato

Paolo Gentiloni con Angela MerkelL’esodo di migranti dall’Africa verso l’Italia è calato con l’entrata in vigore del codice di condotta per le Organizzazioni Non Governative(ONG) nel Mediterraneo. Dal primo gennaio 2017 al 29 novembre 2017 sono stati 117.042 i migranti giunti sulle coste italiane, -32,23% rispetto al 2016. Nello stesso periodo dello scorso anno, infatti, sbarcarono 172.708 persone. I dati sono forniti dal ministero dell’Interno.

“Da luglio a novembre, siamo passati rispetto ai 102.786 del 2016 a 33.288 del 2017. Un crollo impressionante”. E’ quello che ha dichiarato Paolo Gentiloni nella conferenza stampa al vertice UE-Africa ad Abidjan. Il premier italiano esprime soddisfazione per i risultati straordinari nella riduzione dei flussi migratori irregolari. Gentiloni ha aggiunto: “Meno arrivi significa indebolire i trafficanti di esseri umani e rendere i flussi più gestibili, ma anche meno morti in mare”. Analizzando i dati per singolo mese, si scopre che a novembre sono arrivati “solo” 5.641 persone, 7.940 in meno rispetto allo stesso mese del 2016. Il calo è stato del 58,46%. Il crollo degli sbarchi si era già registrato a ottobre(-21.495), settembre(-10.693), agosto(-17.376) e luglio(-12.093). Cifre del tutto in controtendenza rispetto al primo semestre 2017 che aveva fatto registrare un incremento di sbarchi rispetto allo scorso anno. Tra i porti maggiormente impegnati, al primo posto quello di Augusta con 15.623 arrivi, seguito da Catania(15.583) e Pozzallo(11.308). La Regione che accoglie più migranti è la Lombardia(14%), davanti alla Campania(9%) e al Lazio(9%).

Tra i migranti arrivati in Italia ci sono anche 14.579 minori non accompagnati(dato aggiornato al 25 ottobre). Sono stati ricollocati 10.433 migranti(dato aggiornato al 17 novembre), altri 783 sono in attesa del trasferimento. Il dato interessante è la nazionalità dei migranti sbarcati in Italia nel 2017. Il motivo? La maggior parte provengono dalla Nigeria(18.049), Guinea(9.604) e Costa d’Avorio(9.324). Seguono Bangladesh(8.937), Mali(7.046), Eritrea(6.836), Sudan(6.125), Tunisia(5.971), Senegal(5.916) e Gambia(5.774). Altri migranti(dato che comprende coloro per i quali sono ancora in corso attività di identificazione) sono circa 33.460. A parte Nigeria, Mali, Sudan e Eritrea sono tutti Paesi in cui non è in corso una guerra. Quest’ultimo dato fa capire che la maggior parte dei migranti che arrivano in Italia sono irregolari e non hanno diritto all’asilo. C’è da fare una puntualizzazione sulla Nigeria: il Paese “risulta” in guerra per la presenza nell’area settentrionale di Boko Haram, un’organizzazione terroristica jihadista sunnita che considera sacrilega l’educazione occidentale. La presenza di Boko Haram in una parte della Nigeria non giustifica i 18.049 nigeriani arrivati sulle nostre coste nei primi undici mesi del 2017. Dietro c’è la mafia nigeriana?

Fonte: Crollo flusso migranti verso l’Italia. Gentiloni entusiasta del risultato

Ci siamo sbagliati sul Santo Sepolcro: la tomba di Gesù è ancora più antica, un errore di 700 anni

Ci siamo sbagliati sul Santo Sepolcro: la tomba di Gesù è ancora più antica, un errore di 700 anni

La tomba di Gesù, il Santo Sepolcro di Gerusalemme, è più antica di quanto si credesse. In base a una nuova indagine condotta da un team di ricerca dell’Università Tecnica Nazionale di Atene risalirebbe infatti al 345 dopo Cristo. Avrebbe dunque circa 1700 anni, 700 in più rispetto alla stima precedente, che la collocava all’epoca dei Crociati. Gli scienziati, coordinati dalla professoressa Antonia Moropoulou, a capo del progetto di restauro del sito, hanno determinato la nuova datazione analizzando la malta estratta tra l’originale grotta calcarea e un’antica lastra di marmo, risalente al 1555. Il materiale analizzato è stato prelevato nel’ottobre del 2016, durante un’operazione di restauro dell’edicola che ha fatto riemergere il sito originale della sepoltura.

La nuova datazione colloca la tomba di Gesù all’epoca del primo imperatore cristiano di Roma, Costantino. Si ritiene che la tomba fu scoperta dai romani nel 326 dopo Cristo, e proprio attorno ad essa l’imperatore fece costruire un santuario e una chiesa, la Basilica del Santo Sepolcro. L’opera fu eretta su invito del vescovo di Gerusalemme Macario, che durante il Consiglio di Nicea chiese esplicitamente l’abbattimento dei templi pagani nella città e la ricerca dei luoghi di culto legati alla vita di Gesù di Nazareth.

Il sito nel corso della storia è andato distrutto a più riprese a causa di eventi naturali e assalti, dei quali il più devastante avvenne nel 1009 ad opera del califfo al-Hakim bi-Amr Allah, che la rase completamente al suolo. Nonostante i continui danneggiamenti, la tomba non sarebbe mai stata spostata dal luogo d’origine, come hanno suggerito le analisi condotte nel 2016. I materiali raccolti durante l’ultimo restauro sono stati analizzati attraverso una tecnica chiamata Luminescenza Ottica Stimolata (OSL), che si basa sull’esposizione alla luce dei sedimenti di quarzo inclusi nella malta.

Grazie ad essa Moropoulou e colleghi hanno potuto collocare l’origine del Santo Sepolcro al 345 dopo Cristo. Dal punto di vista archeologico è impossibile determinare se Gesù vi sia stato effettivamente sepolto, ma ad oggi si ritiene il luogo più probabile in assoluto. I dettagli della ricerca sono stati diffusi dal National Geographic, e uno studio più approfondito sarà pubblicato prossimamente sul Journal of Archaeological Science: Reports.

Fonte: Ci siamo sbagliati sul Santo Sepolcro: la tomba di Gesù è ancora più antica, un errore di 700 anni

Il secondo figlio di Dio. Vita, morte e miracoli di David Lazzaretti

Il secondo figlio di Dio. Vita, morte e miracoli di David Lazzaretti

Nel suo percorso artistico di cantautore/attore Simone Cristicchi, neo direttore del Teatro Stabile d’Abruzzo, continua ad utilizzare la già sperimentata formula di “teatro memoria”, portando in scena frammenti della storia italiana sconosciuti ai più. In questo caso il suo progetto teatrale ha per protagonista la figura del toscano Davide Lazzaretti, un personaggio scomodo e controcorrente vissuto a cavallo dell’unificazione italiana.
Lazzaretti, umile carrettiere dotato di grande carisma e conosciuto come “Messia dell’Amiata” o “profeta di Arcidosso”, fondò nella zona montuosa della provincia senese del XIX secolo una comunità religiosa che amalgamava spiritualità e utopia sociale, misticismo e socialismo, comunità di uguali e solidali basata sui precetti del Vangelo. L’alto numero di adepti e il crescente riconoscimento anche a livello internazionale preoccuparono i poteri forti del tempo – Lazzaretti fu percepito come pericoloso per il nuovo ordine costituito –  che fecero di tutto per annientarlo, prima moralmente, con il discredito, poi fisicamente: fu ucciso a fucilate da una pattuglia inviata sul posto per impedire lo svolgimento di una processione.

La pièce “Il secondo figlio di Dio” ha il merito di far conoscere al grande pubblico questo “predicatore eretico”, ormai dimenticato ma ai suoi tempi venerato come un santo laico e dopo la tragica morte diventato, assieme alla sua nuova chiesa “giurisdavidica”, oggetto di culto fino agli anni Settanta del Novecento. Del resto il visionario Lazzaretti, mentre cercava di mettere in pratica le sue idee utopiche, immaginava anche gli “Stati Uniti d’Europa” – e siamo nella seconda metà dell’Ottocento – il che fa sorgere il legittimo dubbio che fosse troppo avanti per i suoi tempi (e forse anche per i nostri).

Questo spettacolo – che racconta “la forza di un sogno, di un uomo che sacrificando se stesso ci ha lasciato un messaggio di spiritualità di cui mai come ora abbiamo bisogno” (la definizione è di Cristicchi) – arriva il 1 dicembre al Teatro De Micheli di Copparo e il 14 dicembre al Teatro Carlo Goldoni di Bagnacavallo. Il testo è stato scritto a quattro mani con Manfredi Rutelli ed è un lungo monologo, sempre in equilibrio tra gravità e leggerezza, che dà voce ai vari personaggi della storia (da Lazzaretti stesso alla moglie e al carabiniere che gli sparerà). La recitazione è intervallata dalle canzoni, dalle musiche che richiamano sonorità popolari grazie a strumenti come fisarmonica, dalle percussioni e dalla partecipazione del Coro di Caravaggio che nel suo canto evoca le melodie del gregoriano. La regia è di Antonio Calenda, mentre lo spazio scenico è concepito da Domenico Franchi e dominato da un enorme carretto che diventa via via altare, seggio papale, chiesa in costruzione, suggerendo con le sue metamorfosi sfondi diversi a un récit ovunque ugualmente applaudito.

Informazioni:

www.simonecristicchi.it/

Fonte: Il secondo figlio di Dio. Vita, morte e miracoli di David Lazzaretti

Un vestitino in lana del XIV secolo ritrovato in Groenlandia: apparteneva a una bambina

Un vestitino in lana del XIV secolo ritrovato in Groenlandia: apparteneva a una bambina

in foto: Veste infantile, Groenlandia, metà del XIV secolo Lana, Copenaghen, Nationalmuseet.

Arriverà direttamente dal National Museum di Copenhagen l’abito che aprirà la mostra “Tessuto e ricchezza a Firenze nel Trecento. Lana, seta, pittura” presso la Galleria dell’Accademia del capoluogo toscano. L’esposizione inaugurerà martedì 5 dicembre e resterà aperta al pubblico fino al marzo 2018, raccontando la raffinata arte della tessitura a Firenze e i suoi legami con il resto d’Europa.

Il pezzo centrale della mostra è un rarissimo reperto risalente alla metà del XIV secolo: un vestitino in lana rinvenuto nel 1921 dall’archeologo danese Paul Norland a Herjolfnaes, sulla costa orientale della Groenlandia, insieme ad altri numerosi abiti e costumi dell’epoca. La particolarità del vestito che sarà esposto per la prima volta in Italia è quella di essere stato confezionato per una bambina di non più di tre anni.

Il piccolo busto e le maniche riproducono fedelmente, ma in scala ridotta, il gusto sartoriale dell’epoca, molto vicino a quello europeo. Originariamente inoltre il vestito doveva essere decorato con un ordito grigio e una trama bianca, senza tintura, e secondo gli studiosi sarebbe stato confezionato utilizzando il tessuto riciclato da un altro abito.

L’arte della lana e della seta in mostra

Non è un caso che sia proprio l’abito proveniente dal Nord ad aprire la mostra dedicata all’arte tessile fiorentina: il reperto testimonia infatti la vicinanza di stili e culture fra due luoghi solo apparentemente distanti. Dalla metà del Trecento in poi i popoli groenlandesi vennero ampiamente influenzati dalla cristianità e dagli europei che pian piano si avvicinavano alle loro coste, e l’arte tessile è soltanto uno dei risultati più evidenti di questo processo. Firenze, più o meno nello stesso periodo, diveniva famosa in tutta Europa per la raffinatezza e il gusto nella fabbricazione di seta e lane pregiate, oltre che per il commercio internazionale di stoffe.

L’abitino da bambina rappresenta pertanto un’importantissimo tassello di congiunzione fra l’Italia e il Nord Europa: sintomo che la moda, anche nel tardo Medioevo, veniva seguita e apprezzata. La mostra, curata da Cecilie Hollberg aprirà un interessante spaccato sulla cultura sartoriale fiorentina del Trecento, caratterizzata da un cambiamento di gusti e tendenze non indifferente: gradualmente le ampie vesti tutte d’un pezzo iniziano a sparire, lasciando il posto ad abiti più raffinati che mettevano in risalto le forme e le figure femminili. Obbligatoria, per le donne, era la camicia, da indossare sopra la gonna: di seta per le nobildonne, di canapa per le più povere.

Fonte: Un vestitino in lana del XIV secolo ritrovato in Groenlandia: apparteneva a una bambina

“Le relazioni pericolose” delle Belle Bandiere

“Le relazioni pericolose” delle Belle Bandiere

Da martedì 5 a giovedì 7 dicembre, alle 21.00, al Teatro Comunale Ermete Novelli di Rimini va in scena “Le relazioni pericolose”, nuova elaborazione drammaturgica di Elena Bucci (vincitrice pochi giorni fa del Premio Histryo Anct e lo scorso anno di due tra i premi più prestigiosi: il Premio Eleonora Duse e il Premio Ubu come migliore attrice) e Marco Sgrosso, artisti legati da un lungo sodalizio nella compagnia teatrale Le Belle Bandiere. La nuova pièce è tratta dall’omonimo romanzo epistolare di Pierre-François Choderlos de Laclos, autore settecentesco a suo tempo celebre per lo scandalo generato dalla pubblicazione di questo romanzo, oggi considerato un classico della letteratura europea grazie alle sue riflessioni argute e amare sulla natura dei rapporti di potere, sulla volontà di potenza che si rivela alla fine fallimentare, producendo soltanto morte e follia.

“È davvero una pericolosa tentazione, affrontare il romanzo epistolare di Laclos, generale, scrittore, inventore, giacobino, amico del Duca D’Orléans, segretario governativo per Danton, governatore sotto Napoleone, capace di danzare con la storia, con le arti e con tutti i poteri che si sono avvicendati in quel secolo straordinario” – scrivono Elena Bucci e Marco Sgrosso – “Siamo immersi in un gioco di specchi, falsari e finte chiavi, dove balenano verità sempre diverse, velate e disvelate dalle armi dell’intelligenza e dell’ironia più amara. Attraverso fiumi di lettere di personaggi affascinanti e crudeli, fidenti ed amorosi, ma sempre clamorosamente teatrali, si snoda l’abile strategia che rivela la matematica spietata dei rapporti e il mutevole duello tra vittima e carnefice, per arrivare, come in un meccanismo ad orologeria, alla grande esplosione finale. Merteuil e Valmont sono vampiri allo specchio, assetati di linfa vitale, arditi nelle mosse di un gioco al massacro, vigliacchi nell’esperire i sentimenti, paurosi di perdere il controllo, assediati dal desiderio di potere. Tourvel, Cécile e Danceny vengono evocati dalla voce dello stesso autore, usati, immolati, succhiati, svuotati. Lo stesso Laclos diventa protagonista e testimone dei segreti e delle esecuzioni, conosce e favorisce tutte le trame. Ma qualcosa sfugge alle strategie, l’ingranaggio si inceppa, gli specchi rimandano immagini inattese, si spezza il legame tra i complici. La mossa finale è sbagliata e il conto tra vincitori e vinti resta aperto… Quest’opera geniale, attraverso le storie di amore e sesso di qualche singolare individuo, traccia il ritratto di un’intera epoca alla vigilia di una rivoluzione che ha cambiato la storia, con le sue aperture al futuro, le sue trappole, le limpide utopie, le paure, la cecità”.

Elena Bucci, in questa raffinata e coinvolgente rilettura scenica, che la vede anche alla regia, interpreta due figure femminili antitetiche, calandosi nei ruoli diametralmente opposti della Marchesa de Merteuil e della Presidentessa de Tourvel, la prima artefice di uno spietato e perverso gioco di seduzione, l’altra preda e vittima innocente. Al suo fianco Marco Sgrosso recita il ruolo del Visconte di Valmont, amante della Marchesa, cinico e dissoluto libertino. Sul palcoscenico anche Gaetano Colella, il terzo sodale de Le Belle Bandiere, che qui indossa i panni del disincantato narratore, Choderlos de Laclos, ma presta la voce anche ai personaggi minori del racconto.

La drammaturgia del suono è di Raffaele Bassetti e l’accompagnamento musicale scelto è una sorta di ponte sonoro che unisce i tempi di Laclos ai nostri, spaziando dai compositori sette-ottocenteschi come Vivaldi, Schubert e Chopin ai nostri contemporanei come il francese Tiersen e il polacco Preisner.

La pièce, prodotta dal Centro Teatrale Bresciano, viene presentata con un lungo sottotitolo – “conto aperto tra la marchesa di Merteuil e il visconte di Valmont ovvero lettere raccolte tra un gruppo di persone e pubblicate a scopo di istruirne alcune altre” – ma l’attualità di questo testo, ambientato al tramonto di un’epoca, quella della nobiltà libertina e immorale a pochi anni dalla Rivoluzione Francese, non consiste nel machiavellismo cinico delle strategie e perfidie amorose, delle brame di conquista e seduzione erotica di una nobiltà annoiata e capricciosa: rappresenta, piuttosto, la lettura universale del confine tra umano e inumano nelle relazioni che intrecciano gli individui, quando il desiderio di possesso, la vanità e la sopraffazione dell’altro prevalgono sull’autenticità dei sentimenti.

Mercoledì 6 dicembre, alle 17.00 nella Sala del Ridotto, gli artisti della compagnia Le Belle Bandiere incontreranno il pubblico. L’incontro sarà coordinato da Serena Macrelli e Maria Carla Casadei.

Informazioni:

www.teatroermetenovelli.it

Fonte: “Le relazioni pericolose” delle Belle Bandiere

Porta le tue idee nella Silicon Valley — Giovazoom

Porta le tue idee nella Silicon Valley — Giovazoom

Sono aperti 3 nuovi bandi per le imprese innovative dell’Emilia-Romagna interessate alla Silicon Valley. Scegli quello che ti interessa di più! 

Mindset Program 6° Edizione

Il Mindset Program 6°Edizione è un programma progettato per accelerare – nel corso delle due settimane di permanenza – le idee innovative di 9 startup innovative della regione. Il programma sarà organizzato tra San Francisco e la Silicon Valley: il principale startup ecosystem del mondo. 
Grazie alla collaborazione tra ASTER e la Regione Emilia-Romagna 9 startup avranno la possibilità di conoscere dall’interno il mercato americano, incontrare imprenditori e investitori, acquisire il vero mindset della Silicon Valley.

Ecco i dettagli del Mindset Program 6° Edizione:

 – I 9 selezionati avranno accesso gratuito al programma e all’alloggio (il volo sarà a carico dei partecipanti)
 – Il programma si svolgerà a San Francisco e in Silicon Valley dal 5 a 16 marzo 2018 (si consiglia di allungare la permanenza prima o dopo il programma in modo da avere tempo libero per pianificare incontri di business e partecipare autonomamente a eventi di networking) 
 – L’alloggio sarà fornito gratuitamente dal 4 al 17 marzo 2018
 – Il programma si dividerà in: Workshop su temi fondamentali per una startup (come raccogliere investimenti, gestire le finanze, sviluppare il pitch perfetto, costruire collaborazioni sul mercato americano); visite a incubatori, acceleratori, grandi aziende, università e centri di ricerca della Silicon Valley; incontri ed eventi con VC, business angels, corporate funds e imprenditori.

Il bando si rivolge a startup innovative, iscritte alla sezione speciale del Registro Imprese, con un’unità locale in Emilia-Romagna. I candidati inoltre dovranno avere un’ottima conoscenza dell’inglese e un passaporto valido per viaggiare negli Stati Uniti (che verrà richiesto ai 9 selezionati nei giorni appena seguenti alla selezione). Dovranno poi essere eligibili per ottenere l’ESTA, il permesso di viaggio verso gli Stati Uniti (o essere in possesso di visto, green card o cittadinanza americana), che verrà richiesto ai 9 selezionati nei giorni appena seguenti alla selezione, ed essere disponibili a condividere l’alloggio con un altro partecipante. 

Tutte le informazioni su come candidarsi al Bando “Mindset Program 6° Edizione” sono disponibili su questa pagina web. Le candidature verranno accettate fino al 16 gennaio 2018, ore 13:00 (CET). Per ulteriori dettagli vai alla pagina dedicata all’agevolazione sul sito della Regione Emilia-Romagna o scrivi una mail a siliconvalley@aster.it

International Accelerator @ Plug and Play

L’International Accelerator è un programma progettato per accelerare – nel corso dei tre mesi di permanenza4 imprese innovative della regione. Il programma sarà organizzato all’interno di Plug and Play Tech Center, a Sunnyvale, in Silicon Valley.

Grazie alla collaborazione tra ASTER, la Regione Emilia-Romagna e Plug and Play 4 imprese innovative avranno la possibilità di conoscere dall’interno il mercato americano, incontrare mentor e investitori, iniziare a sviluppare partnership e acquisire clienti in Silicon Valley.

Vediamo i dettagli dell’International Accelerator:

– Le 4 imprese innovative selezionate avranno accesso gratuito al programma (saranno a carico delle imprese i costi di volo, vitto e alloggio)
– Il programma si svolgerà dal 3 aprile al 29 giugno 2018 negli spazi di Plug and Play a Sunnyvale (440 N. Wolfe Rd.), in Silicon Valley
– Le imprese innovative selezionate accederanno ai seguenti servizi: 3 mesi di partecipazione all’International Accelerator (3 aprile – 29 giugno 2018) con supporto allo sviluppo del business, del pitch (presentazione), dei contatti, del fundraising
primi 4 giorni di formazione intensiva (Plug and Play University, 3-6 aprile 2018); 3 mesi di mentor di settore dedicato; sessioni dedicate con gli Executive in Residence; spazio in semi-open space dedicato ad utilizzo ufficio (con connessione internet, servizi di reception e di supporto tecnico); accesso alle consulenze gratuite on-site su temi legali, fiscali, di contabilità, di HR, di proprietà intellettuale; accesso a tutti gli eventi della community; partecipazione a un evento pubblico di presentazione del proprio pitch. 

Il bando si rivolge a imprese innovative (startup o PMI) con un’unità locale in Emilia-Romagna e con almeno un minimum viable product (prototipo funzionante). 

I candidati inoltre dovranno avere un’ottima conoscenza dell’inglese, un passaporto valido per viaggiare negli Stati Uniti (che verrà richiesto ai 4 selezionati nei giorni appena seguenti alla selezione), dovranno essere eligibili per ottenere l’ESTA, il permesso di viaggio verso gli Stati Uniti (o essere in possesso di visto, green card o cittadinanza americana), che verrà richiesto ai 4 selezionati nei giorni appena seguenti alla selezione. 

Tutte le informazioni su come candidarsi al Bando “International Accelerator” sono disponibili su questa pagina. Le candidature verranno accettate fino al 1° febbraio 2018, ore 13:00 (CET). Per ulteriori dettagli vai alla pagina dedicata all’agevolazione sul sito della Regione Emilia-Romagna o scrivi una mail a siliconvalley@aster.it. 

Desk in Silicon Valley

Il presente bando a sportello mette a disposizione alle imprese innovative dell’Emilia-Romagna che ne faranno richiesta, un desk in Silicon Valley (Sunnyvale o San Francisco) per la durata di un mese. Lo scopo è quello di offrire gratuitamente alle imprese emiliano-romagnole un punto di appoggio e di supporto in Silicon Valley da cui poter lavorare per lo sviluppo di partnership e del mercato.

Vediamo i dettagli del Desk in Silicon Valley:

– Le imprese innovative selezionate avranno accesso gratuito ad un desk (saranno a carico delle imprese i costi di volo, vitto e alloggio)
– Ogni desk viene messo a disposizione per la durata di 1 mese
– Nello specifico saranno messi a disposizione: 6 desk per la durata di 1 mese ciascuno negli spazi di RocketSpace, 180 Sansome St, San Francisco; 6 desk per la durata di 1 mese ciascuno negli spazi di Plug and Play Tech Center, 440 N Wolfe Rd, Sunnyvale. Con il desk vengono messi a disposizione anche i seguenti servizi: connessione internet ad alta velocità, servizio reception, servizio ricezione posta e pacchi, accesso 24 ore al giorno (7 giorni alla settimana), utilizzo sale riunioni, stampanti e scanner, accesso gratuito agli eventi della community. 

Il bando è a sportello: la scadenza ultima della call è 31 maggio 2018, durante il periodo di apertura del bando ci si potrà candidare e la candidatura verrà esaminata entro 30 giorni (e in caso di esito positivo, affidato un desk per il periodo richiesto dall’impresa candidata). Il periodo di disponibilità del desk va da dicembre 2017 a luglio 2018. 
Possono partecipare imprese innovative (startup o PMI), che abbiano un’unità locale in Emilia-Romagna, almeno un minimum viable product (prototipo funzionante) e con un’interesse concreto di internazionalizzazione verso il mercato USA. 

I candidati inoltre dovranno avere un’ottima conoscenza dell’inglese, un passaporto valido per viaggiare negli Stati Uniti (che verrà richiesto ai selezionati nei giorni appena seguenti alla selezione), dovranno essere eligibili per ottenere l’ESTA, il permesso di viaggio verso gli Stati Uniti (o essere in possesso di visto, green card o cittadinanza americana), che verrà richiesto ai selezionati nei giorni appena seguenti alla selezione. 

Tutte le informazioni su come candidarsi al Bando “Desk in Silicon Valley” sono disponibili su questa pagina. Le candidature verranno accettate fino al 31 maggio 2018, ore 13:00 (CET). Per ulteriori dettagli vai alla pagina dedicata all’agevolazione sul sito della Regione Emilia-Romagna o scrivi una mail a siliconvalley@aster.it.

Fonte: Porta le tue idee nella Silicon Valley — Giovazoom

Skiantos Day: il primo dicembre dedicato al grande Freak Antoni

Skiantos Day: il primo dicembre dedicato al grande Freak Antoni

Il primo dicembre, a Bologna, si svolge a Bologna il ‘Freak Antoni Day’: una giornata di incontri e musiche interamente dedicata alla figura del grande artista scomparso nel 2014. Il MEI, COOP Alleanza 3.0 e l’Associazione We Love Freak, con il sostegno della Regione Emilia-Romagna, hanno lanciato un premio dedicato alla figura di Freak Antoni, con una vasta serie di iniziative che hanno attraversato diverse città e che si concludono oggi a Bologna.

Alle ore 18.30 alla Libreria Feltrinelli in Piazza Ravegnana, si terrà la presentazione del volume, Skiantos. Una storia come questa non c’era mai stata…e non ci sarà mai più (Goodfellas edizioni): la più ampia retrospettiva sul gruppo che non solo ha inventato il rock demenziale, ma ha segnato l’avvio della scena del nuovo rock italiano e della discografia indipendente. Saranno presenti gli autori, Gianluca Morozzi e Larry Arabia, il produttore degli Skiantos Oderso Rubini, Andrea ‘Jimmy Bellafronte’ Setti (Ass. WeLoveFreak) e Pierfrancesco Pacoda. Nella Galleria si esibiranno i ‘Figli degli Skiantos’, band di giovanissimi in un concerto tributo al gruppo.

A seguire alle ore 20,30, nel foyer Respighi del Teatro Comunale l’assessore regionale alla Cultura Massimo Mezzetti consegnerà il Premio Freak 2017, alla prima edizione, al  cantautore romano Lucio Leoni, rivelazione della nuova canzone d’autore con l’album ‘Il lupo cattivo’.

Sempre in quest’ambito Giordano Sangiorgi, organizzatore del MEI, premierà Cortex per la sua interpretazione musicale del testo di Chiara Brancaccio, che ha vinto la sezione ‘Canzone Rock d’Autore’ dell’edizione 2017 di Coop Alleanza 3.0 for Words, il contest per giovani autori di testi per far emerger i nuovi talenti della scrittura italiana. Quest’anno una delle sezioni chiedeva la creazione di un testo inedito sulla base di una delle canzoni più celebri degli Skiantos, ‘Sono un ribelle, mamma’.

Informazioni:

www.meiweb.it

Fonte: Skiantos Day: il primo dicembre dedicato al grande Freak Antoni

REI 2018: normativa, requisiti, domanda per il reddito di inclusione (Carta REI)

REI 2018: normativa, requisiti, domanda per il reddito di inclusione (Carta REI)

Il reddito di inclusione REI 2018 è ufficialmente una realtà nel nostro Paese. Si tratta di un contributo economico da 188 a 485 euro destinato alle famiglie con un ISEE non superiore a 6 mila euro e ISR non superiore a 3 mila euro che verrà erogato tramite una Carta REI, una carta acquisti rilasciata da Poste Italiane.

Importi REI 2018. L’importo del reddito di inclusione dipende dalla scala di equivalenza (allegato 1 DPCM 159/2013). In ogni caso gli importi in base ai componenti del nucleo familiare avente i requisiti, è il seguente

  • 188 euro mensili e 2.250 euro annui in caso di un componente beneficiario;
  • 294 euro mensili e 3.533 euro annui in caso di due componenti beneficiari;
  • 383 euro mensili e 5.590 euro annui in caso di tre componenti beneficiari;
  • 461 euro mensili e 5.535 euro annui in caso di quattro componenti beneficiari;
  • 534 euro mensili e 6.406 euro annui in caso di cinque componenti beneficiari.

Il REI 2018, erogato attraverso la “Carta REI” (una carta acquisti emessa da Poste Italiane Spa), è una misura unica a livello nazionale di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2018. Ma per il quale si potrà presentare domanda al comune a partire dal 1 dicembre 2017, presentando l’apposito modulo messo a disposizione dall’Inps.

La Carta acquisti REI consente l’acquisto dei generi alimentari previsti dal D. L. n. 112/2008 ma consentirà anche di effettuare prelievi di contante nel limite mensile della metà del beneficio massimo attribuibile. Entro quindici giorni dalla ricezione della domanda, i Comuni trasmettono i dati all’Inps, il quale, in caso di esito positivo dei controlli, riconosce la spettanza del Rei e ne dispone il versamento a favore del beneficiario.

Durata REI. Il beneficio economico sarà erogato per un massimo di 18 mesi, dai quali saranno sottratte le eventuali mensilità di Sostegno per l’Inclusione Attiva (SIA) percepite. Oltre a percepire per 18 mesi in maniera continuativa, la famiglia potrà aver diritto, trascorsi almeno 6 mesi da quando ne è cessato il godimento, ad un rinnovo del REI.

In termini di requisiti REI 2018, il reddito di inclusione è destinato alle famiglie che siano in possesso di specifici requisiti di residenza, soggiorno, composizione del nucleo familiare, nonché requisiti relativi la condizione economica del nucleo familiare del richiedente.

Novità reddito di inclusione nella Legge di Bilancio 2018.

Prima di affrontare tutta la normativa del reddito di inclusione REI 2018, come fare domanda per avere la “Carta Rei” di Poste Italiane, occorre sapere che è in discussione nell’iter della Legge di Bilancio 2018 un ampliamento dei beneficiari del reddito di inclusione.

L’obiettivo del Governo è l’applicazione generalizzata della misura dal 1 luglio 2018 a tutti i nuclei familiari in possesso dei requisiti economici previsti dal decreto, ossia tutte le famiglie che hanno un ISEE non superiore a 6 mila euro e un ISR non superiore a 3 mila euro.

Non solo, è in discussione anche un aumento dell’importo massimo del contributo fino a 540 euro da luglio 2018.

Chiariti gli aspetti generali del REI 2018, entriamo ora nel merito della misura fornendo agli utenti una guida alla normativa sul REI 2018.

Normativa REI 2018.

Il reddito di inclusione, anche detto Rei, è stato introdotto dal Decreto Legislativo n. 147 del 15 settembre 2017 recante “disposizioni per l’introduzione di una misura nazionale di contrasto alla povertà”. Ma, come appena detto, sarà oggetto di ampliamenti della misura con la Legge di Bilancio 2018.

Nelle more che la normativa sul REI venga ampliata, l’Inps con la circolare n. 172 del 22 novembre 2017, ha disciplinato il REI 2018 per consentire alle famiglie interessate di presentare l’apposita domanda. Vediamo nel dettaglio tutta la misura.

Cos’è il Reddito di inclusione (Rei)

Come meglio chiarito dall’INPS nella circolare n.172 del 22 novembre 2017, il REI 2018 è una misura di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale.

Si tratta di una misura che ha “carattere universale ed è condizionata alla valutazione della situazione economica (c.d. prova dei mezzi) ed all’adesione ad un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa, finalizzato all’affrancamento dalla condizione di povertà.

Il ReI viene concesso ai nuclei familiari in condizioni di povertà ed è composto da:

a)   un beneficio economico;

b)   una componente di servizi alla persona, identificata nel progetto personalizzato, a seguito di una valutazione multidimensionale del bisogno del nucleo familiare o, nelle ipotesi in cui la situazione di povertà è esclusivamente connessa alla situazione lavorativa, dal patto di servizio, di cui all’articolo 20 del D.lgs n. 150/2015, ovvero dal programma di ricerca intensiva di occupazione, di cui all’art. 23 del medesimo decreto legislativo”.

Obbligatorio rispettare il progetto personalizzato.

E’ importante sottolineare, ed è importante che le famiglie interessate lo sappiano, che il riconoscimento del REI sarà quindi condizionato alla sottoscrizione di un progetto personalizzato finalizzato all’inclusione sociale e lavorativa, un progetto che viene costruito in base alle specifiche esigenze del nucleo familiare ed a cui ciascun componente della famiglia deve attenersi.

Le famiglie che non rispettano il progetto personalizzato o il programma di ricerca intensiva di occupazione, subiranno la decurtazione o decadenza dal REI 2018, quindi perdendo il diritto al contributo economico accreditato sulla Carta Rei.

Solo nella fase transitoria (ossi per l’anno 2018), l’Inps potrà disporre il versamento anche prima di aver ricevuto comunicazione della sottoscrizione, la quale dovrà in ogni caso intervenire entro sei mesi da quello di prima erogazione, pena la sua sospensione.

Reddito di inclusione (REI) a chi spetta.

L’articolo 3, comma 1, del decreto legislativo, stabilisce che il REI 2018 è riconosciuto, previa presentazione di apposita domanda, ai nuclei familiari che, al momento della presentazione della richiesta e per tutta la durata dell’erogazione del beneficio, siano in possesso, congiuntamente, di specifici requisiti di

  • residenza e soggiorno,
  • composizione del nucleo familiare,
  • ulteriori requisiti concernenti la condizione economica del nucleo familiare del richiedente.

Requisiti REI 2018.

Per quanto riguarda i requisiti, questi sono diversi tant’è che sono stati divisi in tre macro gruppi identificati in requisiti di residenza e di soggiorno, requisiti familiari, requisiti economici.

Requisiti economici. Per quanto riguarda i requisiti di carattere economico, questi sono stabiliti ai sensi dell’articolo 3, comma 1, lett. b), del decreto legislativo, il nucleo familiare del richiedente deve essere, per l’intera durata del beneficio, e congiuntamente, in possesso di

  • un valore dell’ISEE, in corso di validità, non superiore ad euro 6.000;
  • un valore dell’ISRE ai fini REI non superiore ad euro 3.000;
  • un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore ad euro 20.000;
  • un valore del patrimonio mobiliare, non superiore ad una soglia di euro 6.000, accresciuta di euro 2.000 per ogni componente il nucleo familiare successivo al primo, fino ad un massimo di euro 10.000;
  • un valore non superiore alle soglie di cui ai precedenti numeri 1 e 2 relativamente all’ISEE e all’ISRE riferiti ad una situazione economica aggiornata qualora si sia verificata una variazione dell’indicatore della situazione reddituale (ISR) ovvero della situazione lavorativa. In quest’ultimo caso, si precisa che l’aggiornamento della situazione reddituale, all’atto della domanda, derivante dallo svolgimento di attività lavorative, avviene attraverso la compilazione della sezione ReI-Com del modello di domanda.

L’indicatore della situazione reddituale (ISR) viene calcolato sottraendo ai redditi del nucleo le eventuali spese per l’affitto (fino ad un massimo di 7.000 euro annui, incrementato di 500 euro per ogni figlio convivente successivo al secondo) e il 20% degli eventuali redditi annui da lavoro dipendente (fino ad un massimo di 3.000 euro). L’ammontare del beneficio economico del ReI viene, quindi, determinato integrando, fino alla soglia corrispondente al numero di componenti il nucleo familiare, le risorse a disposizione delle famiglie

Requisiti di residenza e di soggiorno. Relativamente ai requisiti di residenza e di soggiorno, l’articolo 3 del decreto legislativo precisa che il richiedente la misura deve essere, congiuntamente

  • cittadino dell’Unione o suo familiare che sia titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, ovvero cittadino di paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo o apolide in possesso di analogo permesso o titolare di protezione internazionale (asilo politico, protezione sussidiaria);
  • residente in Italia, in via continuativa, da almeno due anni al momento di presentazione della domanda.

Requisiti familiari. Per quanto riguarda i requisiti familiari, al comma 2, dell’articolo 3, viene stabilito che, in sede di prima applicazione, ai fini dell’accesso al ReI, il nucleo familiare, con riferimento alla sua composizione come risultante nella DSU, deve trovarsi, al momento della domanda, in una delle seguenti condizioni

  • presenza di un componente di età minore di anni 18;
  • presenza di una persona con disabilità e di almeno un suo genitore, ovvero di un suo tutore;
  • presenza di una donna in stato di gravidanza accertata; presenza di almeno un lavoratore di età pari o superiore a 55 anni, che si trovi in stato di disoccupazione per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale intervenuta nell’ambito della procedura di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, ed abbia cessato, da almeno tre mesi, di beneficiare dell’intera prestazione per la disoccupazione, ovvero, nel caso in cui non abbia diritto di conseguire alcuna prestazione di disoccupazione per mancanza dei necessari requisiti, si trovi in stato di disoccupazione da almeno tre mesi.

Ai fini del REI si considerano in stato di disoccupazione anche i lavoratori il cui reddito da lavoro dipendente o autonomo corrisponda ad un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi dell’art. 13 del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (rispettivamente, 8.000 e 4.800 euro).

Rei incompatibile con Naspi. Va detto che il ReI è incompatibile con la contemporanea fruizione, da parte di qualsiasi componente il nucleo familiare, della NASpI o di altro ammortizzatore sociale per la disoccupazione involontaria.

REI 2018: nessuna auto o moto intestata nuova.

La circolare Inps nel descrivere i requisiti economici precisa che “con riferimento al godimento di beni durevoli e ad altri indicatori del tenore di vita, il nucleo familiare deve essere, congiuntamente, nelle seguenti condizioni

  • nessun componente intestatario a qualunque titolo o avente piena disponibilità di autoveicoli, ovvero motoveicoli immatricolati la prima volta nei ventiquattro mesi antecedenti la richiesta, fatti salvi gli autoveicoli e i motoveicoli per cui è prevista una agevolazione fiscale in favore delle persone con disabilità ai sensi della disciplina vigente;
  • nessun componente intestatario a qualunque titolo o avente piena disponibilità di navi e imbarcazioni da diporto di cui all’articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171”.

Importi REI 2018.

Come abbiamo già detto, l’importo del reddito di inclusione dipende dalla scala di equivalenza (allegato 1 DPCM 159/2013). In ogni caso gli importi in base ai componenti del nucleo familiare avente i requisiti, è il seguente

  • 188 euro mensili e 2.250 euro annui in caso di un componente beneficiario;
  • 294 euro mensili e 3.533 euro annui in caso di due componenti beneficiari;
  • 383 euro mensili e 5.590 euro annui in caso di tre componenti beneficiari;
  • 461 euro mensili e 5.535 euro annui in caso di quattro componenti beneficiari;
  • 534 euro mensili e 6.406 euro annui in caso di cinque componenti beneficiari.

Rei è esentasse. Il beneficio economico del ReI ha carattere assistenziale, per cui è esente dall’imposta sul reddito delle persone fisiche, ai sensi dell’articolo 34, comma 3 del DPR n. 601 del 1973.
Riduzione importi REI 2018. Gli importi sono suscettibili di riduzioni in caso di fruizione di altri trattamenti assistenziali da parte di componenti il nucleo familiare, esclusi quelli non sottoposti alla prova dei mezzi, il valore mensile del ReI è ridotto del valore mensile dei medesimi trattamenti. I trattamenti assistenziali considerati sono soggetti all’obbligo di trasmissione al Casellario dell’Assistenza da parte dei singoli enti erogatori, ivi compreso l’Istituto (art. 4, comma 2, del decreto legislativo).

in caso di erogazioni con periodicità diversa da quella mensile, l’ammontare dei trattamenti considerati viene calcolato posteriormente all’erogazione, rapportandolo al numero di mesi cui lo stesso si riferisce.

Rei 2018: pagamento in unica soluzione. Nel caso, invece, di erogazioni in un’unica soluzione, incluse le mensilità aggiuntive erogate ai titolari di trattamenti con periodicità mensile, tali trattamenti sono considerati in ciascuno dei dodici mesi successivi all’erogazione per un dodicesimo del loro valore.

Decorrenza e durata REI 2018: 18 mesi + 12 mesi.

Come già detto, iIl beneficio economico sarà erogato per un massimo di 18 mesi, dai quali saranno sottratte le eventuali mensilità di Sostegno per l’Inclusione Attiva (SIA) percepite. Oltre a percepire per 18 mesi in maniera continuativa, la famiglia potrà aver diritto, trascorsi almeno 6 mesi da quando ne è cessato il godimento, ad un rinnovo del REI.

In caso di trasformazione del SIA in ReI la durata del beneficio economico del ReI è corrispondentemente ridotta del numero di mesi per i quali si è goduto del SIA.

Superato il limite dei diciotto mesi, può essere rinnovato, per non più di dodici mesi, solo dopo che siano trascorsi almeno sei mesi dalla data di cessazione del godimento della prestazione.

Domanda REI 2018: come ottenere la Carta acquisti.

La domanda per il REI 2018 deve essere presentata a far data dal 1° dicembre 2017, presso i comuni o altri punti di accesso, identificati dai comuni stessi, compilando l’apposito modello di domanda predisposto dall’Inps, sentito il Ministero del lavoro e delle politiche sociali scaricabile dal sito dell’Inps e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Secondo quanto stabilito dall’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo i punti per l’accesso sono concretamente identificati dai comuni, che si coordinano a livello di ambito territoriale.

Ciascun ambito territoriale avrà 90 giorni di tempo dall’entrata in vigore della norma istitutiva del ReI per comunicare all’INPS l’elenco dei punti di accesso.

Iter di riconoscimento REI 2018.

I comuni, anche tramite gli ambiti territoriali cui appartengono, entro 15 giorni lavorativi dalla data della richiesta del ReI e nel rispetto dell’ordine cronologico di presentazione, comunicano all’INPS telematicamente le informazioni contenute nel modulo di domanda.

Gli ambiti territoriali verificano l’esistenza dei requisiti, inoltre l’INPS, a sua volta, verifica, entro cinque giorni lavorativi dalla trasmissione della domanda, il possesso dei requisiti per l’accesso al ReI, sulla base delle informazioni disponibili nei propri archivi e in quelli delle amministrazioni collegate.

Il possesso dei requisiti, anche ai fini della determinazione del beneficio, è verificato dall’INPS con cadenza trimestrale, ove non diversamente specificato, ferma restando la necessità di aggiornare l’ISEE alla scadenza del periodo di validità dell’indicatore.

In caso di esito positivo delle verifiche, il ReI è riconosciuto dall’INPS, come detto, a patto che venga sottoscritto un progetto personalizzato di cui all’articolo 6 del decreto istitutivo, eventualmente nelle forme del patto di servizio o del programma di ricerca intensiva di occupazione ai sensi dell’articolo 5, comma 5 del decreto legislativo.

Il riconoscimento condizionato del beneficio è comunicato dall’INPS agli ambiti territoriali e ai comuni interessati entro il termine di 5 giorni dalla comunicazione delle informazioni contenute nel modulo di domanda di ReI da parte dei Comuni o degli ambiti territoriali.

Il versamento del beneficio sulla Carta Rei è disposto dall’INPS successivamente alla comunicazione dell’avvenuta sottoscrizione del progetto personalizzato ai sensi dell’articolo 6, comma 1.

Tuttavia in sede di avvio del ReI, per l’anno 2018, l’INPS dispone il versamento del beneficio economico pur in assenza della comunicazione dell’avvenuta sottoscrizione del progetto personalizzato.

Il beneficio è sospeso in assenza della comunicazione di cui al primo periodo decorsi sei mesi dal mese di prima erogazione.

Come e quando ritirare la Carta REI 2018.

Il beneficio economico è erogato per il tramite della carta acquisti, ridenominata Carta ReI.

Tale carta viene emessa dal concessionario del servizio, ovvero Poste Italiane S.p.a. – Servizio Banco Posta. L’Istituto, al termine della verifica positiva dei requisiti, emetterà contestualmente al provvedimento di accoglimento del ReI la disposizione di emissione della Carta ReI al concessionario. Quest’ultimo invierà al beneficiario apposita comunicazione, tramite lettera, di avvenuta emissione della Carta ReI.

Successivamente, l’interessato dovrà recarsi presso uno degli Uffici Postali abilitati a rilasciare la Carta ReI, presentando il proprio documento di identità.

Si precisa che il ritiro potrà avvenire anche senza la presentazione della comunicazione di emissione della carta, previa esibizione di un documento di riconoscimento in corso di validità.

Prima di poter utilizzare la Carta ReI il titolare dovrà attendere la ricezione del PIN. In ottemperanza della normativa che regola il settore bancario, il PIN verrà inviato in busta chiusa, presso l’indirizzo di domicilio indicato in domanda.

Carta REI 2018: prelievo contante massimo.

La Carta REI consente la possibilità di prelievi di contante, entro un limite mensile non superiore alla metà del beneficio massimo attribuibile, secondo quanto stabilito dall’articolo 9, comma 7, del decreto legislativo.

La Carta REI è inoltre utilizzabile per l’acquisto dei generi già previsti per la Carta acquisti.

Carta REI 2018: agevolazioni GAS e sconti.

Alla Carta ReI, inoltre, possono essere associate specifici servizi ed agevolazioni, definiti mediante convenzioni con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, sentito il Ministero dell’economia e delle finanze. Quindi la carta darà diritto a sconti.

Agevolazioni alle famiglie economicamente svantaggiate. L’articolo 9, comma 11, del decreto legislativo, prevede, inoltre, che le agevolazioni relative alle tariffe elettriche riconosciute alle famiglie economicamente svantaggiate, di cui all’articolo 1, comma 375, della legge n. 266 del 2005, e quelle relative alla compensazione per la fornitura di gas naturale, che sono state estese ai medesimi soggetti dall’articolo 3, comma 9, del decreto-legge n. 185 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 2 del 2009, siano attivate in favore dei beneficiari del ReI secondo le stesse modalità previste per i beneficiari della Carta acquisti.

A questi ultimi è estesa l’agevolazione per la fornitura di gas naturale.

D’intesa con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, le predette agevolazioni potranno essere richieste, in sede di domanda di ReI, subordinatamente all’adozione di un apposito decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico.

REI 2018 e assegni familiari.

L’Inps nella circolare tratta anche il diritto agli assegni per nuclei familiari con tre o più figli di età inferiore ai 18 anni delle famiglie titolari di REI 2017.

Ai sensi dell’articolo 9, comma 10, del decreto legislativo, i beneficiari del ReI accedono all’assegno per i nuclei familiari con tre o più figli di età inferiore ai 18 anni, qualora ricorrano le condizioni previste dalla rispettiva disciplina, compilando l’apposita dichiarazione di responsabilità prevista al quadro E della domanda. La compilazione del quadro E equivale alla presentazione della domanda al Comune.

In tal caso, pertanto, il Comune dovrà istruire la richiesta utilizzando le medesime procedure in uso per la domanda di assegno per nuclei familiari con tre o più figli minori attualmente in uso. I nuclei familiari che risulteranno soddisfare i requisiti richiesti per l’accesso all’assegno al nucleo con tre o più figli minori accederanno direttamente alla misura, la cui liquidazione avverrà con le modalità attualmente in vigore.

REI 2018: compatibilità con attività lavorativa.

L’articolo 11 del decreto legislativo disciplina la compatibilità del ReI con lo svolgimento di attività lavorativa.

Secondo il dettato della norma, quindi, il ReI è compatibile con lo svolgimento di attività lavorativa da parte di uno o più componenti il nucleo familiare, nel rispetto dei parametri relativi alla condizione del nucleo familiare del richiedente la prestazione, di cui all’articolo 3, comma 1, lettera b) del decreto legislativo, così come dettagliati nel precedente paragrafo 1.3

I componenti del nucleo percettore del ReI, in caso di variazione della situazione lavorativa, sono tenuti, a pena di decadenza dal beneficio, a comunicare all’INPS il reddito annuo previsto derivante da tale attività.

Tali comunicazioni devono essere veicolate, entro trenta giorni dall’inizio dell’attività lavorativa, tramite il modello ReI–Com.

A quel punto andrà aggiornato il valore dell’ISEE e dell’ISRE, sostituendo il reddito annuo previsto, oggetto della comunicazione, a quello di analoga natura utilizzato per il calcolo dell’ISEE in via ordinaria.

Documentazione ISEE richiesta per REI 2018.

Ai fini della verifica dei requisiti economici, sarà presa in considerazione l’attestazione ISEE in corso di validità: se nel nucleo è presente un componente di età inferiore ad anni 18, sarà considerato l’ISEE minorenni; in assenza di minorenni nel nucleo, sarà considerato l’ISEE ordinario; in presenza di ISEE corrente (che aggiorna l’ISEE ordinario o l’ISEE minorenni) sarà comunque considerato quest’ultimo.

In caso di presenza nel nucleo familiare di componenti minorenni che non abbiamo entrambi i genitori in comune, verrà considerato il più favorevole tra gli eventuali differenti indicatori ISEE Minori.

Se nell’ISEE ci siano omissioni o difformità, l’Istituto si avvarrà del diritto, riconosciuto agli enti erogatori dal D.P.C.M. n. 159/2013, di richiedere idonea documentazione volta a dimostrare la completezza e la veridicità dei dati dichiarati. Qualora tale documentazione non pervenga nel termine di 30 giorni dalla richiesta, la domanda sarà respinta.

L’ISEE deve essere rinnovato alla scadenza per evitare la sospensione del beneficio.

Fonte: REI 2018: normativa, requisiti, domanda per il reddito di inclusione (Carta REI)

Lo spettacolo su Eleonora Pimentel Fonseca rivive nei luoghi della Rivoluzione Partenopea

Lo spettacolo su Eleonora Pimentel Fonseca rivive nei luoghi della Rivoluzione Partenopea

Eleonora Pimentel Fonseca, Lenòr, torna a Napoli e lo fa nel luogo simbolo della Rivoluzione Partenopea del 1799, l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici che per anni è stato diretto dal filosofo Gerardo Marotta, scomparso lo scorso gennaio. Proprio dalla collaborazione tra l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e Stati Teatrali arriva a Palazzo Serra di Cassano lo spettacolo stabile che si ripeterà il primo week end di ogni mese (per dicembre l’appuntamento è fissato il prossimo 2 alle 21 e il 3 alle 19), “Eleonora Pimentel Fonseca. Con civica espansione di cuore“.

​Uno spettacolo con un passato e un futuro. Storico, filosofico, artistico. La sua prima edizione debuttò nel 1999 al Salone delle Feste di Palazzo Marigliano, per il bicentenario della Repubblica Napoletana. La sua seconda edizione, più completa, più dinamica, più spettacolare, ha debuttato nel gennaio del 2016 alla Sala del Capitolo di San Domenico Maggiore e da allora si sono rincorse repliche in sedi storiche, teatri, musei ma si può certo dire che di questo spettacolo la vera casa-madre è Palazzo Serra di Cassano.

Eleonora rivive a teatro nei luoghi che frequentò.

E in quel Palazzo esattamente vissero e sognarono i protagonisti delle Repubblica e lì Eleonora fittamente discuteva e probabilmente amava Gennaro Serra di Cassano. E se la casa materna è Palazzo Serra certo può dirsi che la casa paterna è l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, situato nello storico palazzo e continuatore ideale dell’opera dei martiri di quella Repubblica e cuore ancora pulsante di Lénor. Da qui l’invito dei suoi genitori spirituali a rendere stabile lo spettacolo a Palazzo Serra ogni primo weekend del mese, in una programmazione sine die, o fintantoché il pubblico lo sosterrà.

La protagonista de “Il resto di niente”

Un progetto che intende offrire l’opportunità di rivivere una delle pagine più rappresentative della storia di Napoli, esatto punto di cesura tra il prima e il dopo, tramite un’opera teatrale testualmente basata su un intreccio fecondo di documenti storici tra cui ampi stralci de “Il Monitore Napolitano” e il “Processo di separazione”,  alcuni saggi di grande rilievo come “Cara Eleonora” di Maria Antonietta Macciocchi, romanzi storici come “Il resto di niente” di Enzo Striano, dialoghi e monologhi originali. Il tutto in una congerie di espressioni teatrali che vanno dalla recitazione al canto alla danza. Lo spettacolo racconta la vita di una piccola donna grande, del suo arrivo a Napoli da bambina, dei suoi fervori giovanili, dell’amicizia e frequentazioni nobili e reali, con la inizialmente liberale Carolina, con il grottesco re Ferdinando e con i suoi amati amici giacobini nobili rivoluzionari. In una società retrograda, crudele, ignorante, ingiusta, la Pimentel fece degli ideali di Giustizia, di Libertà, di Laicità i punti cardinali della sua vita. Vita tormentata anche per le sue umane contraddizioni, per un amato marito violento, per la tragedia del suo unico figlio perduto, di un altro figlio abortito per la violenza di quel marito. Perseguitata dal regime, di carcere in carcere riuscì a strappare l’alba di una nuova era, dove fu fondatrice e primo direttore donna di giornale della Storia e fautrice dell’unica Rivoluzione mai attuata in Italia. Pagò con la vita quando la repressione borbonica sconfisse e decapitò un’ intera classe dirigente formata dalle menti illuminate della Repubblica.

Il cast.

​Lenòr interpretata con grande piglio combattivo, delicatezze profonde, sfumature intense da Annalisa Renzulli, dall‘inizio alla fine in scena in cui mostra trascinanti capacità di protagonista; il Re lazzarone Ferdinando, il sordido marito Pascuale Tria, l’ineffabile giudice Speciale, il poetico Pulcinella Cammarano tradotte in scena dalla perizia e dalla fantasia di Riccardo De Luca; la divertente Capera, la feroce regina Carolina e il terribile boia creati da Francesca Rondinella qui in veste più di attrice che di cantante; Voltaire, il padre di Eleonora Don Clemente, l’infame Guidobaldi e il dolce e dubbioso padre De Forti, resi con viva drammaticità da Gino Grossi; la forza e il candore di Gennaro Serra di Cassano ridonatoci da Salvatore Veneruso con romantica sensibilità; la sensualità di Emma Hamilton rivissuta con elegante delicatezza da Lucrezia Delli Veneri; lazzari, insurgenti e plebe ben sintetizzati da una drammatica Marianna Barba e da un efficace Dario Barbato.

Fonte: Lo spettacolo su Eleonora Pimentel Fonseca rivive nei luoghi della Rivoluzione Partenopea

“Premio del pubblico” a Elena Nefedova, tra i Talenti del Bologna Festival

“Premio del pubblico” a Elena Nefedova, tra i Talenti del Bologna Festival

Si conclude mercoledì 29 novembre la 36a edizione di Bologna Festival, con il concerto della pianista russa Elena Nefedova, vincitrice del “Premio del Pubblico”, nell’ambito della rassegna “Talenti”. L’iniziativa, nata per promuovere la carriera di giovani interpreti, ogni anno propone al pubblico musicisti nazionali ed internazionali, anche già vincitori di premi, e offre loro un secondo concerto all’interno della programmazione del festival. Elena Nefedova torna così ad esibirsi con un programma congeniale al suo pianismo ricercato e di intensa espressività, molto apprezzato dal pubblico durante la rassegna Talenti, che si è tenuta la primavera scorsa.

Elena Nefedova, nata a Mosca nel 1990, suona il pianoforte dall’età di cinque anni. Ha studiato al Conservatorio di Mosca con Vera Gornostaeva e ottenuto le borse di studio dalla New Names Foundation (2003) e dalla Mstislav Rostropovich Foundation. Trasferitasi a Roma, nel 2015 si è diplomata al Conservatorio di Santa Cecilia. Dal 2011 si perfeziona sotto la guida di Ivan Donchev. Ha vinto diversi concorsi, tra cui il Rachmaninov Clavier Wettbewerb di Darmstatd, il “Premio Speciale Liszt” del Concorso Aldo Ciccolini di Roma, il Premio Venezia nel 2016 e quest’anno il “Premio del Pubblico” del Bologna Festival.

Durante il concerto la Nefedova ci porterà alla scoperta di pagine pianistiche di rara esecuzione e che richiedono tecniche esecutive estreme come i Momenti musicali op.16 di Rachmaninov. Seguirà la Sonata in mi minore op.7 di Grieg, segnata da venature di “nordica” malinconia, e la sapiente trascrizione pianistica lisztiana della Sarabanda e della Ciaccona, tratte dall’Almira di Händel, omaggio di Liszt allo stile compositivo di un grande maestro del passato.

Info: www.bolognafestival.it

Fonte: “Premio del pubblico” a Elena Nefedova, tra i Talenti del Bologna Festival

Ermini parla di fake news e conferma che il PD non è un partito di sinistra

Ermini parla di fake news e conferma che il PD non è un partito di sinistra

Daivd ErminiLa prossima campagna elettorale sarà simile a quelle del passato. Matteo Renzi e Silvio Berlusconi continueranno a promettere cose irrealizzabili per ingannare i prolet. L’unica cosa certa è che il PD non è un partito di sinistra. La conferma è arrivata questa mattina(27 novembre) durante la diretta di “Agorà”.

Nella trasmissione condotta dalla bellissima(si fa per dire) Serena Bortone si è discusso del “presunto” pericolo delle fake news, che potrebbero manipolare il voto. Ma andiamo con ordine. BuzzFeed News, contattata da Andrea Stroppa, ricercatore di una società chiamata “Ghost Data” che consiglia Renzi sulle questioni di cybersicurezza, ha pubblicato un’inchiesta che ha rivelato l’esistenza di una rete di siti di notizie in Italia che farebbe disinformazione pubblicando articoli allarmistici e storie fuorvianti per ricavare denaro con la pubblicità online, ma anche per condizionare l’informazione. Ascoltando la Bortone, sembra che il pericolo sia solo il web, ma sappiamo benissimo che le notizie false escono La vignetta di Giannelli con Berlusconi e Renzisoprattutto in TV e dalla bocca dei politici. Tanto per fare degli esempi, Renzi promette bonus a destra e manca mentre il vecchio pregiudicato Berlusconi l’alzamento della pensione minima a 1.000 euro. I bonus renziani ci sono costati 54 miliardi di euro in tre anni con risultati modesti, soldi che potevano essere utilizzati per fare investimenti pubblici. Il giornalista Corradino Mineo ha fatto notare le balle di Renzi e Berlusconi ed è stato subito preso di mira da David Ermini(foto), responsabile giustizia del Partito Democratico. La notizia è che il “renziano” ha confermato che il PD non è un partito di sinistra. Per chi ancora non l’avesse capito, il renzismo è la versione stupida del fascismo ed è un pericolo per la democrazia. Renzi e company vogliono controllare l’informazione con la scusa delle fake news. La proposta di legge è già pronta e verrà presentata in Parlamento nei prossimi giorni.

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Fonte: Ermini parla di fake news e conferma che il PD non è un partito di sinistra

151 nuove opere per i musei italiani: il Ministero della Cultura acquista Courbet e Carrà

151 nuove opere per i musei italiani: il Ministero della Cultura acquista Courbet e Carrà

in foto: Gustave Coubert, “La vague” (1871), ora alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

L’Allegoria del Lavoro di Carlo Carrà, La parabola dell’invitato a nozze di Bernardo Strozzi e una collezione etnografica di 100 pezzi: queste sono solo alcune delle opere d’arte che il Mibact ha acquisito negli ultimi due anni, restituendole ai musei statali e ai cittadini. La stima del ministero è chiara: 4 milioni di euro spesi tra il 2016 e il 2017 per far sì che capolavori come “La Vague” di Gustave Courbet non abbandonassero i musei italiani in favore di istituzioni straniere o private.

Delle acquisizioni si è occupata la Direzione Generale di archeologia, belle arti e paesaggio su segnalazione degli uffici di esportazione e delle soprintendenze, garantendo al Paese di trattenere, in soli due anni, ben 151 opere che altrimenti sarebbero finite altrove, o all’estero o nelle collezioni di qualche privato.

Felice Giani, in foto: Felice Giani, “Strage degli Innocenti”, ora a Palazzo Milzetti, Museo Nazionale dell’Età Neoclassica in Romagna.

Il ministro Dario Franceschini, in una nota diffusa sul sito ufficiale dei Beni culturali, ha parlato di una “preziosa azione di tutela” che ha reso possibile arricchire le collezioni dei musei e restituire le opere d’arte “ai cittadini”. Le operazioni di acquisto hanno riguardato non solo quadri e sculture, ma anche fotografie d’epoca e disegni, oltre che una importante collezione etnografica di cento oggetti in legno e terracotta, ora di proprietà del Museo L. Pigorini di Roma.

151 capolavori, da Courbet a Strozzi

Antonio Carracci,Santa Prassede (inizio sec. XVII), Pinacoteca Nazionale di Bologna.in foto: Antonio Carracci,Santa Prassede (inizio sec. XVII), Pinacoteca Nazionale di Bologna.

Una delle opere più importanti della lista diramata dal Mibact è senz’altro uno splendido paesaggio marino del pittore francese Gustave Courbet, che è andato ad arricchire la collezione della Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma: si tratta di “La Vague”, un olio su tela dipinto nel 1871 e fin’ora di proprietà di un privato. Sempre nella capitale, ma alla Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Barberini, giungono un dipinto di Antonio Mercurio Amorosi del XVII secolo e il Ritratto di Abbondio Rezzonico di Pompeo Batoni.

L’Archivio di Stato di Milano ha conquistato, grazie alle acquisizioni del Mibact, una rarissima fotografia originale raffigurante Puccini, Mascagni e Franchetti risalente al 1893 e proveniente dalla Libreria Antiquaria Pregliasco di Torino. Alla Pinacoteca di Brera, invece, arrivano il “Ritratto di Norreys Bertie” di Rosalba Carriera e l’Allegoria del Lavoro di Carlo Carrà, proveniente da una società milanese in liquidazione.

Van Deyen Guilliam, Ritratto di gentildonna con collana di perle, ora a Palazzo Spinola, Genova.in foto: Van Deyen Guilliam, Ritratto di gentildonna con collana di perle, ora a Palazzo Spinola, Genova.

Le altre acquisizioni hanno riguardato Venezia, dove giunge un Nudo Femminile di Marino Marini, un Autoritratto di Pietro Bellotti e la splendida “Parabola dell’invitato a nozze” di Bernardo Strozzi, ora esposto alle Gallerie dell’Accademia. La Galleria Nazionale della Liguria di Genova acquisisce invece il “Ritratto di gentildonna con collana di perle” di Van Deyen Guilliam, oltre ad altri due capolavori di Bernardo Strozzi e Antonio Carracci. La lista completa, che comprende anche una curiosa scultura in carta (ora esposta ai Musei Reali di Torino) e un tessuto in seta del XVIII secolo è disponibile sul sito ufficiale del Mibact.

Fonte: 151 nuove opere per i musei italiani: il Ministero della Cultura acquista Courbet e Carrà

Il mistero da Vinci: esistono altre opere sconosciute di Leonardo?

Il mistero da Vinci: esistono altre opere sconosciute di Leonardo?

Negli ultimi giorni il mondo dell’arte è in subbuglio. Sempre a causa sua, Leonardo Da Vinci. Come ormai tutti sanno, il ritratto “Salvador Mundi”, attribuito in maniera controversa all’autore della Mona Lisa, è stato battuto all’asta da Christie’s, a New York, alla cifra record di 450,3 milioni di dollari (compresi i diritti di asta). Mai, infatti, un’opera era stata venduta a un prezzo così alto. L’evento ha scatenato una ridda di discussioni e polemiche, in molti hanno sostenuto che sia stato immorale spendere tanto per un dipinto, ancor più perché da sempre sulla graticola, in quanto non unanimemente attribuito della mano unica di Leonardo. Il che sposta il dibattito anche su un altro punto, come si sta iniziando a ipotizzare da più parti: è possibile che in futuro affioreranno altre opere inedite di Leonardo Da Vinci?

Pietro Marani, uno dei più grandi esperti internazionali di Da Vinci, ha rilasciato un’intervista a L’Espresso riguardo l’asta dei record. Tra le pieghe delle risposte a diverse domande circolate in questi giorni, una delle ultime questioni da lui affrontate riguarda proprio la possibilità che in futuro possano esserci nuovi “ritrovamenti” leonardeschi, anche perché nel  2019 ricorrerà il cinquecentenario dalla morte di Leonardo Da Vinci, evento che scatenerà gli appetiti non sempre cristallini dei mercanti d’arte. Marani ha così risposto

Diciamo che di ritratti di Isabella d’Este o cavallini di bronzo fusi negli anni 2000 e attribuiti a Da Vinci ne abbiamo visti in passato. Purtroppo un esemplare pagato così tanto rafforzerà la corsa, e ci sarà chi cercherà di cavalcare il centenario.

Come andrà a finire? Da un lato, che esistano altri capolavori di Leonardo nascosti in giro per il mondo, è un’idea che stuzzica la fantasia di milioni di persone, dall’altra non è detto che ciò sia necessariamente un bene, o meglio, che questo desiderio della massa possa poi trasformarsi in qualcosa di legale e pulito, anzi, è concreto il rischio di trasformare questo bisogno in una manipolazione. Bisognerà vigilare. Anche perché nonostante i mercanti d’arte, per fortuna, è ancora forte e consistente il ruolo degli esperti d’arte onesti e in grado di discernere un falso dal vero.

Fonte: Il mistero da Vinci: esistono altre opere sconosciute di Leonardo?

La lingua italiana possiede 150mila parole ma gli italiani ne usano meno di 5mila

La lingua italiana possiede 150mila parole ma gli italiani ne usano meno di 5mila

Lo Zanichelli compie 100 anni, un secolo di vita per uno dei vocabolari della lingua italiana più famosi e credibili che ormai conta ben 145mila parole. Eppure, secondo i linguisti, di questi se ne usano non più di 5mila.  Da un lato, quindi, il vocabolario cresce in termini numerici (e con esso la lingua italiana), dall’altro però nei discorsi quotidiani il 95-96% delle persone ricorre in media a 5mila, massimo 7mila parole.

Ciò che emerge da questo dato statistico è che gli italiani conoscono poche parole della loro lingua ma anche quando le conoscono spesso non le utilizzano, il rischio a lungo termine è un impoverimento del patrimonio lessicale del nostro Paese, in parte già avvenuto. Altro aspetto importante, evidenziato dai linguisti Massimo Arcangeli e il lessicografo Mario Cannella, quello sui neologismi, i quali “non possono e non devono essere le invenzioni di un singolo, come il ‘petaloso’ coniato poco tempo fa”.

La nuove parole, secondo i linguisti, sono sempre il segno di cambiamenti sociali, tecnologici o di sconfinamenti dai dialetti, per esempio, come la ‘schiscetta’ milanese che indica il contenitore a scomparti per gli alimenti da asporto. Termini nuovi per oggetti nuovi, come smartphone e tablet, ma anche arcaismi sorpassati perché non indicano più persone, luoghi, mestieri, come il “lampionario” o lo “svegliatore”. Ma si possono cancellare parole dal dizionari? Secondo i linguisti si tratta di un’operazione complicata e non così semplice da attuare come si potrebbe immaginare, richiede prudenza. Come un sito archeologico, infatti, “è bene che gli strati della lingua restino a rappresentare la sua storia. Decadono – hanno spiegato – solo quelle parole che non hanno lasciato traccia nè nella letteratura nè nel parlato.

Il tour organizzato da Zanichelli per il centenario tocca 15 scuole in 13 città italiane. Partito da Cerignola, dove nacque il fondatore Nicola Zanichelli, si concluderà a Bologna il 15 dicembre.

Fonte: La lingua italiana possiede 150mila parole ma gli italiani ne usano meno di 5mila

Ghraphein, in mostra capolavori della grafica contemporanea da Burri a Fontana e a Picasso

Ghraphein, in mostra capolavori della grafica contemporanea da Burri a Fontana e a Picasso

Venti opere di grandi maestri del Novecento, in un’affascinante mostra “su carta” che ripercorre le tappe dell’innovazione artistica nella grafica e nella tecnica incisoria nella seconda metà del ventesimo secolo. Si intitola “Ghraphein. Carte da una collezione privata” ed è allestita dall’11 al 20 dicembre nel temporary store della Galleria Sudestasi Contemporanea, in zona Brera, a Milano.

Il percorso espositivo comprende opere di Afro Basaldella, Pierre Alechinsky, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi, Ding Yi, Lucio Fontana, Victor Pasmore, Pablo Picasso e Graham Sutherland. La maggior parte delle carte esposte escono dai torchi della celebre stamperia 2RC di Roma dove, in un clima di continua e costante evoluzione dei linguaggi grafici tradizionali, Valter ed Eleonora Rossi liberarono gli artisti dai limiti tecnici dell’incisione, consentendogli di raggiungere risultati straordinari. Non a caso, oggi, alcune di quelle opere sono considerate pietre miliari anche nella storia della grafica contemporanea.

Una rivoluzione artistica e grafica.

Il nucleo centrale della mostra è costituito da alcuni capolavori dei massimi esponenti dell’Informale italiano, come Alberto Burri, presente con 4 serigrafie tratte dal suo alfabeto cromatico (Lettere, 1969) e un’acquaforte (Acquaforte 2, 1976/7). Accanto al grande maestro umbro spiccano una stampa a rilievo di Lucio Fontana (Nudo rosa, 1967), le forme geometriche di Afro Basaldella (La Bilancia, 1974; Galera, 1974; Vulcani II, 1974) e il primitivismo segnico di Giuseppe Capogrossi (di cui viene esposto l’unico esemplare di goffratura a rilievo da lui prodotto, tratto dalla cartella Album Marlborough, 1968).

Le coeve ricerche dell’astrattismo europeo, invece, sono rappresentate dall’espressionismo onirico e calligrafico di Pierre Alechinsky, fondatore del gruppo CoBRa (Cerclitude 1 – 3, 1973) e dal virtuosismo lirico di Victor Pasmore (Two Images, 1975). Si prosegue con l’erotismo distorto dell’ultimo Picasso (Vecchio seduto con una donna e ballerina, 1968) e con le visionarie metafore esistenziali di Graham Sutherland e la sua serie sul misterioso mondo delle api (Bees, 1977). Conclude il percorso un’opera unica del maestro Ding Yi (Appearance of crosses 95-B54, 1995), considerato il più importante astrattista della Cina contemporanea, il cui segno di matrice zen  proietta l’osservatore verso i più recenti orientamenti linguistici del panorama internazionale.

Info sulla mostra.

La mostra potrà essere visitata da lunedì a sabato, dalle ore 16.30 alle 19.30 (la mattina su appuntamento) e la domenica dalle ore 10.30 alle 13.00 e dalle 16.30 alle 19.30.

Fonte: Ghraphein, in mostra capolavori della grafica contemporanea da Burri a Fontana e a Picasso

Casa: dalla Regione altri 1,6 milioni per ristrutturare alloggi popolari

Casa: dalla Regione altri 1,6 milioni per ristrutturare alloggi popolari

Il programma di ristrutturazione delle case popolari in Emilia-Romagna prosegue e si rafforza, grazie ai fondi stanziati dalla Regione. L’ultima assegnazione, approvata con una delibera di Giunta, è di 1 milione e 600 mila euro, destinati a Comuni ed Unioni per eseguire interventi di ristrutturazione di piccola entità negli alloggi di Edilizia residenziale popolare. Si tratta della tranche finale del pacchetto di risorse messe in campo, complessivamente oltre 8 milioni di euro, che permettono così di esaurire la graduatoria del bando 2015.  Ultimati i lavori finanziati con questi contributi, saliranno a 724 gli appartamenti risistemati e pronti per essere affittati a canone sociale secondo le graduatorie comunali. Si va dal ripristino degli infissi danneggiati alla tinteggiatura degli ambienti, fino alla messa a norma degli impianti elettrici e idraulici e a tutti quei lavori – per un massimo di 15 mila euro di costo per appartamento – che consentono di rendere abitabili alloggi sfitti da tempo perché inagibili.

 “Continuiamo a intervenire sulla priorità fondamentale per i nostri cittadini, la casa-sottolinea la vicepresidente e assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini-, consapevoli che dalle condizioni abitative di ogni persona discende la possibilità di stare bene nella propria comunità e di realizzare i propri progetti di vita. Partendo da un piano straordinario di recupero del patrimonio pubblico non utilizzato e assegnandolo a canone sociale- spiega la vicepresidente- ci rivolgiamo a quelle famiglie che si trovano in situazioni di particolare difficoltà economica e hanno quindi bisogno di risposte urgenti ed efficaci per evitare che il livello del disagio si moltiplichi ulteriormente”.

Risorse e alloggi interessati, per provincia

Il totale delle risorse regionali destinate ai Comuni e loro Unioni (comprese quelle assegnate con l’ultimo provvedimento di Giunta) ammonta a 8.190.704 euro per 724 appartamenti, così suddivise: alla provincia di Bologna 2.990.622 euro per intervenire su 295 alloggi; Forlì-Cesena 690.544 euro (61 alloggi); Modena 683.986 euro (51 alloggi); Parma 1.630.994 euro (126 alloggi); Piacenza 322 mila euro (22 alloggi);  Reggio Emilia 443.589 euro (43 alloggi); Rimini 340.413 (28 alloggi); Ravenna 229 mila euro (23 alloggi); Ferrara 859.407 euro (75 appartamenti).

Il patrimonio di Edilizia residenziale pubblica (Erp) dell’Emilia-Romagna

In Emilia-Romagna (al 31 dicembre 2016) il patrimonio di Edilizia residenziale pubblica, gestito perlopiù dalle Acer, comprende oltre 55.000 alloggi, il 97% dei quali di proprietà dei Comuni. Le case occupate sono 50mila (90% del totale) e 2mila (3,6%) quelle pronte per essere assegnate perché non necessitano di alcun intervento di ristrutturazione. I nuclei familiari composti da una o più persone in lista di attesa per l’assegnazione di un alloggio Erp sono 35mila. Attualmente nelle case popolari vivono 120 mila persone.

Fonte: Casa: dalla Regione altri 1,6 milioni per ristrutturare alloggi popolari

Il centro architettonico più all’avanguardia d’Europa inaugura con la fiera del libro

Il centro architettonico più all’avanguardia d’Europa inaugura con la fiera del libro

Più libri più liberi è l’evento editoriale più importante della Capitale dedicato esclusivamente all’editoria indipendente. Quest’anno oltre 500 editori, provenienti da tutta Italia, presentano al pubblico le novità e il proprio catalogo. Cinque giorni e più di 550 appuntamenti in cui incontrare gli autori, assistere a reading, performance musicali e incontrare gli operatori professionali.

Dal 6 al 10 dicembre si apre la sedicesima edizione della Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria, promossa e organizzata dall’Associazione Italiana Editori (AIE). Con un’importante novità: la Fiera abbandona la storica sede del Palazzo dei Congressi per trasferirsi, sempre all’Eur, al Roma Convention Center La Nuvola, il centro congressuale progettato da Massimiliano e Doriana Fuksas e gestito da Roma Convention Group.

Portare una fiera del libro all’interno del contesto architettonico più all’avanguardia d’Europa rappresenta una nuova frontiera per le manifestazioni editoriali: una sfida fortemente voluta dagli editori italiani e dalla loro associazione di categoria, da EUR spa e dalle amministrazioni del territorio. Più libri più liberi consentirà per la prima volta a chiunque, ma prima di tutto ai romani di entrare, dopo oltre un decennio di attese, in questa fantastica struttura.

La legalità è l’argomento centrale di questa edizione di Più libri più liberi. Primo appuntamento ad inaugurare questo tema sarà il 6 dicembre alle 12.45, nella sala La Nuvola, la diretta Rai della trasmissione Speciale Quante Storie condotta da Corrado Augias durante la quale interverrà il Presidente del Senato Pietro Grasso. Lo stesso Grasso sarà anche protagonista dell’incontro Politica e antimafia, con il giornalista Lirio Abbate.

Molti gli autori italiani e internazionali e i giornalisti che verrano a dibattere e presentare i loro libri dalla filosofa Ágnes Heller a Fernando Aramburu, l’autore rivelazione con il romanzo Patria. Fra gli incontri da non perdere quelli con Asli Erdogan, la scrittrice dissidente turca e con Sergio Maldonado, fratello del militante argentino ucciso, che offriranno al pubblico di Più libri Più liberi una testimonianza inedita. Margo Jefferson, Paul Beatty, Luis Sepulveda, Marc Augé, Alan Paulsed altri. Tra gli italiani Giancarlo De Cataldo, Andrea Camilleri, Edoardo Albinati, Massimo Recalcati, Massimo Carlotto, Walter Siti, Antonio Manzini, Marco Malvaldi, Alessandro Barricco, Roberto Saviano.

Fonte: Il centro architettonico più all’avanguardia d’Europa inaugura con la fiera del libro

Conto salvataggi banche salito a 10,5 miliardi di euro

Conto salvataggi banche salito a 10,5 miliardi di euro

Conto salvataggi banche salito a 10,5 miliardi di euroIl conto a carico delle banche per i salvataggi degli altri istituti di credito fra il 2015 e il 2017, è salito a 10,5 miliardi di euro. E’ quanto ha affermato il presidente dell’ABI(Associazione Bancaria Italiana), Antonio Patuelli, nel corso di un seminario a Ravenna.

Le sofferenze bancarie nette a settembre 2017 si sono attestate a 65,8 miliardi di euro; un valore stabile rispetto ai 65,6 miliardi del mese precedente e in forte calo rispetto al dato di dicembre 2016(86,8 miliardi). In particolare, la riduzione è di oltre 23 miliardi rispetto al livello massimo delle sofferenze nette raggiunto a novembre 2015(88,8 miliardi). Patuelli ha dichiarato: “Mi auguro che le autorità di vigilanza sventino queste soluzioni di salvataggio pubblico da cui rifuggo come la peste bubbonica ed evitino alle altre banche nuovi esborsi di cui non ne possiamo più. Speriamo che nel 2017 non siano attesi nuovi interventi di salvataggio”. I 10,5 miliardi di euro sono il risultato dei contributi al Fondo risoluzione, ad Atlante, al Fitd sia volontario che non, al fondo europeo e, per ultimo, alla quota per i rimborsi agli obbligazionisti delle banche venete.

Il presidente dell’ABI ha aggiunto: “È chiaro che quando uno ha preso la febbre, se vede una fessura ha timore e chiude la finestra e si copre; non bisogna pensare che ci sia un’epidemia se qualcuno ha qualche acciacco”. In Italia i depositi in conto corrente sono aumentati, a fine ottobre 2017, di oltre 65,3 miliardi di euro rispetto a un anno prima(variazione pari a +4,8% su base annuale), mentre si conferma la diminuzione della raccolta a medio e lungo termine, cioè tramite obbligazioni, per quasi 50,4 miliardi di euro in valore assoluto negli ultimi 12 mesi(pari a -14,6%). Dalla fine del 2007, prima dell’inizio della crisi, ad oggi la raccolta da clientela è cresciuta da 1.549 a quasi 1.722,3 miliardi di euro, segnando un aumento di oltre 173 miliardi. A fine ottobre 2017 l’ammontare dei prestiti alla clientela erogati dalle banche operanti in Italia, 1.764,7 miliardi di euro è nettamente superiore, di quasi 42,5 miliardi, all’ammontare complessivo della raccolta da clientela, 1.722,3 miliardi di euro.

Fonte: Conto salvataggi banche salito a 10,5 miliardi di euro

Al maschile hanno un significato complesso, al femminile vogliono dire ‘prostituta’

Al maschile hanno un significato complesso, al femminile vogliono dire ‘prostituta’

Questo è un periodo in cui l’equilibrio fra i generi occupa una parte sostanziosa del dibattito pubblico. Molte delle questioni considerate sono morali, di costume, riguardano comportamenti. Tante sono questioni di diritto. Ma molte altre sono invece più strettamente linguistiche: e sono molto importanti, perché le nostre parole sono lo specchio del nostro pensiero.

Una delle questioni di genere linguistico che ricorre più di frequente è il mutamento di significato di una parola fra maschile e femminile: mentre al maschile la tal parola descrive qualcuno che svolge una professione, un’azione o occupa un certo posto, al femminile acquista il significato popolare di ‘prostituta’, o qualcosa del genere. Per capire meglio questo meccanismo senza essere prosaici, vediamo alcuni di questi nomi maschili, coi loro significati così ben torniti.

  • Massaggiatore: è quel professionista che friziona e preme il corpo di una persona secondo precise tecniche di manipolazione a scopo terapeutico (specie in ambito sportivo ed estetico).
  • Cortigiano: gentiluomo che frequenta la corte di un potente, come collaboratore e ospite, ma spesso in maniera clientelare, adulatoria, untuosa.
  • Passeggiatore: chi passeggia usualmente, per diletto, per passione o per qualunque altro motivo.
  • Accompagnatore: uomo che sta al fianco di un’altra persona, in particolare per assisterla, talvolta con connotati cavallereschi.
  • Peripatetico: nell’antica Atene, l’allievo che seguiva Aristotele, il quale teneva lezione camminando nel giardino del ginnasio di Apollo Licio; persona che cammina in maniera continua e agitata.
  • Intrattenitore: chi per professione o per occasione diverte e fa passare il tempo a qualcuno.

Alcuni di questi termini sono meno comuni, altri sono più che quotidiani. E non sono tutti. Ma è inequivocabile che, volgendoli al femminile, il risultato che si ottiene, se non proprio univoco, può almeno essere fortemente ambiguo, sottendendo che l’omologa figura femminile sia dedita alla prostituzione, al mercimonio del proprio corpo.

Qual è il meccanismo che sta dietro a questo puntuale, ingiurioso slittamento di significato? Non è difficile dirlo. Ciascuna delle parole viste, se riferita a una donna, permette a un pensiero allusivo, malizioso e svilente di vedervi i tratti tipici del profilo della prostituta. Che l’aggancio sia la frequentazione da una posizione subalterna, come accade con la cortigiana, con l’accompagnatrice o con l’intrattenitrice, che sia il richiamo all’offerta di sé per strada, come nella passeggiatrice o nella peripatetica, o che sia un’attività eufemistica che implica il contatto fisico come con la massaggiatrice, la gravità del pianeta-prostituta sembra invincibile. Ed è proprio da equazioni del genere, che accostano in maniera sistematica delle figure femminili al meretricio, che dobbiamo guardarci: sembrano così naturali e tradizionali, e nascondono invece significati così gravi.

Peraltro questo meccanismo agisce in modo evidente anche per certi aggettivi: pensiamo a ‘pubblico’ e ‘facile’. Un uomo pubblico e un uomo facile sono personaggi l’uno di grande dignità, l’altro alla mano, e di grande simpatia. Ma una donna pubblica? Una donna facile?

Fonte: Al maschile hanno un significato complesso, al femminile vogliono dire ‘prostituta’

Scoperta in Cina la tomba del Buddha: “I suoi resti cremati e sepolti da mille anni”

Scoperta in Cina la tomba del Buddha: “I suoi resti cremati e sepolti da mille anni”

Un nuovo capitolo della avvincente saga legata ai resti dell’Illuminato è destinata ad affacciarsi tra le pagine dei giornali e sui social. Recentemente in Cina sarebbe stata effettuata una clamorosa scoperta: un osso del cranio, appartenente al Buddha, sarebbe stato trovato all’interno di uno scrigno d’oro a Nanjing. Nella contea cinese, infatti, è stata ritrovata una cassa al cui interno vi sono dei resti umani cremati probabilmente appartenuti a Buddha. O almeno è ciò che si legge nell’iscrizione trovata accanto alla cassa

I monaci Yunjiang e Zhiming della scuola Lotus, che appartenevano al tempio Mañjusri del monastero di Longxing nella prefettura di Jingzhou, hanno raccolto più di 2.000 pezzi di sharira, così come denti e ossa del Buddha, e li hanno seppelliti nella sala Mañjusri  di questo tempio.

Il termine sharira sta a indicare qualsiasi genere di reliquia legata al Buddha, originario del Nepal. Gli archeologi avevano iniziato degli scavi nella zona cinque anni fa per riparare le strade del villaggio di Gongchi, lì la scoperta di un tesoro: non solo quella che sembra la tomba del famoso asceta, ma anche 260 statue buddiste a corredo.

Secondo la tradizione, Siddharta morì a Kusinagara, in India nel 486 a.C.. Il suo corpo fu avvolto in centinaia di pezze di cotone e fu cremato nel corso di una cerimonia imponente. La lotta per impossessarsi dei resti portò al loro sparpagliamento tra i maggiori contendenti e alla dispersione dell’immenso patrimonio della sharira, che si sarebbe ricomposto finalmente il 22 giugno del 1013. Con questa scoperta la sacra collezione sarebbe finalmente stata riportata alla luce.

Gli archeologi non forniscono certezze assolute, poiché non v’è modo di stabilire se realmente questi resti appartengano all’Illuminato, fondatore di una delle religioni più diffuse al mondo. In ogni caso, la scoperta ha comunque un grande valore storico perché fornisce spunti nuovi sul buddismo e sulla sua cultura.

Fonte: Scoperta in Cina la tomba del Buddha: “I suoi resti cremati e sepolti da mille anni”

90 anni di Topolino, arriva il francobollo celebrativo del fumetto Disney

90 anni di Topolino, arriva il francobollo celebrativo del fumetto Disney

Tra pochi giorni, per la precisione il prossimo 18 novembre, compirà 89 anni. Il che permetterà di dare il via alle celebrazioni per il novantesimo anniversario della nascita di Topolino che dureranno un intero anno. Si inizia con una serie di francobolli emessi dal Ministero dello Sviluppo Economico dedicata a uno dei fumetti più amati e noti di sempre. Si tratta di otto francobolli ordinari appartenenti alla serie tematica “le Eccellenze del sistema produttivo ed economico” dedicati alla produzione e sviluppo dei fumetti Disney in Italia, del valore di € 0,95 per ciascun francobollo. Sarà sufficiente meno di un euro per possedere il francobollo celebrativo di una vera e propria icona pop dei nostri tempi.

Gli otto francobolli, racchiusi in un foglietto e dedicati al 90° anniversario della creazione di Mickey Mouse, sono tutti illustrati da Giorgio Cavazzano, grande fumettista italiano conosciuto in tutto il mondo, che ripercorre novant’anni di evoluzione del disegno della icona disneyana la cui storia è strettamente legata alla cultura e alla società italiana sin dalla sua comparsa nel 1932 nel popolarissimo periodico “Topolino”.

Topolino è un personaggio dei fumetti e dei cartoni animati creato nel 1928 da Walt Disney e Ub Iwerks, tra i più famosi al mondo e icona stessa della Walt Disney Company. Il debutto cinematografico del personaggio avvenne il 18 novembre 1928 al Colony Theatre di New York, nel cortometraggio “Steamboat Willie”, riscuotendo da subito un successo notevole grazie anche alla presenza di trovate visive e sonore perfettamente fuse tra loro. Il primo cortometraggio prodotto in cui compare il personaggio è “L’aereo impazzito”, sempre del 1928. Nei fumetti il personaggio di Mickey Mouse debuttò il 13 gennaio 1930 con la storia “Topolino nell’isola misteriosa”.

Fonte: 90 anni di Topolino, arriva il francobollo celebrativo del fumetto Disney

Prova la musica! Open day delle sale prova — Giovazoom

Prova la musica! Open day delle sale prova — Giovazoom

NEWS

LE NOTIZIE DAL PORTALE GIOVANI

Creatività

La musica è, forse più di tutti, il linguaggio universale con cui ragazze e ragazzi comunicano emozioni e desideri, condividono il proprio punto di vista sulla realtà, lanciano messaggi di denuncia e proposte di cambiamento. Ascoltandola, condividendola e, anche, producendola. 

L’Emilia-Romagna è, da sempre, terra di musica. E’ qui che grandissimi artisti ora famosi a livello internazionale hanno iniziato a muovere i primi passi, che si svolgono festival e rassegne che sono un vero punto di riferimento per tutti gli appassionati di musica, ed è sempre qui che sono cresciute, sopratutto negli ultimi anni, numerose imprese ed enti di formazione che operano per promuovere formazione e ricerca in questo settore.

C’è una ricchezza, di energie, di talenti, di creatività, soprattutto giovanile, che la Regione Emilia-Romagna ha sostenuto con grande convinzione e continua sostenere. 

E infatti, a breve, verrà approvata, su proposta dell’Assessorato alla Cultura e alle Politiche Giovanili della Regione, una legge regionale che ha come obiettivo quello di supportare le potenzialità di crescita e sviluppo del settore musicale con misure e interventi normativi e di sostegno economico che affrontano in forma integrata i diversi segmenti della filiera: da quello educativo-formativo a quello creativo, da quello produttivo a quello distributivo e promozionale. 

C’è una ricchezza di talenti, di giovani appassionati di musica e che vorrebbero fare della musica la propria professione e c’è anche una grande ricchezza di spazi in cui è possibile intraprendere questo percorso. Sale prova, studi di registrazione, scuole di musica, laboratori sono presenti in modo omogeneo in tutto il territorio regionale. Spesso si tratta di spazi che le amministrazioni comunali, con il contributo della Regione Emilia-Romagna, hanno aperto e messo a disposizione dei giovani. Si trovano all’interno dei centri di aggregazione, di fablab, di spazi culturali. 

Per chi cerca un posto in cui provare, per chi vuole avere maggiori informazioni, per singoli artisti o band che progettano in grande e hanno bisogno di spazio, per chi vuole farsi un’idea delle possibilità che ci sono sul territorio in cui vive, abbiamo organizzato, come Assessorato alle Politiche Giovanili della Regione Emilia-Romagna, una giornata di prova gratuita nelle sale presenti in Regione. Mercoledì 6 dicembre, dalle 15 alle 18, potrete recarvi in uno degli spazi che hanno aderito all’iniziativa e che trovate riportati qui di seguito e provare i servizi offerti

L’unica cosa che vi chiediamo è di farci poi sapere com’è andata questa esperienza! Questo ci serve per capire come e cosa migliorare o potenziare, cosa avete apprezzato di più o cosa meno. Ci interessa sapere perché siete andati e se conoscevate già questo spazio oppure no. Come farlo? Con un testo, una foto, un video che potete inviare a redazionegiovazoom@regione.emilia-romagna.it  o pubblicare sui nostri social Facebook, Twitter e Instagram. 

Ecco gli spazi che hanno aderito fino ad ora all’iniziativa: 

Gli spazi che volessero aggiungersi possono farlo mandando una mail a redazionegiovazoom@regione.emilia-romagna.it

Fonte: Prova la musica! Open day delle sale prova — Giovazoom

Piccoli teatri, grandi relazioni

Piccoli teatri, grandi relazioni

Sono tanti i temi sul tappeto della giornata di riflessione, a cura di Elena di Gioia e Fabio Biondi, che si terrà venerdì 10 novembre al Teatro Dimora di Mondaino. Dalle 9.30 alle 19.30 – in due sessioni dal titolo ”La manutenzione dei teatri. Mettere in vita e in sicurezza le funzioni progettuali dei teatri” e “Piccoli teatri e grandi pubblici? Il ruolo e le prospettive dei cittadini e degli spettatori nelle relazioni con i piccoli teatri e le comunità della provincia italiana” – i partecipanti saranno chiamati a interrogarsi su politiche culturali nei territori e nelle comunità dell’Emilia-Romagna; sulle relazioni tra processi creativi, residenze e produzione di nuove opere contemporanee, sugli spettacoli e la formazione del pubblico tra programmazione e progettualità.

Dalla metà degli anni ’70, il panorama culturale italiano è caratterizzato dalla presenza di piccoli teatri di provincia. Teatri storici o moderni per lo più abitati da associazioni culturali, artisti e compagnie teatrali che ne hanno fatto la propria residenza, con un ricco e diversificato bagaglio di competenze artistiche e organizzative, in grado di rappresentare solidi presidi culturali. Si tratta spesso, in Emilia-Romagna, di teatri con una vera e propria Stagione teatrale, luoghi che nel tempo sono diventati avamposti culturali, luoghi di accoglienza e cura dei processi creativi contemporanei, residenze creative per la ricerca, la formazione e la produzione di nuove opere; formazione del pubblico, per adulti e bambini.

Luoghi densi dunque che chiamano le comunità di riferimento ad essere “comunità creative”, dove i cittadini svolgono un ruolo attivo e propositivo, dove spesso vive un sentimento di condivisione delle scelte artistiche e organizzative dei direttori artistici e delle Associazioni culturali che ne assumono la cura.

La mattinata del 10 novembre sarà dedicata alla narrazione del ruolo che le istituzioni possono assumere nella costruzione di progetti di rete (La Valle dei Teatri – Rete Teatrale Valconca, Rete Teatrale Valmarecchia e Unione Reno Galliera)  e nella relazione tra centro e periferie. Tra altri saranno presenti: Donatella Ferrante Responsabile attività teatro e danza MiBACT e dell’assessore alla cultura della Regione Emilia-Romagna Massimo Mezzetti.

Nel pomeriggio i lavori proseguono con racconti di Progetti di comunità, dove otto, tra artisti e operatori regionali e nazionali, illustreranno invenzioni e progettualità: Andrea Acerbi Teatro Sociale Gualtieri, Chiara Guidi Societas, Stefano Tè Teatro dei Venti, Andrea Paolucci ITC – Teatro dell’Argine, Nicola Borghesi Kepler-452, Stefano Pasquini Teatro delle Ariette, Isadora Angelini Teatro Patalò, Silvia Gribaudi coreografa e performer.

Alcuni operatori, artisti e critici della scena regionale e nazionale sono stati invitati dai curatori della giornata a comporre una “indagine per parole” e le loro riflessioni, raccolte intorno al rapporto tra Teatro e Comunità, pubblicate in allegato a questa notizia, costituiranno uno spunto di riflessione importante durante la giornata.

L’incontro pubblico, rivolto ad amministratori, operatori, artisti, cittadini, spettatori è la terza training session della Southern Coalition, una delle attività del progetto europeo A Manual on Work and Happiness, finanziato da Europa Creativa. Il progetto è promosso da 
L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino, La Valle dei Teatri – Rete Teatrale Valconca, Ater – Circuito Multidisciplinare dell’Emilia-Romagna con la collaborazione di Regione Emilia-Romagna – Assessorato alla cultura, Rete Teatrale Valmarecchia, Agorà -Stagione teatrale della Unione Reno Galliera.

Informazioni:

Fonte: Piccoli teatri, grandi relazioni

Come arredare al meglio una camera : il divano letto

Come arredare al meglio una camera : il divano letto

Molte volte si ha la necessità di avere uno o due letti in più a disposizione nella propria casa per accogliere al meglio ospiti improvvisi. Non tutti possono avere una camera in più adibita proprio a questa evenienza, ecco perché in vostro soccorso arriva il divano letto estraibile.

Ora entriamo in dettaglio e cerchiamo di descrivere bene questo ottimo oggetto di arredamento.

Questo particolare “oggetto” è molto funzionale in quanto di giorno rimane il classico comodo e confortevole sofà dove acciambellarsi durante la visione di un film o durante la lettura di un buon libro. Di notte invece, si apre e diventa un morbidissimo letto. Se avrete bisogno di un solo giaciglio allora potrete aprirne solo uno, lasciando il cassettone chiuso come comodo ripostiglio per lenzuona e cuscini. Qualora invece fossero due i letti di cui avrete bisogno potrete aprirli entrambi, ed accogliere amici e parenti. Qualora gli ospiti fossero una coppia, avvicinando entrambi i letti potrete garantire anche un comodo letto matrimoniale. Se il divano letto a cassettone non fa per voi, allora potreste optare per il divano letto a castello. Questo straordinario sofà, potrà in pochi secondi restituirvi due letti a castello. Aprirlo è veramente semplicissimo in quanto basterà tirare la leva e si apriranno automaticamente. Ogni buon divano letto a castello che si rispetta, una volta montato avrà una chiave di sicurezza la quale estratta, andrà a bloccare gli ingranaggi, in modo da rendere i letti totalmente sicuri. Finchè non inserirete di nuovo la chiave non potrete chiudere i letti, ritrasformando il giaciglio in un comodo e poco ingombrante divano. In questa maniera non solo potrete garantire un letto agli ospiti, ma potrete, qualora non disponeste di una seconda camera, creare due letti per i vostri figli in attesa della cameretta. I prezzi sono molto competitivi, tutti potranno trovare il pezzo che li soddisferà maggiormente sia per quanto riguarda il costo sia per quanto riguarda materiali e colori. Ci sono quelli più costosi che permetteranno di avere anche lo spazio per riporre lenzuola, cuscine e coperte al loro interno se non disponente di un armadio dove riporre ogni volta il materiale occorrente alla preparazione del letto. Ovviamente questi articoli saranno di costo maggiore rispetto ai classici divano letto. Il materiale più scelto è sicuramente quello in ecopelle in quanto più economico, ma potrete trovare anche quelli in tessuto lavabile e antimacchia e quelli rigorosamente in vera pelle.

 

Caritas: Roma capitale della povertà

Caritas: Roma capitale della povertà

Roma capitale della povertàNel 2016 si stima che in Italia 1 milione e 619 mila famiglie(nelle quali vivono 4 milioni e 742 mila individui) siano in povertà assoluta. E non si registra alcun recupero rispetto ai valori degli ultimi 4 anni. E’ il dato certificato di recente dall’Istat e che la Caritas prende a riferimento per una mappa della povertà a Roma.

A livello nazionale, l’incidenza della povertà assoluta in Italia è pari al 6,3% per quanto riguarda le famiglie; per gli individui, il dato addirittura cresce, sia pur di poco, e va al 7,9%. L’Italia resta l’unico in Europa, insieme alla Grecia, ancora privo di una misura nazionale universalistica contro l’indigenza assoluta. Il

La Caritas scrive: “La povertà può assumere anche sembianze imprevedibili: forme di vero e proprio barbonismo domestico, cioè persone in abbandono totale pur essendo proprietari di una casa”. A Roma quasi il 22% della popolazione è composto da anziani, in alcuni municipi gli anziani  superano il 43%. Un terzo degli ultrasessantacinquenni di Roma è a rischio povertà. L’emergenza casa coinvolge più di 30 mila famiglie, tra queste 5 mila persone vivono in case occupate abusivamente. Manca un’offerta abitativa in affitto a prezzi accessibili. Nella Capitale sono oltre 130.000 gli alloggi sfitti. La quota degli alloggi in affitto sociale è il 4,3% a fronte di media europea del 13,7%. All’inizio del 2017 risultano presi in carico a Roma dalle strutture pubbliche 6.785 utenti per uso di stupefacenti e quasi mille per l’alcool. E’ solo la punta dell’iceberg: il traffico di stupefacenti è in crescita. Nel 2016 le operazioni antidroga effettuate nella provincia di Roma sono state 3.446 con il sequestro di 9.966 chili di sostanze.

Fonte: Caritas: Roma capitale della povertà

In difesa del “piuttosto che” disgiuntivo

In difesa del “piuttosto che” disgiuntivo

La situazione è chiara come poche: “piuttosto che” nel senso di “oppure” è sbagliato, e festa finita. Il problema è che la fine della festa la decreta o il padrone di casa (ma la lingua non ha padrone) oppure la polizia (ma i gendarmi non reprimono fenomeni linguistici): altrimenti finché c’è gente in ballo la festa continua.

Invece di bubare come vicini di casa del piano di sotto, anche se la musica ci pare orribile e sbagliata, la cosa migliore da fare è cercare di capire le sfumature di questo ‘piuttosto che’, quali sono i suoi punti deboli e perché non è poi così degno di biasimo come i suoi critici sostengono. In ogni caso, quando mai bacchettare un malvezzo ha portato alla sua fine?

Partiamo dall’uso corretto: “piuttosto che” dovrebbe esprimere una comparazione. Piuttosto che mangiare la tua vellutata o il minestrone, digiuno; preferisco viaggiare in treno piuttosto che in aereo; piuttosto che finire di lavorare stasera, metto la sveglia prima e finisco il lavoro domattina. In altri termini, la proposizione in cui compare il “piuttosto che” esprime una preferenza fra due o più elementi.

Invece il significato di moda del “piuttosto che” (è ancora moda quando avanza da così tanto tempo? Pare siano più di trent’anni) è disgiuntivo. In pratica, è un “o”, un “oppure”. Si tratta di un uso settentrionale: si può capire quanto una persona frequenta Milano dalla frequenza dei “piuttosto che ” disgiuntivi che pronuncia. Possiamo andare a mangiare in pizzeria, piuttosto che al messicano o al cinese; a quest’abito posso abbinare delle scarpe nere, piuttosto che beige, piuttosto che verdi; in vacanza possiamo andare al mare piuttosto che in montagna.

Primo difetto del “piuttosto che” disgiuntivo: può far fare confusione. Davanti alla frase “Possiamo andare al mare piuttosto che in montagna”, intendiamo che possiamo andare al mare invece che in montagna, oppure che possiamo andare al mare o in montagna? Bel problema, perché il significato cambia in maniera radicale: preferisco o no? Ma è un problema eventuale dello scritto, perché invece nel parlato l’intonazione chiarisce immediatamente se stiamo esprimendo una preferenza o solo elencando delle possibilità.

Secondo difetto: grammaticalmente è scorretto. “Piuttosto” non è mai stato usato così, e questo “piuttosto che” non è un costrutto che possa contare su un solido retroterra normativo ed etimologico. Ma questo difetto non è così rilevante: nella lingua non esiste un sovrano, le norme sono accettate e sanzionate dalla sola consuetudine, che può stabilire tutto e il contrario di tutto. E mentre l’uso di un congiuntivo sbagliato viene subito ripreso e condannato, ampia parte della consuetudine più dotta accetta il “piuttosto che” disgiuntivo. Anzi, lo ritiene perfino ricercato e fine. In altri termini: non è più una questione di violazione di una norma grammaticale, ma di mero stile.

Inoltre la critica al “piuttosto che” disgiuntivo parte da un presupposto scivoloso: che le congiunzioni disgiuntive, in italiano, siano (e debbano essere) una realtà limpida e coerente. Non lo sono.
Prendiamo ‘ovvero’. Il suo significato più consueto è quello di ‘cioè’, ‘vale a dire’: mi dolgono i glutei, ovvero il sedere; giochiamo a pinnacola, ovvero un gioco di carte; non eri a casa, ovvero mi hai mentito. Ma ‘ovvero’ può essere anche proprio una congiunzione disgiuntiva, e significare quindi ‘o’, ‘oppure’: chi non si presenta ovvero arriva in ritardo sarà escluso dal concorso, nel menu è compreso un primo ovvero un secondo, devo decidere se chiamare una band ovvero un dj. Nel gergo giuridico di solito ‘ovvero’ è disgiuntivo, ma non sempre: figuriamoci, è capitato che si dovesse scomodare la Corte di Cassazione (Cassazione penale, Sezione III, 21 gennaio 2000, n. 4957), per stabilire se in una certa norma (decreto legislativo 22/1997, art. 10, co. 1) ‘ovvero’ significasse ‘cioè’ od ‘oppure’. Ma non sono molte le persone che storcono il naso davanti a ‘ovvero’.

Se poi cerchiamo di guardare con l’occhio giusto, possiamo anche vedere come il ‘piuttosto’, come disgiuntivo, non stoni del tutto. La preferenza (voglio un tè, piuttosto che un caffè) passa attraverso la comparazione fra elementi: se ne preferisce uno o l’altro. E siamo già a disgiungere: o, o. Perché i significati, nel nostro cervello, non sono separati in cassetti diversi, grammaticalmente ordinati e a tenuta stagna. Stanno tutti ammucchiati insieme, in un ordine un po’ estroso. E possono avere dei vicini inattesi.

“Piuttosto che”, usato in quella maniera, a me personalmente fa ribrezzo, e se siamo in confidenza e te lo sento usare te lo dico: è un’espressione che può fare ribrezzo, evitala. Ma posso opporvi solo un gusto, niente di più. E se è vero che questa espressione può ingenerare confusione (vado al mare piuttosto che in montagna: oppure o invece che?), è sufficiente usarla sincerandosi di non essere ambigui. Raccomandazione che deve peraltro guidare anche l’uso di ‘ovvero’.

Perché l’alterazione in sé non è barbarie. Spesso ci sfugge che i dizionari e gli usi grammaticali sono il risultato della sedimentazione di centinaia di migliaia di meticciamenti, errori di trascrizione, di pronuncia, approssimazioni, travisamenti, strette nelle spalle, estri. Qualcuno vorrebbe che la lingua fosse un deserto di ghiaccio cristallino, piano, immoto, spazzato da un vento sempre uguale, in cui si aggirano in silenzio i severi traslucidi fantasmi di Dante e Petrarca. Invece è uno stagno fangoso e gorgogliante pieno di fiori, canne, zanzare e di rane dalla bocca larga, che siamo noi.

Fonte: In difesa del “piuttosto che” disgiuntivo

Piccoli teatri, grandi relazioni

Piccoli teatri, grandi relazioni

Sono tanti i temi sul tappeto della giornata di riflessione, a cura di Elena di Gioia e Fabio Biondi, che si terrà venerdì 10 novembre al Teatro Dimora di Mondaino. Dalle 9.30 alle 19.30 – in due sessioni dal titolo ”La manutenzione dei teatri. Mettere in vita e in sicurezza le funzioni progettuali dei teatri” e “Piccoli teatri e grandi pubblici? Il ruolo e le prospettive dei cittadini e degli spettatori nelle relazioni con i piccoli teatri e le comunità della provincia italiana” – i partecipanti saranno chiamati a interrogarsi su politiche culturali nei territori e nelle comunità dell’Emilia-Romagna; sulle relazioni tra processi creativi, residenze e produzione di nuove opere contemporanee, sugli spettacoli e la formazione del pubblico tra programmazione e progettualità.

Dalla metà degli anni ’70, il panorama culturale italiano è caratterizzato dalla presenza di piccoli teatri di provincia. Teatri storici o moderni per lo più abitati da associazioni culturali, artisti e compagnie teatrali che ne hanno fatto la propria residenza, con un ricco e diversificato bagaglio di competenze artistiche e organizzative, in grado di rappresentare solidi presidi culturali. Si tratta spesso, in Emilia-Romagna, di teatri con una vera e propria Stagione teatrale, luoghi che nel tempo sono diventati avamposti culturali, luoghi di accoglienza e cura dei processi creativi contemporanei, residenze creative per la ricerca, la formazione e la produzione di nuove opere; formazione del pubblico, per adulti e bambini.

Luoghi densi dunque che chiamano le comunità di riferimento ad essere “comunità creative”, dove i cittadini svolgono un ruolo attivo e propositivo, dove spesso vive un sentimento di condivisione delle scelte artistiche e organizzative dei direttori artistici e delle Associazioni culturali che ne assumono la cura.

La mattinata del 10 novembre sarà dedicata alla narrazione del ruolo che le istituzioni possono assumere nella costruzione di progetti di rete (La Valle dei Teatri – Rete Teatrale Valconca, Rete Teatrale Valmarecchia e Unione Reno Galliera)  e nella relazione tra centro e periferie. Tra altri saranno presenti: Donatella Ferrante Responsabile attività teatro e danza MiBACT e dell’assessore alla cultura della Regione Emilia-Romagna Massimo Mezzetti.

Nel pomeriggio i lavori proseguono con racconti di Progetti di comunità, dove otto, tra artisti e operatori regionali e nazionali, illustreranno invenzioni e progettualità: Andrea Acerbi Teatro Sociale Gualtieri, Chiara Guidi Societas, Stefano Tè Teatro dei Venti, Andrea Paolucci ITC – Teatro dell’Argine, Nicola Borghesi Kepler-452, Stefano Pasquini Teatro delle Ariette, Isadora Angelini Teatro Patalò, Silvia Gribaudi coreografa e performer.

Alcuni operatori, artisti e critici della scena regionale e nazionale sono stati invitati dai curatori della giornata a comporre una “indagine per parole” e le loro riflessioni, raccolte intorno al rapporto tra Teatro e Comunità, pubblicate in allegato a questa notizia, costituiranno uno spunto di riflessione importante durante la giornata.

L’incontro pubblico, rivolto ad amministratori, operatori, artisti, cittadini, spettatori è la terza training session della Southern Coalition, una delle attività del progetto europeo A Manual on Work and Happiness, finanziato da Europa Creativa. Il progetto è promosso da 
L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino, La Valle dei Teatri – Rete Teatrale Valconca, Ater – Circuito Multidisciplinare dell’Emilia-Romagna con la collaborazione di Regione Emilia-Romagna – Assessorato alla cultura, Rete Teatrale Valmarecchia, Agorà -Stagione teatrale della Unione Reno Galliera.

Informazioni:

Fonte: Piccoli teatri, grandi relazioni

“Ci scusiamo per il disagio” alla Casa del Popolo di Castello d’Argile

“Ci scusiamo per il disagio” alla Casa del Popolo di Castello d’Argile

Sabato 11 novembre, alle 21:00, nell’ambito di Agorà stagione teatrale curata da Elena di Gioia, arriva il primo spettacolo di un progetto triennale (Progetto T) prodotto nel 2015 dall’Associazione Teatrale Pistoiese e ideato e realizzato dalla giovane e talentuosa compagnia teatrale Gli Omini. Frutto di un lavoro quasi antropologico condotto alla stazione ferroviaria di Pistoia, tra storie dei passanti e degli habitué, lo spettacolo è una sorta di commedia all’italiana postmoderna, pessimista e realistica quanto bizzarra e divertita. Il titolo, squisitamente beffardo, ripete il mantra che accompagna in Italia il ritardo dei treni: “Ci scusiamo per il disagio”.

Ma lo spettacolo non si focalizza tanto sulle storie di gente che deve partire, piuttosto su quelle di chi guarda gli altri andare, di chi “abita” quei non-luoghi di passaggio che sono le stazioni, di chi ha da tempo perso il proprio treno, il treno metaforico della propria vita, e si confessa, si racconta, tra dolore e rimpianto, tra binari, treni che vanno e vengono, bar, panchine, annunci degli altoparlanti e piccioni cittadini. 
“Ci scusiamo” dunque racconta non tanto di treni e di stazioni quanto della variopinta umanità, che lì pare condensarsi più che altrove. Perché, come scrivono Francesco Rotelli, Francesca Sarteanesi, Giulia Zacchini e Luca Zacchini, autori e interpreti dello spettacolo, “la stazione di una periferia non è solo un luogo di passaggio. Non è solo un momento di transito, non è solo un non-luogo. La stazione di una città piccola ha una sua identità, i suoi abitanti, le sue voci.”

“Il treno va, scomparirà sulle sue ruote rotonde dietro alle nuvole bionde – cantava Paolo Conte (la canzone è “Il treno”) – io sono qua, rimango qua in questa ruggine densa”. E agli esploratori/attori de Gli Omini interessa proprio quella “ruggine densa”, e per raccoglierla e setacciarla hanno fatto oltre centocinquanta interviste, rimanendo alla Stazione di Pistoia per un mese e incontrandovi la gente di ogni tipo: pendolari, ex carcerati, studenti, marchettari, gente che si sposta in treno perché non ha più la macchina, gente che alla stazione ci va per leggere, coppie di ogni genere, tossici, barboni suonatori di mandolino, controllori, vecchi manovratori. E da quelli più inquietanti a quelli più clowneschi, sembrano tutti personaggi usciti dalle opere del teatro dell’assurdo beckettiano, calato nella contemporaneità.

La stagione Agorà è promossa dalla Unione Reno Galliera, realizzata con il sostegno della Regione Emilia-Romagna, con la direzione artistica di Elena Di Gioia e prodotta dall’Associazione Liberty.

Informazioni:

www.associazioneliberty.it

Fonte: “Ci scusiamo per il disagio” alla Casa del Popolo di Castello d’Argile

A Pompei rivive l’unica tragedia romana sopravvissuta al tempo, è attribuita a Seneca

A Pompei rivive l’unica tragedia romana sopravvissuta al tempo, è attribuita a Seneca

Un esperimento scenico che propone un modo differente di conoscere l’antica città di Pompei, rivivendo le storie del passato. Così negli scavi archeologici più famosi al mondo si sperimenta il teatro mobile con la messinscena della tragedia “Octavia“, l’unica tragedia romana pervenutaci integralmente e attribuita a Seneca. Il grande filosofo e autore latino che tutti conoscono per essere non solo il padre dello stoicismo, ma anche per essere stato un abile drammaturgo, della cui opera ci resta soltanto la partitura di questa tragedia.

L’opera sarà in scena, per la prima volta a Pompei, sabato 11 e domenica 12 novembre alle ore 15 dal Teatro Mobile – Memoria e immaginario di Roma,  e vedrà  in scena  Galatea Ranzi, storica attrice  del teatro italiano, assieme a Nicola D’Eramo, Pietro Faiella, Liliana Massari, Galliano Mariani, Paolo Musio.

“Octavia” narra la vicenda della sposa che Nerone abbandona per Poppea, condannandola all’esilio e alla morte. I visitatori-spettatori muniti di audiocuffia ascolteranno la partitura testuale, sonora e musicale del dramma in un percorso che, partendo dalla Basilica, attraverso il Foro, la via dell’Abbondanza, le Terme Stabiane e il teatro piccolo si concluderà al teatro grande. Spazi attraversati e visioni spettacolari si coniugano con azioni dal vivo create per i luoghi, una messinscena che si allontana dalla tradizione, sperimentando l’efficacia di un dispositivo scenico che ha il connotato della leggerezza e della mobilità.

Nella tappe di questo “viaggio nel tempo” gli spettatori incontreranno Octavia, “Chorus”, e poi Seneca e Nerone, la voce del fantasma di Agrippina e Poppea in un esperimento che associa i luoghi, le parole e le persone alla ricerca della “memoria dell’antico”. La partecipazione all’ evento sperimentale, per posti limitati,  sarà gratuita e prevede solo il normale costo di accesso agli scavi.

Fonte: A Pompei rivive l’unica tragedia romana sopravvissuta al tempo, è attribuita a Seneca

Farmacie e ospedali senza antitetanica

Farmacie e ospedali senza antitetanica

AntitetanicaIl diritto alla salute resta più importante di quello all’istruzione. Con questa frase i politicanti hanno giustificato l’obbligo delle vaccinazioni per l’iscrizione a scuola. Tutto bene? Mica tanto. Nelle farmacie da mesi non si trova l’antitetanica. Anche negli ospedali la situazione è disperata. E’ quello che emerge da un servizio di Luca Abete per “Striscia la Notizia”.

L’inviato ha cercato l’antitetanica in alcune farmacie della Campania, ma il medicinale risulta non disponibile da mesi. Il problema non è limitato solo a questa regione, ma in tutta Italia è difficile trovare l’antitetanica. Abete ha provato a recarsi in pronto soccorso alla ricerca del medicinale, ma anche l’ospedale non ne era fornito. Che fare in caso di ferite con ferri arrugginiti? Senza il medicinale l’unica alternativa è andare in Chiesa e chiedere un miracolo al Signore. Un paese che non riesce a garantire un semplice farmaco salvavita, secondo voi, può definirsi civile? Il “caso” sollevato da Striscia ha fatto muovere le autorità competenti. La mancanza dell’antitetanica compare in effetti nella lista di quelli per i quali ci sono problemi di approvvigionamento. La situazione più complessa riguarda la disponibilità di immunoglobuline.

L’Agenzia Italiana del farmaco ha già dato le autorizzazioni per le importazioni in deroga dall’estero. La carenza di sangue e conseguentemente di plasma ha causato una riduzione della produzione di vaccino e imminoglobuline. Queste ultime vengono utilizzate, ad esempio, quando ci si ferisce. Il micro-organismo responsabile del tetano è presente diffusamente nel terreno, specie in quello contaminato da feci di animali. La penetrazione nel corpo delle spore tetaniche avviene attraverso ferite anche banali e la malattia che si sviluppa è molto grave. I sintomi sono contratture e paralisi spastiche dei muscoli che, nei casi più gravi, possono portare anche al decesso, e comunque a lunghi ricoveri in ospedale.

Fonte: Farmacie e ospedali senza antitetanica

Addio al fumettista Renzo Calegari, a 84 anni se ne va il poeta del western

Addio al fumettista Renzo Calegari, a 84 anni se ne va il poeta del western

Renzo Calegari è stato uno dei maestri del fumetto italiano, giustamente considerato da molti un poeta del western per immagini, ma non solo, considerata anche la sua attività di militanza politica e sociale durante il Sessantotto. Se ne è andato il 4 novembre scorso a Genova, il fumettista e disegnatore, ma soprattutto l’uomo, il militante, il poeta. Renzo Calegari aveva 84 anni. Una vita spesa nella realizzazione di migliaia di tavole, iniziata oltre senssant’anni fa, dopo aver abbandonato gli studi di ingegneria per inseguire il sogno di diventare un disegnatore. Un’altra epoca, altri uomini, altri artisti. Quando si poteva essere anticonformisti sul serio. A soli ventidue anni, Calegari si trasferì a Milano, dove iniziò a lavorare per lo Studio di Roy D’Amy, realizzando fumetti pubblicati dalla Bonelli.

Gli appassionati ricorderanno Renzo Calegari soprattutto per la “Storia del West“, creata da Gino D’Antonio, saga per la quale ha realizzato tavole indimenticabili per la cura del disegno, l’attenzione ai dettagli, l’abilità nel far recitare i suoi personaggi ma anche di creare delle meravigliose panoramiche con decine di cavalli e infinite praterie.

Molto impegnato politicamente, fu attivissimo nel Sessantotto tanto da interrompere per un certo periodo la sua attività artistica. La riprende creando insieme a Giancarlo Berardi la serie “Welcome to Springville” per l’Eura Editoriale. In seguito collabora alla rivista Orient Express e al Giornalino. Nel 1994 ha disegnato un’avventura speciale di Tex dal titolo “La ballata di Zeke Colter”, su testi di Claudio Nizzi. La sua visione del fumetto era alta: un mezzo attraverso il quale impegnarsi per migliorare la vita degli uomini e la loro visione politica ed etica. Ciao Renzo, che la terra del vecchio west in cui eri specializzato, ti sia lieve.

Fonte: Addio al fumettista Renzo Calegari, a 84 anni se ne va il poeta del western

5 cose da sapere su ‘Il nome della rosa’, il romanzo di Eco da cui sarà tratta la serie tv

5 cose da sapere su ‘Il nome della rosa’, il romanzo di Eco da cui sarà tratta la serie tv

Forse il romanzo italiano più tradotto e letto al mondo, tradotto in oltre 40 lingue con oltre 50 milioni di copie. “Il nome della rosa“, capolavoro di Umberto Eco pubblicato nel 1980, presto diventerà una serie Tv prodotta dalla Rai, a 30 anni dal famoso film con Sean Connery. Nel ruolo che fu dell’attore scozzese, troveremo John Turturro, perno centrale di quello che si pone come uno dei più ambiziosi prodotti del futuro televisivo. Intanto, nell’attesa, proviamo a riscoprire il romanzo Premio Strega del 1981, inserito nella lista de “I 100 libri del secolo di Le Monde”, a cui sarà ispirata la serie attraverso 5 curiosità sul suo conto.

L’ambientazione medievale.

La decisione di ambientare “Il nome della Rosa” in epoca medievale fu dettata dalla consuetudine dell’autore con quell’epoca, già studiata attraverso pubblicazioni accademiche e saggi. Come ha più volte dichiarato lo stesso Eco, il primo anno dopo la decisione di ambientare la storia nel Medioevo passò alla ricerca di pianificare l’opera e con l’epoca prescelta: “Ricordo di aver passato un anno intero senza scrivere un rigo. Leggevo, facevo disegni, diagrammi, insomma inventavo un mondo. Ho disegnato centinaia di labirinti e di piante di abbazie, basandomi su altri disegni, e su luoghi che visitavo”.

Il genere e la struttura.

Il libro può essere considerato un incrocio di generi, tra lo storico, il narrativo, il filosofico e il romanzo giallo. Precedentemente,Umberto Eco aveva lavorato a diversi saggi di semiologia, mentre “Il nome della Rosa” fu il suo primo romanzo, genere in cui scelse di cimentarsi scegliendo la via del giallo storico e, nello specifico, del giallo deduttivo. La vicenda si svolge all’interno di un monastero benedettino dell’Italia Settentrionale, ed è suddivisa in sette giornate, scandite dai ritmi della vita monastica.

L’espediente del manoscritto.

L’opera, ambientata sul finire dell’anno 1327, si presenta con un classico espediente letterario, quello del manoscritto ritrovato, da parte di un monaco di nome Adso da Melk, che, divenuto ormai anziano, decide di mettere su carta i fatti notevoli vissuti da novizio, molti decenni addietro, in compagnia del proprio maestro Guglielmo da Baskerville.

Il perché del titolo.

Durante la stesura, il titolo provvisorio dell’opera era “L’abbazia del delitto“. Successivamente Eco valutò altri titoli, tra cui “Adso da Melk” ma vi rinunciò presto. La scelta cadde su “Il nome della rosa” perché a diversi sondaggi tra amici tutti gli consigliarono quello. La scelta del titolo richiama il motto nominalista tratto dal 2De contemptu mundi” di Bernardo Cluniacense, che chiude il romanzo: “Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus” (“La rosa primigenia [ormai] esiste [soltanto] in quanto nome: noi possediamo nudi nomi”).  nel senso che, come sostenuto dai nominalisti, l’universale non possiede realtà ontologica ma si riduce ad un mero nome, ad un fatto linguistico.

I riferimenti letterari.

Dai nomi, dalle descrizioni dei personaggi e dallo stile scelto per la narrazione, risulta evidente l’omaggio che Eco fa ad Arthur Conan Doyle e al suo personaggio di maggior successo: Sherlock Holmes. Guglielmo, infatti, sembra ricavato, per descrizione fisica e per metodo d’indagine, dalla figura di Holmes: le sue capacità deduttive, la sua umiltà e il suo desiderio di conoscenza sembrano infatti riprendere e, a tratti, esaltare gli aspetti migliori del detective britannico. Inoltre proviene dalla contea di Baskerville, che riprende il nome dal miglior romanzo di Doyle, “Il mastino dei Baskerville”.

Fonte: 5 cose da sapere su ‘Il nome della rosa’, il romanzo di Eco da cui sarà tratta la serie tv

Età pensionabile in aumento ma cala aspettativa di vita

Età pensionabile in aumento ma cala aspettativa di vita

Età pensionabile in aumento ma cala aspettativa di vita L’Italia è diventato il Paese del plagiamento di massa. I politici stanno facendo di tutto per togliere alle nuove generazioni il diritto alla pensione. Nel 2019 l’età pensionabile passerà dagli attuali 66 anni e 7 mesi a 67 anni. Si tratta di cinque mesi in più legati all’aspettativa di vita che, secondo i dati ufficiali dell’Istat, si è allungata di 150 giorni rispetto al 2013.

La speranza di vita alla nascita(vita media), dopo anni di crescita costante, nel 2015 subisce una battuta d’arresto, passando da 80,3 anni a 80,1 anni per i maschi e da 85,0 a 84,7 per le femmine. Nel 2016 c’è stato un lieve aumento sia per i maschi(+0,5 anni) che per le donne(+0,4 anni). Tutto bene? Mica tanto. Il 2017 si prospetta come l’anno nero della demografia italiana, tale da ribaltare la tendenza all’innalzamento dell’età per la pensione, almeno secondo il report del primo semestre comunicato dall’Istat. I decessi sono stati 343.420, 28 mila in più rispetto ai 314.692 del medesimo periodo del 2016, pari a un incremento dell’8,8%. Battuto anche l’anno record della mortalità italiana, il 2015, quando i morti nel periodo gennaio-giugno furono 339.479, un dato clamoroso che portò, nel saldo di fine anno, 647.571 decessi registrati e il calo della speranza di vita in Italia. L’aumento dell’età pensionabile con la crescita dell’aspettativa di vita è un automatismo che fa discutere, sia perché riduce le prospettive d’ingresso nel mondo del lavoro per i più giovani, sia perché l’aumento della speranza di vita non appare una tendenza così scontata dopo la battuta d’arresto del 2015 e quella del primo semestre 2017. Politici(o pseudo tali) come la Fornero e Poletti sono dannosi per il benessere dei cittadini. La Legge Fornero cambia anche la soglia per la pensione di anzianità, oggi definita impropriamente anticipata. Già perché per andare in pensione in anticipo rispetto all’età di vecchiaia sempre dal 2019 saranno necessari 43 anni e tre mesi di contributi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne.

Fonte: Età pensionabile in aumento ma cala aspettativa di vita

Il teatro di periferia regala un campetto ai bambini del quartiere

Il teatro di periferia regala un campetto ai bambini del quartiere

Il teatro della gente, tra strade di periferia troppo spesso abbandonate, ma che non intendono mollare. È la storia del teatro Nest, nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, periferia est di Napoli, dove l’altro ieri è stato consegnato un campetto di calcio nuovo ai bambini del Rione Villa. Un altro intervento che punta a utilizzare la cultura per risanare un tessuto sociale ferito, che intende avvicinare i più piccoli e gli strati popolari al teatro e alla cultura in generale.

Così nel cortile del Lotto 46 in via Ravello a San Giovanni a Teduccio, nel popolare Rione Villa, è stato consegnato ai bambini del quartiere un campo di calcio. L’occasione è stata data dalla trasformazione, per il Napoli Teatro Festival, del campetto del Lotto 46 in palcoscenico teatrale dello spettacolo “Gli Onesti della Banda” della compagnia Nest, nell’ambito del progetto “Anfiteatro Urbano di periferia”. L’inaugurazione è stata realizzata alla presenza della Fondazione My Earth, compagnia Nest – Napoli est teatro, dell’assessore allo sport Ciro Borriello e l’assessore alla cultura Nino Daniele. Adriano Pantaleo, uno degli attori della compagnia, tra i principali animatori dell’iniziativa, insieme agli attori e registi Francesco Di Leva e Giuseppe Miale di Mauro, ha dichiarato

“La compagnia Nest è davvero orgogliosa oggi per aver portato a termine il progetto Anfitetro Urbano di Periferia iniziato con il Napoli teatro Festival, che si conclude con la consegna del campetto riqualificato grazie al sostegno della fondazione My Earth. Le chiacchiere stanno a zero sono i fatti che contano! E noi crediamo fortemente nella possibilità di aggregazione e di funzione sociale e culturale che un campetto può avere in un quartiere come questo”.

Fonte: Il teatro di periferia regala un campetto ai bambini del quartiere

Legge di Bilancio 2018: tutte le agevolazioni fiscali per le imprese

Legge di Bilancio 2018: tutte le agevolazioni fiscali per le imprese

È stato approvato dal Consiglio dei Ministri ed ha iniziato l’iter di pubblicazione il disegno di legge relativo alla Legge di Bilancio 2018 ed al bilancio pluriennale per il triennio 2018 – 2020. Tante le misure e le agevolazioni fiscali per le imprese contenute nella manovra in corso di approvazione. Prorogato per il 2018 l’Iperammortamento del 250%, prorogato anche il superammortamento ma con riduzione della percentuale dal 140% al 130%. Approvato anche il lancio della Nuova Sabatini per l’anno 2018 ed un credito d’imposta per la formazione 4.0.

Quali sono le novità introdotte della legge di bilancio 2018? La manovra fiscale prevede innanzitutto la sterilizzazione totale delle clausole di salvaguardia per un totale di 15,7 miliardi. Inoltre, per il 2018, si eviterà l’aumento delle aliquote IVA e delle accise. Sono previsti dalla legge di bilancio 2018 investimenti pubblici aggiuntivi per circa 300 milioni di euro, che diventeranno 1,2 miliardi di euro nel 2020.

La Legge di Bilancio 2018 non dimentica il comparto giovani e le politiche a loro favore, quali riduzione del cuneo fiscale per le nuove assunzioni con i contratti a tutele crescenti. Infine misure di lotta alla povertà, reddito di inclusione e contrasto all’evasione fiscale con l’implementazione dello split payment e della fatturazione elettronica.

Il Governo con la Legge di Bilancio 2018 non trascura però le imprese, riconfermando incentivi fiscali già previsti nelle precedenti leggi di bilancio pubblico e prevedendo nuove forme di incentivazione, con un occhio particolare al Mezzogiorno.

Vediamo insieme gli incentivi fiscali alle imprese previsti nella Legge di Bilancio 2018.

Superammortamento anche nel 2018.

Riconfermato per il 2018 l’incentivo fiscale noto come superammortamento ma con aliquota che passa dal 140% al 130%. Tale incentivo agevola l’acquisto di macchine utensili tradizionali e a quanto pare dalla legge di Bilancio 2018 sarà esteso anche ad investimenti effettuati nel 2018, prevedendo la possibilità di ricevere i beni in consegna fino al 30 giugno 2019. Tale estensione vale a patto che si sia versato un acconto pari ad almeno il 20% dell’importo del bene entro il 2017.

Tuttavia dal testo ufficiale della Legge di Bilancio 2018 dovrebbero però essere esclusi dal beneficio i beni agevolabili ed i veicoli usati come beni strumentali nell’attività di impresa.

Per maggiori informazioni vediamo il super ammortamento 2018.

Iperammortamento 2018.

Riconfermato nella stessa forma l’iperammortamento al 250% per il 2018. Tale misura, in vigore dallo scorso anno e riconfermata dalla Legge di Stabilità 2018, è stata prevista per favorire i processi di trasformazione tecnologica e/o digitale in chiave “Industria 4.0”, quindi si riferisce essenzialmente all’acquisto di beni funzionali alla digitalizzazione dei processi produttivi e a favorire gli investimenti tecnologici e digitali in un’ottica di crescita tecnologica delle imprese.

Quindi la misura sarà applicabile anche agli acquisti effettuati nel 2018 e, per gli stessi, si potrà anche solo versare un acconto del 20% per poi vedersi consegnato il bene entro il 2019.

Per i software invece, nonostante gli stessi siano di alto contenuto tecnologico, l’aliquota resterà ferma al 140% e sarà applicabile solo se l’azienda abbia contemporaneamente effettuato un investimento sul quale applicare l’iperammortamento.

Per maggiori informazioni vediamo l’Irper ammortamento 2018.

Credito imposta formazione in attività 4.0.

Tra le novità principali della Legge di Bilancio 2018 ci sarà il credito d’imposta relativo alla formazione in attività 4.0 per il triennio 2018 – 2020.

Il credito di imposta per la formazione in attività 4.0 sarà previsto nella misura del 50% per spese fino a 1 milione di euro, si riferirà esclusivamente al costo aziendale del personale dipendente occupato in attività di formazione e per il periodo di tempo in cui il personale sarà occupato in attività di formazione negli ambiti definiti come industry 4.0 dalla Legge di Bilancio dello scorso anno.

Tale credito d’imposta deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui le spese per il personale dipendente impegnato in attività di formazione sono state sostenute.

Per maggiori informazioni vediamo il credito imposta formazione 4.0.

Nuova Sabatini 2018.

La legge di Bilancio 2018 rifinanzia la “Nuova Sabatini” per i finanziamenti agevolati all’acquisto di macchinari industriali.

Ricordiamo per la Nuova Sabatini è l’agevolazione prevista dal Ministero dello sviluppo economico per facilitare l’accesso al credito delle imprese e accrescere la competitività del sistema produttivo del Paese. La misura riguarda gli investimenti relativi agli acquisti o alle acquisizioni in leasing di macchinari, attrezzature, impianti, beni strumentali ad uso produttivo e hardware, nonché software e tecnologie digitali.

In termini monetari la legge di Bilancio 2018 ha previsto per tale agevolazione: 33 milioni in più per il 2018, 66 milioni dal 2019 fino al 2022, 33 milioni per il 2023. Il 30% delle risorse è destinato alla concessione di finanziamenti per “Industry 4.0”.

Per maggiori informazioni vediamo la Nuova Sabatini 2018.

Fonte: Legge di Bilancio 2018: tutte le agevolazioni fiscali per le imprese